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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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venerdì 29 marzo 2013

No Walls! Compilation Against The Wall


No Walls! is a benefit project to support Anarchists Against the Wall (AATW): direct action group that was established in 2003 in response to the construction of the wall Israel is building on Palestinian land in the Occupied West Bank. The group works in cooperation with Palestinians in a joint popular struggle against the occupation. 
We are searching for bands of every music genre that support the resistance of palestinian and israeli civilans to the apartheid.

Please, download the digital album "Compilation Against The Wall" by donating what do you want. Click "Buy Now" and name your price. 
The file contains an AAtW zine in english about all the org and teh situation in Palestin. 

Money will be donated to www.awalls.org 
Direct infos: geeno-bruce@live.it 

Thank you very much for this. 

Org site: awalls.org - info@awalls.org 
Activist YouTube channel: www.youtube.com/user/yisraelpnm 
Activist YouTube channel: www.youtube.com/user/davidreeb 
Facebook page: www.facebook.com/pages/Anarchists-Against-The-Wall/184879698210917?fref=ts

facebook.com/pages/Anarchists-Against-The-Wall


bruce-crossover.blogspot.it/anarchists-against-wall

No Walls! è un progetto benefico a supporto di Anarchists Against the Wall (AATW): gruppo di azione diretta nato nel 2003 in risposta alla costruzione di un muro costruito da Israele su territori Palestinesi nella Cisgiordania (Occupied West Bank). Il gruppo lavora in cooperazione con Palestinesi in una lotta popolare unita contro l'occupazione.
Stiamo cercando bands di ogni genere musicale che supportano la resistenza dei civili palestinesi e israeliani all'apartheid.


Vi preghiamo di scaricare l'album "Compilation Against The Wall" e di donare quello che volete. Fare clic su "Acquista ora" e decidete voi il prezzo.
Il file contiene una zine "Anarchici Contro il Muro" in inglese su tutta la situazione in Palestina.

Il denaro sarà devoluto a www.awalls.org
Informazioni dirette: geeno-bruce@live.it

Vi ringrazio pe ril supporto.

Sito: awalls.org - info@awalls.org
Attivista canale YouTube: www.youtube.com/user/yisraelpnm
Attivista canale YouTube: www.youtube.com/user/davidreeb
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venerdì 22 marzo 2013

L'arte dei rumori - Luigi Russolo


1 Marzo 1913.

Caro Balilla Pratella, grande musicista futurista,

A Roma, nel Teatro Costanzi affollatissimo, mentre coi miei amici futuristi Marinetti, Boccioni, Carrà, Balla, Soffici, Papini, Cavacchioli, ascoltavo 
l’esecuzioneorchestrale della tua travolgente MUSICA FUTURISTA, mi apparve alla mente una nuova arte che tu solo puoi creare: l’Arte dei Rumori, logica conseguenza delle tue meravigliose innovazioni.
La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo, coll’invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini. Per molti secoli la vita si svolse in silenzio, o, per lo più, in sordina. I rumori più forti che interrompevano questo silenzio non erano nè intensi, nè prolungati, nè variati. Poichè se trascuriamo gli eccezionali movimenti tellurici, gli uragani, le tempeste, le valanghe e le cascate, la natura è silenziosa.
In questa scarsità di rumori , i primi suoni  che l’uomo poté trarre da una canna forata o da una corda tesa, stupirono come cose nuove e mirabili. Il suono  fu dai popoli primitivi attribuito agli dèi, considerato come sacro e riservato ai sacerdoti, che se ne servirono per arricchire di mistero i loro riti. Nacque così la concezione del suono come cosa a sé, diversa e indipendente dalla vita, e ne risultò la musica, mondo fantastico sovrapposto al reale, mondo inviolabile e sacro. Si comprende facilmente come una simile concezione della musica dovesse necessariamente rallentarne il progresso, a paragone delle altre arti. I Greci stessi, con la loro teoria musicale matematicamente sistemata da Pitagora, e in base alla quale era ammesso soltanto l’uso di pochi intervalli consonanti, hanno molto limitato il campo della musica, rendendo così impossibile l’armonia, che ignoravano.
Il Medio Evo, con gli sviluppi e le modificazioni del sistema greco del tetracordo, col canto gregoriano e coi canti popolari, arricchì l’arte musicale, ma continuò a considerare il suono nel suo svolgersi nel tempo , concezione ristretta che durò per parecchi secoli e che ritroviamo ancora nelle più complicate polifonie dei contrappuntisti fiamminghi. Non esisteva l’accordo ; lo sviluppo delle parti diverse non era subordinato all’accordo che queste parti potevano produrre nel loro insieme; la concezione infine, di queste parti era orizzontale, non verticale. Il desiderio, la ricerca e il gusto per l’unione simultanea dei diversi suoni, cioè per l’accordo  (suono complesso) si manifestarono gradatamente, passando dall’accordo perfetto assonante e con poche dissonanze di passaggio, alle complicate, e persistenti dissonanze che caratterizzano la musica contemporanea.
L’arte musicale ricercò ed ottenne dapprima la purezza la limpidezza e la dolcezza del suono, indi amalgamò suoni diversi, preoccupandosi però di accarezzare l’orecchio con soavi armonie. Oggi l’arte musicale, complicandosi sempre più, ricerca gli amalgami di suoni più dissonanti, più strani e più aspri per l’orecchio. Ci avviciniamo così sempre più al suono-rumore .
QUESTA EVOLUZIONE DELLA MUSICA È PARALLELA AL MOLTIPLICARSI DELLE MACCHINE, che collaborano dovunque coll’uomo. Non soltanto nelle atmosfere fragorose delle grandi città, ma anche nelle campagne, che furono fino a ieri normalmente 
silenziose, la macchina ha creato oggi tanta varietà e concorrenza di rumori, che il suono puro, nella sua esiguità e monotonia, non suscita più emozione.
Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la maggior varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le più complicate successioni di accordi dissonanti e preparando vagamente la creazione del RUMORE MUSICALE. Questa evoluzione verso il «suono-rumore» non era possibile prima d’ora. L’orecchio di un uomo del settecento non avrebbe potuto sopportare l’intensità disarmonica di certi accordi prodotti dalle nostre orchestre (triplicate nel numero degli esecutori rispetto a quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne compiace, poichè fu già educato dalla vita moderna, così prodiga di rumori svariati. Il nostro orecchio però non se ne accontenta, e reclama più ampie emozioni acustiche.
D’altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono a quattro o cinque classi di strumenti, differenti nel timbro del suono: strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a fiato in legno, a percussione. Cosicchè la musica moderna si dibatte in questo piccolo cerchio, sforzandosi vanamente di creare nuove varietà di timbri.
BISOGNA ROMPERE QUESTO CERCHIO RISTRETTO DI SUONI PURI E CONQUISTARE LA VARIETÀ INFINITA DEI «SUONI-RUMORI».

Ognuno riconoscerà d’altronde che ogni suono porta con sè un viluppo di sensazioni già note e sciupate, che predispongono l’ascoltatore alla noia, malgrado gli sforzi di tutti i musicisti novatori. Noi futuristi abbiamo tutti profondamente amato e gustato le armonie dei grandi maestri. Beethoven e Wagner ci hanno squassato i nervi e il cuore per molti anni. Ora ne siamo sazi e GODIAMO MOLTO PIÙ NEL COMBINARE IDEALMENTE DEI RUMORI DI TRAM DI MOTORI A SCOPPIO, DI CARROZZE E DI FOLLE VOCIANTI, CHE NEL RIUDIRE, PER ESEMPIO, L’«EROICA» O LA «PASTORALE».
Non possiamo vedere quell’enorme apparato di forze che rappresenta un’orchestra moderna senza provare la più profonda delusione davanti ai suoi meschini risultati acustici. Conoscete voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s’accaniscono a 
raddoppiareil miagolìo di un violino? Tutto ciò farà naturalmente strillare i musicomani e risveglierà forse l’atmosfera assonnata delle sale di concerti. Entriamo insieme, da futuristi, in uno di questi ospedali di suoni anemici. Ecco: la prima battuta vi reca subito all’orecchio la noia del già udito e vi fa pregustare la noia della battuta che seguirà. Centelliniamo così, di battuta in battuta, due o tre qualità di noie schiette aspettando sempre la sensazione 
straordinariache non viene mai. Intanto si opera una miscela ripugnante formata dalla monotonia delle sensazioni e dalla cretinesca commozione religiosa degli ascoltatori buddisticamente ebbri di ripetere per la millesima volta la loro estasi più o meno snobistica ed imparata. Via! Usciamo, poichè non potremmo a lungo frenare in noi il desiderio di creare finalmente una nuova realtà musicale, con un’ampia distribuzione di ceffoni sonori, saltando a piè pari violini, pianoforti, contrabbassi ed organi gemebondi. Usciamo!

Non si potrà obiettare che il rumore sia soltanto forte e sgradevole all’orecchio. Mi sembra inutile enumerare tutti i rumori tenui e delicati, che danno sensazioni acustiche piacevoli.
Per convincersi poi della varietà sorprendente dei rumori, basta pensare al rombo del tuono, ai sibili del vento, allo scrosciare di una cascata, al gorgogliare d’un ruscello, ai fruscii delle foglie, al trotto d’un cavallo che s’allontana, ai sussulti traballanti di un carro sul selciato e alla respirazione ampia, solenne e bianca di una città notturna, a tutti i rumori che fanno le belve e gli animali domestici e a tutti quelli che può fare la bocca dell’uomo senza parlare o cantare.
Attraversiamo una grande capitale moderna, con le orecchie più attente che gli occhi, e godremo nel distinguere i risucchi d’acqua, d’aria o di gas nei tubi metallici, il borbottìo dei motori che fiatano e pulsano con una indiscutibile animalità, il palpitare delle valvole, l’andirivieni degli stantuffi, gli stridori delle seghe meccaniche, i balzi dei tram sulle rotaie, lo schioccar delle fruste, il garrire delle tende e delle bandiere. Ci divertiremo ad orchestrare idealmente insieme il fragore delle saracinesche dei negozi, le porte sbatacchianti, il brusìo e lo scalpiccìo delle folle, i diversi frastuoni delle stazioni delle ferriere, delle filande, delle tipografie, delle centrali elettriche e delle ferrovie sotterranee.
Nè bisogna dimenticare i rumori nuovissimi della guerra moderna. Recentemente il poeta Marinetti, in una sua lettera dalle trincee bulgare di Adrianopoli, mi descriveva con mirabili parole in libertà l’orchestra di una grande battaglia:
«ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo TAM-TUUUMB ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all’infinito Nel centro di quei TAM-TUUUMBspiaccicati ampiezza 50 chilometri quadrati balzare scoppi tagli pugni batterie a tiro rapido Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno orecchie occhi narici aperti! attenti! forza! che gioia vedere udire fiutare tutto tutto taratatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzarrie salti altezza 200 metri della fucileria Giù giù in fondo all’orchestra stagni diguazzare buoi buffali pungoli carri pluff plaff impennarsi di cavalli flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiiiii.... scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac (lento due tempi) Sciumi Maritza o Karvavena croooc-craaac grida degli ufficiali sbatacchiare come piatti d’ottone pan di qua paack di là cing BUUUM cing ciak (presto) ciaciacia ciaciaak su giù là là intorno in alto attenzione sulla testa ciaack bello! Vampe vampe vampe vampe vampe                   vampe ribalta dei forti laggiù dietro quel fumo Sciukri Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò! Ibraim! Rudolf! allò! allò! attori ruoli echi suggeritori scenari di fumo foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei piedi gelati odore di salnitro odore di marcio Timpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza verde mandre don-dan-don-din bèèèè Orchestra                   i pazzi bastonano i professori d’orchestra questi bastonatissimi suonare suonare Grandi fragori non cancellare precisare ritagliandoli rumori più piccoli minutissimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati Fiumi Maritza Tungia sdraiati Monti Ròdopi ritti alture palchi loggione 2000 shrapnels sbracciarsi esplodere fazzoletti bianchissimi pieni d’oro TUM-TUMB2000 granate protese strappare con schianti capigliature nerissime ZANG-TUMB-TUMB-ZANG-TUMB-TUUUMB l’orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio tenuta nell’alto cielo pallone sferico dorato che sorveglia i tiri».
NOI VOGLIAMO INTONARE E REGOLARE ARMONICAMENTE E RITMICAMENTE QUESTI SVARIATISSIMI RUMORI. Intonare i rumori non vuol dire togliere ad essi tutti i movimenti e le vibrazioni irregolari di tempo e d’intensità, ma bensì dare un grado o tono alla più forte e predominante di queste vibrazioni. Il rumore infatti si differenzia dal suono solo in quanto le vibrazioni che lo producono sono confuse ed irregolari, sia nel tempo che nella intensità. OGNI RUMORE HA UN TONO, TALORA ANCHE UN ACCORDO CHE PREDOMINA NELL’INSIEME DELLE SUE VIBRAZIONI IRREGOLARI. Ora, da questo caratteristico tono predominante deriva la possibilità pratica di intonarlo, di dare cioè ad un dato rumore non un solo tono ma una certa varietà di toni, senza perdere la sua caratteristica, voglio dire il timbro che lo distingue. Così alcuni rumori ottenuti con un movimento rotativo possono offrire un’intera scala cromatica ascendente o discendente, se si aumenta o diminuisce la velocità del movimento.
Ogni manifestazione della nostra vita è accompagnata dal rumore. Il rumore è quindi famigliare al nostro orecchio, ed ha il potere di richiamarci immediatamente alla vita stessa. Mentre il suono, estraneo alla vita, sempre musicale, cosa a sè, elemento occasionale non necessario, è divenuto ormai per il nostro orecchio quello che all’occhio è un viso troppo noto, il rumore invece, giungendoci confuso e irregolare dalla confusione irregolare della vita, non si rivela mai interamente a noi e ci serba innumerevoli sorprese. Siamo certi dunque che scegliendo, coordinando e dominando tutti i rumori, noi arricchiremo gli uomini di una nuova voluttà insospettata. Benchè la caratteristica del rumore sia di richiamarci brutalmente alla vita, L’ARTE DEI RUMORI NON DEVE LIMITARSI AD UNA RIPRODUZIONE IMITATIVA. Essa attingerà la sua maggiore facoltà di emozione nel godimento acustico in sè stesso, che l’ispirazione dell’artista saprà trarre dai rumori combinati.
Ecco le 6 famiglie di rumori dell’orchestra futurista che attueremo presto, meccanicamente:
123456
Rombi
Tuoni
Scoppii
Scrosci
Tonfi
Boati
Fischi
Sibili
Sbuffi
Bisbigli
Mormorii
Borbottii
Brusii
Gorgoglii
Stridori
Scricchiolii
Fruscii
Ronzii
Crepitii
Stropiccii
Rumori ottenuti a percussione sui metalli, legni, pelli, pietre, terrecotte, ecc.Voci di animali e di uomini: Gridi, Strilli, Gemiti, Urla, Ululati, Risate, Rantoli, Singhiozzi.
In questo elenco abbiamo racchiuso i più caratteristici fra i rumori fondamentali; gli altri non sono che le associazioni e le combinazioni di questi. I MOVIMENTI RITMICI DI UN RUMORE SONO INFINITI. ESISTE SEMPRE COME PER IL TONO, UN RITMO PREDOMINANTE, ma attorno a questo altri numerosi ritmi secondari sono pure sensibili.

CONCLUSIONI:

1. — I musicisti futuristi devono allargare ed arricchire sempre più il campo dei suoni. Ciò risponde a un bisogno della nostra sensibilità. Notiamo infatti nei compositori geniali d’oggi una tendenza verso le più complicate dissonanze. Essi, allontanandosi sempre più dal suono puro, giungono quasi al suono-rumore. Questo bisogno e questa tendenza non potranno essere soddisfatti che coll’aggiunta e la sostituzione dei rumori ai suoni.
2. — I musicisti futuristi devono sostituire alla limitata varietà dei timbri degl’istrumenti che l’orchestra possiede oggi, l’infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi meccanismi.
3. — Bisogna che la sensibilità del musicista, liberandosi dal ritmo facile e tradizionale, trovi nei rumori il modo di ampliarsi e rinnovarsi, dato che ogni  rumore offre l’unione dei ritmi più diversi, oltre a quello predominante.
4. — Ogni rumore avendo nelle sue vibrazioni irregolari UN TONO GENERALE PREDOMINANTE, si otterrà facilmente nella costruzione degli strumenti che lo imitano una varietà sufficientemente estesa di toni, semitoni e quarti di toni. Questa varietà di toni non toglierà a ogni singolo rumore le caratteristiche del suo timbro, ma ne amplierà solo la tessitura o estensione.
5. — Le difficoltà pratiche per la costruzione di questi strumenti non sono gravi. Trovato il principio meccanico che dà un rumore, si potrà mutarne il tono regolandosi sulle stesse leggi generali dell’acustica. Si procederà per esempio con la diminuzione o l’aumento della velocità, se lo strumento avrà un movimento rotativo, e con una varietà di grandezza o di tensione delle parti sonore, se lo strumento non avrà movimento rotativo.
6. — Non sarà mediante una successione di rumori imitativi della vita, bensì mediante una fantastica associazione di questi timbri varî e di questi ritmi varî, che la nuova orchestra otterrà le più complesse e nuove emozioni sonore. Perciò ogni strumento dovrà offrire la possibilità di mutare tono, e dovrà avere una più o meno grande estensione.
7. — La varietà dei rumori è infinita. Se oggi, mentre noi possediamo forse mille macchine diverse, possiamo distinguere mille rumori diversi, domani, col moltiplicarsi di nuove macchine, potremo distinguere dieci, venti, o TRENTAMILA RUMORI DIVERSI, NON DA IMITARE SEMPLICEMENTE MA DA COMBINARE SECONDO LA NOSTRA FANTASIA.
8. — Invitiamo dunque i giovani musicisti geniali e audaci ad osservare con attenzione continua tutti i rumori, per comprendere i varî ritmi che li compongono, il loro tono principale e quelli secondari. Paragonando poi i timbri varî dei rumori ai timbri dei suoni, si convinceranno di quanto i primi sono più numerosi dei secondi. Questo ci darà non solo la comprensione ma anche il gusto e la passione dei rumori. La nostra sensibilità moltiplicata, dopo essersi conquistati degli occhi futuristi avrà finalmente delle orecchie futuriste. Così i motori e le macchine delle nostre città industriali potranno un giorno essere sapientemente intonati, in modo da fare di ogni officina una inebbriante orchestra di rumori.
Caro Pratella, io sottopongo al tuo genio futurista queste mie constatazioni, invitandoti alla discussione. Non sono musicista; non ho dunque predilezioni acustiche, nè opere da difendere. Sono un pittore futurista che proietta fuori di sè in un’arte molto amata la sua volontà di rinnovare tutto. Perciò più temerario di quanto potrebbe esserlo un musicista di professione, non preoccupandomi della mia apparente incompetenza e convinto che l’audacia abbia tutti i diritti e tutte le possibilità, ho potuto intuire il grande rinnovamento della musica mediante l’Arte dei Rumori.

Futurismo e Anarchia

Si ringrazia individualismoanarchico.blogspot.it

Camille Mouclair, il chiaro pubblicista francese, pubblicava tempo fa ne “la depéche de Toulose” un accurato studio sul Futurismo, in rapporto al giudizio e la critica del pubblico e a gli attuali avvenimenti guerreschi. 

E sono invero notevoli i criteri pronunciati dal Mouclair in questo suo lungo articolo, denso di pensiero e vario di forma, ma incompleto e manchevole, poiché egli ha appena sfiorato il punto, dirò così, scabroso del Futurismo, cioè il punto di contatto con l’ideale anarchico.
Dice il Mouclair:”il Futurismo sta costituendosi, trasformandosi, in un vero partito, poiché va annettendosi delle idee politiche e sociali”. Ciò infatti è indiscutibilmente vero, ma non è meno vero che il Futurismo non ha mai avuto una perfetta apoliticità, che non si è mai ristretto in sole manifestazioni artistiche, ma, uscendo dal confusionismo Marinettiano, ha assunto spesse volte varie tinte politiche a seconda de gli avvenimenti e de gli uomini che questi stessi avvenimenti promuovevano.
Quando Marinetti pubblicò il suo manifesto, che fu poi quello del Futurismo, sul “Figaro” di Parigi, il 29 febbraio 1909, egli certamente non aveva ciò preveduto, dimodoché il manifesto futurista non fu che la vibrata, violenta, nuovissima espressione di giudizi estetici e artistici “di un poeta giovane e delirante” come dice il Mouclair, di un grande poeta, aggiungo io.
Ma l’ora presente, l’ora critica del Futurismo, e due anni di esperienza consigliano, impongono al Futurismo di tracciarsi una netta e sicura linea di condotta in fatto di politica. Così tutte le incertezze, tutti i dubbi, tutte le personcine pseudo-futuristiche saranno eliminate e un più grande Futurismo sorgerà da questa purificazione.
Ma, e qui sta il busillis, su quale ideale politico potrà ispirarsi al nuovo Futurismo? Già nel manifesto del futurismo, Marinetti esaltava ad un tempo: ”la guerra, sola igiene del mondo, il patriottismo, il militarismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si lotta e si muore”.
Stridenti illogicità queste, dal punto di vista pratico e politico, ma ugualmente esaltabili per un artista che ignora cosa sia la logica e non bada che a l’estetica. E questo estetismo artistico può, poteva essere compatito allora anche dal futurista anarchico, non ora che da taluni futuristi queste esaltazioni estetiche sono state considerate e valutate come esaltazioni pratiche e reali.
Perciò io credo, anzi sono sicuro, che occorra una spiegazione tra le due interpretazioni non diverse, ma opposte che sono state accomunate da l’oscura ed infelice esposizione d’un concetto artistico.
E’ possibile che ancora i futuristi anarchici, i sovversivi anche in generale, possano ancora dividere la responsabilità de le esaltazioni tripoline di Marinetti e di De-Maria ? No, certamente. Perciò in questa sua ora critica il futurismo deve dichiararsi, deve definirsi lealmente e nettamente, deve passare il suo Rubicone.


II
Esaminato questo punto ritorniamo alla nostra domanda.
Con quale ideale dovrà completarsi il Futurismo? Amo rispondere con un’altra domanda: È possibile che un uomo coerente possa contemporaneamente propugnare la più grande e generale rivoluzione nel campo de le arti, volere in questo terreno l’anarchia più completa ed estesa ed essere un perfetto conservatore ne la vita? O non mai, sarebbe un contro senso! È possibile che l’anarchia e la rivoluzione non camminino di pari passo sia ne l’arte che ne la vita?
Com’è possibile immaginare un’arte borghese in una società anarchica, e un arte futurista in una società borghese? Convenite che ciò è ben assurdo. Perciò il Futurismo non potrà essere compreso e accettato se non quando nel mondo si sarà diffusa l’anarchia, e così pure l’anarchia sarà sempre insuperabilmente ostacolata da le arti e da la coltura arcaiche e fatte di pregiudizi e di convenzionalismi.
E infatti i nazionalisti e i monarchici compresero a tutta prima che il futurismo era in stridente contrasto con le loro idee, e per questo lo avversarono sempre e anche oggi, malgrado le bollenti ed affascinanti dimostrazioni Marinettiane, tendenti a guadagnare, ad adescare ammiratori per se, e gregari per il suo futurismo tutti questi messeri sono rimasti ben freddi, ben indifferenti lasciando sbraitare il Marinetti a suo comodo senza degnarlo di una misera adesione o di un tanto cercato applauso.
Difatti, come mai un monarchico, un borghese qualunque, freddo e cinico a quanto sia libertà, socialismo, anarchia, ribellione, potrà ispirarsi ad esaltare, le grandi folle polifoniche agitate dal lavoro e da la rivolta?
E qual’è la scuola che più si affini al futurismo, che abbia anche essa un programma di violenza e di azione, di ribellione e d’orgoglio? L’anarchia senza dubbio. Ed è solo questo ideale che potrà dare al Futurismo ciò che gli manca, che potrà infondergli nuova vita, che potrà purgarlo da gli elementi eterogenei che lo distraggono dal suo vero cammino e che ne trasfigurano le dimostrazioni, le manifestazioni più vitali.
Questa è la sola via che dovrà seguire il futurismo, per necessità storica, o altrimenti, seguendo la via per cui s’è incamminato, troppo tardi s’accorgerà che quella via lo porta, inevitabilmente a l’abisso.


III
Ma io vorrei chiarire un’altro punto interessantissimo di questo mio parallelo tra l’Anarchia e il Futurismo: la partecipazione de gli anarchici a le idee futuriste.
Ma, in primis, perché gli anarchici si sono così poco interessati de le aspirazioni futuristiche?
Le ragioni, invero, non sono né nuove, né molte: gli anarchici non se ne interessarono mai, sia perché troppo assorti ne la lotta politica ed economica, sia perché non ne furono punto invogliati vedendo come le manifestazioni futuriste fossero malamente ispirate, anzi travisate da uomini che di futuristi non avevano che il nome e l’ambizione.
E sono pienamente giustificati.
Piuttosto biasimevoli furono i ripetuti attacchi che, a i tempi de la fondazione, furono mossi al Futurismo da i nostri giornali (il Libertario, la Rivolta ecc.) che vedendo questa atmosfera ammorbante fattasi attorno al Futurismo, sferzarono aspramente, senza curarsi di indagare accuratamente quanto in questo vi era di bello e di buono.
Più coscienziosi invece furono gli articoli de la Demolizione di Nizza, che seppe dare del Futurismo un equanime e illuminato giudizio.
Ma, tornando a l’argomento, io voglio rivolgere a i compagni che mi leggono il reciproco de la domanda anteriore:
È possibile che coerentemente, si possa muovere una guerra mortale a ogni sorta di autorità politica, civile, religiosa e militare, a quanto sia convenzionalismo, pregiudizio, sfruttamento e ingiustizia, quando si voglia incoraggiare un’arte ed un passato che non sono che l’esaltazione, l’apoteosi di quanto si vuole distruggere ne la vita?
È possibile che gli anarchici lascino ne l’arte quanto vogliono distruggere nella vita, è possibile che lascino a turbare, a deturpare un nuovo mondo risorto, una nuova, libera e purificata, un’arte antica puzzolente e forcaiola?
Sarebbe un anacronismo ridicolo e ingiustificato!...
È possibile, infine, che gli anarchici non siano futuristi? O, non mai! io credo, io spero!
Gli anarchici, sono sempre stati profondamente futuristi, e comprenderanno l’impellente bisogno di penetrare ne l’ideale Futurista, nel vero Futurismo, Futurismo libero da le dittature e da le ambizioni e così gli anarchici saranno ancora più perfetti, più coscienti de le rivendicazioni politiche e artistiche.


IV
Dunque futuristi-anarchici e anarchici-futuristi, due ideali, due classi di persone che si completeranno a vicenda. 
Come tante volte gli anarchici insorsero in difesa di giovani sfruttati, di ingegni disconosciuti, apprendano a combattere, a fianco de la politica, la battaglia quotidiana contro la teocrazia letteraria, contro lo sfruttamento editoriale, altrettanto ignominioso quanto quello capitalista.
Così si otterrà una grande vittoria, una vittoria gloriosa: l’aver segnato al proprio programma, a la propria bandiera una nuova battaglia, un nuovo sacrificio, una rivendicazione in più.
O, dovrei ben esser superbo, se queste mie povere note potessero davvero persuadere i compagni a la verità, al bisogno di quanto io esposi, di quanto io incitai.
Compagni d’Italia, compagni di tutto il mondo, comprendiamo la nostra missione! Gettiamo l’ideale Futurista nel rogo torrido e proteiforme de la fiamma del nostro ideale e da questa vampa, da questo lavacro purificatore, lasciando tutte le scorie, tutte le vergogne, tutte le ignominie esca vittorioso e trionfante, come un grande Titano de l’Erebo, il vero, il grande, il solo Futurismo!



Renzo Provinciali
La barricata 1912

venerdì 1 marzo 2013

Agustin Rueda


fonti: elotropais.com ; portaloaca.com/
traduzione: Crossover

È nato il 14 novembre 1952 in una caserma della colonia di Sallent, città mineraria con significativa percentuale di immigrati. Madre tessitrice e padre minatore, con il dramma della solita miseria del tempo. La natale Colonia di nascita lo porta ad una costante riflessione per tutta la sua vita, i suoi pensieri in ogni tempo. Va a scuola fino al 8 Giugno 1966, quando, dopo aver concluso l'istruzione primaria, incontra la sua condizione di uomo povero che deve avere un posto di lavoro. Quattro anni di attrezzista apprendista in azienda automobilistica ausiliaria ad otto chilometri dalla colonia.
È facile vedere i componenti del quadro dove troviamo in quei momenti la coscienza iniziale dello sfruttato.

La sua risposta, tuttavia, non è inquadrata in un partito. Non si politicizza di un desiderio astratto di libertà, per il Vietnam o maggio del '68. Ciò che lo opprime e lo impatta subito, lo combatterà nel terreno immediato.

Cercando di superare la tradizionale apatia -il ciclo sfruttamento-miseria-tempo libero stuprato, fino alla malattia inevitabile o al licenziamento-, cercando di eccitare il quartiere. Crea un club per giovani, manda proiezioni, conferenze, spettacoli teatrali e musicali... Appassionato di calcio riesce a creare una squadra che sarà sempre ricordata. Egli aveva 18 anni.

Il 14 marzo 1978 è morto nel carcere di Carabanchel il prigioniero anarchico Agustin Rueda, dopo essere stato torturato da diversi funzionari che lo hanno interrogato a riguardo di un tunnel che era appena stato scoperto nei locali del carcere. I medici della prigione, José María e José Luis Garcia Casas Barigow elusero le cure mediche al detenuto. Per scoprire chi è fu il  responsabile dello scavo sono state effettuate torture e pestaggi e quindici ufficiali si sono alternati tirando ai prigionieri sospettati pugni, calci, manganelli e oggetti metallici.
I detenuti uscirono da tali sessioni di tortura con esiti differenti.Alcuni, con gravi ferite alla testa, al torace e agli arti, per cui ci sono voluti fino a trenta giorni di tempo per guarire. Dopo che gli interrogatori, sono stati trascinati nelle loro celle, dove sono rimasti senza assistenza medica. Con Agustin Rueda erano pronti e il giovane selvaggio non ha potuto resistere alla punizione . L'autopsia avrebbe mostrato come "le lesioni sono state causate da un gruppo di assalitori" che hanno utilizzato "oggetto contundente lungo, tipo morbido, come un bastone o di forma fallica, e oggetti duri e più piccoli". "Si può affermare -dice il rapporto- che non è possibile, salvo abilità speciali, causare molte lesioni esterne rispettando la struttura ossea sottostante".
Dieci anni dopo la morte di un prigioniero anarchico, il Tribunale Provinciale di Madrid ha rilevato che il battito di Agustin Rueda è stato "un crimine di negligenza con conseguente morte." È stato condannato a 10 anni di carcere Eduardo Cantos, direttore del Carabanchel quando gli eventi si sono verificati, il deputato Antonio Rubio e altri cinque funzionari. Altri tre imputati sono stati condannati a otto, sette e sei anni, rispettivamente. E due anni di carcere per i medici José Luis Casas e José María Barigow, che nascondevano il grave stato di Agustin Rueda dopo il pestaggio. Di questi, nessuno è stato per otto mesi di carcere.




corren los años setenta
años preñados de roja ilusión
se lucha en las calles, barrios y fábricas
y hasta en la cárcel se han organizado

retumba un grito de amnistía
los presos se movilizan
huelgas, plantes, motines
y fugas, amargan al carcelero

en Carabanchel han descubierto
un túnel cavado con negro valor
se agita el sistema y quiere venganza
la cárcel exige escarmiento de sangre

los carceleros quieren los nombres
los nombres de hombres que anhelan vivir
preparan los palos y los grilletes
la danza de muerte ya ha comenzado
han matado a Agustín Rueda
su delito no claudicar
no denunciar a sus compañeros
le ha costado su vida

ya han dado la orden, 
comienza el tormento
golpean las bestias a los compañeros
el médico ayuda y el resto no escucha
cómo se quiebran los frágiles huesos

son horas de golpes, de odio de insultos
son horas de vil cobarde venganza
los palos buscando al revolucionario
la muerte encuentra al que no se doblega

nunca hubo justicia
contra los responsables
la democracia nacía
con las manos manchadas de sangre

han matado a Agustín Rueda
su delito no claudicar
no denunciar a sus compañeros
le ha costado su vida

no confiemos en su justicia

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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