Mini-presentazione

Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

Cerca nel blog

mercoledì 17 dicembre 2014

Punk è sovversione


Nel seguente testo si intende riproporre il punk (come l’hardcore, non facciamo differenze di termini musicali, intendiamo la stessa cultura) come minaccia verso l’esistente e rilanciare pratiche rivoluzionarie, oggi sempre più necessarie ed attuabili, visti gli eventi di questi anni, mesi, settimane. Segue una critica del concetto di punk, o meglio del suo aspetto “divino” (Punk). Sono messe tra le virgolette le citazioni da testi teorici politici/filosofici di altri autori.


“Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condi­zioni di produzione si presenta come un’immensa accumu­lazione di spettacoli.” Tutto il vissuto punk si è allontanato in una rappresentazione. Gruppi storici sono stati e sono ancora, ormai, il simbolo di una controcultura diventata subcultura.

L’era della globalizzazione detta la mercificazione di ogni aspetto nei rapporti tra le persone. Dove il disagio giovanile nell’età adolescenziale è fortemente presente negli individui che si sentono soli, incompresi e dove le interazioni sociali sono scarse o non permettono la necessaria soddisfazione del proprio ego.
Tali individui giovani entrano a far parte del circuito punk (D.I.Y., HC, etc).
Il nichilismo è una serie di fuochi d’artificio che esplodono durante la fase dell’adolescenza che detta una via, piuttosto che un’altra, al giovane che vive i suoi rapporti sociali in un determinato ambiente.
In molti punk questo è prodotto del disagio adolescenziale vissuto. Le strade sono poche, se ne evidenziano però principalmente due:
- l’ideologia conservatrice (spesso molto cristiana) ha il sopravvento, e dipinge la figura dei punk, dal ’77 al 2014. Buona parte dei punx rientra in questo quadro;
- in contrapposizione al conservatorismo è presente una forma di pensiero più radicale, più propensa al cambiamento continuo e alla rivoluzione costante di sé, promossa da una sempre più positiva attitudine che mira alla liberazione da ogni forma di autoritarismo e mercificazione delle idee e delle pratiche sul reale, rimuovendo costantemente il sipario dallo scenario dello spettacolo metropolitano.


Il punk è nato ed è subito morto. “Punk is dead” è uno slogan attuale e veritiero. Il punk come ideologia, il punk come “movimento”, il creatore ed il prodotto dell’ideologia conservatrice.
“E senza dubbio il nostro tempo preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere. Ciò che per esso è sacro, non è che l’illusione, ma ciò che è profano, è la verità. Anzi, ai suoi occhi il sacro aumenta man mano che decresce la verità e che cresce l’illusione, tanto che per esso il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro.”
Il Punk (come ideologia) è diventato Dio, sacro, un essere sovraumano – è l’illusione. È il costante riciclo di sé stesso, la rappresentazione a puntate del proprio ego nel palcoscenico dei concerti, dei parcheggi, dei marciapiedi, ormai luoghi ammirati da Dio, quindi la riaffermazione di un essere che deve esistere, sopra gli individui e le collettività. 



Punk come Musica: “Lo spettacolo, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non-vivente.”

È diventato uno strumento che ha come finalità l’espressione massima della Musica, del suo essere divino. Abbiamo, in realtà, creato noi la Musica, alla quale noi ci pieghiamo. Siamo suoi sudditi, a Lei tutto dobbiamo: i nostri soldi ed il nostro tempo – per tenerla in vita. Tenere in vita un mostro sacro.
Quello della Musica (o Punk) è diventata un ideologia a cui tutti e tutte dobbiamo credere, mandare avanti, ghettizzandolo e alimentarlo grazie a concerti fine a sé stessi, merchandise mercificato, volumi altissimi che nulla rompono in questo esistente, in cui le gioie ed i dolori non mancano comunque mai. Tra le stesse persone, per le stesse persone, per gli stessi motivi. Per nutrire sempre quello stesso essere.
È un Dio che non cammina con noi, che esiste in un altro mondo, non è, però, il realtà vivo.



“Lo spettacolo si presenta come una enorme positività indi­scutibile e inaccessibile. Non dice nulla di più che «ciò che appare è buono, ciò che è buono appare». L’atteggiamento che pretende per principio è l’accettazione passiva che di fatto ha già ottenuto con la sua maniera di apparire senza replica, con il suo monopolio di ciò che appare.”

Non c’è nulla di speciale dietro il Punk, dietro la Musica, non ci sono nuove relazioni, non c’è solidarietà, non c’è lotta – all’esistente. I suoi mezzi sono nello stesso tempo il suo fine: suonare in un locale o in un centro sociale, il giro di denaro intrappolato nel ghetto punk e diffuso nella società con le sue birre, la benzina, le magliette, i dischi pieni di messaggi vuoti. Lo spettacolo del punk giunge a sé stesso ed è la produzione principale della società attuale.
Il Punk non è altro che proprietà della società. Essa utilizza il circuito punk per alimentare sé stesso; è un circuito chiuso che a nulla si apre, non si spezza, non fa paura e non è una minaccia per niente e nessuno.


Il degrado umano era dovuto all’avere, all’accumulazione di beni, di merci. Dopo, la vita sociale delle persone è stata condotta sempre più al sembrare, ultimo scopo del capitale e della concessione del suo potere. L’individuo è stato rimodellato secondo i canoni delle potenze sociali a cui dipendeva (e dipende tutt’ora, chiaramente).
Il punk non è rimasto più come filosofia, ma il suo opposto divino, che oggi coscientemente chiamiamo “la scena” (Punk), ma esso ha filosofizzato la realtà. “La vita concreta di tutti si è degradata in universo speculativo”. Il Punk è ormai un universo speculativo, in cui le nostre energie, il tempo ed i nostri piaceri sono proprio l’oggetto di questa  speculazione
.


Elevare la subcultura del punk a controcultura.

Tutti gli ambiti sociali sono contro-rivoluzionari, perché sono solo interessati alla conservazione del loro triste conforto.“

Ma noi non vogliamo che accada questo. Non vogliamo che il punk sia una semplice subcultura qualsiasi, identità costruita in una società malata unità dalle mille divisioni, non vogliamo che sia un ambito sociale esclusivo, un club fine a sé stesso le cui forze non riescono, se addirittura non vogliono uscire dal proprio contesto, dal proprio circuito.
Il punk deve tornare ad essere una controcultura, uno strumento rivoluzionario, una minaccia.
L’Italia è oggi teatro quotidiano di scontri con le forze dell'ordine, le persone si stanno organizzando per resistere alla violenza e alla repressione dello Stato e la lotta per la riappropriazione delle strade ha alzato il livello del conflitto nella città vetrina. Crediamo sia il momento per le controculture di prendere una posizione e sperimentare nuove modalità d'azione.
Con controcultura vogliamo definire la differenza sostanziale da ogni tipo di subcultura. Quest’ultima è ormai un attore sul palcoscenico sociale capitalista, un identità che esprime forza solo nell’alimentare sé stesso e non un cambiamento politico a tutti gli effetti, nello stile di vita degli individui e di intere collettività auto-organizzate. Invece la controcultura intende proporsi come strumento di cambiamento radicale, rivoluzionario e insurrezionale, mettendo in atto quotidianamente e ad ogni evento pratiche finalizzate alla liberazione dall’autorità statale del capitale, ovvero la creazione di nuovi rapporti tra le persone lontani dalle logiche di dominio e coercizione, quindi lotte reali fatte di resistenza al potere del flusso di merci e della scienza poliziesca.

Abbiamo imparato a sopravvivere al prezzo della metropoli sviluppando comportamenti che rifiutano la regolare circolazione delle merci: non pagare il biglietto dei mezzi pubblici, rubare al supermercato o addirittura occupare una casa vuota.
Il punk è una cultura potente, è essenzialmente parte una cultura
di resistenza. Noi vogliamo ridare vita al progetto di costruzione di una cultura di resistenza (che già esiste, e va alimentata), uno spazio in cui le persone di molteplici culture possono sviluppare punti di riferimento comuni per attaccare la gerarchia in tutte le sue forme.


Punk, non Musica!

1 commento:

LifeSuspended ha detto...

Perchè l'hardcor DIVENTI una minaccia!
Visto che prima noi non c'eravamo.

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

A caccia di cibo
L'uomo moderno come si procura il cibo?

Lettori fissi (o quasi)

Visualizzazioni totali

Visitatori (Dal 29/Giugno/2010)

free counters

Video (non scelti da me)

Loading...
Si è verificato un errore nel gadget