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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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martedì 26 febbraio 2013

Nuova occupazione a Milano - febbraio 2013

Un nuovo punto d’intreccio nella geometria delle lotte.
Sabato 23 febbraio è stato occupato un posto all’angolo fra via Cola di Rienzo e via Sirte, a Milano. Da una parte sarà una casa dove un gruppo di ragazzi e ragazze andranno a vivere insieme, ma soprattutto vuole essere il più possibile aperto alla città e alle lotte che la attraversano.
Nella metropoli coesistono due realtà, due città che si sovrappongono, si scontrano e allo stesso tempo si intrecciano. Una è molto visibile, è la Milano che corre, vende, compra, sfrutta e comanda. E’ la Milano che si costruisce distruggendo tutto ciò che non è valorizzabile, trasformando tutti i legami esistenti in mere relazioni mercantili. Ma questa Milano del denaro, del lavoro, dei palazzi e dei grattacieli dell’Expo oscura un’altra città, che è sempre esistita e ha sempre resistito, e che giace sotto l’apparente pace armata che sembra regnare dappertutto.
E’ a quest’altra città che questa occupazione si vorrebbe aprire. Si occupa per scoprire nuove crepe, per incontrare nuove lotte nella metropoli, per disporre di un punto in più in un intreccio di situazioni in conflitto, per espandere la città invisibile verso quartieri sconosciuti, verso rotte ancora ignote.
C’è una questione che accomuna tante esperienze nella strana epoca che stiamo vivendo: come abitare dei luoghi ormai inabitabili, resi inospitali da una logica che separa gli uomini fra di loro e dal mondo che li circonda e li costituisce, che rende tutto indifferente, ugualmente quantificabile, scambiabile, valorizzabile?
Non solo la casa, il tetto sotto cui sentirsi al sicuro, ma anche i momenti di vita comune, il semplice stare insieme ci vengono tolti. La nostra esistenza, il nostro rapporto al mondo, che non può essere che comune ci viene sottratto e poi rivenduto a carissimo prezzo.
Per questo motivo gli abitanti della città che continua a vivere sotto le macerie del progresso sono sempre in esilio, non si sentono a casa da nessuna parte, sono stranieri ovunque. Per questo si trovano ad occupare, a muoversi sempre, più veloci dei flussi di merce e più agili degli strumenti di controllo, a costruirsi delle vie di fuga, delle zone d’ombra per proteggersi dalla luce dello spettacolo che oscura tutto.
Però questa vita nascosta, questa rete underground di chi sfugge ai controlli perché non ha i documenti giusti, di chi non paga il biglietto, di chi si occupa la casa, di chi si inventa alla giornata i mezzi per sopravvivere, questa città minore dentro la città vetrina aspira ad altro, non si accontenta delle briciole ma vuole rovesciare tutto il tavolo. La questione che pone questo nuovo posto, come la stanno già ponendo molti altri a Milano e altrove, è del tutto inedita: come abitare la metropoli, opporre ai suoi flussi ad alta velocità di potere, di denaro e di passioni tristi una circolazione ancora più veloce di lotte in espansione e di affetti comuni.
Questo nuovo posto è un punto fisso di forza in più, un punto su cui non si cede. Ma è un punto che si colloca all’interno di una trama di linee che puntano tutte, ciascuna con il suo andamento, la sua rapidità e le sue mille curve, verso un’esplosione generalizzata, verso una nuova geometria tutta da inventare.Questa geometria delle lotte è più ricca di quanto può parere a prima vista: la difesa contro gli sfratti, l’occupazione delle case, la lotta contro le infrastrutture ostili (dal TAV all’Expo), l’auto-organizzazione nei quartieri, mirano a rendere abitabile la città e strada facendo costruiscono degli spazi e liberano dei tempi in cui il comune può espandersi. Così, man mano che la circolazione delle resistenze si fa più intensa, come una figura che prende forma collegando dei punti, appare il disegno della città che desideriamo.
Questa occupazione nasce direttamente dalle lotte: nelle occupazioni in scuole e università, nella battaglia contro il TAV e le altre infrastrutture, nel bisogno di prendersi delle case per vivere insieme e non pagare più. Ogni momento di conflitto fa emergere una comunità. La sfida è di non lasciarla sgretolare quando lo scontro rallenta ma di continuare a far vivere la stessa intensità nel tempo più disteso del quotidiano. Solidificare i legami, sintonizzare le diverse singolarità su un ritmo comune ma anche dotarsi di un amplificatore per nuovi incontri possibili, per inaudite sintonie.
L’occupazione non vuole essere un punto d’arrivo, un porto al riparo dove gettare l’ancora ma bensì un punto di continuità in una trama di percorsi già intrecciati o ancora da seguire. In quella fetta di città non mancano le contraddizioni e le situazioni di possibili incontri: case popolari occupate e non, edifici vuoti che aspettano solo di essere aperti, colonizzazione rampante del mondo della moda. Questa zona rispecchia la lotta sotterranea in corso fra le due Milano: questo nuovo posto saprà bene da che parte stare.
Questo è un invito a passare nella nuova occupazione per conoscere il posto, i suoi abitanti, le lotte che lo attraversano. Venite a trovarci!

autonomia diffusa@inventati.org angolo via Cola di Rienzo/via Sirte
MM2 Sant’Agostino – Tram 14 – Bus 90/91 piazza Napoli




DIFFONDERE AUTONOMIA
SCATENARE NUOVE GEOMETRIE SOVVERSIVE NELLA METROPOLI.


NUOVA OCCUPAZIONE IN VIA DI DEFINIZIONE (ANCORA SENZA NOME)


VIA COLA DI RIENZO, ANGOLO VIA STIRNE. ZONA PIAZZA NAPOLI.
MM2 SANT'AGOSTINO - TRAM 14 - BUS 90-91

IN QUESTI GIORNI STIAMO METTENDO A POSTO LO SPAZIO. CHIUNQUE VUOLE SENTIRSI SUO QUESTO MAGNIFICO LUOGO NON DEVE FAR ALTRO CHE VENIRE QUI E VIVERLO CON NOI.

TUTTO QUELLO CHE AVVERRÀ NELLO SPAZIO SAR
À FRUTTO DI ELABORAZIONE COLLETTIVA. PARTECIPA ANCHE TU. PORTA IL TUO CONTRIBUTO. OGNI LUNEDì H 19.00 ASSEMBLEA APERTA A TUTTI. VENITE A CONOSCERCI, PORTATE I VOSTRI PROGETTI E LA VOSTRA VOGLIA DI FARE.

ALCUNI PROGETTI IN INCUBATRICE:

- NUN TE PAGO: ORGANIZZIAMOCI PER NON PAGARE PIÙ NULLA , DALL'AFFITTO ALLE TASSE, DAI BIGLIETTI DELLA METRO ALLA MERCE. ABBIAMO BISOGNI E NON ABBIAMO DENARI, NON PAGHIAMO PIÙ E NON SAREMO PIÙ PRECARI
- ASSEMBLEA MILANESE ANTISFRATTI: METTIAMO INSIEME LE ENERGIE , FACCIAMO CONVERGERE I DIFFERENTI PERCORSI DI LOTTA INTORNO AL TEMA DELLA CASA NEI VARI QUARTIERI DI MILANO, DIFENDIAMOCI INSIEME DA SGOMBERI, SFRATTI E POLIZIA, MOLTIPLICHIAMO LE OCCUPAZIONI
- IL POTERE E' LOGISTICO: ORGANIZZIAMOCI INSIEME CONTRO LA TAV, IL MUOS, L'EXPO E LE INFRASTRUTTURE MORTIFERE DI UN POTERE IN CANCRENA. DIFFONDIAMO INGOVERNABILITÀ SABOTIAMO I DISPOSITIVI. 

CREIAMO 10 100 1000 VAL DI SUSA OVUNQUE.

- SCARCERIAMOCI : LOTTIAMO CONTRO L'ABOMINIO DEL CARCERE , I SOPRUSI QUOTIDIANI, LA SOCIETÀ INCARCERATA. SOSTENIAMO LE LOTTE DEI DETENUTI ROMPIAMO L'ISOLAMENTO.

ALTRE CHICCHE:
- PEOPLE FREE FOOD PROGRAM;
- ANTICA PIZZERIA POPOLARE L'ANGOLO;
- NEGOZIO GRATIS;
- OFFICINA DEL POPOLO;
- VARIE ED EVENTUALI

ABBIAMO BISOGNO DI MOBILI, CIBO, PRODOTTI PER PULIRE, UTENSILI, TELE , VERNICI, E TUTTO QUELLO CHE VI PUÒ VENIRE IN MENTE.

SOSTENENTE L'AUTOGESTIONE
SALITE A BORDO
SIETE TUTTI INVITATI
 


sabato 16 febbraio 2013

Bilanci stagione venatoria 2012-2013‏

Come per quanto concerne sbirri, militari, para-militari, fasci, finanzieri, vigilanti, ufficiali giudiziari, controllori, esattori, funzionariuncoli statali ed altre amene categorie di individui (o se preferite il più accademico "singolarità soggettive") che popolano questo mondo stuprato... anche quest'anno è arrivato il momento di bilanci per quanto riguarda la stagione venatoria 2012-2013, e come non gioire:

Quest'anno ci lasciano in 54!Tra i cacciatori sempre, ci sono stati 90 feriti. Magre, magrissime soddisfazioni, certo.
Ma tra la gente comune ed innocente sono morte 5 persone e ferite 14.


Nel caso vi interessasse una raccolta delle gesta dei più stronzi e spietati (ne esistono sì) di questi "amanti della natura a-modo-loro sopravvissuti" rimando a questo rapporto/calendario sul bracconaggio:
 komitee.de/it/calendario dei cacciatori bracconieri

Ce n'è per tutti i gusti: cerve gravide sventrate, caccia con richiami, migratori tenuti in gabbia fino alla morte per attirarne altri, reti, tagliole, silenziatori ecc... Inutile dire che, come in tanti altri frangenti, se si aspetta che siano le "autorità" ad intervenire...

Sugli stessi siti, di LAC e CABS, altre informazioni.

venerdì 15 febbraio 2013

Cattiveria - Corrosione - split 7"



Cattiveria - Non CI Spezzerete Mai  

Cattiveria - Terra Mafiosa  
Cattiveria - ...  
Cattiveria - Non E' Colpa Mia  
Cattiveria - Diritti Negati
Corrosione - La Tua Strada
Corrosione - Umane Abitudini
Corrosione - Niente Sarà Come Prima
Corrosione - Chiuso Dentro
Corrosione - Autodeterminazione
Corrosione - Sole Nero
Corrosione - Corrosione

Download!

Anarcho-Punk Compilation - Vol 2: Anti-State




N° - Artist - Title


01 A Touch of Hysteria - The Rulers

02 Urban Decay - Severalls
03 The Mob - Gates Of Hell
04 Flux of Pink Indians - Progress
05 Blyth Power - Hurling Time
06 Amebix - Axeman
07 Subhumans - So Much Money
08 Famous Imposters - Fighting Again
09 Poison Girls - Bully Boys
10 Decadent Few - Lowlife
11 Toxic Waste - Traditionally Yours
12 Toxik Ephex - Nothings Permissive
13 Disrupters - Stonehenge
14 Decadence Within - A Breath Of Fresh Air
15 No Defences - Willing Cripples
16 Chumbawamba - Revolution
17 Civilised Society - I Can Be Free
18 Sinyx - The Plague
19 Assassins - From The Gutter
20 Polemic - Deceptive Ideals
21 Eratics - Capital Punishment

Download!

Diffondi la Musica
Diffondi l'Anarchia

Spread Music
Spread Anarchy

sabato 9 febbraio 2013

Obbligo soccorso animali: la guida su cosa fare e chi chiamare


fonte: sicurauto.it

Arriva l'obbligo di soccorrere gli animali, ma ancora c'è tanta confusione. Ecco la nostra mini-guida con le risposte della LAV e l'ANMVI

obbligo soccorso animaliDopo il nostro cliccatissimo articolo sul Decreto che tutela e impone il soccorso agli animali feriti, alcuni lettori hanno giustamente posto vari interrogativi sulle modalità d'intervento. Per tale motivo abbiamo deciso, come sempre, di rispondere alle curiosità degli nostri lettori andando direttamente alla fonte delle notizie, e coinvolgendo Gianluca Felicetti, presidente LAV, Lega antivivisezione, e l'ANMVI, Associazione nazionale medici veterinari italiani, che - molto disponibili e precisi - così hanno risposto alle nostre domande. Come si vedrà ancora alcuni aspetti sono poco chiari (a causa delle regole di legge), ma dal nostro articolo emergeranno delle importanti linee guida da seguire in caso d'incidente con qualsiasi animale.Una guida unica e preziosa, insomma, da condividere e da diffondere sul Web, che si amino gli animali o no.
1) La norma vale per qualsiasi animale?
LAV"Sì. Il nuovo articolo 189 del Decreto Legislativo 285 del 1992 specifica che 'l'obbligo di fermarsi e porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso è riferito agli animali d'affezione, da reddito o protetti'. In base alle leggi speciali 'd'affezione' sono cani e gatti, 'da reddito' sono gli animali tenuti a scopo di lucro e sostanzialmente animali d'allevamento, 'protetti' sono le specie di fauna omeoterma. Ma la volontà del Legislatore di circoscrivere l'area di applicazione della norma è caduta con l'utilizzazione del termine 'protetti' poiché tutti gli animali in base al titolo IX-bis del Codice penale sono protetti dai maltrattamenti e la mancata somministrazione di cure ad un animale è stato identificato da sentenze della Corte di Cassazione come un vero e proprio maltrattamento. Quindi, oltre che per dovere civico e buon senso, l'obbligo di fermarsi a chiamare aiuto valgono per tutti gli animali. Anche perché difficilmente nell'impatto si sarà capita l'esatta specie dell'animale e anche dopo essersi fermati - a meno di preparazioni zoologiche e giuridiche specifiche - per alcuni ambiti si potrà continuare a non essere certi della categoria d'appartenenza".

ANMVI"Sì, dal 2010 il Codice della strada è stato modificato (Art. 31 della legge 29 luglio 2010, n. 120) disponendo per l'utente della strada, 'in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti', ha l'obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno".

2) Sono obbligato a fermarmi e chiamare soccorso o a fermarmi e portare l'animale da un veterinario? E se l'animale è troppo grande/pesante da spostare a chi devo chiamare? Esiste un sito o elenco dove trovare questi numeri?
LAV"L'obbligo è di fermarsi e chiamare soccorso ovvero un veterinario o una Forza di Polizia così come si fa per incidenti con umani. A prescindere dalla mole dell'animale, se non sono io stesso un veterinario, non devo muovere l'animale ma attendere i soccorsi. Potrò chiamare ilCorpo Forestale dello Stato (1515), i Carabinieri (112), la Polizia di Stato (113), la Guardia di Finanza (117), le Polizie Municipali-Locali-Provinciali - Centralini Comuni e Province, i Servizi Veterinari Aziende USL, i Centri di recupero fauna selvatica e lo studio medico veterinario più vicino www.struttureveterinarie.it, anche con App da telefonino".

ANMVI"Sì, da gennaio di quest'anno è attiva la piattaforma www.struttureveterinarie.it, realizzata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (FNOVI) in collaborazione con ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). Si tratta della georeferenziazione delle strutture veterinarie autorizzate, un servizio di pubblica utilità, gratuito e  scaricabile anche su smartphone, tablet e navigatori satellitari. Consente di rintracciare la struttura veterinaria più vicina: di ciascuna è presente una scheda dei servizi, la pronta reperibilità e naturalmente i recapiti".

3) E se l'animale è morto nell'impatto come mi devo comportare?

LAV"Come sopra ma chiamando esclusivamente una Forza di Polizia. Andrà certificata la morte da un medico veterinario e per i casi più delicati l'esame autoptico deve essere fatto dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della provincia nella quale è avvenuto l'incidente".

ANMVI"In tal caso decadono le esigenze di soccorso; si dovranno informare le autorità competenti, polizia stradale e azienda sanitaria locale".

4) Le spese veterinarie sono a mio carico?

LAV"Saranno gli accertamenti sulle responsabilità dell'accaduto a certificare chi deve pagare i danni comprese le spese veterinarie".

ANMVI"Sì, non è prevista nessuna forma di partecipazione alla spesa da parte del Servizio Sanitario Nazionale, fatte salve le situazioni in cui la struttura veterinaria pubblica o privata disponga diversamente. L'onere è, in via generale, a carico del soccorritore ( O meglio 'utente della strada'), causa o coinvolto nell'incidente stradale".

5) Se si riesce a rintracciare il padrone dell'animale le spese procurate al mio mezzo e/o alla mia persona sono a suo carico? E se i padroni degli animali non sono assicurati e non mi possono pagare?

LAV"Se la responsabilità dell'accaduto è del proprietario e/o del detentore dell'animale, le spese sono a loro carico ai sensi dell'articolo 2052 del Codice Civile. A prescindere se siano assicurati per danni diretti o indiretti causati dal loro animale".

ANMVI"Per i danni causati dall'animale- se di proprietà- l'automobilista danneggiato potrà rivalersi per omessa custodia dell'animale qualora ricorrano gli estremi. Si tratta però di una evenienza diversa dal campo di applicazione dall'articolo 31 della legge 29 luglio 2010, n. 120 e diversa dal regolamento del ministero dei trasporti che ha disciplinato in questi giorni i mezzi di trasporto per il soccorso di animali in stato di necessità". 

6) Esiste una norma che punisca i padroni che non custodiscono gli animali con la dovuta attenzione mettendo a rischio gli automobilisti/motociclisti?

LAV"Sì, l'articolo 672 del Codice penale, depenalizzato ma sempre valido, prevede una sanzione pecuniaria per l'omessa custodia".

ANMVI"Sia il proprietario che Comune e Asl possono essere chiamati a rispondere per omessa custodia di animali proprietari (nel primo caso) e di animali vaganti/randagi (nel secondo). Anche in questo caso siamo in una altro ambito normativo".
7) Il Decreto fa distinzione fra animali domestici (appartenenti a qualcuno) e animali selvatici liberi?

LAV"Tutti gli animali hanno un proprietario. Se non si tratta di una persona fisica, questo è il Sindaco - in base al Codice Civile - per gli animali domestici. E' invece la Provincia, su delega della Regione, per gli animali selvatici".

ANMVI"No, il decreto regolamentare del Ministero dei Trasporti, ha come finalità il rispetto del benessere degli animali, ma anche di garantire l'incolumità pubblica e la sicurezza stradale; pertanto viene disciplinato anche il trasporto di animali da recuperare 'la cui presenza possa costituire un pericolo per la circolazione stradale' (quindi non solo se feriti o incidentati)".

8) Stabilisce chi deve pagare le spese di soccorso e di eventuali interventi chirurgici e fa distinzione in funzione del tipo e delle dimensioni dell'animale?

LAV"No. Ma la domanda ha già una risposta alla 4) e alla 5)".

ANMVI"Né il Codice della strada né il Regolamento ministeriale contengono disposizioni di natura economica; le spese relative ai mezzi di soccorso e al loro utilizzo sono a carico dei titolari (pubblici o privati) dei mezzi stessi, mentre le spese per il recupero, il trasporto e le cure dell'animale sono a carico del soccorritore".

9) Un riccio di 20 cm schiacciato da un'auto è equiparabile ad un cinghiale, a un cervo, un capriolo investito di notte mentre attraversa una strada di campagna?

LAV"Sì".

ANMVI"La norma non fa distinzioni di specie; scartato l'ambito di applicazione per la tutela dell'animale,  subentra quello del  recupero di animali 'la cui presenza possa costituire un pericolo per la circolazione stradale'".

10) C'è un 118 veterinario?

LAV"Sì, attraverso la reperibilità anche notturna e festiva dei Servizi Veterinari delle Asl, in maniera diretta o attraverso convenzioni. La realtà varia da zona a zona e in alcune realtà come Verona, Rimini, Sanremo, ad esempio, sono in rete i diversi soggetti deputati al soccorso (Forze di Polizia, Servizio veterinario pubblico, ambulatori veterinari privati anche attraverso l'Ordine provinciale dei medici veterinari, Comune, Provincia) con l'aiuto anche delle associazioni di volontariato. In Veneto il numero 118 fornisce risposte mentre in altre Regioni no. Queste norma del Codice della Strada ha anche il merito di aver portato alla luce questa tematica, di interesse pubblico per gli aspetti sanitari, morali, di sicurezza e incolumità pubblica e, quindi, ci battiamo per la creazione di un '118 veterinario' efficace in tutta Italia. Tutte le associazioni animaliste già svolgono questa attività di informazione e orientamento e senza alcun riconoscimento economico".

ANMVI"Numeri di emergenza possono essere istituiti a livello territoriale e alcune Regioni hanno affrontato la questione del servizio telefonico, ma non esiste un numero pubblico di emergenza nazionale come quello ipotizzato. Per questo FNOVI e ANMVI hanno realizzatowww.struttureveterinarie.it , un servizio a costo zero per cittadini e Pubbliche amministrazioni che ci auguriamo possa essere adottato dalle forze dell'ordine e da tutti coloro che a vario titolo si confrontano con il Codice della strada".

11) Qual è la sanzione per chi non presta soccorso?
LAV"Da 80 a 318 euro per il Codice della strada. In più, possono essere accertate responsabilità sotto il profilo penale: il riferimento è l'articolo 544-ter del Codice penale".

ANMVI"L'obbligo di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso non riguarda solo l'automobilista, ma anche le persone coinvolte in un incidente con danno ad animali. Chiunque non ottempera all'obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80 a euro 318".

12) Oggi se si chiama qualsiasi soccorso è sempre gratis per l'uomo, qui siamo di fronte all'obbligo di chiamare i soccorsi ma senza che si sappia chi deve pagare. Un po' assurdo...

LAV"Se una persona che ha causato o è stata coinvolta in un incidente con danno a uno o più animali non si ferma e chiama soccorso rischia la sanzione che può essere più altra della spesa veterinaria. Per il merito si rimanda alla risposta sulla proprietà giuridica dell'animale. Per approfondimenti su veterinari contattare la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinariwww.fnovi.it che riunisce i veterinari pubblici e privati".

ANMVI"I medici veterinari hanno reso tramite www.struttureveterinarie.it un servizio di pronta rintracciabilità. La prestazione veterinaria d'urgenza o in emergenza è a pagamento, non essendo una prestazione rimborsata dal SSN. Il Legislatore nel riformare il Codice della strada non si è posto il problema dell'obbligo 'oneroso' (neanche per l'uomo tuttavia è propriamente gratis - il SSN è finanziato dai contribuenti italiani). In questo caso l'atteggiamento della norma va più nella direzione di 'chi sbaglia paga': o si pagano le conseguenze dell'incidente o la multa. È pleonastico evidenziare che l'ANMVI ha fatto notare le incongruenze fra buoni propositi della Legge e la  distrazione sugli oneri economici del suo assolvimento. Così come il fatto che si è lasciata una lacuna incolmata: disciplinando solo il trasporto, si è trascurato di considerare il medico veterinario che con proprio mezzo (quindi ad auto senza animale) raggiunga la sede dell'emergenza: è passibile di multa in caso di superamento del limite di velocità o di utilizzo di dispositivi acustici. Multe comminate per questo sono state quasi sempre annullate dal Giudice di pace, ma il Legislatore non ne ha tenuto conto".
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mercoledì 6 febbraio 2013

Dalla ZAD

fonte: Invecen° 20, Gennaio

Corrispondenze con compagni francesi.

Potete spiegare che cos'è la ZAD e descrivere la zona per chi non la conosce?

ZAD significa Zone d'Aménegement Dif­féré (zona a pianificazione differita). Si estende per 2000 ettari, esattamente quanto dovrebbe essere grande il futuro aeroporto. Immaginate un grande rettangolo di 10 km di base e 2 per altezza. Si trova a 40 km a nord di Nantes, a 100 km a sud di Rennes e a 70' km a est di St. Nazaire, nella zona nord-ovest della Francia. Ci sono campi e case di contadini, vecchie costruzioni in pietra. Questa zona non è sta­ta toccata dalla ristrutturazione delle cam­pagne per 40 anni, per cui ci sono piccoli campi, estesi per ettari, senza monocolture intensive. Tutti questi campi sono suddivisi da boschi e boschetti. La ZAD è attraversa­ta longitudinalmente da 5 strade tipo statali, e alcune strade perpendicolari, meno di 10. C'è un bosco principale che si chiama Foréte de Rouen, grande circa 5 ettari..

Nel 2009 alcuni abitanti che vivevano nella zona hanno diffuso un appello che chiamava ad occupare questi duemila ettari. Sono così state occupate alcune case lasciate vuote da persone che sono andate via dopo essere ve­nute a conoscenza del progetto che interessa la zona. Inoltre sono state costruite abitazioni sia sul suolo che sugli alberi. In tutto, una quaran­tina di nuovi luoghi di vita. Da Zone d'Amenegement Différé è stata ridenominata dagli oc­cupanti Zone à Défendre (zona da difendere). Fuori dalla ZAD ci sono quattro paesini, tut­ti tra i 500 e i 2000 abitanti. Uno di questi si chiama Notre Dame des Landes, nome che poi è traslato all'intera zona.

Qual è il progetto su questa zona?

In poche parole, chiudere l'aeroporto di Nantes e costruirne uno nuovo a Notre Dame des Landes.
L'ipotesi di ristrutturazione estesa che riguarda il territorio nazionale si basa sull'idea di sgra­vare Parigi dagli oneri politici ed economici, togliere centralità alla capitale e ridistribuire le sue funzioni sul territorio, urbanizzando altre zone della Francia finora marginali ai grandi flussi economici. I grandi progetti su Marsiglia e in questo caso su Nantes sono da leggere in questo senso. Il triangolo tra Nantes, Rennes e St. Nazaire verrà organizzato in una metro­poli complessa, o d'equilibrio come si chiama tecnicamente, ovvero in un sistema in cui le tre città, seppur non unificate in megalopoli, saranno collegate da vie di comunicazione ad alta velocità che ne consentiranno un funzio­namento unitario. Quindi anche intorno alla ZAD ci sono case di contadini che saranno po­ste sotto procedura di esproprio. La zona della regione di Nantes, inoltre, è una regione di interesse naturalistico e quindi si in­serisce nel maledetto capitalismo verde per cui Nantes è stata eletta, lo scorso anno, città verde di Francia.
Il costruendo mega-aeroporto sarà dipinto di verde nel senso che vogliono fare un aeroporto ecologico che funzionerà con le energie rinno­vabili.
La ditta scelta per costruire l'aeroporto si chia­ma Vinci ed è la più grande multinazionale per le costruzioni al mondo. Ha una filiale, appo­sitamente tirata su per questo progetto, che si chiama Aeroport Grand Ouest. Questa ditta ha comprato gli aeroporti della zona ovest della Francia, però non ha mai costruito aereoporti. Sembra che questo aeroporto costerà 700 mi­lioni di euro. Vinci guadagna ogni anno 40 mi­liardi. La realizzazione di un aeroporto di 'alta qualità ambientale' permette di continuare con lo sfruttamento giustificandolo come eco-compatibile.

C'è un'opposizione a questo progetto. Quali sono le caratteristiche di questa opposizione?

Ci sono dei residenti della zona, anche dei pa­esi vicini, che hanno creato tempo fa un'asso­ciazione di stampo cittadinista che si chiama ACIPA (Associazione cittadina intercomunale delle popolazioni colpite dall'aeroporto). Ha migliaia di aderenti, ed è la più grande del momento. Poi c'è l'associazione di contadini - ADECA - di cui fanno parte sia i contadini della zona, che quelli dei paesi vicini. Inoltre c'è un gruppo di rappresentanti politici a vario titolo. Tutti questi si ritrovano in una struttura assembleare, che si chiama Coordination, che si vede ogni settimana.
Quello che è interessante è che dalla Acipa si sono staccati alcuni abitanti della zona perché volevano uscire dalla Coordination e hanno creato un gruppo che si chiama Gli abitanti che resistono, e sono stati quelli che son stati più vicini agli occupanti: a farci cose assieme, a discutere, a convivere. E poi ci sono gli occu­panti. Diverse persone sono straniere, inglesi, belgi, con esperienza in costruzione di capanne sugli alberi ed occupazioni di foreste. Tra gli occupanti non c'è mai stato un coordinamento strutturato in maniera rigida, ma si incontrano quando è necessario, ad esempio per parlare di confrontarsi con le associazioni.
La prima occupazione dell'area è stata nel 2007, ci son state due persone che hanno oc­cupato una casa e tra il 2007 e il 2009 hanno conosciuto diversi abitanti e grazie a questi rapporti si è creato il gruppo Gli abitanti che resistono che nel 2009 hanno lanciato la chia­mata per l'occupazione che è ancora in atto.

Che rapporti ci sono tra gli occupanti e le altre parti di movimento?

C'è la voglia di lottare contro l'aeroporto e quindi c'è anche la voglia di incontrare le altre parti di movimento. La base dell'appello per venire ad occupare in zona era finalizzato ad impedire i primi lavori - tipo i lavori di mi­surazione e planimetria - e a bloccare, anche con sabotaggi, le occasioni in cui il progetto era presentato alla popolazione. La resistenza all'aeroporto si è esplicitata con l'occupazio­ne di una zona, fatto che consente di collegare immediatamente i propri modi di vita e metodi di lotta. E avere un luogo fisico dove organiz­zarsi. Normalmente si facevano azioni comuni tipo occupare l'aeroporto di Nantes o organiz­zare un corteo in città tutti assieme. Quando partivano gli allarmi di movimenti di lavorato­ri nell'aerea, ci si organizzava informalmente o per bloccarli o per azioni diverse in piccoli gruppi che attaccavano mezzi o persone.

Questa è una lotta che va avanti da diversi anni ma negli ultimi mesi ha subito un'accele­razione, cosa è successo a partire da ottobre?

Prima di partire con il racconto degli sgombe­ri, vorrei parlare un po' della campagna contro Vinci, la ditta appaltatrice del mega progetto; è stata lanciata una campagna contro Vinci an­che qui in Francia, perché esistono in giro per il mondo altre lotte contro questa multinazio­nale, tipo le miniere di uranio in Niger, dove i minatori stanno conducendo lotte durissime contro Vinci, o in Russia a Khimki, dove una foresta rischia di essere spianata per fare posto a un'autostrada. In questo caso Vinci si è servi­ta di miliziani paramilitari fascisti per uccidere dei compagni che seguivano le mobilitazioni. A mio parere questo è stato un passaggio im­portante nella lotta a Notre Dame de Landes, ovvero trasferire la rabbia e la generica indi­gnazione contro i politici colpevoli di aver avallato un progetto così disastroso anche su un obiettivo reale ed esposto. Prima di parlare degli sgomberi vorrei elenca­re gli strumenti che questa lotta si è data sia per l'autogestione della zona sia l'autonomia della lotta. Ad esempio c'è un sito internet gestito da compagni e una radio pirata che non esisteva prima che la zona fosse occupata. Questa radio pirata occupa le bande di una radio di Vinci che un mero organo di informa­zione, perché trasmette informazioni utili sul territorio ma anche racconta di altre lotte utili come esempio e suggerimento. Chiaramente la sua funzione principale è quella di trasmettere informazioni su movimenti di truppe, posti di blocco, luoghi di scontri. Molti occupanti nei giorni caldi giravano con una radio a tracolla per avere le informazioni in tempo reale. Per tornare alla questione degli strumenti che que­sta lotta si è data, parlerei di queste cucine mo­bili in grado di sfamare centinaia di persone. In uno dei luoghi di vita c'era una grande cucina che ha cucinato pasti ininterrottamente per tut­ti gli abitanti della zona; un'altra buona trovata è stata la creazione di un freeshop, ovvero una stanza piena di indumenti di cui tutti potevano disporre liberamente. Ancora l'officina delle biciclette. Anche dopo gli sgomberi e la distru­zione di molti posti occupati, questi strumenti si sono comunque immediatamente ricreati.

Come venivano riforniti i posti dove collettiva­mente si conduceva la vita e la lotta? Da chi?

Attraverso l'autorganizzazione degli occupan­ti e la solidarietà concreta dei contadini e dei solidali, ad esempio recupero del cibo e recu­pero dei materiali. Inoltre c'era un orto collettivo che permetteva di avere verdure fresche sufficienti, ma anche una panetteria che due volte alla settimana sfornava il pane necessario a tutti gli abitanti della ZAD. All'inizio degli sgomberi è stato eretto subito un punto di rac­colta in cui i contadini dei dintorni converge­vano per portare cibo e materiale utile sia a di­fendersi che a ricostruire le cose che la polizia stava buttando giù. La cosa più stupefacente è che tantissima gente dei paesi vicini o di città lontane centinaia di chilometri, gente di tutti i tipi, vecchi, giovani, hanno iniziato a portare cose tipo vestiti, medicinali, attrezzi, tabacco, materassi, tende, coperte, calze e qualche volta benzina. Ma anche pneumatici e bombole del gas, delle cose pratiche per le barricate. Que­sto tipo di rifornimento è cominciato all'inizio degli sgomberi e non ha mai smesso di funzio­nare. Quando manca qualcosa uno o due giorni dopo arriva.
I posti collettivi sono tappezzati di messaggi, i più singolari sono stati quelli attraverso cui abitanti delle zone limitrofe si davano disponi­bili ad ospitare quelli che arrivavano da fuori, anche per qualche ora o per qualche giorno, quando volevano riposarsi. Questa solidarietà attiva non era immaginabile prima degli sgom­beri, perché non si aveva alcuna idea di come avrebbero reagito le associazioni o gli abitanti del posto alle situazioni conflittuali.

Arriviamo quindi ad ottobre e iniziano questi sgomberi...

Alcuni giorni prima del 16 ottobre è comin­ciata a circolare la voce di spostamenti di de­cine e decine di camionette verso Nantes. Gli occupanti hanno avuto quindi un po' di tem­po per tornare in zona se erano fuori zona e per incominciare a organizzare dei turni. Il 16 arrivano 1200 poliziotti. La mattina presto gli occupanti erano pochi, intorno ai 250, eviden­temente non c'è stata una risposta immediata agli appelli dei giorni precedenti. Si comincia con il piano che più o meno era stato studia­to, quindi barricate sulle strade asfaltate e una resistenza più o meno attiva attorno ai posti occupati. In due giorni però vengono sgombe­rati due posti e la polizia sembra puntare sulle costruzioni più stabili, ad esempio le case in pietra, ma si rendono conto che lo sgombero non è sufficiente perché qualche giorno dopo 6 case su 9 vengono rioccupate. Qualche ora dopo la polizia torna ma stavolta con mezzi pe­santi da cantiere per raderle al suolo e sgombe­rare definitivamente perfino le macerie. Dopo quasi una settimana la polizia non solo non è riuscita a sgomberare la zona del tutto ma ha innescato con il suo intervento un'affluenza di solidali da tutta la Francia: finalmente vi è una risposta a resistere in loco contro la polizia. Nessuno si aspettava un risultato del genere. Questo avviene dopo un iniziale momento di silenzio in cui la questura aveva cercato, at­traverso dichiarazioni rassicuranti, di far ap­parire l'operazione completamente riuscita. Ma il passaparola sui media indipendenti e la comparsa di alcuni video spesso creati ad arte dagli occupanti - fiduciosi nel ruolo dei me­dia- fanno trasparire la realtà della situazione. Inizia la fase di resistenza più decisa. Quindi grosse barricate sulle strade asfaltate che attra­versano la zona, le molotov, il picconamento del manto stradale per rendere impraticabili le strade. I media sono costretti ad accantonare l'immagine rassicurante con cui avevano de­scritto la lotta al suo inizio e un'edizione del tg nazionale apre con un lancio di molotov su un cordone di polizia.

L'ondata di sgomberi non funziona, le case vengono rioccupate, le pratiche di lotta espres­se richiamano l'attenzione su quanto sta suc­cedendo lì alla ZAD. Molti compagni arrivano da vicino e da lontano a resistere...

Un luogo che ha resistito una settimana intera è il Sabot, un orto collettivo di 6000 metri qua­dri, occupato collettivamente dopo un corteo di un migliaio di persone un anno e mezzo fa. In quest'orto si è resistito con molta determi­nazione per una settimana e questo è diventato il simbolo del fatto che si potesse resistere, del fatto che si potesse riuscire a reggere lo sgombero e le cariche, anche perché la tattica della polizia non era quella di avere un impatto duro, di usare tanta forza.

Raccontate come è avvenuta questa resistenza.

Non abbiamo molte informazioni ma l'impor­tante è che molte persone diverse hanno saputo resistere con pratiche eterogenee ma affianca­te le une alle altre. La strategia della polizia che veniva evidenziata dai media all'inizio era quella di "0 feriti e 0 arresti" e all'inizio sono riusciti ad attenersi a questa. Ma poi è cam­biato, ed è aumentata la determinazione. Vo­levano fare un'operazione pulita e non ci sono riusciti

La prima settimana non sono riusciti dunque hanno riprovato con questi sgomberi nella set­timana successiva: sono riusciti a farli?

Sì, su una quarantina di posti occupati ne hanno abbattuti trentacinque. Non sappiamo se la strategia fosse quella di radere al suolo tutto in due settimane, infatti è successo per lo più che le case venissero sgomberate, rioc­cupate, risgomberate e alla fine rase al suolo. Comunque i compagni hanno avuto l'impres­sione che la polizia fosse disorganizzata e che l'obbiettivo fosse distruggere le case e libera­re le strade della zona ma hanno avuto molte difficoltà di movimento e per questo motivo ci sono stati anche conflitti tra i diversi corpi di polizia. C'era difficoltà a capire gli ordini. Un episodio: uno sbirro sale su un albero per sgomberare la casa che c'era sopra, ma taglia per errore la corda della piattaforma che lo reggeva cadendo da 7 metri. Un altro sbirro si è fatto esplodere una bomba assordante in mano. Ci sono state molte occasioni in cui la polizia si è trovata in forte difficoltà. Da una parte questo movimento non ha un'organizza­zione unitaria, strutturata, quindi non ci sono dei momenti in cui si programma che cosa fare tutti quanti insieme, ma questa è stata anche la ricchezza del movimento perché ogni piccolo gruppo poteva organizzarsi autonomamente e decidere come resistere. Questo ha fatto sì che le persone partecipi siano diventate sempre più numerose e si siano anche create nuove cono­scenze e rapporti di affinità. Dopo questa data succedono altri momenti di partecipazione più o meno forti e dei momenti alterni in cui anche la polizia si ritirava per poi ripassare all'attac­co. Un'altra tappa importante della resistenza è stata il corteo di rioccupazione che gruppi di occupanti e compagni da fuori programmava­no da un anno e mezzo. Si era già detto che se a settembre fosse arrivato lo sgombero, si sa­rebbe dovuto arrivare in massa nella zona per rioccupare e ricostruire.
La manifestazione raggiunge le 35mila perso­ne e arrivano perfino 400 trattori e dei rimorchi pieni di legno e materiale per costruzioni. Mol­ti di quelli che vengono da altre città preparano dei kit per costruire casette. Sono case che si montano molto velocemente, quindi già dopo la prima giornata ne sono pronte quattro. In 5 giorni, durante i quali gli sbirri non arrivano, le case sono ultimate. Sia le abitazioni con bagno e riscaldamento, sia i dormitori, le sale riunioni e via dicendo (laboratorio del legno e del fer­ro). Anche la gente che è venuta da altri posti contribuisce ai lavori, costruisce barricate e si prepara alle prossime offensive. Offensiva che arriva 5 giorni dopo il corteo: il 23 novembre. Ci sono ancora delle case da difendere quindi si prepara la resistenza e si costruiscono molte barricate e si pensano strategie per bloccare la polizia.


Raccontateci di queste strategie.

Parliamo del Rosier (un'occupazione nella ZAD). Per quanto riguarda il Rosier c'è stata una presenza decisamente di massa, si è ar­rivati con i trattori portando il materiale per costruire barricate, cioè soprattutto ferraglia, balle di fieno e strutture metalliche. C'erano 2 barricate principali, larghe 5 metri e alte 4. Poi ci sono molte barricate più piccole che, nel complesso, bloccavano tutte le strade intorno. In alcuni casi si lasciavano anche i trattori in mezzo alla strada, e alcuni contadini trascor­rono tutta la notte a dormire nella casa insieme con gli occupanti.

Quindi gli sbirri ci hanno messo un sacco di tempo per sgomberare queste case dalle bar­ricate. 

Sì, uno dei problemi principali per loro è stata la presenza dei trattori che non sapevano come rimuovere, perché mancava il conducente... In un altro punto vengono messi 2 tronchi di traverso sulla carreggiata della strada e dietro vi viene scavata una trincea nell'asfalto che percorre tutta la larghezza della strada, 5 metri circa. Davanti al tronco in alcune parti ci sono filo spinato e chiodi e in altre parti balle di fie­no. Questo permette di rallentare la polizia e quindi sperimentare delle situazioni di scontro.

Sembra questa la tattica., far concentrare la polizia nello smantellamento di una barricata per poter poi bersagliarla dai lati, se sono co­perti da boscaglia... 

Sì, questo è quello che si è voluto metter in atto anche per poter provare materiali e tecni­che per condurre attacchi di questo tipo.

Ma questo riguardava solo compagni o anche gente del luogo? 

Direi compagni, ma nell'elaborazione delle tattiche invece c'è stata sinergia tra compagni e abitanti del luogo. Ti faccio un esempio si è deciso insieme ai contadini di fare in modo di non subire attacchi presso l'occupazione che loro avevano contribuito a difendere, piazzan­dovi attorno i trattori incatenati l'uno all'altro.

Pensi che un limite di queste giornate, sicu­ramente legato anche alla difficoltà oggettiva, alla stanchezza, all'impegno dedicato alla difesa, sia stato l'incapacità di passare all'at­tacco di quelle zone in cui la polizia o stazio­nava o proteggeva i primi lavori? 

Cominciamo a parlare della seconda ondata di sgomberi, dal 22 al 24 novembre. In questi giorni la polizia ha voluto risgomberare 3 luo­ghi di vita che erano sorti (o stati ripresi) dopo il primo ciclo di sgomberi. C'è da dire che 2 di questi 3 posti erano in mezzo a un bosco e quindi se non ci sono state troppe difficoltà a sgomberare quello esposto, negli altri 2 invece la polizia ha brigato. Le barricate e la resisten­za consentono a tanti altri che non erano esat­tamente lì di accorrere, bypassando i blocchi che la polizia aveva sistemato intorno a questi posti. Iniziano 2 giorni di battaglia, e in questi giorni arrivano fino ad un migliaio di solidali. La resistenza ha preso diverse forme, c'erano persone che praticavano la resistenza passiva - tipo catene umane, discussioni accese con la polizia, spogliarsi di fronte ai poliziotti. Da questo momento in poi la polizia ha abbando­nato ogni tipo di remora formale cominciando a gasare chiunque con candelotti ad altezza d'uomo e a picchiare con i manganelli. D'al­tro lato altre persone più determinate hanno cominciato ad attaccare la polizia con pietre, molotov, bastoni.
Mentre si resisteva alla ZAD, dei trattori han­no bloccato gli accessi della città a Nantes; praticamente dei trattori si sono parcheggiati in mezzo ai 2 ponti che conducono alla città, mentre a Rennes un corteo selvaggio attraver­sa la città. Ma su tutto il territorio francese ci sono delle reazioni immediate: da occupazio­ni di sedi istituzionali ad attacchi di. sedi po­litiche. Il giorno dopo sabato 24 era previsto da tempo un corteo a Nantes. Se alla ZAD in quello stesso momento si era in un migliaio in città i manifestanti erano ottomila, ad animare un corteo non autorizzato. Il corteo passa di fronte alla prefettura difesa dai reparti CRS e da un idrante e nonostante questo vi si scaglia­no contro ma non in maniera organizzata.

Come si muovevano i poliziotti nel bosco? 

A piedi e il loro obiettivo era proteggere i mez­zi che avrebbero poi distrutto le occupazioni. La polizia attaccava con granate stordenti, la­crimogeni, granate a frammentazione e le flash ball.
Le flash ball sono delle palle di gomma che vengono sparate da un fucile, come quello per sparare i lacrimogeni, che ha un mirino che consente di avere una precisione elevata, e ti raggiungono anche a 40-50 metri di distanza con precisione. Provocano da ematomi a la­cerazioni della pelle a seconda della distanza ma sono in grado anche di spaccare le ossa e ovviamente se ti arrivano in faccia ti rovinano (anche se alla ZAD nessuno ha perso occhi, come è capitato altrove). Le granate assordanti sono tirate a mano o con un fucile, dopo alcuni secondi esplodono con un boato che ti fa per­dere il senso dell'equilibrio e dell'orientamen­to e ti lasciano un fischio nelle orecchie, molto fastidioso. Inoltre i frammenti di plastica della granata sono in grado di attraversare i vestiti e di entrare sottopelle (plastica bollente ov­viamente). Le granate a frammentazione sono invece armi di difesa in dotazione alla polizia che formalmente vengono chiamate "armi di disaccerchiamento" ovvero armi che consen­tono a poliziotti circondati da moltitudini di mettersi in salvo. È relativamente da poco che usano queste armi di difesa per attaccare e han­no fatto la loro comparsa per la prima volta a Strasburgo in occasione di un contro summit. Inoltre raccontiamo un episodio strano. Lunedì 26 novembre nel pomeriggio arrivano tantissimi poliziotti su una strada lunga 3 km che attraversa la ZAD con l'intento di liberarla dalle barricate. La polizia arriva non solo con i suoi mezzi ma anche con dei camion su cui caricare le macerie. Erano tanti, circa 300, e cominciano a smontare le barricate da sud e avanzando smontano le barricate che trovano lungo la strada. A difendere una barricata c'era una trentina di persone che, mentre il fronte di poliziotti avanzava, cercava di rinforzarla ac­catastando rottami, filo spinato, etc. Nel mo­mento in cui la polizia era a pochi metri dalla barricata, all'improvviso una decina di quel­li che sembravano compagni, indossano sul braccio una fascetta con su scritto 'police', e iniziano ad afferrare qualcuno tra quelli indaf­farati sulla barricata. Al momento non siamo a conoscenza di fermi o arresti in quella situa­zione, anche perché non eravamo presenti. In­somma, a proposito di infiltrati questo episodio non solo è particolarmente inquietante, ma è anche inedito in questo scenario.

Quindi in questi 2 giorni è finita l'operazione pulita di sgombero e sono cambiate le rego­le di ingaggio. Che cosa ha provocato questo cambio di condotta? 

Sul momento c'è stato un cambio palpabile di pratiche, perché alcuni pacifisti dopo che venivano gasati poi ritornavano all'attacco con componenti che erano organizzate per lo scontro. Ha provocato sicuramente molti feriti e molta indignazione. Ma ci sono stati anche tanti arrabbiati. C'è stato un repentino cambio di registro discorsivo anche da parte delle vecchiette, per esempio, che chiedevano come poter far male alla polizia. Ci sono sta­te poche critiche rispetto ai metodi di difesa e nelle assemblee successive, ma anche nelle dichiarazioni dei personaggi più pubblici, non c'è stata nessuna critica. Comunque il secondo giorno riescono a sgomberare il bosco di Rou­en, anche se con molta più fatica e un enorme dispendio di lacrimogeni. A fine giornata il go­verno ha comunicato che ha concesso una tre­gua dicendo che si sarebbe dedicato molto più che in passato a spiegare l'importanza di un'o­pera di questo tipo. Il governo concretamente ha rinviato la deforestazione della ZAD di sei mesi, il che vuol dire un passo indietro rispet­to al ritmo dei lavori. L'inizio della deforesta­zione era previsto a gennaio. Il movimento da parte sua ha risposto: "noi stiamo contando i nostri feriti, non ci interessa il dialogo, voglia­mo solo che la polizia se ne vada immediata­mente e la base di ogni futura conversazione per noi sarà la modalità di abbandono di questo progetto". La prefettura a sua volta ha risposto che avrebbero tolto gli uomini dalla zona solo se si fossero liberate le strade dalle barricate e non si fossero più costruiti altri posti occupati. Il movimento ha quindi cominciato a discutere sul se e come liberare le strade; qualcuno ha proposto di liberarle a metà, ovvero dividere a metà le barricate in modo da lasciare solo mezza carreggiata disponibile. Gli occupanti hanno deciso comunque di vivere nella zona, e la decisione infine è stata questa: lasciare le strade semilibere e continuare a stare in zona. La cosa interessante è che la rabbia non è scesa immediatamente ma a partire dalla notte stessa del 24 ci sono stati piccoli attacchi ai mezzi della polizia ancora in loco; il presidio delle barricate fino all'alba è continuato. E domeni­ca 25 novembre si è vista la voglia condivisa di continuare a lottare soprattutto in un gesto eclatante: 40 trattori sono stati incatenati intor­no a una casa occupata disposti a rimanere lì a tempo indeterminato.

Com'è il rapporto con i giornalisti? 

Nella ZAD è stato sviluppato uno strumento che si chiama Automedia; questa lotta ha in al­cuni momenti una grossa attenzione mediatica e le varie componenti hanno posizioni diverse nei riguardi dei giornalisti: c'è chi non vuole avere rapporti con i media e chi invece pensa che sia importante dialogarci. Questo gruppo è nato da discussioni collettive partendo dal pre­supposto che piuttosto che evitare i problemi connessi a tale questione, è meglio affrontarli e trovare delle pratiche e dei modi per gestire la loro presenza; questo vale sia per i giornalisti che si muovono al di fuori della ZAD che per quelli che si muovono al loro interno. Automedia si occupa anche di produrre immagini e video, ed è composta da persone che partecipa­no direttamente alla lotta e abitanti della ZAD. Chiunque abbia partecipato alla lotta e sia co­nosciuto può entrare in questo gruppo che si occupa anche di gestire il sito. Il suo obiettivo è anche quello di minimizzare i problemi legati alla presenza dei giornalisti, se in certi posti questa non viene minimamente tollerata lo si spiega tramite cartelli, e se vengono violate tali disposizioni li si allontana anche violente­mente. Una cosa che è successa per esempio alla manifestazione del 17 novembre con il consenso generale, proprio perché erano stati avvisati prima. Ci sono però altre situazioni, come quella stessa manifestazione, dove non si può impedirne completamente, tranne che nello spezzone dei compagni, l'arrivo e la pre­senza. Per cui il 17 un gruppo di Automedia ha organizzato un banchetto a cui i media do­vevano presentarsi, e questo è stato comunica­to sul sito del movimento. A questo banchetto ai giornalisti veniva spiegato come avrebbero dovuto comportarsi, ad esempio chiedendo ai manifestanti se avessero piacere o meno di es­sere filmati, gli veniva poi attaccato al braccio uno straccetto colorato che consentisse a tutti di identificarli. Così per esempio chi veniva sorpreso a fare foto o video senza questo strac­cio al braccio, veniva allontanato senza susci­tare sorpresa. Questo riguarda sia i giornalisti di grandi testate che i freelance. In alcune oc­casioni il gruppo Automedia ha poi parlato con i giornalisti comunicando ciò che si era deciso nelle assemblee collettive; è capitato poi che venissero dati dei tempi - mezzora, un'ora - all'interno dei quali i giornalisti potevano sostare all'interno della ZAD. In definitiva, secondo noi, Automedia è una buona idea, un modo per tenere insieme delle posizioni diver­se su questa questione. Nelle situazioni in cui si compivano azioni illegali, invece, i giornali­sti non potevano esserci per evidenti motivi di sicurezza, ed era sufficiente che anche una sola persona esprimesse la volontà di non averli vi­cini perché questa decisione fosse sostenuta da tutti; non c'era bisogno di assemblee, votazio­ni o maggioranza e minoranza.

Dicevate che i contadini per poter partecipa­re a questa lotta si organizzavano tra di loro in modo che chi partecipava alla lotta venisse sostituito... 

Di fatto i contadini si sono autorganizzati per mandare avanti le loro attività e le loro fatto­rie anche con l'aiuto di alcuni occupanti che sono andati nelle loro terre a lavorare. Dall'11 dicembre questo luogo barricato da trattori è sotto sgombero tramite la decisione formale di un tribunale. Proprio oggi è stato occupato un altro campo per farlo diventare un nuovo orto collettivo.

Di azioni in solidarietà alla ZAD ce ne sono state tante... 

Tante sedi del partito socialista sono state at­taccate in diversi modi: vetrine infrante, scrit­te, imbrattamenti o presidi di fronte alle sedi. Un'altra pratica molto diffusa è stata quella dei cosiddetti pedaggi gratuiti, ovvero il bloc­co del funzionamento dei caselli autostradali, perché molte autostrade sono gestite da Vinci così come tanti parcheggi a pagamento nelle città, che infatti sono stati sabotati. Ci sono state anche occupazioni di cantieri, striscioni sulle gru e anche veri e propri attacchi a mezzi da lavoro. Per quello che riguarda le sedi po­litiche e istituzionali sono stati occupati molti municipi; alcune azioni sono state fatte anche al di fuori della Francia, sempre per colpire gli interessi di Vinci.

Secondo voi ci sono interessi di Vinci in Italia? 

Vinci in Italia è presente con un lavoro già svolto a Brindisi, degli enormi contenitori di gas allo stato liquido. Sappiamo anche che Vinci si sarebbe proposto per l'appalto riguar­dante il ponte di Messina. Vinci ha delle sedi a Roma e a Milano e ha delle filiali molto pic­cole che lavorano nei pressi di Vicenza, penso che siano piccole aziende che già esistevano e che Vinci ha rilevato. Una riguarda le biotec­nologie e una i pannelli solari.

Danzica 1970, un'insurrezione

fonte: Invecen° 20, Gennaio

Sabato 12 dicembre, Kociolek, vice primo ministro ed ex primo segre­tario del distretto della regione di Danzica, viene inviato dal partito ai cantieri navali della città dove in settimana è scoppiato uno sciopero per protestare contro la diminuzione dei salari. I can­tieri lavorano al 90% per l'Unione So­vietica, in conseguenza della specializ­zazione dei compiti imposta dall'Urss agli altri paesi del Patto di Varsavia e questo sciopero pignolo, che consiste nell'applicare con tale rigore le norme previste da provocare un rallentamento del lavoro, fa sì che i termini di conse­gna non possano essere rispettati e che i cantieri debbano pagare grosse sanzioni.Giunto ai cantieri, Kociolek prende la paro­la e, in un comizio a dir poco agitato, riesce a stento tra i fischi e le urla a promettere un innalzamento dei salari nel 1971. Il giorno successivo, domenica 13, puntualmente la radio e la televisione annunciano un "ri­maneggiamento dei prezzi" che aumente­rà quello di quarantasei prodotti di prima necessità riducendo al contempo quello di altri prodotti (per fare un esempio, il prez­zo dello strutto aumenta del 30% mentre quello dei dischi diminuisce del 18%). Nel­lo stesso decreto saranno aumentati i salari delle forze di polizia che ammontano a circa un milione di uomini su una popolazione to­tale di 32 milioni.
La stessa domenica alcuni delegati di due sezioni dei cantieri navali già in sciopero, che si recano presso la direzione del partito per discutere dei nuovi prezzi, vengono tutti immediatamente arrestati.
Il lunedì mattina tremila lavoratori, dopo una breve assemblea nel cortile dei cantieri, partono in corteo verso la sede del partito per chiedere la liberazione dei compagni arrestati il giorno prima. Durante il percor­so il numero dei manifestanti raddoppia: marinai, giovani e donne si sono uniti agli operai.
Davanti alla sede del partito, in breve tem­po, scoppiano scontri con la polizia. I ma­nifestanti riescono a impadronirsi di una macchina delle forze dell'ordine che, po­sizionata alla testa del corteo, viene spinta verso i cantieri navali rivelandosi partico­larmente utile: è infatti munita di altopar­lanti attraverso cui si spiegano le ragioni della lotta e si lancia l'appello per un nuovo concentramento alle 16 davanti alla sede del Partito e per una manifestazione l'indomani alle 7.
Nel pomeriggio gli scontri iniziano già pri­ma delle 16, la polizia tenta di impedire agli operai di raggiungere la sede del Partito ma non vi riesce, perché li trova armati di pietre, bulloni, sbarre, catene e tubi di piombo. Le pattuglie motorizzate della polizia devono cedere terreno. Durante il percorso vengono rotti i vetri della Casa della Stampa, del Te­atro, della Banca e del ristorante Monopol. Verso le 18 finalmente si raggiunge la sede del Partito: una pioggia di pietre rompe i vetri, alcuni giovani entrano e incendiano la tipografia situata negli scantinati. A questo punto entrano in azione alcune unità della milizia e dell'esercito, ma gli ordini di di­sperdersi non sortiscono alcun effetto così come i gas lacrimogeni. In questa zona gli scontri continueranno fino alle 22. Approfittando del fatto che le forze dell'or­dine sono concentrate nei pressi della sede del Partito, nelle vie laterali molti si danno alla pazza gioia. Un enorme falò viene fatto bruciare e alimentato con le tavole dello steccato di un cantiere edile e con gli albe­ri di natale in vendita in uno stand vicino. Arriva un'autobotte dei pompieri, alcuni adolescenti la fanno fermare, fanno uscire i pompieri e la spingono nel falò. Le fiamme circondano il veicolo e l'esplosione del serbatoio alimenta il fuoco. Altri due autobus vengono bruciati nella sera vicino all'alber­go Monopol.
Tutti gli alti funzionari si rifugiano nel­le caserme della marina, gli operai invece cercano di procurarsi armi e materiale per fabbricarle: i magazzini vengono assaltati per prendere bottiglie e alcool per preparare molotov, vengono assaltate le macchine della polizia per prendersi armi e altopar­lanti. Alcune di queste vetture vengono poi gettate dal ponte sulla linea ferroviaria. Al­cuni manifestanti vengono arrestati mentre escono dai negozi assaltati carichi di cami­cie, cappotti, pellicce, cibo e vini pregiati. Sin dalle prime ore del giorno seguente, martedì 15, risulta evidente che gli operai fanno di tutto per estendere lo sciopero e che in parte vi riescono. Alle 4 infatti anche il porto è in sciopero, i dirigenti discutono con gli scaricatori che rifiutano di riprende­re il lavoro. Col passare del tempo si mol­tiplicano poi i casi in cui le persone vengo­no obbligate ad abbandonare il lavoro, sui gruisti in particolare la pressione è molto forte. Alle 6 invece nelle officine Hydroster tutti hanno ripreso il lavoro, così come nella fabbrica di mobili per navi e alle ferrovie. Nel cantiere Nord e in quello delle ripara­zioni nessuno ha invece iniziato a lavorare. Un'ora più tardi seicento lavoratori del cantiere navale si spostano verso l'edificio della direzione mentre altrettanti lavoratori della fabbrica di mobili smettono di lavo­rare e si uniscono ai primi. In poco tempo davanti alla sede della direzione ci sono più di millecinquecento persone, il comizio del segretario del Comitato viene impedito con fischi e grida minacciose. Ai cantieri di riparazione tutti vogliono unirsi agli scio­peranti, un gruppo di operai arriva poi alle porte del cantiere Nord manifestando in fa­vore dello sciopero generale, ma gli viene impedito l'accesso alla fabbrica. Alle 7 e 30 un imponente corteo si dirige verso la città e man mano si accresce di ope­rai venuti da altre fabbriche, di passanti e di giovani; un piccolo gruppo di miliziani viene respinto e si nasconde nell'edificio del comando della milizia. Nei pressi del tribunale la strada è completamente blocca­ta da una folla che impedisce ogni accesso al quartiere, un gruppo si stacca e attacca il comando della milizia, alcuni tentano di demolire le porte blindate dell'entrata e nel parcheggio trovano sei autoradio della mi­lizia e altre tre vetture speciali. Un gruppo di tre persone entra in azione: uno demoli­sce i serbatoi della benzina, un altro tiene in mano una torcia accesa e il terzo li copre con una pistola. Dalla folla si alzano grida: "lasciate uscire i carcerati!" scopo dell'a­zione è infatti raggiungere la prigione. Vi è una nuvola di gas lacrimogeni. La milizia utilizza i manganelli e le granate ma non può resistere alle pressione dei manifestan­ti. Il gruppo più agguerrito, armato di sbarre di ferro, entra nell'edificio e prende posses­so del pianterreno dove si trova il deposi­to di armi da cui però all'ultimo momento alcuni funzionari erano riusciti a portar via mitra e munizioni. Alcuni manifestanti nel frattempo scavalcano le finestre e, forzan­do le porte metalliche, fanno entrare altri loro compagni. Il muro della prigione è a soli cinquanta metri. I poliziotti si mettono in posizione di difesa, verso di loro vengo­no gettate delle pezze imbevute di benzina. I miliziani resistono con pietre e granate e dalla finestra del comando vedono nel frat­tempo la folla bombardare con pietre, bul­loni e altri oggetti i loro colleghi in strada e massacrarne uno a bastonate. In una ventina di minuti arrivano i rinforzi che respingono i manifestanti e permetto­no ai miliziani asserragliati all'interno del comando di spegnere l'incendio al primo piano e a pianterreno. Il tentativo dei ma­nifestanti di liberare i delegati, gli operai e i saccheggiatori arrestati è fallito. La battaglia si diffonde in tutta Danzica. Nelle vie Hucino e Kalinowski alcuni gio­vani inaugurano una nuova forma di attac­co alle milizie. Fermano un camion, fanno scendere il conduttore e uno dei giovani si siede al posto di guida, mette in moto il vei­colo, lo dirige sulle forze dell'ordine e salta fuori dalla cabina. Contrariamente all'a­spettativa il camion però gira a destra verso l'entrata della stazione e la folla si salva per miracolo perché il mezzo viene fermato da un lampione.
Mentre da più punti si levano alte colonne di fumo nero, un altro tentativo di questo tipo viene realizzato davanti alla sede del Comitato Regionale che viene assaltato da più di mille persone. Quattro adolescenti arrivano dal lato del parcheggio dirigendo­si verso le finestre del pianterreno, fra loro una ragazza con impermeabile nero e calze bianche porta un bidone di benzina, i ragaz­zi la sollevano ed essa svuota il bidone sul davanzale della finestra, la benzina cola sul muro e basta un fiammifero per accenderla. Il fuoco si espande rapidamente. Nel frat­tempo un altro gruppo si dirige verso le fi­nestre dello scantinato che in breve verran­no distrutte da un'enorme fiammata. Ora gli incendiari cambiano tattica e lan­ciano verso le finestre delle pezze imbevute di benzina, le tavole e tutto il materiale del ristorante situato a pianterreno bruciano. Il palazzo è ormai pieno di fumo, l'entrata principale è in fiamme, i soldati per permet­tere di spegnere l'incendio ricevono l'ordi­ne di sparare una raffica di avvertimento. Tirano in aria dal quarto piano. Dalla folla un coro di risate segue la raffica. Viene dato l'ordine di evacuare l'edificio, l'esercito ri­ceve l'autorizzazione a utilizzare le armi. La tattica consiste nel formare un corridoio in mezzo al quale passeranno i lavoratori del Comitato e i miliziani che sono costretti a lanciarsi dalle finestre per uscire dal pa­lazzo. I soldati riescono a stento a mantene­re questo corridoio perché sono accerchiati dalla folla formata in maggior parte da gio­vani. Alcuni gruppi penetrano nell'edificio ormai abbandonato e appiccano il fuoco in diversi punti. Nell'edificio vi sono ancora due miliziani che non sono riusciti a sal­varsi per tempo, i manifestanti bloccano un mezzo dei pompieri accorso in loro aiuto e lo incendiano.
Nel frattempo i manifestanti sono dapper­tutto, incendiano altri locali, assaltano e saccheggiano negozi nelle vie adiacenti la­sciate completamente sguarnite dai soldati. Altri, per ostacolare la comunicazione e l'arrìvo di truppe, assaltano e incendiano la stazione e la sede dell'ufficio postale. Sono ormai le 15 e grossi gruppi di operai dei cantieri navali tornano sui luoghi di la­voro. Intanto le prime colonne di mezzi mi­litari, inviati dalle autorità, entrano in città dirigendosi verso il litorale. Alcuni giovani saltano sulle autoblindo obbligando i solda­ti, che ancora non si decidono a utilizzare le armi, a lasciare tre vetture. I rinforzi conti­nuano ad arrivare in città dove alle 18 è de­cretato il coprifuoco. La città è pattugliata dai soldati, i pompieri spengono gli incendi e gli operi del comune lavorano tutta la not­te per sistemare ciò che rimane dei palazzi del potere. Centoventotto tra uomini, donne e giovani vengono arrestati perché trova­ti in possesso di benzina, bastoni, granate e altre armi. Sono accusati di devastazione e saccheggio. Si contano sei morti e più di trecento feriti.
La polizia, l'esercito e il partito sono or­mai padroni della strada, gli operai hanno optato per rinchiudersi nei cantieri. Qui, per prevenire eventuali attacchi della poli­zia, minacciano di sabotare le attrezzature e di far saltare i tubi dell'acqua e del gas, di distruggere le navi in costruzione e di in­cendiare quelle in darsena. Dalla Direzione viene quindi dato l'ordine di far uscire dal­la rada le navi che possono e di mettere al sicuro la documentazione sulla costruzione delle navi.
La sera del martedì Kociolek parla alla te­levisione locale, non a quella nazionale per evitare che la notizia dell'insurrezione si diffonda e contagi altre città, e invita i la­voratori a tornare al loro posto promettendo aumenti salariali. Questo cordone sanitario riuscirà solo in parte, gli scioperi comunque si estendono ad altre città anche se non rag­giungeranno la radicalità espressa a Danzi­ca.
Mercoledì il centro della città è completa­mente in mano all'esercito e occupato mi­litarmente: le vie principali sono pattugliate da carri armati posti a cinquanta metri l'uno dall'altro. Chiusi nelle officine, accerchiati da tanks e autoblindo da cui ormai i milita­ri non esitano a sparare a vista, gli operai ribadiscono le loro rivendicazioni, mettono a punto i loro organi di gestione, di colle­gamento e rafforzamento dello sciopero, si organizzano per difendersi da attacchi mi­litari e per garantirsi il vettovagliamento, continuano insomma, autorganizzandosi, lo sciopero. Ma le possibilità insurrezionali e di autogestione generalizzata appaiono or­mai sconfitte, la disfatta subita nelle strade e l'isolamento hanno tolto spinta e vigore al movimento così che la normalità e l'inerzia quotidiana iniziano a riprendere il sopravvento.

Coraggio


Perché hai paura del tuo futuro? Hai paura di perdere o di trovare lavoro? Di non avere una casa propria? Non conosci i mali di questa società?
La paura è la percezione del pericolo, l'allarme che scatta quando sei di fronte a Moloch.
Ma ora che lo hai visto in faccia, perché hai ancora paura? Conosci il suo aspetto. Sai dove si trova, non puoi ancora ucciderlo, ma sai come sfuggirli.
E allora non c'è più bisogno di avere paura, non hai bisogno dell'ansia che lampeggia rossa. Hai bisogno di uscire dalla stanza e prendere una boccata d'aria, fin quando anche Moloch non uscirà dalla stanza. Ma allora sarete in uno spazio aperto, per scappare l'una dall'altra. Prima tu, poi lui. Dopo tu e poi lui ancora.
È così che funziona per ora. O vuoi restare nella stanza con Moloch? Nessuno te lo vieta, ma non urlare troppo. C'è solo rumore in quella stanza.
Urla fuori, all'aperto, qualcun* ti sentirà sempre, ti prenderà la mano e ti porterà in una grotta illuminata dal buio che Moloch non conosce. Non è il suo buio, ma il tuo.
Oscura la vista di Moloch finché non lo ucciderai.

domenica 3 febbraio 2013

Elettrocuzione

Tensione troppo alta
che mi tiene in vita,

la corrente logora
tante e tante cose:

differenza di potenziale elettrico elevata che non permette il normale funzionamento degli organismi.

venerdì 1 febbraio 2013

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

A caccia di cibo
L'uomo moderno come si procura il cibo?

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