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martedì 15 gennaio 2013

Le lotte delle donne del Maharashtra per l'emancipazione e per l'acqua

Scritto di Brinda Rao 
per la rivista Capitalism Nature Socialism 
Edizione italiana: Capitalismo Natura Socialismo 
Traduzioni di Giovanna Ricoveri, Ornella Cilona, Gloria Malaspina
Rivista internazionale di ecologia socialista, pubblicata a New York, Barcellona, Roma
CNS n. 1, marzo 1991

Si ringrazia vivamente l'American Association of University Women per il sostegno dato alla realizzazione di questo studio.

1. Introduzione

Nel 1972, un componente maschile della Commissione indiana di pianificazione ha ammesso che, se il compito di procurare l'acqua fosse spettato agli uomini, tutti i 230.000 villaggi del paese sarebbero stati dotati di acqua potabile dopo 25 anni di sviluppo economico pianificato (1). Il decennio internazionale dedicato all'acqua potabile ed al miglioramento delle condizioni igieniche (1981-1991) è una buona occasione per far conoscere le lotte delle donne delle regioni agricole dell'India. L'accesso all'acqua è sempre stato un simbolo importante nella società indiana. L'acqua significa molte cose - il sogno inconfessato di una donna povera, la promessa di un politico, le «buone» intenzioni del governo e la sua «cattiva» opera di pianificazione, l'essenza e l'espressione della purità di casta di un Bramino, la salute ed il potere di un ricco agricoltore. Il problema dell'acqua non ha ancora ricevuto l'attenzione che merita. Le politiche statali glissano sull'argomento, mentre la Commissione per la Pianificazione ha ulteriormente rinviato la data in cui prevede di portare l'acqua in tutti i villaggi. Anche gli ecologisti e le femministe, che criticano lo sviluppo economico, non insistono molto sul problema dell'acqua, limitandosi ad accennarne nel corso delle discussioni di carattere generale sulla siccità, il disboscamento e l'invisibilità del lavoro femminile. Ciò è significativo, perché l'approvvigionamento di acqua potabile e per uso domestico è un «lavoro da donne» dovunque l'acqua sia attinta con sforzi e difficoltà - facendo la fila alle due del pomeriggio davanti ad una fontana nei bassifondi delle città, o camminando ogni giorno per cinque miglia in campagna su terreno accidentato. Questo studio si occupa della scarsità dell'acqua, vista dalla parte delle donne povere del distretto di Pune del Maharashtra. Bisogna premettere che né la situazione delle donne nelle campagne, né il problema dell'acqua potabile (ed in generale delle condizioni ambientali) possono essere considerati come aspetti a sé stanti. Il modo in cui le donne si rapportano all'acqua, al problema della sua scarsità è strettamente connesso all'immagine che la società ha delle donne. La «siccità» è un dato sociale che può essere usato per comprendere (o dissimulare) una serie variegata di fenomeni, che hanno origini naturali o sociali. Per esempio, le donne non possono «sperimentare la siccità», ma possono e fanno esperienza della forte carenza di acqua potabile. Allo stesso modo, le donne del movimento Chipko non «sperimentano lo sviluppo», ma piuttosto la mancanza di combustibile per cucinare e le inondazioni periodiche durante la stagione dei monsoni. E' attraverso la focalizzazione di aspetti specifici e locali, così come sono vissuti dalle stesse donne, che possiamo apprendere meglio le origini, non locali, dei vari fenomeni e le implicazioni ad essi connesse [2]. La scarsità di acqua è uno dei più importanti di tali aspetti. L'acqua è una condizione di produzione, sia che venga usata per l'irrigazione che per il lavoro domestico. La divisione del lavoro per sesso, la debole condizione sociale del lavoro femminile e il dinteresse del governo per le condizioni che regolano la procreazione implicano che il raccolto venga considerato più importante della procreazione e dell'educazione dei figli.

2. Donne, ecologia e sviluppo

La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo e quella sull'ambiente e i movimenti ecologisti contengono informazioni sulla condizione delle donne nelle regioni agricole dell'India. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo ha in realtà migliorato la comprensione della natura e delle implicazioni della divisione sessuale del lavoro, in particolare sull'impatto che lo sviluppo economico ha sulla vita delle donne. Gli studi femministi in India (ed in generale nel Terzo Mondo) sono riusciti a ridefinire con buoni risultati il concetto di lavoro, includendovi quello femminile. Tali studi hanno inoltre mostrato che la forma e la natura del lavoro femminile sono invisibili e strutturati in modo tale da lasciare le donne in uno stato di subordinazione rispetto all'uomo [3]. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo ha inoltre studiato l'espulsione della manodopera femminile in conseguenza dell'introduzio­ne delle innovazioni tecnologiche, particolarmente in agricoltura. Quando viene meccanizzato un lavoro, le donne che lo svolgevano sono licenziate ed al loro posto sono assunti uomini con il compito di far funzionare le macchine [4]. Generalmente, le donne trovano un nuovo lavoro, che fa crescere la loro dipendenza dall'uomo e le priva dello status sociale di cui godevano nel precedente lavoro [5]. Inoltre, anche se non esiste alcuno studio storico sulle ore di lavoro effettuate dalle donne, è evidente che o-k-i le donne lavorano di più rispetto a prima, perché cumulano il lavoro fuori casa a quello domestico. In un villaggio nel Karnataka, le donne compiono il 46% del lavoro complessivo, gli uomini il 37% ed i bambini il 17% [6]. In un villaggio del Rajasthani le donne lavorano dalle 14 alle 16 ore al giorno [7]. Oltre al lavoro agricolo, le donne hanno il compito di procurare il combustibile per cucinare, il foraggio e l'acqua per uso domestico. Negli ultimi anni, l'esaurimento e la distruzione delle risorse naturali hanno reso questi compiti (che richiedono dalle quattro alle sei ore al giorno, a seconda delle regioni) - estremamente difficili, tanto che spesso costano alle donne la salute e, a volte, la vita. Durante la siccità nel Madras del 1983, una donna risultò affetta da utero prolasso perché costretta a portare un carico eccessivo di acqua per molte miglia, ogni giorno. Dopo essere stata operata, tuttavia, riprese a trasportare l'acqua sulla stessa distanza, perché niente era nel frattempo cambiato [8]. La situazione dell'acqua potabile è negativa da tutti i punti di vista: occorrono dalle tre alle cinque ore al giorno, a seconda della difficoltà del percorso e della vicinanza alle sorgenti, per attingere l'acqua e trasportarla con due o tre grandi pentole fino a casa. Per di più, l'acqua accessibile alle donne povere è di cattiva qualità. Nel villaggio di Kutasa, nella regione di Vidarbha, nel Maharashtra, per esempio, l'acqua inquinata ha provocato negli ultimi anni un incremento della mortalità infantile. Inoltre, è sempre più difficile procurarsi come combustibile la legna, cosicché le donne sono costrette ad usare prodotti biologici - sterco di mucca essiccato, rifiuti del raccolto ed erbacce - che non solo sono poco efficienti come combustibile, ma sono anche dannosi per la salute. I fumi tossici emessi durante la cottura sono stati ritenuti nel Gujarat la principale causa di disturbi respiratori, la più importante affezione di cui soffrono le donne e le ragazze indiane [9]. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo afferma che il lavoro molto duro delle donne e la divisione sessuale del lavoro sono le principali cause della sottomissione della donna alla famiglia, alla comunità ed alla società. Essa ha inoltre evidenziato un collegamento fra l'invisibilità delle donne nelle campagne ed il loro lavoro, e l'esclusione delle donne dal processo di pianificazione economica. Storicamente, secondo questa letteratura, gli effetti della modernizzazione agricola, dell'industrializza­zione e del «progresso agricolo» colpiscono i gruppi poveri ed emarginati, specialmente le donne delle campagne. Questa letteratura presenta tuttavia il limite di dividere la vita delle donne in due sfere separate: produzione e riproduzione, o «lavoro» e «vita di famiglia». Poiché gli studi sullo sviluppo sono focalizzati sul «lavoro delle donne», ciò che fanno le donne finisce con l'identificarsi con ciò che le donne sono, e con quello che esse vogliono e desiderano. Di conseguenza, gli studi si concentrano sui «ruoli» delle donne nel lavoro esterno e in quello domestico, tagliando fuori argomenti come la violenza nella famiglia, nello stato, nella religione e nella società, nella casta e nella classe. Difficilmente si trova, in questa letteratura, materiale sulla visione del mondo, sulle aspirazioni, gli obiettivi che le donne hanno e sui modi in cui tali obiettivi cambiano nel corso del tempo. Un altro limite della letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo è rappresentato dal fatto che essa si impernia sulla ricerca di relazioni di tipo causale, spesso a senso unico, tra due entità, «donne» e «sviluppo». Molti studi si incentrano infatti sull'«effetto» che lo sviluppo provoca sulle donne, rappresentandole come prigioniere di una trama di strutture sociali oppressive e di rapporti di sfruttamento. In tali studi, alle donne «avviene» sempre qualcosa: devono lavorare più ore, i loro campi sono aridi, vengono licenziate per essere sostituite dalle macchine, sono sfrattate a causa della costruzione delle dighe e affette da gravi malattie. In breve, le donne sono rappresentate come «vittime» del processo di sviluppo. Ma questo approccio corre il rischio di rafforzare l'oppressione e lo sfruttamento delle donne, perché rende invisibili le loro potenzialità di conquistare il potere ed emanciparsi. La letteratura sull'ambiente e i movimenti ecologisti in India fornisce anch'essa valide considerazioni sulla distruzione delle risorse naturali e i suoi legami con la vita delle donne [10]. Apparsa per la prima volta in contemporanea con la nascita del movimento Chipko, la letteratura sull'ambiente e sui movimenti ecologisti si è in seguito arricchita di nuovi contributi; questo è probabilmente il motivo per cui tende a superare l'approccio «vittimistico» - descrivendo le donne ed i poveri come precursori potenziali di una nuova era, sensibile alle problematiche ecologiche - e a focalizzare la propria attenzione sugli alberi e la deforestazione [11]. Le indagini sul movimento Chipko e altri movimenti a salvaguardia degli alberi; le critiche ai progetti governativi di deforestazione e gli effetti di quest'ultima sui disastri «naturali», come siccità ed inondazioni, sono ora al centro degli studi ambientali come un tempo lo erano le ricerche sulla commercializzazione delle foreste. Anche il problema della siccità ha ricevuto un'attenzione considerevole [12], così come quello degli effetti negativi della costruzione di dighe [13]. Questi ed altri studi sul degrado ambientale ammettono che le donne hanno risentito più di tutti della distruzione delle risorse naturali, ma non forniscono informazioni specifiche sulla scarsità di acqua, se non per mettere in rilievo che è oggi più difficile per le donne trovare l'acqua. La letteratura sull'ambiente e sui movimenti ecologisti concorda sul fatto che i costi sociali della scarsità di risorse ambientali sono sopportati dai poveri, dagli umili e dagli emarginati, mentre lo Stato, le multinazionali e gli imprenditori industriali ed agricoli sono i maggiori beneficiari dei «progetti di sviluppo». Le rendite derivanti: 1) dall'incre­mento della coltivazione della canna da zucchero nel Maharashtra, che utilizza acqua in quantità dieci volte superiore a quella occorrente per la coltivazione del grano [14]: 2) dal commercio di alberi nell'Uttar Pradesh e nel Bihar [15]: 3) dalla costruzione di dighe e dai progetti energetici che costano miliardi di rupie [16], arricchiscono un'elite di ricchi ed impoveriscono le masse attraverso la mercificazione e il monopolio delle condizioni di produzione. Questa letteratura mostra inoltre il conflitto esistente fra l'uso della natura per scopi di profitto e la rivendicazione della natura come fonte di sopravvivenza. I contrasti fra le forze del capitalismo ed i bisogni della gente sono tratteggiati in modo netto: la distruzione della natura e del genere umano contro il sostentamento e la sopravvivenza. Essi appaiono anche come una lotta fra due visioni del mondo, la prima basata sulla scienza egemonica dell'Occidente e la seconda sulla conoscenza indigena e sulla coscienza ecologica. A questo punto sorgono alcune ambiguità. Nessuno spiega come venga acquisita una «coscienza ecologica», se è insita nei contadini in virtù della loro precaria esistenza e/o se sia un portato dei disastri ecologici o di altri avvenimenti. E, una volta acquisita, questa coscienza va considerata come qualcosa di permanente e di invariabile? A dir la verità, è stato messo in rilievo che la povera gente, comprese le donne, può distruggere le risorse ambientali quando la propria sopravvivenza è minacciata, sia in modo indiretto, cercando lavoro presso le industrie direttamente responsabili della distruzione di risorse naturali, sia in modo diretto, quando, ad esempio, è costretta dalla fame a sradicare le piante. Inoltre, non è chiaro quando le donne ed i poveri, che lavorano 16 ore al giorno, possano trovare il tempo e le energie per mobilitarsi, organizzarsi ed impegnarsi a sostenere la lotta contro le forze che distruggono l'ambiente. In conclusione, mentre la letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo è chiaramente pessimista nelle sue conclusioni, quella sull'ambiente e sui movimenti ecologisti è spesso caratterizzata da una sorta di idealismo romantico. In questo saggio ho tentato di evitare entrambe le tendenze e di incentrare invece il discorso su un'analisi più accurata del complesso legame esistente fra le donne, lo sviluppo e le risorse naturali.

3. «Decostruzione» della scarsità di acqua e «ricostruzione» delle donne contadine.

Il Maharashtra è uno stato ad alta densità di popolazione, situato nell'India occidentale, che ha una grande importanza dal punto di vista politico: "è stato infatti la culla del rinascimento indiano nel XVIII secolo ed ha svolto un ruolo-chiave nel corso delle rivoluzioni politiche che hanno portato all'indipendenza dell'India. L'eredità politica e storica del Maharashtra è evidente nella frequenza di moti contadini, che si verificano in quello stato e nella forte presenza di organizzazioni femministe e di sinistra. La militanza dei contadini poveri del Maharashtra, specialmente delle donne, non è stata ancora studiata con attenzione, a differenza di quanto è avvenuto per gli altri movimenti contadini nel Bengala, nell'Andorra Pradesh e nel Tamil Nadu. Allo stesso modo, le proteste popolari nel Maharashtra non sono così conosciute come il movimento ecologista Chipko nell'Uttar Pradesh, o del Karnataka, i moti dei pescatori del Kerala contro la meccanizzazione e la commercializzazione della pesca, o il movimento delle popolazioni tribali dello Jharkhand. Le proteste popolari del Maharashtra sono strettamente legate ai disastri ambientali. Fra il 1970 ed il 1973, anni caratterizzati da gravi siccità e carestie, i contadini, uomini e donne, sono stati molto attivi nell'organiz­zarsi, come dimostra il fatto che più di cinque milioni di persone sono rimaste coinvolte in quegli anni negli scioperi contadini, che hanno costretto il governo a creare nuova occupazione e ad approvare una legge, che riconosce il diritto a salario uguale per lavoro uguale, a donne ed uomini. Da allora, nonostante la rapida crescita di organizzazioni di massa come lo Shramik Sanghatana (associazione dei lavoratori di fatica) e la Shetkari Sanghatana (associazione dei lavoratori contadini), nonché di organizzazioni autonome delle donne e di gruppi ecologisti, le lotte per la difesa dell'ambiente, nel Maharashtra, sono sempre state sporadiche e legate a precisi obiettivi. Allo stesso modo, le lotte per l'acqua delle donne povere sono rimaste confinate a livello locale. Secondo i documenti governativi, la scarsità di acqua (e la siccità) dipendono da «cause naturali». Tali documenti attribuiscono senza ombra di dubbio la scarsità di acqua alla «peculiare configurazione fisiografica» del Maharashtra, dove le sorgenti naturali non sono equamente distribuite. Mentre i Ghats occidentali - compresi i distretti costieri e la zona coltivata a canna da zucchero - sono classificati come un'area a «scarsa piovosità» annua, la regione del Vidarbha e quelle a nord sono classificate come «aree piovose». In mezzo a queste due tipi di aree, ve n'è una terza «con tracce di piovosità», che costituisce più di un terzo dello stato e che è caratterizzata da una conformazione frastagliata del territorio, da un suolo povero e da bassi livelli di ritenzione idrica. Dopo la siccità del 1972, è stata ufficialmente istituita la categoria dei «villaggi difficili»: 1749 villaggi della sola «area a scarsa piovosità» sono stati classificati villaggi difficili, perché gli stagni ed i pozzi erano asciutti, così che i villaggi venivano approvvigionati per mezzo di autocarri e di camion provenienti da altre parti dello stato e da altri stati. Nonostante i diversi progetti elaborati negli anni seguenti per dotare di acqua i villa .!4-' agricoli, il numero ufficiale dei villaggi difficili è aumentato a 23.679 alla fine del 1988. Attribuendo la scarsità di acqua a «cause naturali» il governo si crea un alibi per scaricare ogni responsabilità. In generale, l'atteggiamento del governo è dunque apatico e fatalistico. Un funzionario governativo, che non vuole essere nominato, mi ha detto che la scarsità di risorse ambientali è nelle mani di Dio: «La gente viene da noi pensando che possiamo alleviare tutti i loro problemi e le loro pene. Noi possiamo fare qualcosa, ma in definitiva è il destino a decidere se i villaggi saranno dotati di acqua potabile. Non siamo Dio; siamo solo il governo». Dal canto suo, il governo ha un approccio estremamente frammentario al problema della scarsità di acqua. I Dipartimenti per lo Sviluppo Rurale, l'Irrigazione e l'approvvigionamento di acqua del Maharashtra non solo sono situati in uffici diversi, ricevendo finanziamenti da fonti differenti, ma hanno anche priorità diverse. Nel corso delle mie interviste ai funzionari di questi Dipartimenti sono rimasta sorpresa nel constatare che sono organizzati a «compartimento stagno». La mancanza di un approccio integrato alla programmazione permette allo stato di ignorare le connessioni esistenti fra l'incremento della quantità di acqua prelevata dai pozzi per uso agricolo da parte dei contadini ricchi e l'essiccamento dei pozzi comuni; le interconnessioni fra l'incremento della coltivazione della canna da zucchero e la carenza di acqua per uso domestico e fra l'incoraggiamento dato agli zuccherifici cooperativi e la formazione di una élite politica e sociale. Il problema dell'acqua potabile e per uso domestico ha scarsa priorità non solo per il governo statale, ma anche per quello centrale. Né il governo centrale né quello statale nominano le donne nei loro minuziosi progetti per l'approvvigionamento di acqua. Il censimento non considera «lavoro» il tempo speso dalle donne per procurare foraggio ed acqua. Per il modo in cui sono attualmente definite le le: - i, non vi è alcuna possibilità che i diritti delle donne e il problema della scarsità di acqua potabile possano essere in senso stretto tutelati dalla legge. Possono esserlo solo come aspetti di questioni e di diritti più generali dove la carenza di acqua potabile si identifica con la siccità, così come la questione della condizione femminile nella città e nelle campagne viene assimilata a quella dei bambini e degli handicappati. Le donne delle campagne non esistono come categoria agli occhi dello stato. Nel Dipartimento per lo Sviluppo rurale del Maharashtra non sono previsti provvedimenti a loro favore, né sono citate negli obiettivi e nelle politiche del Dipartimento delle Donne e dell'Assistenza Sociale. La politica statale a favore delle donne è inadeguata ed indifferenziata, tanto da rivelare fra le righe atteggiamenti assolutamente patriarcali. Lo stato considera le donne, specialmente quelle di campagna, come oggetti o macchine produttrici di bambini. I valori patriarcali che spingono gli uomini a ignorare il contributo delle donne in casa - anche se sono consapevoli della loro dipendenza ha esso - formano il background culturale ed ideologico delle politiche statali sfavorevoli alle donne [17]. La negligenza dello stato nei confronti del problema della scarsità di acqua per uso domestico è profondamente connessa al fatto che lo Stato non si preoccupa minimamente della condizione delle donne delle campagne.

4. Le alternative a livello di base - tra realtà e finzione
L'argomento dell'acqua è stato trattato saltuariamente sia dagli ecologisti che dai gruppi femministi. In questo paragrafo discuterò dell'importante contributo del Pani Panchayat (Consiglio dell'Acqua) e di alcune organizzazioni di donne nel distretto di Pune. Il Pani Parrchayat è stato istituito da V.B. Salunke, un ingegnere del Pune, che era rimasto profondamente colpito dalle condizioni dei poveri nelle campagne. La siccità del 1972 aveva fatto scomparire alcuni villaggi del distretto ed aveva compromesso l'agricoltura per molti anni a venire. Salunke si trasferì in un villaggio chiamato Naigaon e lì iniziò il suo esperimento di un Consiglio dell'Acqua. L'esperimento di Naigaon consisteva nel prelevamento dell'acqua dalla fonte più vicina per mezzo di pompe elettriche e nel trasporto fino al villaggio attraverso canali e condotte, affinché potesse essere distribuita agli abitanti. Salunke tentò una trasformazione non solo tecnologica, ma anche sociale, basata su principi egualitari. Il Consiglio dell'Acqua era composto da un rappresentante per famiglia (quasi sempre maschio) ed era basato sui seguenti principi: 1) il progetto era in parte finanziato dagli abitanti del villaggio, che contribuivano con un pagamento, a rate o in contanti; 2) era proibita la coltivazione della canna da zucchero e di altre colture ad elevato fabbisogno di acqua; 3) tutti i membri - del Consiglio avevano diritti sull'acqua, anche se non possedevano terra; 4) questi diritti non erano trasferibili e nel caso non venissero più usati, quando per esempio una famiglia si trasferiva altrove, venivano rimessi al Consiglio; 5) l'acqua distribuita a ciascuna famiglia non era proporzionale alla superficie di terra da essa posseduta, ma ai bisogni di ciascun componente. Ad ogni persona veniva concesso un quantitativo di acqua corrispondente a quella che occorre per irrigare mezzo acro di terra: così, una famiglia di cinque persone aveva un quantitativo di acqua equivalente a quella necessaria per irrigare tre acri e mezzo di terra. Questi principi sono stati molto utili per una equa divisione dell'acqua. La decisione di proibire la coltivazione della canna da zucchero e di concedere l'acqua sulla base dei bisogni e non dell'estensione della proprietà, ha contribuito a ridurre le rivalità di classe e lo sfruttamento dei piccoli contadini da parte dei grandi. Finché la gente del villaggio finanzia in parte il progetto, ha anche interesse a mantenerlo; il Pani Panchayat rappresenta un esperimento innovativo nel campo dell'ecologia socialista, perché utilizza un approccio migliore di quello sperimentato dal governo. Le donne beneficiano del progetto perché non devono fare lunghi percorsi per prendere l'acqua. Un movimento come il Pani Panchayat sembra possedere caratteristiche adeguate per aiutare le donne ad accedere alle condizioni di produzione e per identificarsi quali produttrici delle loro stesse condizioni. Tuttavia, l'ideologia del Consiglio dell'Acqua non riconosce alle donne delle campagne i loro diritti, perché queste appaiono solo in quanto «famiglia» dei componenti maschi del Consiglio. In questo caso, risulta evidente l'atteggiamento patriarcale di accomunare le donne ai bambini. II Pani Panchayat riproduce così una serie di pratiche e di credenze tradizionali, che discriminano le donne. Per tradizione, solo gli uomini possono essere proprietari della terra; secondo il progetto del Consiglio dell'Acqua, solo gli uomini detengono i diritti sull'acqua. Anche se gli uomini non proprietari di terra possono avere diritti sull'acqua: le donne, che per tradizione sono senza terra, non hanno questi diritti. Inoltre, non è diminuito il carico di lavoro delle donne nei villaggi che hanno adottato il progetto del Consiglio. Nello Shindewadi, per esempio, alcune donne mi hanno riferito che il loro carico di lavoro non si è affatto ridotto perché gli uomini hanno delegato alcuni dei loro compiti alle donne, con la motivazione che, dal momento che non devono più andare a prendere l'acqua, hanno molto «tempo libero» a disposizione. L'approccio del Pani Panchayat riconosce legami tra ecologia e sviluppo. Lo stesso Salunke definisce il suo piano un «modello di sviluppo alternativo», con lo scopo di soddisfare i bisogni dei poveri e degli emarginati. Tuttavia, il problema dell'eguaglianza tra bisogni degli uomini e delle donne poveri rimane: questo movimento commette lo stesso errore dei responsabili delle politiche di sviluppo, in quanto dà per scontato che ciò che va bene agli uomini, vada bene anche alle donne. Organizzazioni di donne come lo Stree Aadhar Kendra (Centro e Fondazione delle donne) e il Samajwadi Mahila Sabba (organizzazione delle donne socialiste) stanno facendo un notevole lavoro nelle zone rurali. Le attiviste hanno una profonda conoscenza del problema della scarsità di acqua nelle loro regioni: le organizzazioni delle donne usano in un primo tempo argomenti generali - presa di coscienza, violenza sessuale e abbandono da parte degli uomini, ecc. Ma nonostante la sensibilità verso i temi ecologici, la scarsità di acqua non è di solito considerata un argomento a sé. Il vincolo maggiore con cui le organizzazioni delle donne devono fare i conti è la definizione delle priorità, se occorra focalizzare l'attenzione su argomenti generali o su temi specifici. Le organizzazioni di donne tendono oggi a privilegiare gli argomenti specifici; non negano i legami esistenti fra le donne e l'ecologia, ma ritengono che la consapevolezza delle donne, di se stesse e della loro oppressione, sia un pre-requisito necessario per spingerle a lottare per l'accesso all'acqua. Un approccio più dialettico alle donne ed al problema della scarsità di acqua è invece rappresentato nel film Pani (Acqua) di Simitra Bhave. Pani tratta della lotta delle donne per ottenere che venga scavato un pozzo nel loro villaggio colpito dalla siccità, perché politiche irresponsabili di sviluppo hanno portato alla diminuzione del livello dell'acqua di superficie. Dato che il pozzo del villaggio si è essiccato, le donne devono camminare a lungo sulle zone collinari per procurarsi l'acqua. Una donna viene picchiata dal marito perché ha tentato di limitargli l'uso dell'acqua ed è da lui costretta ad andare di nuovo a prendere l'acqua, dopo il tramonto. La donna si incammina con le pentole, accompagnata dalla figlia di sei anni, ma nel buio la bambina scivola, cadendo nel pozzo senz'acqua, ferendosi gravemente. Dopo l'incidente, Kushakaki, un'anziana donna del villaggio particolarmente sensibile, mobilita le altre donne ed inizia così la lotta per portare l'acqua potabile nel villaggio. I contorni della lotta sono tratte w iati acutamente in questo film, a cominciare dallo sguardo intenso e silenzioso che una donna, in avanzato stato di gravidanza, lancia al marito quando questi le ordina di mandare la sua vecchia madre a prendere l'acqua; continua con sarcastici scambi di battute tra donne ed uomini («se gli uomini andassero a prendere l'acqua, già da molto tempo sarebbe stato scavato un pozzo»), per culminare nella vittoria dell'intuizione di Kushakaki («So che nel mio terreno c'è l'acqua. Dobbiamo scavare qui.») e nella lotta delle donne. In soli trenta minuti, questo film tenta di rappresentare alcune lotte - tra uomini e donne, tra donne ed autorità del villaggio, tra donne e stato, tra stato ed attivisti - e individuarne l'interdipendenza.

5. Identità ed ideologie: un'analisi delle connessioni fra donne ed acqua
Il legame fra identità della gente e risorse naturali può farsi risalire al culto della natura esistente nell'India antica, durante l'età Vedica. Gli alberi, le montagne, la pioggia e l'acqua erano materializzati ed incarnati in divinità che avevano un sesso e determinate qualità. Alcune divinità benefiche, come il fuoco e l'aria, erano invariabilmente maschili, altre come l'acqua erano femminili. Anche le proprietà della natura avevano una identità antropomorfica. La forza veniva identificata con Vayu, il vento: la ferocia con Agni, il fuoco. Il legame tra l'uomo e la natura mostra nell'India antica un'interessante mancanza di distinzione fra natura umana e natura non umana. L'interscambio fra le caratteristiche degli esseri umani e quelle della natura indica un'esistenza in simbiosi con la natura ed un'auto-consapevolezza delle persone come parte della natura. L'elemento dell'acqua è stato associato in natura con le qualità femminili. Ganga (il Gange), la principale fonte d'acqua dell'India, era visto come il purificatore eterno ed il dispensatore di salvezza, una sorta di ponte tra questo mondo e quello ultraterreno. L'elemento dell'acqua era inoltre associato con il «potere», fonte di creazione e di distruzione. L'attività quotidiana delle donne di andare a prendere l'acqua per uso domestico è strettamente radicata nel folklore, nella mitologia e nella letteratura indiana. Si possono infatti trovare numerosi riferimenti a questa attività nelle canzoni e nelle danze folcloristiche popolari e regionali, e nelle storie religiose, nelle quali prendere l'acqua viene rappresentato come un compito meraviglioso e liberatorio. Il luogo dove si trova l'acqua viene rappresentato come un punto d'incontro fra le donne, che fanno il bagno e giocano, trovandovi un diversivo quanto mai necessario al lavoro faticoso in casa e ai brontolii dei mariti e e dei suoceri. Le insenature, i fiumi e gli stagni appaiono anch'essi come scenari di interludi romantici. Le rive del fiume Yamune sono il luogo dove si svolgono diversi episodi della storia del Signore Krishna e della sua amante Radha. Oggi, la separazione crescente fra uomo e natura appare chiaramente evidente nelle sfavorevoli condizioni nelle quali le donne devono andare a prendere l'acqua ed anche nella mancanza di un approccio integrato alla questione della scarsità di acqua. Prendere l'acqua non è né un compito liberatorio, né assicura potere alle donne dentro o fuori casa.

6. Conclusioni
Ho abbozzato in questo articolo alcune delle connessioni esistenti fra i mutamenti delle condizioni ambientali e l'identità femminile. La separazione dalle proprie condizioni di produzione ha un impatto profondo sui modi con cui si fa fronte ai problemi, sulle visioni della vita e sulle lotte delle donne. Poiché tuttavia il processo di alienazione delle donne dalle risorse idriche è lento ed invisibile, non possiamo realisticamente attenderci trasformazioni drastiche e rapide. I mutamenti nella visione della vita e nelle modalità di sopravvivenza possono non essere di grande entità - come il sogno di una giovane madre di Kahne di dare un'educazione alla propria figlia - e le stesse lotte possono avere carattere temporaneo e sporadico - come la lotta dei Dalits per avere un pozzo nel distretto di Aurangabad. Ma questi mutamenti sono importanti perché sono i primi, incerti passi delle donne nel processo di affermazione di se stesse e per la conquista del potere. Le lotte delle donne per avere accesso alle risorse ambientali, o per sfuggire al trauma dei disastri ecologici, accrescono nelle donne la consapevolezza della propria situazione di oppressione. L'acquisizione di una consapevolezza di genere è fortemente legata alla lotta per le risorse ambientali, perché spesso le donne - quando partecipano a queste lotte - devono confrontarsi e sfidare gli uomini all'interno delle proprie comunità e famiglie. Il film Pani illustra questo chiaramente: quando le donne si mobilitano affinché venga scavato un pozzo nel loro villa: -io, la collera degli uomini scende su di loro, cosicché ogni giorno vengono molestate» sul posto di lavoro. La proposta di scavare un pozzo viene ridicolizzata come un'idea illogica e bizzarra. Un altro impedimento alla partecipazione delle donne alla lotta è la convinzione che la sfida delle donne sia una violazione morale della «femminilità». L'attivismo delle donne, soprattutto quando avviene senza il coinvolgimento degli uomini, minaccia di spogliarle della loro identità di donne. Nonostante il loro livello di oppressione, le donne delle campagne hanno ancora grandi risorse di potere reali e potenziali, che possono usare contro gli uomini. Le fonti del potere femminile, e le forme nelle quali esso si manifesta, mutano con le condizioni ambientali che, a loro volta, cambiano a seconda de[ livello e delle forme del potere femminile. Le crisi ambientali forniscono non solo il pretesto ed il contesto per le lotte condotte dalle donne, che così ridefiniscono la loro identità, ma definiscono anche gran parte del contenuto stesso di queste lotte. La scarsità di acqua e di altre risorse ambientali ha il potere di incoraggiare, ma anche potenzialmente di ostacolare i movimenti delle donne, che lottano per l'accesso alle condizioni di produzione, così come per la ridefinizione della loro identità, al di fuori dei modelli oppressivi patriarcali e capitalistici.

Fonti:

[1] A. Agarwal - S. Narain, «Women and Natural Resources», Social Action, 1985, n. 35.
[2] «Sebbene le lotte ecologiche abbiano apparentemente carattere locale nelle zone agricole, le loro conseguenze hanno portata generale, anche perché la sopravvivenza locale è insidiata da forze che non hanno origine locale... le lotte locali sono parte di un processo di trasformazione globale che generalmente avviene in modo sotterraneo» V. Shiva, «Ecology Movements in India», Alternatives, 1986, n. 10, pp. 256-257.
[3] E. Leacock - H. Safa (a cura di), Wamen's Work The Division of Labbra by Vender, Bergin and Garvey, New York, 1986; G. Seri (a cura di), Development, Crises and Alternative Visions, Monthly Review Press, New York, 1987; L. Beneria, Women and Development, Praeger, New York, 1982; V. Mazumdar, «Another Development With Women: A View from Asia», Development Dialogue, 1982.
[4] E. Leacock - H. Safa (a cura di), op. cit.
[5] Nel censimento del 1901 ogni 1000 uomini attivi vi erano 525 donne attive; in quello del 1971 le donne erano soltanto 210.
[6] A Agarwal - S. Narain, op. cit.
[7] T. Patel, «Women's Work and Their Status», Social Action, 1987, n. 37.
[8] A. Agarwal - S. Narain, op. cit.
[9] S. Batliwala, Women and Cooking Energy, mimeo, 1983.

[10] Dietrich, op.tit.; V. Shiva, op. cit. ; G. Omvedt, <India's Green Movements», Race and
JClass, 1987; P. Parajuli, When Subalterns Speck: The Politics and Pedagogy of Ecological Movements in Jharkland, India, mimeo; A. Agarwal - S. Narain, op. cit.
[11] V. Shiva, op. cit.; K. Sharma, «Women in Struggle: a Case Study of the Chipko Movement», Samya Shakti, 1984, nn. 1-2.
[12] W. Fernandes, «Drought in India: Its Causes and Its Victims», Soda] Action, 1988, n. 38• ). Murishwar - W. Fernandes, «Marginalization, Coping Mechanisms and Long term Solutions to Droungh», Social Action, 1988, n. 38.
[13] P. Parajuli, op. cit., S. Kothari, «Ecology vs. Development: The Struggle for Survival», Social Action, 1985, n. 35; G. Omvedt, op. cit.
L'India detiene il non invidiabile primato di essere il paese al mondo con il più alto
 numero di dighe. Gli squilibri provocati dalle dighe a livello ambientale hanno portato al  trasferimento forzato su vasta scala dei poveri, spesso senza indennizzo, e a un'erosione dei legami socio-culturali basati sulla comunità o sulla tribù, e all'indebolimento dei meccanismi di sopravvivenza dei poveri.
[14] G. Omvedt, op. cit.
[15] A. Agarwal - S, Narain, op. cit.
[16] S. Kothari, op. cit.; P. Parajuli, op. cit.
[17] Per esempio, recentemente il Doordarshan (la TV indiana) ha iniziato a trasmettere alcuni spot della durata di due minuti «di presa di coscienza» che in un primo momento sembrano essere a favore delle donne, ma che in realtà sottintendono che le donne sono importanti solo per la loro funzione riproduttiva. In uno di essi, i genitori vengono invitati a non permettere che le figlie si sposino prima di aver compiuto i diciotto anni di età perché altrimenti non hanno organi riproduttivi sufficientemente sviluppati per mettere al mondo un bambino sano. Come un contadino saggio taglia i frutti di un albero giovane per aumentare la qualità di quelli successivi - e qui vengono significativamente inquadrati prima la ragazza e poi un albero giovane, che produce frutti troppo piccoli -, così i genitori saggi evitano di sposare una figlia finché non sia pronta per la maternità. Lo spot si chiude con l'immagine di una ragazza, ora divenuta una donna soddisfatta, con un bambino fra le braccia. In un altro spot, si vede una casalinga appartenente alle classi più povere che mangia gli avanzi di un pasto dopo aver servito il marito ed il figlio. La donna giustifica il suo gesto come un «dovere» di buona moglie e madre. «Fermai» grida una voce fuori campo, che chiede alla donna: «Cosa accadrà al figlio che porti in grembo? Vuoi che nasca debole, deforme, malato o, peggio, morto?». Lo spot elenca poi i cibi essenziali per una donna incinta. Per una donna, l'unico motivo legittimo per mangiare un pasto salutare e bilanciato è quello di essere incinta? Il matrimonio delle ragazze va ritardato solo perché i loro organi riproduttivi non sono ancora adulti? Un altro spot, infine difende l'uso della pillola contraccettiva e della spirale, senza spiegarne gli effetti collaterali e le conseguenze per la salute delle donne. Dopotutto, quel che conta è soprattutto che una fattrice di figli sappia quando fermarsi, nell'interesse della famiglia e della nazione.
[18] Nel distretto di Ratnagiri nel Maharashtra, per esempio, la forte ondata di emigrazione maschile ha aumentato la percentuale di donne. Queste donne hanno goduto di un innalzamento della loro condizione sociale? Quali sono le implicazioni del fatto che ora fanno lavori da uomo? In che modo le donne possono utilizzare la nuova situazione per avere potere? Come cambia la percezione che le donne hanno di se stesse, quando hanno voce in capitolo nel processo decisionale? Queste sono alcune domande alle quali i futuri studi sull'emigrazione dovrebbero dare una risposta.

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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