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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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mercoledì 30 gennaio 2013

Mancanza

piange tutti quei momenti
momenti d'incomprensione
piange i suoi figli morti
morti nell'incomprensione

e poi non piange più.

Tutorial di serigrafia


Vedi il video direttamente su YouTube

DO IT YOURSELF!

Sito/blog: piratalab.blogspot.it

La Piaga Anti-Deutsch

Scritto da un compagno anarchico e antifascista di Berlino. Visita inhumancage.blogspot.it 


Il movimento antigerman detto "antideutsch" è un movimento pseudo-intellettualoide, che infetta il movimento antifascista tedesco dai primi anni 90.

Questa feccia vive di sensi di colpa, per quel che la Germania ha commesso ai tempi del Terzo Reich, si propone con le classiche basi antifasciste (antirazzismo, antisessismo, ecc), ma con un estremo odio (comprensibile e giusto) per l'antisemitismo, che li porta ad avere paranoie, vedendo odio per gli ebrei ovunque.
se sei antisionista e vorresti vedere Israele (come tutti gli stati) bruciare con tutti i loro soldati e politici terroristi, avrai un 99,9% di possibilità di essere chiamato fascista, antisemita, nazi, idiota, ignorante e così via.
difendere i palestinesi è sinonimo di fascismo per loro, combattere questa piaga è quasi impossibile.
La loro vita è composta da:
- spippamenti vari leggendo libri di Adorno e critiche all'antisemitismo;
- bruciare foto di Noam Chomsky (ah no, è ebreo, quindi sarebbe antisemitismo), ma comunque lo odiano segretamente;
- andare a cercare su internet persone che insultano Israele e sfogarsi parlando della storia di questo Stato di merda come se fosse una scusa per i milioni di innocenti che vengono umiliati, torturati e uccisi;
- emarginare e insultare gli antisionisti;
- fare manifestazioni noiose tipiche dei tedeschi con bandiere israeliane, statunitensi (si visto che gli USA aiutano Israele) e antifasciste.

Questa sottospecie di esseri umani è formata anche da "anarchici" che supportano lo stato di Israele in quanto unico modo per proteggere gli ebrei dall'antisemitismo mondiale.
A questi individui manca un piccolo passaggio sul significato di anti-nazionalismo e di vera lotta anti-razzista.
Qua vi mostrerò alcune foto di questa feccia che andrebbe bruciata:
 .




con amore,
un antisionista nella patria del rimpianto. 


Anarchists Against The Wall

Anarchists Against The Wall (Anarchici Contro il Muro) è un gruppo israelo-palestinese nato nel marzo 2003 e attivo, principalmente attraverso l’uso di mezzi pacifici, contro il muro dell’apartheid nel West Bank  (Cisgiordania) che ghettizza i palestinesi.

Che cos'è il Muro?

Il "Recinto di Sicurezza" come lo chiama il governo israeliano è in realtà una rete di muri di cemento, recinti di filo spinato e elettrificato, trincee, strade di pattuglia, torre di guardia e videocamera.

La sua larghezza è in media di 60 metri ed è lungo 590 km.
Costo totale previsto: 1,2 milioni di Euro
Costo per ogni kilometro: €170.000


Chi sono gli Anarchici Contro il Muro?

Un po' di storia: 
L'anarchismo nasce in Israele nei primi anni Settanta. Inizialmente la presenza anarchica era limitata a qualche gruppo musicale e qualche giornaletto, tipo zine, sebbene gli anarchici si facessero vedere nelle manifestazioni per il Primo Maggio tra gli elementi della sinistra non-sionista.

Durante gli anni Novanta, c'è stato un salto di qualità tra gli anarchici con un forte aumento nel numero di gruppi anarco-punk, la distribuzione di testi anarchici e il lavoro degli anarco-ambientalisti con Azione Verde e gruppi per i diritti degli animali. Alcuni hanno anche lavorato con il movimento contro il nucleare e per Vanunu, il noto svelatore del progetto nucleare israeliano.

Alla fine degli anni Novanta, poco prima di Seattle e per qualche tempo dopo, c'è stata un'iniziativa di breve durata per un collettivo anarco-comunista insieme ad una rete locale del tipo AGP che lavorava in diverse lotte, dando però più importanza alle questioni sociali e sindacali.


E adesso?

La Seconda Intifada è stata fattore principale per la crescita del movimento dei refusnik, promosso con il forte coinvolgimento di molti giovani anarchici. Infatti, i primi arrestati tra questi erano anarchici. Successivamente, molti altri della sinistra non-sionista si sono uniti al movimento, che sembra aver raggiunto il culmine con la mobilitazione contro la condanna a un anno di carcere a carico di 5 persone.

Circa un anno fa, c'è stato ancora un altro salto di qualità quando si è formata una federazione che unisce la lotta sociale con la lotta per i diritti degli animali: Ma'avak Ehad (One Struggle/Una Lotta). Questo gruppo ha fatto diverse azioni pubbliche per i diritti degli animali e si sono impegnati nella lotta contro il Muro dell'Apartheid.

L'iniziativa più recente è stata l'accampamento di Mas'ha, organizzato con la cooperazione degli abitanti del paese e i militanti internazionali. L'azione di Zabuba a novembre è stata la prima ad aver attirato l'attenzione del pubblico e si è poi sviluppata nell'iniziativa degli Anarchici Contro il Muro. L'importanza di questa iniziativa non è da sottovalutare; infatti, ha saputo coinvolgere una larga gamma di attivisti israeliani e nel contempo promuovere e sviluppare tra i palestinesi la lotta non-violenta contro il Muro.

Non sarebbe un'esagerazione dire che l'iniziativa degli Anarchici Contro il Muro è in parte responsabile per aver portato sotto gli occhi del mondo la lotta non-violenta contro il Muro.

Visita il sito awalls.org/

lunedì 28 gennaio 2013

Cascadia come Movimento Sociale

fonte: cascadianow.org/
traduzione di Crossover

CascadiaNow ("Cascadia Adesso") è un movimento sociale dal basso dedicato alla responsabilizzazione dei singoli e delle comunità in tutto il nord-ovest del Pacifico, e a celebrare le cose che definiscono il nostro unico carattere regionale.

Allora, cosa si intende per movimento sociale?

Significa rafforzare le idee, eventi e questioni che aiutano a rappresentare la bioregione Cascadia, che sono spesso interconnessi, interdipendenti e reciprocamente vantaggiosi, che solo insieme creano il vero significato di Cascadia. All'interno di questo, evidenziamo la nostra definizione:

- Bio-regione: definito dallo spartiacque delle montagne Cascade e dall'inizio del fiume del Basin nella Columbia.
- Geografia: dalla ridenominazione del Puget Sound e la Georgia dritto al Mare Salish nel 2010, o la "megaregione" Cascadia per esempio - "dove i bordi cominciano a sfumare, la creazione di una nuova scala di geografia".
- Governo Cooperativo e Pianificazione Regionale: in particolare in settori come la ferrovia ad alta velocità, la politica ambientale, l'energia locale e rinnovabile, la prevenzione delle calamità e la risposta, le riforme dinamiche e trasparenti, la crescita regionale e la gestione della popolazione.
- Biologia Ambientale: flora nativa, fauna, funghi e abitanti indigeni del mare solo per il nord-ovest del Pacifico.
- Geologia: l'unica regione al mondo ad avere il nostro proprio geologica, tettonica a placche "la zona di subduzione della Cascadia" - Cascadia può diventare indipendente dagli Stati Uniti e del Canada molto prima di quanto ci si aspettasse quando si dividerà, nel senso più letterale.
- Storia: lunga unità nella tribù costiere del Salish prima del contatto europeo, Cascadia ha spesso mantenuto un senso di auto-identità, da Thomas Jefferson a territori dell'Oregon, e anche brevemente come è la sua repubblica propria nel corso di un periodo di due anni in cui un indipendente governo provvisorio è stato stabilito.
- Cultura: Cascadian black metal, le notizie, le culture indigene del Nord-Ovest e degli interni, Cascadia Dark Ales, eventi di poesia, opere d'arte e mostre di ceramica, conferenze bioregionali e accademiche, e, naturalmente, le rivalità regionali, come la Coppa del Cascadia!
- Caratteristiche linguistiche: iniziano con lingua commerciale Salish Chinook Jargon, fino ai nostri propri modelli unici di linguaggio di oggi.
- Economia regionale: uno dei primi 20 nel mondo - che continua a diventare sempre più interdipendente, concentrata a livello locale e sostenibile.

Noi non siamo un movimento politico, perché sotto molti aspetti, noi, come Cascadiani formare una nazione.

Non nel senso che abbiamo un confine militare, o confini rigidamente definiti che sarebbero difesi fino alla morte. No, Cascadia è una nazione, nel senso che è un insieme di individui e comunità che riflettono i desideri e bisogni simili, una propria identità culturale e, soprattutto, un futuro comune. In un batter di storia, il fenomeno del nazionalismo sta trasformando rapidamente, come abbiamo continuamente ridefinire le nostre relazioni con l'individuo, la comunità e la nostra società. E noi ci stiamo trasformando con essa.

Vale a dire, mentre al momento siamo governati dagli stessi governi come gli Stati Uniti e il Canada, possediamo diversi elementi culturali - la lingua, la letteratura, di carattere, aspirazioni - e la consapevolezza di noi stessi come membri di una comunità che si estende per tutta la nostra regione, rendendo molti confini tradizionali obsoleti e irrilevanti. Gli aspetti principali di questo nazionalismo che si applicano a noi nel Pacifico nord-occidentale sono quelli che sono esistiti e continuano ad esistere in modo sempre più visibile, attraverso il confine tra gli Stati Uniti e del Canada.

Queste nazioni, anche se di grandi dimensioni come gli Stati Uniti e il Canada, non sono altro che comunità immaginate. Questi due paesi rappresentano quasi mezzo miliardo di persone, e il punto con cui possiamo facilmente identificarli con le esigenze comuni e le culture delle città di più di 3000 km di distanza, sono il rapido logoramento delle nuove tecnologie, delle realtà politiche ed economiche che trasformano le nostre attenzioni e si concentrano verso qualcosa di più identificabile - la bioregione Cascadia.

Questa idea di legami comuni e di carattere regionale - sono trasmessi attraverso i media, giornali/riviste, l'istruzione, lo sport, e la sua radice di base - le nostre comunicazioni individuali a livello interpersonale. Anche nella sua più grande scala, la nazione è immaginata in quanto i membri di anche il più piccolo paese non potrà mai conoscere la maggior parte dei loro membri, incontrarli, o anche sentir parlare di loro - ancora nelle menti di ogni vita l'immagine della comunità - definito non dalle loro interazioni fisiche, ma invece di queste connessioni percepite, e lo stile in cui sono immaginate.

Il nord-ovest del Pacifico è unico - in Nord America, e nel mondo all'estero. Siamo collegati in modi che sfidano i modelli tradizionali di governo, che aspirano ad un modo migliore di concepire la comunità, la località, la geografia e l'ecologia. Cascadia è già una comunità immaginata. Uno degli obiettivi primari del progetto di indipendenza cascadiano è quello di diffondere questa idea - che è, per aumentare la consapevolezza del potere attraverso l'auto-coscienza e sostenendo la formazione degli elementi che già sappiamo rendono questa regione distinta, e attraverso il rafforzamento del nostro immaginario comune di una società cascadiana.

Agendo, quindi, per facilitare e sostenere le nostre comunità locali in una varietà di modi - sostenibilità, elasticità, decentramento, responsabilizzazione, autonomia locale, democrazia, bio-regionalismo e uno spirito fieramente indipendente - e per contribuire a costruire i dialoghi che avvengono al loro interno e le immagini che si diffondono attraverso di loro, noi contribuiamo a plasmare le nostre comunità e le realtà in cui viviamo. All'interno di questo, noi influenzano il nostro carattere e il corso  di varie azioni governative e l'influenza sull'immaginario da cui ogni cambiamento può emergere.

Possiamo essere limitati solo dai vincoli di ciò che osiamo immaginare.

Questa è Cascadia, e noi siamo Cascadiani.

NO MUOS?

fonti: nomuos.org/ienaridensnexus.blogspot.it/

Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense. Il sistema di terra si compone di quattro stazioni, collocate in Virginia (USA), Hawaii, Australia e Niscemi. Ciascuna stazione M.U.O.S. si compone di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri, che trasmetteranno in banda Ka (microonde) e due antenne elicoidali, alte 149 metri, in banda UHF. Il sistema di terra si completa con cinque satelliti geostazionari.
Il M.U.O.S. sarà istallato nella base militare americana NRTF-8 (Naval Radio Trasmitter Facility) di Niscemi. Qui sono operative dal 1991 41 antenne in banda HF (High Frequency) e una in banda LF (Low Frequency), alta circa 140 m e con una potenza di emissione nell'ordine dei 500-2000 KW, il cui scopo è la trasmissione con i sommergibili militari. Da studi basati sui pochi dati raccolti dall'ARPA Sicilia, è scientificamente fondato il timore che l'istallazione attuale superi già i limiti di legge imposti sulle emissioni elettromagnetiche.
Lo scopo di tale complessa infrastruttura è, ovviamente, il controllo e il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, sia sopra che sotto la superficie terrestre. Le informazioni che le quattro stazioni raccoglieranno permetteranno ai vertici militari statunitensi il controllo di tutti i cosiddetti utenti mobili, tra cui i droni, aerei senza pilota (droni) che saranno allocati anche a Sigonella.
Per ciò che sappiamo, tre delle quattro stazioni di terra sono state completate. Solo quella di Niscemi è attualmente in costruzione e, sembra, in fase di completamento. Dei cinque satelliti, solo il primo è stato lanciato il 24 febbraio 2012 e finito di testare il 24 luglio 2012. Si prevede che l'ultimo satellite sarà in orbita entro il 2015. Allora il sistema sarà pienamente funzionante.
Differentemente da quanto affermato da diverse fonti, anche istituzionali, il sistema M.U.O.S. non sostituirà interamente il sistema UFO già esistente nella stazione NRTF-8. Verosimilmente, il vecchio sistema UFO affiancherà il M.U.O.S. per parecchi anni.
NRTF-8 si trova all’interno della Riserva Naturale della Sughereta di Niscemi, uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero ormai rimasti in Italia, tutelata da leggi rigorose che vietano qualsiasi intervento umano. Nel 2000 il parco è stato inserito nella Rete Natura 2000 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Nel 2008 il Piano territoriale della Provincia di Caltanissetta stabilisce che presso la Sughereta di Niscemi non è concesso realizzare nuove costruzioni e infrastrutture, compresa l’installazione di antenne e tralicci. In evidente violazione di queste norme, gran parte di una collina è stata disboscata e spianata per creare la superficie su cui sarà collocata la stazione M.U.O.S.

Il Movimento No M.U.O.S. nasce dall'adesione spontanea di privati cittadini con lo scopo di contrastare il progetto di installazione e messa in funzione della stazione M.U.O.S. di Niscemi. Il Movimento si batte per la revoca delle autorizzazioni all'installazione e alla messa in funzione del sistema.

Radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza (UHF, EHF). L'esposizione cronica alle microonde può aumentare l'incidenza della cataratta in età avanzata. Se dalla luce solare ci si può difendere con occhiali da sole, non esistono protezioni simili contro le microonde. L'esposizione diretta alle microonde può generare interazioni con il cervello, provocando irritabilità e mal di testa. Ricerche effettuate dalla NASA nel 1970 hanno mostrato che questo può essere causato dall'espansione termica di parti dell'orecchio interno. È opportuno evitare di trovarsi nel lobo di emissione dell'antenna dei potenti radar aeronautici.

L'esposizione prolungata a campi elettromagnetici di media intensità è ritenuta pericolosa per la salute (rischio di tumori, leucemie, cateratte, ...). Inoltre, l'esposizione a campi molto intensi può essere fatale. Se per un errore di puntamento le parabole del MUOS puntassero contro una persona anche per pochi secondi, protrebbero provocare ustioni gravissime, fino alla morte.

La salute potrebbe essere compromessa dall'esposizione prolungata a campi elettromagnetici di media intensità (rischio di tumori, leucemie, cateratte, ...). Inoltre, l'esposizione a campi molto intensi può essere fatale (ad esempio, per un errore di puntamento di una parabola).

Data la potenza del fascio principale di microonde emesso dalle parabole del sistema M.U.O.S., il campo elettromagnetico indotto scenderebbe sotto la soglia di attenzione (6 V/m, secondo la legge italiana) solo oltre i 130 Km dalla base. A questo va aggiunto il campo indotto dalle antenne elicoidali e da quelle già esistenti. Ciò significa che si rischiano effetti biologici su esseri umani, flora e fauna in un raggio di circa 140 Km. Effetti sanitari dovuti alla prolungata esposizione a campi elettromagnetici di tale intensità sarebbero, per citarne alcuni, insorgenza di tumori, leucemie, cataratte, riduzione della fertilità, con maggior rischio per i tessuti poco vascolarizzati (più sensibili agli effetti termici). I soggetti maggiormente esposti sarebbero i bambini e gli anziani, ma a lungo termine tali conseguenze non risparmierebbero nessuno.
Gli effetti sull'ecosistema della Sughereta e del Bosco di Santo Pietro sono difficili da prevedere ma risulta acclarato che le api, importantissime per il mantenimento dell'equilibrio biologico di tali ecosistemi, sono particolarmente sensibili alla presenza di campi elettromagnetici elevati. Stesso potenziale impatto si avrà anche sul settore agricolo, data l'influenza dei campi elettromagnetici elevati sulle colture.
Il campo elettromagnetico indotto potrebbe interferire gravemente con apparecchiature elettroniche, tra le quali apparecchi medicali come pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici e attrezzature ospedaliere. Il fascio a microonde generato dalle parabole, inoltre, è capace di interferire con la strumentazione di bordo degli aeromobili. Sull'aeroporto di Comiso, prossimo all'apertura, il fascio arriverebbe a 6500 m circa, ben al di sotto della quota di crociera impiegata nell'aviazione civile. Ciò imporrebbe, durante la trasmissione, una no-fly zone nel raggio di circa 35 Km dalla stazione, con conseguenze potenziali anche sul traffico di Fontanarossa, e ricadute negative sul settore turistico, nonché sul diritto alla mobilità dei residenti, specie in uno scenario di crisi internazionale prolungato. Scenario già verificatosi con l'aeroporto Trapani-Birgi durante la recente guerra in Libia.
Potendo passare sopra il Golfo di Gela, è possibile inoltre che il fascio di microonde abbia un impatto sulla migrazione di diverse specie di uccelli. Il Golfo di Gela, infatti, è uno dei tre corridoi migratori della Sicilia.
In ultimo, il mantenimento della pace. Una delle quattro stazioni di terra del più avanzato sistema di comunicazione militare statunitense sarà istallata a Niscemi. Dovremmo sentirci più sicuri? Ci pare ovvio chela nostra terra diverrà un obiettivo militare sensibile.
Per riassumere, i Comitati No M.U.O.S. esprimono fortissime preoccupazioni riguardo le conseguenze dell'istallazione di tale sistema su: salute umana, ecosistema della Sughereta di Niscemi, qualità dei prodotti agricoli, diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla pace e alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti.

È noto che campi elettromagnetici intensi interferiscono con apparecchiature elettriche, tra cui apparecchi elettromedicali (by-pass, pace-maker) e apparecchiature ospedaliere. Il campo elettromagnetico indotto dal MUOS (e dalla stazione esistente) potrebbe essere sufficientemente intenso da creare interferenze nel centro cittadino delle comunità vicine. La stazione MUOS siciliana, inizialmente prevista a Sigonella, è stata spostata a Niscemi proprio a causa del pericolo che il campo indotto facesse detonare i missili a bordo dei velivoli militari agi.com/.pdf.

L'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente è l'ente pubblico deputato a prevenzione, riduzione ed eliminazione dell'inquinamento ambientale. Su richiesta delle istituzioni locali, l'ARPA Sicilia ha condotto una campagna di monitoraggio delle emissioni delle antenne operative nella base NRTF-8 di Niscemi. Il Ministero dell'Ambiente ha sottoscritto le conclusioni di uno studio di Zucchetti e Coraddu, secondo i quali il rilevamento è incompleto e non condotto nel pieno rispetto della normativa vigente, chiedendo alle istituzioni locali di "accertare il rispetto dei valori limite indicati dalla normativa vigente [...] rimandando a tali valutazioni il giudizio di conformità delle due istallazioni (NRTF e MUOS)".

Nel 2001 venne siglato un accordo bilaterale tra gli USA e l’Italia (governo Berlusconi). Nel 2006 l'accordo viene ratificato (governo Prodi). L’Assessorato Regionale Ambiente e Territorio fa partire nel 2007 l’Iter per il rilascio del nulla-osta per mezzo di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Nel 2008 viene concesso il nulla-osta in seguito al parere favorevole reso in una conferenza dei servizi, cui partecipano il Comune di Niscemi, la sovrintendenza ai BBCC di Caltanissetta, il dipartimento regionale Ambiente e Territorio, l’Ente gestore della Riserva, l’Ente Foreste Demaniali, l’Ufficio per la Protezione Ambientale di Caltanissetta.


Però 


Molti si chiedono perché nessuno si interessi del movimento contro il Muos di Niscemi come fanno con il movimento No TAV.
Vi sarebbero numerose risposte come, per esempio, il fatto che gli americani sono visti come una risorsa da sfruttare tramite i vari locali che sorgono nelle vicinanze di Sigonella, anche se vi sarebbe da dire che con la costruzione dei nuovi alloggi nella zona del calatino, molti proprietari di case -specialmente quelli della zona di Motta Sant'Anastasia- sono rimasti con le case sfitte.

Oltre al fatto, come avevo detto tempo addietro, che la Sicilia è attanagliata da problemi economici molto gravi come il mercato delle arance, del grano, dei pomodori o dall'inquinamento del triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli) a quello dei fiumi come il Simeto e via dicendo, tutti causati da questo sistema economico e anche dagli aiuti dello Stato, come l'AIMA (Azienda per gli interventi sul mercato agricolo) e dei vari enti regionali siciliani, di cui molti proprietari terrieri e società di esportazione li usavano per i loro fini, anche se attualmente, gli unici che hanno un guadagno sono le società di esportazioni che fanno dei trust col prezzo delle arance.
E questo può essere una serie di motivi del perché molti non si interessano della questione del No al MUOS (questo riferito ai siciliani).

Ma aldilà di questo vi è anche il fattore che il movimento No TAV esiste da 20 e passa anni in una zona del Piemonte: pesantemente militarizzato per via delle energiche proteste degli ultimi anni, tale movimento ha ricevuto solidarietà da varie organizzazioni per la lotta della difesa del territorio (argentini, francesi, tedeschi, greci etc etc ). Il movimento No MUOS è nato in questi anni e oltre ai radar che gli americani vorrebbero mettere, non riesce a fare una critica a un sistema del genere affaristico-militare che pervade la Sicilia.

Il movimento No MUOS deve allargarsi anche in fattori di critica a questo sistema, specialmente in una terra come la Sicilia dove il problema non sono solo gli americani ("americani vàtivinni" come recitava la scritta in una bandiera nera appesa alla vecchia sede della FAS di Ragusa) o lo Stato ladro (come affermano molti proprietari terrieri (piccoli o grandi che siano)) ma tutto questo sistema di sfruttamento che ha ridotto la Sicilia -fin dai tempi dei romani- a una mera terra da tenere schiavizzata (1).
Ci si riuscirà o il Movimento No MUOS diventerà una sorta di bolla di sapone appena il MUOS non verrà installato?

Nota
(1) La Sicilia era terra di sfruttamento anche ai tempi dei vespri o ai tempi del 1820-21 o 1848, in quanto i capi erano tutti borghesi o nobili che facevano i loro interessi e non quelli del popolo siciliano. Quindi pochi cazzi e più studio di storia critica a tal merito.


Ha detto Ingroia un paio di giorni fa: "'Ricordiamo che il Muos e' uno strumento di guerra: noi diciamo no alla militarizzazione del territorio, all'enorme inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne, all'impatto devastante sul territorio le strutture verranno impiantate all'interno della riserva naturale 'Sughereta'...E' il momento di un nuovo scatto di orgoglio dei siciliani come quello che guido' Pio La Torre per affermare un'altra Sicilia, libera dalla mafia e terra di pace - conclude - Il prossimo governo dovrà occuparsi di questo grande tema. Un impegno che prendiamo di fronte a tutti i siciliani ed al paese."

Il caro candidato di "Rivoluzione civile" (che sembra più una rivisitazione buonistica del vecchio PNF) afferma che il MUOS sia uno strumento di guerra: eppure tutti i suoi amichetti di coalizione sono stati quelli che hanno approvato la partecipazione alle varie guerre (vedi Serbia), sono stati i creatori dei campi di concentramento per immigrati (vedi i CIE, ex CPT della legge Turco-Napolitano) e varie finanziarie fatte dal governo "democristiano spento" (noto alla storia come governo del centrosinistra) guidato da Romano Prodi. Non dimentichiamoci, inoltre, che Finmeccanica -tramite le sue aziende- ha degli enormi interessi nelle strutture militari dentro e fuori Italia (come ci ricorda Antonio Mazzeo nei suoi articoli): affermare che si voglia impedire la militarizzazione di un territorio X, lasciando tutti i territori militarizzati (presenti in Sicilia nella zona di Sigonella e di Trapani o in vaste aree della Sardegna), ha un sapore arrivistico e demagogico e poco e nulla di cambiamento radicale. 
Citare un personaggio come Pio La Torre solo per fare dell'antimafia un mestiere (giusto per citare Sciascia) e uno stile di vita che non porta altro che leggi sempre più repressive invocate dal popolino bue, significa bloccare e tappare delle lotte che possono fare a meno sia dello Stato che della mafia. Ricordiamoci che senza le sedicenti organizzazioni criminali (mafia compresa), lo Stato sedicente democratico avrebbe avuto vita molto dura, come ci insegnano gli esempi del prefetto di ferro e di Cucco (e che "grazie" a quest'ultimo, si decise di silurare Mori destinazione parlamento), la camorra e le sue lotte intestine (celebri i vari clan di Cutolo e Nuvoletta) e gli attuali esempi di debellare i corleonesi e i loro alleati, lasciando la Stidda e altre famiglie mafiose -soprattutto quelle presenti a Messina e Trapani- al loro posto. Benché vi siano stati dei sacrifici della carne di cannone (vedi Livatino, vedi Falcone e Borsellino, vedi Terranova e tanti altri magistrati), allo Stato interessava (e interessa tuttora) mantenere lo status quo, lasciando la mafia e altre sedicenti organizzazioni criminali al loro posto.

La lotta No Muos è un ottimo esempio di lotta antimilitarista, ma non dimentichiamoci che in Sicilia non vi è solo il problema del MUOS o degli amici dello Stato (la mafia): vi sono problemi di povertà sempre maggiore, di devastazione del territorio da parte dei 3 principali petrolchimici (il triangolo della morte ovvero Priolo-Melilli-Augusta, Gela e Milazzo), della spazzatura, della mancanza di lavoro, del ruolo della donna-serva in molti quartieri degradati delle principali città siciliane, dei campi di concentramento per immigrati presenti, dello sfruttamento di braccianti italiani e non nei campi di arance, grano e serre di pomodoro e via dicendo.
Tutte problematiche che, evidentemente, non hanno più un risalto mediatico come questa lotta antimilitarista. Cerchiamo di non dimenticarci tutte queste cose.

venerdì 25 gennaio 2013

La pistola DNA

La pistola DNA che spara contrassegni invisibili ai criminali per settimane dopo una rivolta. 

di Steve Nolan
fonte: dailymail.co.uk
Traduzione di Crossover

- C'è una società britannica dietro questa pistola e mantiene trattative con diverse forze di polizia del Regno Unito;
- I pellet di DNA possono contrassegnare i vestiti e penetrare attraverso la pelle, restando lì per settimane;
- Consente alla polizia di contrassegnare i facinorosi durante gli scontri;
- Gli ufficiali possono quindi utilizzare l'agente tracciante per localizzare i sospetti sulla scena di un crimine con i lettori UV o coi cani addestrati a trovare i contrassegni.

Può sembrare più simile a una pistola ad acqua ad alta tecnologia o da un film di fantascienza che l'ultima arma nella lotta contro la criminalità. Ma un innovativo sistema di tagging (contrassegno) con una pistola e pellet-DNA potrebbe rendere più facile per la polizia per segnare le carte, anche il criminale più volatile. A differenza di un taser o una pistola che spara proiettili veri, l'arma non farà male al sospetto o non lo renderà inabili in modo che gli ufficiali possano avventarsi.

Invece, permetterà alla polizia di stare a distanza di sicurezza durante momenti di difficoltà di identificare i criminali e arrestarli nei giorni dopo o addirittura settimane dopo un incidente. Lo "High Velocity DNA Tagging System" (Sistema ad Alta Velocità di Contrassegno del DNA, NdT), progettato per l'utilizzo da parte delle forze di polizia e dei militari dall'impresa Selectamark (basata a Locksbottom, Kent), spara piccole palline morbide verdi contenenti un materiale trasparente a un bersaglio lontano più di 40 metri. Ogni pellet, che pesa meno di un grammo, che è effettivamente come un paintball, contiene un codice unico DNA che rimarebbe sul bersaglio per settimane.

Andrew Knights della Selectamark ha detto: "In caso di contatto con il bersaglio, la "soluzione di unifica-codice SelectaDNA" lascia un segno sintetico segno tracciato di DNA che permetterà alle autorità competenti di confermare o eliminare tale persona dal loro coinvolgimento in una situazione particolare e potrebbe infine portare ad arrestare e perseguire." Il materiale è abbastanza piccolo da penetrare gli indumenti e segnare la pelle di un sospetto così come il loro abbigliamento, ha detto l'azienda. L'arma è disponibile in forma sia pistola che fucile, con il potere di sparare 20 colpi in una sola sessione.

Si rivelerà utile per gli agenti di polizia durante scontri o in caso di difficoltà di controllo della folla, dice il cervello dietro l'invenzione futurista. Potrebbe anche essere utilizzato quando un ufficiale sta dando la caccia a un delinquente e non riesce a tenere il passo. Il tag DNA può essere individuato in un secondo utilizzando una luce UV ed è progettato per garantire che i funzionari stanno arrestando la persona giusta. L'azienda ha presentato il nuovo prodotto in Nevada, negli Stati Uniti, la scorsa settimana, e ha detto che la risposta era stata incredibile. "Ci sono stati 12 mesi di sviluppo, anche se lanciato solo pochi giorni fa, c'è stata una quantità enorme di interesse," ha detto Jason Brown di Selectamark. "Siamo in trattative con diverse forze di polizia, nel Regno Unito e altre in tutto il mondo." "Questo è uno dei tanti strumenti dell'arsenale della polizia per una sommossa, e crediamo che è un deterrente, la gente sa che potrebbe essere etichettata e si disperderebbe." La pistola ha anche un mirino laser, ed è capace di registrare video e audio per raccogliere le prove. "Ogni agente ha un lotto di DNA firmato a loro, e in combinazione con il video e l'audio credo che questo fornisca una notevole quantità di prove." L'azienda ha anche addestrato un cane sniffer (i cani addestrati dalla polizia, che sfruttano il loro potente olfatto, NdT) di riconoscere il materiale, permettendo alla polizia di trattenere le folle e la ricerca di coloro che sono stati etichettati." La pistola è un'estensione di un sistema di proprietà esistente di marcatura, offerto dalla società, e che viene utilizzato dalle imprese e proprietari di immobili in tutto il mondo. L'anno scorso, la polizia di Nelson, Lancashire, ha visto un 100% di riduzione del furto con scasso quando è stato offerto SelectDNA Tag a 600 residenti locali. È stato anche rivelato all'inizio di questo mese che il colosso McDonald's ha collaborato con l'azienda per installare uno spray in più di 700 punti vendita che copre i ladri nel DNA, esso collega ad un reato specifico per diversi mesi. La catena di fast food ha preso la drastica azione a seguito di un ondata di furti nei suoi punti vendita australiani nel periodo di Natale e Capodanno.


Come funziona - L'ultima arma per la lotta alla criminalità

Selectamark dice che i suoi prodotti, tra cui la nuova pistola, unica marcatore di prodotti di valore in casa o dei criminali stessi con un DNA sintetico. Ogni set di pellet all'interno del sistema di etichettatura ad alta velocità del DNA dispone di un codice univoco del DNA, il che significa che ad un criminale individuato che viene colpito da uno dei pellet, gli si può far risalire alla scena utilizzando una firma specifica forense. A seguito di un incidente, i dettagli dei codici sono registrati in una banca dati di polizia e di assicurazione approvata, così che quando il DNA si trova su un sospetto che può essere confrontato con un incidente. L'azienda dice che il DNA nel pellet è completamente sintetico così il numero di codici unici è infinito. Il sistema non può essere violato perché è necessaria una conoscenza speciale dei "codici chiave" per individuare i filamenti di DNA. Ciò significa che il tipo di codice letto dalla polizia non può essere copiato o sostituito da terzi. Il pellet non fa male ai criminali e non è tossico e il DNA contiene un tracciante UV in modo che il segno lasciato su un sospetto può essere trovato se si trova sotto una lampada speciale.

martedì 15 gennaio 2013

Soluzioni locali per un disordine globale




Documentario di Coline Serreau oltre il documentario “ecologista”, mostra le recenti soluzioni a un’appropriazione della catena alimentare che è una minaccia incombente oltre che per la salute e il pianeta, anche per la libertà individuale e collettiva. La regista s’incontra in tutto il mondo con persone che implementano le proprie soluzioni ai disordini ambientali. Incontra: Vandana Shiva, Pierre Rabhi, Lydiae Claude Bourguignon, il Movimento Lavoratori Senzaterra, Kokopelli, M. Antoniets , Ana Pradeshi, Philippe Desbrosses, Joao Pedro Stedile, serge Latouche, Devinder Sharma, Laurent Marbot, ecc. “Con questo film, mostro che ci sono in tutto il mondo, persone che, senza saperlo, fanno la stessa cosa, che hanno la stessa filosofia di vita e le usano le stesse pratiche con la Madre Terra. Evidenzia, l’universalità di soluzioni, così come la loro semplicità, questo è il vero scopo del film.” -Coline Serrau La regista sottolinea l’analisi e la competenza, Soprattutto cerca di dimostrare, con esempi di coltivazioni alternative dal Brasile all’India, dalla Francia all’Ucraina, che le soluzioni alternative sono sostenibili e redditizie oltre che già state attuate. In breve, che un’economia più equa è possibile e addirittura indispensabile, in relazione a salute e principi umanitari. La sua dimostrazione pone in rilievo una condizione femminile che sfugge anche a tante attiviste femministe. Dimostra che c’è un divario molto significante tra il popolo e i leader. Gli OGM sono l’esempio più eclatante. Mette in guardia la popolazione mondiale, da un problema che ha ogni giorno nel piatto, ma che non si rende conto della enorme pericolosità che rappresenta nella sua globalità.

Le lotte delle donne del Maharashtra per l'emancipazione e per l'acqua

Scritto di Brinda Rao 
per la rivista Capitalism Nature Socialism 
Edizione italiana: Capitalismo Natura Socialismo 
Traduzioni di Giovanna Ricoveri, Ornella Cilona, Gloria Malaspina
Rivista internazionale di ecologia socialista, pubblicata a New York, Barcellona, Roma
CNS n. 1, marzo 1991

Si ringrazia vivamente l'American Association of University Women per il sostegno dato alla realizzazione di questo studio.

1. Introduzione

Nel 1972, un componente maschile della Commissione indiana di pianificazione ha ammesso che, se il compito di procurare l'acqua fosse spettato agli uomini, tutti i 230.000 villaggi del paese sarebbero stati dotati di acqua potabile dopo 25 anni di sviluppo economico pianificato (1). Il decennio internazionale dedicato all'acqua potabile ed al miglioramento delle condizioni igieniche (1981-1991) è una buona occasione per far conoscere le lotte delle donne delle regioni agricole dell'India. L'accesso all'acqua è sempre stato un simbolo importante nella società indiana. L'acqua significa molte cose - il sogno inconfessato di una donna povera, la promessa di un politico, le «buone» intenzioni del governo e la sua «cattiva» opera di pianificazione, l'essenza e l'espressione della purità di casta di un Bramino, la salute ed il potere di un ricco agricoltore. Il problema dell'acqua non ha ancora ricevuto l'attenzione che merita. Le politiche statali glissano sull'argomento, mentre la Commissione per la Pianificazione ha ulteriormente rinviato la data in cui prevede di portare l'acqua in tutti i villaggi. Anche gli ecologisti e le femministe, che criticano lo sviluppo economico, non insistono molto sul problema dell'acqua, limitandosi ad accennarne nel corso delle discussioni di carattere generale sulla siccità, il disboscamento e l'invisibilità del lavoro femminile. Ciò è significativo, perché l'approvvigionamento di acqua potabile e per uso domestico è un «lavoro da donne» dovunque l'acqua sia attinta con sforzi e difficoltà - facendo la fila alle due del pomeriggio davanti ad una fontana nei bassifondi delle città, o camminando ogni giorno per cinque miglia in campagna su terreno accidentato. Questo studio si occupa della scarsità dell'acqua, vista dalla parte delle donne povere del distretto di Pune del Maharashtra. Bisogna premettere che né la situazione delle donne nelle campagne, né il problema dell'acqua potabile (ed in generale delle condizioni ambientali) possono essere considerati come aspetti a sé stanti. Il modo in cui le donne si rapportano all'acqua, al problema della sua scarsità è strettamente connesso all'immagine che la società ha delle donne. La «siccità» è un dato sociale che può essere usato per comprendere (o dissimulare) una serie variegata di fenomeni, che hanno origini naturali o sociali. Per esempio, le donne non possono «sperimentare la siccità», ma possono e fanno esperienza della forte carenza di acqua potabile. Allo stesso modo, le donne del movimento Chipko non «sperimentano lo sviluppo», ma piuttosto la mancanza di combustibile per cucinare e le inondazioni periodiche durante la stagione dei monsoni. E' attraverso la focalizzazione di aspetti specifici e locali, così come sono vissuti dalle stesse donne, che possiamo apprendere meglio le origini, non locali, dei vari fenomeni e le implicazioni ad essi connesse [2]. La scarsità di acqua è uno dei più importanti di tali aspetti. L'acqua è una condizione di produzione, sia che venga usata per l'irrigazione che per il lavoro domestico. La divisione del lavoro per sesso, la debole condizione sociale del lavoro femminile e il dinteresse del governo per le condizioni che regolano la procreazione implicano che il raccolto venga considerato più importante della procreazione e dell'educazione dei figli.

2. Donne, ecologia e sviluppo

La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo e quella sull'ambiente e i movimenti ecologisti contengono informazioni sulla condizione delle donne nelle regioni agricole dell'India. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo ha in realtà migliorato la comprensione della natura e delle implicazioni della divisione sessuale del lavoro, in particolare sull'impatto che lo sviluppo economico ha sulla vita delle donne. Gli studi femministi in India (ed in generale nel Terzo Mondo) sono riusciti a ridefinire con buoni risultati il concetto di lavoro, includendovi quello femminile. Tali studi hanno inoltre mostrato che la forma e la natura del lavoro femminile sono invisibili e strutturati in modo tale da lasciare le donne in uno stato di subordinazione rispetto all'uomo [3]. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo ha inoltre studiato l'espulsione della manodopera femminile in conseguenza dell'introduzio­ne delle innovazioni tecnologiche, particolarmente in agricoltura. Quando viene meccanizzato un lavoro, le donne che lo svolgevano sono licenziate ed al loro posto sono assunti uomini con il compito di far funzionare le macchine [4]. Generalmente, le donne trovano un nuovo lavoro, che fa crescere la loro dipendenza dall'uomo e le priva dello status sociale di cui godevano nel precedente lavoro [5]. Inoltre, anche se non esiste alcuno studio storico sulle ore di lavoro effettuate dalle donne, è evidente che o-k-i le donne lavorano di più rispetto a prima, perché cumulano il lavoro fuori casa a quello domestico. In un villaggio nel Karnataka, le donne compiono il 46% del lavoro complessivo, gli uomini il 37% ed i bambini il 17% [6]. In un villaggio del Rajasthani le donne lavorano dalle 14 alle 16 ore al giorno [7]. Oltre al lavoro agricolo, le donne hanno il compito di procurare il combustibile per cucinare, il foraggio e l'acqua per uso domestico. Negli ultimi anni, l'esaurimento e la distruzione delle risorse naturali hanno reso questi compiti (che richiedono dalle quattro alle sei ore al giorno, a seconda delle regioni) - estremamente difficili, tanto che spesso costano alle donne la salute e, a volte, la vita. Durante la siccità nel Madras del 1983, una donna risultò affetta da utero prolasso perché costretta a portare un carico eccessivo di acqua per molte miglia, ogni giorno. Dopo essere stata operata, tuttavia, riprese a trasportare l'acqua sulla stessa distanza, perché niente era nel frattempo cambiato [8]. La situazione dell'acqua potabile è negativa da tutti i punti di vista: occorrono dalle tre alle cinque ore al giorno, a seconda della difficoltà del percorso e della vicinanza alle sorgenti, per attingere l'acqua e trasportarla con due o tre grandi pentole fino a casa. Per di più, l'acqua accessibile alle donne povere è di cattiva qualità. Nel villaggio di Kutasa, nella regione di Vidarbha, nel Maharashtra, per esempio, l'acqua inquinata ha provocato negli ultimi anni un incremento della mortalità infantile. Inoltre, è sempre più difficile procurarsi come combustibile la legna, cosicché le donne sono costrette ad usare prodotti biologici - sterco di mucca essiccato, rifiuti del raccolto ed erbacce - che non solo sono poco efficienti come combustibile, ma sono anche dannosi per la salute. I fumi tossici emessi durante la cottura sono stati ritenuti nel Gujarat la principale causa di disturbi respiratori, la più importante affezione di cui soffrono le donne e le ragazze indiane [9]. La letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo afferma che il lavoro molto duro delle donne e la divisione sessuale del lavoro sono le principali cause della sottomissione della donna alla famiglia, alla comunità ed alla società. Essa ha inoltre evidenziato un collegamento fra l'invisibilità delle donne nelle campagne ed il loro lavoro, e l'esclusione delle donne dal processo di pianificazione economica. Storicamente, secondo questa letteratura, gli effetti della modernizzazione agricola, dell'industrializza­zione e del «progresso agricolo» colpiscono i gruppi poveri ed emarginati, specialmente le donne delle campagne. Questa letteratura presenta tuttavia il limite di dividere la vita delle donne in due sfere separate: produzione e riproduzione, o «lavoro» e «vita di famiglia». Poiché gli studi sullo sviluppo sono focalizzati sul «lavoro delle donne», ciò che fanno le donne finisce con l'identificarsi con ciò che le donne sono, e con quello che esse vogliono e desiderano. Di conseguenza, gli studi si concentrano sui «ruoli» delle donne nel lavoro esterno e in quello domestico, tagliando fuori argomenti come la violenza nella famiglia, nello stato, nella religione e nella società, nella casta e nella classe. Difficilmente si trova, in questa letteratura, materiale sulla visione del mondo, sulle aspirazioni, gli obiettivi che le donne hanno e sui modi in cui tali obiettivi cambiano nel corso del tempo. Un altro limite della letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo è rappresentato dal fatto che essa si impernia sulla ricerca di relazioni di tipo causale, spesso a senso unico, tra due entità, «donne» e «sviluppo». Molti studi si incentrano infatti sull'«effetto» che lo sviluppo provoca sulle donne, rappresentandole come prigioniere di una trama di strutture sociali oppressive e di rapporti di sfruttamento. In tali studi, alle donne «avviene» sempre qualcosa: devono lavorare più ore, i loro campi sono aridi, vengono licenziate per essere sostituite dalle macchine, sono sfrattate a causa della costruzione delle dighe e affette da gravi malattie. In breve, le donne sono rappresentate come «vittime» del processo di sviluppo. Ma questo approccio corre il rischio di rafforzare l'oppressione e lo sfruttamento delle donne, perché rende invisibili le loro potenzialità di conquistare il potere ed emanciparsi. La letteratura sull'ambiente e i movimenti ecologisti in India fornisce anch'essa valide considerazioni sulla distruzione delle risorse naturali e i suoi legami con la vita delle donne [10]. Apparsa per la prima volta in contemporanea con la nascita del movimento Chipko, la letteratura sull'ambiente e sui movimenti ecologisti si è in seguito arricchita di nuovi contributi; questo è probabilmente il motivo per cui tende a superare l'approccio «vittimistico» - descrivendo le donne ed i poveri come precursori potenziali di una nuova era, sensibile alle problematiche ecologiche - e a focalizzare la propria attenzione sugli alberi e la deforestazione [11]. Le indagini sul movimento Chipko e altri movimenti a salvaguardia degli alberi; le critiche ai progetti governativi di deforestazione e gli effetti di quest'ultima sui disastri «naturali», come siccità ed inondazioni, sono ora al centro degli studi ambientali come un tempo lo erano le ricerche sulla commercializzazione delle foreste. Anche il problema della siccità ha ricevuto un'attenzione considerevole [12], così come quello degli effetti negativi della costruzione di dighe [13]. Questi ed altri studi sul degrado ambientale ammettono che le donne hanno risentito più di tutti della distruzione delle risorse naturali, ma non forniscono informazioni specifiche sulla scarsità di acqua, se non per mettere in rilievo che è oggi più difficile per le donne trovare l'acqua. La letteratura sull'ambiente e sui movimenti ecologisti concorda sul fatto che i costi sociali della scarsità di risorse ambientali sono sopportati dai poveri, dagli umili e dagli emarginati, mentre lo Stato, le multinazionali e gli imprenditori industriali ed agricoli sono i maggiori beneficiari dei «progetti di sviluppo». Le rendite derivanti: 1) dall'incre­mento della coltivazione della canna da zucchero nel Maharashtra, che utilizza acqua in quantità dieci volte superiore a quella occorrente per la coltivazione del grano [14]: 2) dal commercio di alberi nell'Uttar Pradesh e nel Bihar [15]: 3) dalla costruzione di dighe e dai progetti energetici che costano miliardi di rupie [16], arricchiscono un'elite di ricchi ed impoveriscono le masse attraverso la mercificazione e il monopolio delle condizioni di produzione. Questa letteratura mostra inoltre il conflitto esistente fra l'uso della natura per scopi di profitto e la rivendicazione della natura come fonte di sopravvivenza. I contrasti fra le forze del capitalismo ed i bisogni della gente sono tratteggiati in modo netto: la distruzione della natura e del genere umano contro il sostentamento e la sopravvivenza. Essi appaiono anche come una lotta fra due visioni del mondo, la prima basata sulla scienza egemonica dell'Occidente e la seconda sulla conoscenza indigena e sulla coscienza ecologica. A questo punto sorgono alcune ambiguità. Nessuno spiega come venga acquisita una «coscienza ecologica», se è insita nei contadini in virtù della loro precaria esistenza e/o se sia un portato dei disastri ecologici o di altri avvenimenti. E, una volta acquisita, questa coscienza va considerata come qualcosa di permanente e di invariabile? A dir la verità, è stato messo in rilievo che la povera gente, comprese le donne, può distruggere le risorse ambientali quando la propria sopravvivenza è minacciata, sia in modo indiretto, cercando lavoro presso le industrie direttamente responsabili della distruzione di risorse naturali, sia in modo diretto, quando, ad esempio, è costretta dalla fame a sradicare le piante. Inoltre, non è chiaro quando le donne ed i poveri, che lavorano 16 ore al giorno, possano trovare il tempo e le energie per mobilitarsi, organizzarsi ed impegnarsi a sostenere la lotta contro le forze che distruggono l'ambiente. In conclusione, mentre la letteratura sul rapporto fra donne e sviluppo è chiaramente pessimista nelle sue conclusioni, quella sull'ambiente e sui movimenti ecologisti è spesso caratterizzata da una sorta di idealismo romantico. In questo saggio ho tentato di evitare entrambe le tendenze e di incentrare invece il discorso su un'analisi più accurata del complesso legame esistente fra le donne, lo sviluppo e le risorse naturali.

3. «Decostruzione» della scarsità di acqua e «ricostruzione» delle donne contadine.

Il Maharashtra è uno stato ad alta densità di popolazione, situato nell'India occidentale, che ha una grande importanza dal punto di vista politico: "è stato infatti la culla del rinascimento indiano nel XVIII secolo ed ha svolto un ruolo-chiave nel corso delle rivoluzioni politiche che hanno portato all'indipendenza dell'India. L'eredità politica e storica del Maharashtra è evidente nella frequenza di moti contadini, che si verificano in quello stato e nella forte presenza di organizzazioni femministe e di sinistra. La militanza dei contadini poveri del Maharashtra, specialmente delle donne, non è stata ancora studiata con attenzione, a differenza di quanto è avvenuto per gli altri movimenti contadini nel Bengala, nell'Andorra Pradesh e nel Tamil Nadu. Allo stesso modo, le proteste popolari nel Maharashtra non sono così conosciute come il movimento ecologista Chipko nell'Uttar Pradesh, o del Karnataka, i moti dei pescatori del Kerala contro la meccanizzazione e la commercializzazione della pesca, o il movimento delle popolazioni tribali dello Jharkhand. Le proteste popolari del Maharashtra sono strettamente legate ai disastri ambientali. Fra il 1970 ed il 1973, anni caratterizzati da gravi siccità e carestie, i contadini, uomini e donne, sono stati molto attivi nell'organiz­zarsi, come dimostra il fatto che più di cinque milioni di persone sono rimaste coinvolte in quegli anni negli scioperi contadini, che hanno costretto il governo a creare nuova occupazione e ad approvare una legge, che riconosce il diritto a salario uguale per lavoro uguale, a donne ed uomini. Da allora, nonostante la rapida crescita di organizzazioni di massa come lo Shramik Sanghatana (associazione dei lavoratori di fatica) e la Shetkari Sanghatana (associazione dei lavoratori contadini), nonché di organizzazioni autonome delle donne e di gruppi ecologisti, le lotte per la difesa dell'ambiente, nel Maharashtra, sono sempre state sporadiche e legate a precisi obiettivi. Allo stesso modo, le lotte per l'acqua delle donne povere sono rimaste confinate a livello locale. Secondo i documenti governativi, la scarsità di acqua (e la siccità) dipendono da «cause naturali». Tali documenti attribuiscono senza ombra di dubbio la scarsità di acqua alla «peculiare configurazione fisiografica» del Maharashtra, dove le sorgenti naturali non sono equamente distribuite. Mentre i Ghats occidentali - compresi i distretti costieri e la zona coltivata a canna da zucchero - sono classificati come un'area a «scarsa piovosità» annua, la regione del Vidarbha e quelle a nord sono classificate come «aree piovose». In mezzo a queste due tipi di aree, ve n'è una terza «con tracce di piovosità», che costituisce più di un terzo dello stato e che è caratterizzata da una conformazione frastagliata del territorio, da un suolo povero e da bassi livelli di ritenzione idrica. Dopo la siccità del 1972, è stata ufficialmente istituita la categoria dei «villaggi difficili»: 1749 villaggi della sola «area a scarsa piovosità» sono stati classificati villaggi difficili, perché gli stagni ed i pozzi erano asciutti, così che i villaggi venivano approvvigionati per mezzo di autocarri e di camion provenienti da altre parti dello stato e da altri stati. Nonostante i diversi progetti elaborati negli anni seguenti per dotare di acqua i villa .!4-' agricoli, il numero ufficiale dei villaggi difficili è aumentato a 23.679 alla fine del 1988. Attribuendo la scarsità di acqua a «cause naturali» il governo si crea un alibi per scaricare ogni responsabilità. In generale, l'atteggiamento del governo è dunque apatico e fatalistico. Un funzionario governativo, che non vuole essere nominato, mi ha detto che la scarsità di risorse ambientali è nelle mani di Dio: «La gente viene da noi pensando che possiamo alleviare tutti i loro problemi e le loro pene. Noi possiamo fare qualcosa, ma in definitiva è il destino a decidere se i villaggi saranno dotati di acqua potabile. Non siamo Dio; siamo solo il governo». Dal canto suo, il governo ha un approccio estremamente frammentario al problema della scarsità di acqua. I Dipartimenti per lo Sviluppo Rurale, l'Irrigazione e l'approvvigionamento di acqua del Maharashtra non solo sono situati in uffici diversi, ricevendo finanziamenti da fonti differenti, ma hanno anche priorità diverse. Nel corso delle mie interviste ai funzionari di questi Dipartimenti sono rimasta sorpresa nel constatare che sono organizzati a «compartimento stagno». La mancanza di un approccio integrato alla programmazione permette allo stato di ignorare le connessioni esistenti fra l'incremento della quantità di acqua prelevata dai pozzi per uso agricolo da parte dei contadini ricchi e l'essiccamento dei pozzi comuni; le interconnessioni fra l'incremento della coltivazione della canna da zucchero e la carenza di acqua per uso domestico e fra l'incoraggiamento dato agli zuccherifici cooperativi e la formazione di una élite politica e sociale. Il problema dell'acqua potabile e per uso domestico ha scarsa priorità non solo per il governo statale, ma anche per quello centrale. Né il governo centrale né quello statale nominano le donne nei loro minuziosi progetti per l'approvvigionamento di acqua. Il censimento non considera «lavoro» il tempo speso dalle donne per procurare foraggio ed acqua. Per il modo in cui sono attualmente definite le le: - i, non vi è alcuna possibilità che i diritti delle donne e il problema della scarsità di acqua potabile possano essere in senso stretto tutelati dalla legge. Possono esserlo solo come aspetti di questioni e di diritti più generali dove la carenza di acqua potabile si identifica con la siccità, così come la questione della condizione femminile nella città e nelle campagne viene assimilata a quella dei bambini e degli handicappati. Le donne delle campagne non esistono come categoria agli occhi dello stato. Nel Dipartimento per lo Sviluppo rurale del Maharashtra non sono previsti provvedimenti a loro favore, né sono citate negli obiettivi e nelle politiche del Dipartimento delle Donne e dell'Assistenza Sociale. La politica statale a favore delle donne è inadeguata ed indifferenziata, tanto da rivelare fra le righe atteggiamenti assolutamente patriarcali. Lo stato considera le donne, specialmente quelle di campagna, come oggetti o macchine produttrici di bambini. I valori patriarcali che spingono gli uomini a ignorare il contributo delle donne in casa - anche se sono consapevoli della loro dipendenza ha esso - formano il background culturale ed ideologico delle politiche statali sfavorevoli alle donne [17]. La negligenza dello stato nei confronti del problema della scarsità di acqua per uso domestico è profondamente connessa al fatto che lo Stato non si preoccupa minimamente della condizione delle donne delle campagne.

4. Le alternative a livello di base - tra realtà e finzione
L'argomento dell'acqua è stato trattato saltuariamente sia dagli ecologisti che dai gruppi femministi. In questo paragrafo discuterò dell'importante contributo del Pani Panchayat (Consiglio dell'Acqua) e di alcune organizzazioni di donne nel distretto di Pune. Il Pani Parrchayat è stato istituito da V.B. Salunke, un ingegnere del Pune, che era rimasto profondamente colpito dalle condizioni dei poveri nelle campagne. La siccità del 1972 aveva fatto scomparire alcuni villaggi del distretto ed aveva compromesso l'agricoltura per molti anni a venire. Salunke si trasferì in un villaggio chiamato Naigaon e lì iniziò il suo esperimento di un Consiglio dell'Acqua. L'esperimento di Naigaon consisteva nel prelevamento dell'acqua dalla fonte più vicina per mezzo di pompe elettriche e nel trasporto fino al villaggio attraverso canali e condotte, affinché potesse essere distribuita agli abitanti. Salunke tentò una trasformazione non solo tecnologica, ma anche sociale, basata su principi egualitari. Il Consiglio dell'Acqua era composto da un rappresentante per famiglia (quasi sempre maschio) ed era basato sui seguenti principi: 1) il progetto era in parte finanziato dagli abitanti del villaggio, che contribuivano con un pagamento, a rate o in contanti; 2) era proibita la coltivazione della canna da zucchero e di altre colture ad elevato fabbisogno di acqua; 3) tutti i membri - del Consiglio avevano diritti sull'acqua, anche se non possedevano terra; 4) questi diritti non erano trasferibili e nel caso non venissero più usati, quando per esempio una famiglia si trasferiva altrove, venivano rimessi al Consiglio; 5) l'acqua distribuita a ciascuna famiglia non era proporzionale alla superficie di terra da essa posseduta, ma ai bisogni di ciascun componente. Ad ogni persona veniva concesso un quantitativo di acqua corrispondente a quella che occorre per irrigare mezzo acro di terra: così, una famiglia di cinque persone aveva un quantitativo di acqua equivalente a quella necessaria per irrigare tre acri e mezzo di terra. Questi principi sono stati molto utili per una equa divisione dell'acqua. La decisione di proibire la coltivazione della canna da zucchero e di concedere l'acqua sulla base dei bisogni e non dell'estensione della proprietà, ha contribuito a ridurre le rivalità di classe e lo sfruttamento dei piccoli contadini da parte dei grandi. Finché la gente del villaggio finanzia in parte il progetto, ha anche interesse a mantenerlo; il Pani Panchayat rappresenta un esperimento innovativo nel campo dell'ecologia socialista, perché utilizza un approccio migliore di quello sperimentato dal governo. Le donne beneficiano del progetto perché non devono fare lunghi percorsi per prendere l'acqua. Un movimento come il Pani Panchayat sembra possedere caratteristiche adeguate per aiutare le donne ad accedere alle condizioni di produzione e per identificarsi quali produttrici delle loro stesse condizioni. Tuttavia, l'ideologia del Consiglio dell'Acqua non riconosce alle donne delle campagne i loro diritti, perché queste appaiono solo in quanto «famiglia» dei componenti maschi del Consiglio. In questo caso, risulta evidente l'atteggiamento patriarcale di accomunare le donne ai bambini. II Pani Panchayat riproduce così una serie di pratiche e di credenze tradizionali, che discriminano le donne. Per tradizione, solo gli uomini possono essere proprietari della terra; secondo il progetto del Consiglio dell'Acqua, solo gli uomini detengono i diritti sull'acqua. Anche se gli uomini non proprietari di terra possono avere diritti sull'acqua: le donne, che per tradizione sono senza terra, non hanno questi diritti. Inoltre, non è diminuito il carico di lavoro delle donne nei villaggi che hanno adottato il progetto del Consiglio. Nello Shindewadi, per esempio, alcune donne mi hanno riferito che il loro carico di lavoro non si è affatto ridotto perché gli uomini hanno delegato alcuni dei loro compiti alle donne, con la motivazione che, dal momento che non devono più andare a prendere l'acqua, hanno molto «tempo libero» a disposizione. L'approccio del Pani Panchayat riconosce legami tra ecologia e sviluppo. Lo stesso Salunke definisce il suo piano un «modello di sviluppo alternativo», con lo scopo di soddisfare i bisogni dei poveri e degli emarginati. Tuttavia, il problema dell'eguaglianza tra bisogni degli uomini e delle donne poveri rimane: questo movimento commette lo stesso errore dei responsabili delle politiche di sviluppo, in quanto dà per scontato che ciò che va bene agli uomini, vada bene anche alle donne. Organizzazioni di donne come lo Stree Aadhar Kendra (Centro e Fondazione delle donne) e il Samajwadi Mahila Sabba (organizzazione delle donne socialiste) stanno facendo un notevole lavoro nelle zone rurali. Le attiviste hanno una profonda conoscenza del problema della scarsità di acqua nelle loro regioni: le organizzazioni delle donne usano in un primo tempo argomenti generali - presa di coscienza, violenza sessuale e abbandono da parte degli uomini, ecc. Ma nonostante la sensibilità verso i temi ecologici, la scarsità di acqua non è di solito considerata un argomento a sé. Il vincolo maggiore con cui le organizzazioni delle donne devono fare i conti è la definizione delle priorità, se occorra focalizzare l'attenzione su argomenti generali o su temi specifici. Le organizzazioni di donne tendono oggi a privilegiare gli argomenti specifici; non negano i legami esistenti fra le donne e l'ecologia, ma ritengono che la consapevolezza delle donne, di se stesse e della loro oppressione, sia un pre-requisito necessario per spingerle a lottare per l'accesso all'acqua. Un approccio più dialettico alle donne ed al problema della scarsità di acqua è invece rappresentato nel film Pani (Acqua) di Simitra Bhave. Pani tratta della lotta delle donne per ottenere che venga scavato un pozzo nel loro villaggio colpito dalla siccità, perché politiche irresponsabili di sviluppo hanno portato alla diminuzione del livello dell'acqua di superficie. Dato che il pozzo del villaggio si è essiccato, le donne devono camminare a lungo sulle zone collinari per procurarsi l'acqua. Una donna viene picchiata dal marito perché ha tentato di limitargli l'uso dell'acqua ed è da lui costretta ad andare di nuovo a prendere l'acqua, dopo il tramonto. La donna si incammina con le pentole, accompagnata dalla figlia di sei anni, ma nel buio la bambina scivola, cadendo nel pozzo senz'acqua, ferendosi gravemente. Dopo l'incidente, Kushakaki, un'anziana donna del villaggio particolarmente sensibile, mobilita le altre donne ed inizia così la lotta per portare l'acqua potabile nel villaggio. I contorni della lotta sono tratte w iati acutamente in questo film, a cominciare dallo sguardo intenso e silenzioso che una donna, in avanzato stato di gravidanza, lancia al marito quando questi le ordina di mandare la sua vecchia madre a prendere l'acqua; continua con sarcastici scambi di battute tra donne ed uomini («se gli uomini andassero a prendere l'acqua, già da molto tempo sarebbe stato scavato un pozzo»), per culminare nella vittoria dell'intuizione di Kushakaki («So che nel mio terreno c'è l'acqua. Dobbiamo scavare qui.») e nella lotta delle donne. In soli trenta minuti, questo film tenta di rappresentare alcune lotte - tra uomini e donne, tra donne ed autorità del villaggio, tra donne e stato, tra stato ed attivisti - e individuarne l'interdipendenza.

5. Identità ed ideologie: un'analisi delle connessioni fra donne ed acqua
Il legame fra identità della gente e risorse naturali può farsi risalire al culto della natura esistente nell'India antica, durante l'età Vedica. Gli alberi, le montagne, la pioggia e l'acqua erano materializzati ed incarnati in divinità che avevano un sesso e determinate qualità. Alcune divinità benefiche, come il fuoco e l'aria, erano invariabilmente maschili, altre come l'acqua erano femminili. Anche le proprietà della natura avevano una identità antropomorfica. La forza veniva identificata con Vayu, il vento: la ferocia con Agni, il fuoco. Il legame tra l'uomo e la natura mostra nell'India antica un'interessante mancanza di distinzione fra natura umana e natura non umana. L'interscambio fra le caratteristiche degli esseri umani e quelle della natura indica un'esistenza in simbiosi con la natura ed un'auto-consapevolezza delle persone come parte della natura. L'elemento dell'acqua è stato associato in natura con le qualità femminili. Ganga (il Gange), la principale fonte d'acqua dell'India, era visto come il purificatore eterno ed il dispensatore di salvezza, una sorta di ponte tra questo mondo e quello ultraterreno. L'elemento dell'acqua era inoltre associato con il «potere», fonte di creazione e di distruzione. L'attività quotidiana delle donne di andare a prendere l'acqua per uso domestico è strettamente radicata nel folklore, nella mitologia e nella letteratura indiana. Si possono infatti trovare numerosi riferimenti a questa attività nelle canzoni e nelle danze folcloristiche popolari e regionali, e nelle storie religiose, nelle quali prendere l'acqua viene rappresentato come un compito meraviglioso e liberatorio. Il luogo dove si trova l'acqua viene rappresentato come un punto d'incontro fra le donne, che fanno il bagno e giocano, trovandovi un diversivo quanto mai necessario al lavoro faticoso in casa e ai brontolii dei mariti e e dei suoceri. Le insenature, i fiumi e gli stagni appaiono anch'essi come scenari di interludi romantici. Le rive del fiume Yamune sono il luogo dove si svolgono diversi episodi della storia del Signore Krishna e della sua amante Radha. Oggi, la separazione crescente fra uomo e natura appare chiaramente evidente nelle sfavorevoli condizioni nelle quali le donne devono andare a prendere l'acqua ed anche nella mancanza di un approccio integrato alla questione della scarsità di acqua. Prendere l'acqua non è né un compito liberatorio, né assicura potere alle donne dentro o fuori casa.

6. Conclusioni
Ho abbozzato in questo articolo alcune delle connessioni esistenti fra i mutamenti delle condizioni ambientali e l'identità femminile. La separazione dalle proprie condizioni di produzione ha un impatto profondo sui modi con cui si fa fronte ai problemi, sulle visioni della vita e sulle lotte delle donne. Poiché tuttavia il processo di alienazione delle donne dalle risorse idriche è lento ed invisibile, non possiamo realisticamente attenderci trasformazioni drastiche e rapide. I mutamenti nella visione della vita e nelle modalità di sopravvivenza possono non essere di grande entità - come il sogno di una giovane madre di Kahne di dare un'educazione alla propria figlia - e le stesse lotte possono avere carattere temporaneo e sporadico - come la lotta dei Dalits per avere un pozzo nel distretto di Aurangabad. Ma questi mutamenti sono importanti perché sono i primi, incerti passi delle donne nel processo di affermazione di se stesse e per la conquista del potere. Le lotte delle donne per avere accesso alle risorse ambientali, o per sfuggire al trauma dei disastri ecologici, accrescono nelle donne la consapevolezza della propria situazione di oppressione. L'acquisizione di una consapevolezza di genere è fortemente legata alla lotta per le risorse ambientali, perché spesso le donne - quando partecipano a queste lotte - devono confrontarsi e sfidare gli uomini all'interno delle proprie comunità e famiglie. Il film Pani illustra questo chiaramente: quando le donne si mobilitano affinché venga scavato un pozzo nel loro villa: -io, la collera degli uomini scende su di loro, cosicché ogni giorno vengono molestate» sul posto di lavoro. La proposta di scavare un pozzo viene ridicolizzata come un'idea illogica e bizzarra. Un altro impedimento alla partecipazione delle donne alla lotta è la convinzione che la sfida delle donne sia una violazione morale della «femminilità». L'attivismo delle donne, soprattutto quando avviene senza il coinvolgimento degli uomini, minaccia di spogliarle della loro identità di donne. Nonostante il loro livello di oppressione, le donne delle campagne hanno ancora grandi risorse di potere reali e potenziali, che possono usare contro gli uomini. Le fonti del potere femminile, e le forme nelle quali esso si manifesta, mutano con le condizioni ambientali che, a loro volta, cambiano a seconda de[ livello e delle forme del potere femminile. Le crisi ambientali forniscono non solo il pretesto ed il contesto per le lotte condotte dalle donne, che così ridefiniscono la loro identità, ma definiscono anche gran parte del contenuto stesso di queste lotte. La scarsità di acqua e di altre risorse ambientali ha il potere di incoraggiare, ma anche potenzialmente di ostacolare i movimenti delle donne, che lottano per l'accesso alle condizioni di produzione, così come per la ridefinizione della loro identità, al di fuori dei modelli oppressivi patriarcali e capitalistici.

Fonti:

[1] A. Agarwal - S. Narain, «Women and Natural Resources», Social Action, 1985, n. 35.
[2] «Sebbene le lotte ecologiche abbiano apparentemente carattere locale nelle zone agricole, le loro conseguenze hanno portata generale, anche perché la sopravvivenza locale è insidiata da forze che non hanno origine locale... le lotte locali sono parte di un processo di trasformazione globale che generalmente avviene in modo sotterraneo» V. Shiva, «Ecology Movements in India», Alternatives, 1986, n. 10, pp. 256-257.
[3] E. Leacock - H. Safa (a cura di), Wamen's Work The Division of Labbra by Vender, Bergin and Garvey, New York, 1986; G. Seri (a cura di), Development, Crises and Alternative Visions, Monthly Review Press, New York, 1987; L. Beneria, Women and Development, Praeger, New York, 1982; V. Mazumdar, «Another Development With Women: A View from Asia», Development Dialogue, 1982.
[4] E. Leacock - H. Safa (a cura di), op. cit.
[5] Nel censimento del 1901 ogni 1000 uomini attivi vi erano 525 donne attive; in quello del 1971 le donne erano soltanto 210.
[6] A Agarwal - S. Narain, op. cit.
[7] T. Patel, «Women's Work and Their Status», Social Action, 1987, n. 37.
[8] A. Agarwal - S. Narain, op. cit.
[9] S. Batliwala, Women and Cooking Energy, mimeo, 1983.

[10] Dietrich, op.tit.; V. Shiva, op. cit. ; G. Omvedt, <India's Green Movements», Race and
JClass, 1987; P. Parajuli, When Subalterns Speck: The Politics and Pedagogy of Ecological Movements in Jharkland, India, mimeo; A. Agarwal - S. Narain, op. cit.
[11] V. Shiva, op. cit.; K. Sharma, «Women in Struggle: a Case Study of the Chipko Movement», Samya Shakti, 1984, nn. 1-2.
[12] W. Fernandes, «Drought in India: Its Causes and Its Victims», Soda] Action, 1988, n. 38• ). Murishwar - W. Fernandes, «Marginalization, Coping Mechanisms and Long term Solutions to Droungh», Social Action, 1988, n. 38.
[13] P. Parajuli, op. cit., S. Kothari, «Ecology vs. Development: The Struggle for Survival», Social Action, 1985, n. 35; G. Omvedt, op. cit.
L'India detiene il non invidiabile primato di essere il paese al mondo con il più alto
 numero di dighe. Gli squilibri provocati dalle dighe a livello ambientale hanno portato al  trasferimento forzato su vasta scala dei poveri, spesso senza indennizzo, e a un'erosione dei legami socio-culturali basati sulla comunità o sulla tribù, e all'indebolimento dei meccanismi di sopravvivenza dei poveri.
[14] G. Omvedt, op. cit.
[15] A. Agarwal - S, Narain, op. cit.
[16] S. Kothari, op. cit.; P. Parajuli, op. cit.
[17] Per esempio, recentemente il Doordarshan (la TV indiana) ha iniziato a trasmettere alcuni spot della durata di due minuti «di presa di coscienza» che in un primo momento sembrano essere a favore delle donne, ma che in realtà sottintendono che le donne sono importanti solo per la loro funzione riproduttiva. In uno di essi, i genitori vengono invitati a non permettere che le figlie si sposino prima di aver compiuto i diciotto anni di età perché altrimenti non hanno organi riproduttivi sufficientemente sviluppati per mettere al mondo un bambino sano. Come un contadino saggio taglia i frutti di un albero giovane per aumentare la qualità di quelli successivi - e qui vengono significativamente inquadrati prima la ragazza e poi un albero giovane, che produce frutti troppo piccoli -, così i genitori saggi evitano di sposare una figlia finché non sia pronta per la maternità. Lo spot si chiude con l'immagine di una ragazza, ora divenuta una donna soddisfatta, con un bambino fra le braccia. In un altro spot, si vede una casalinga appartenente alle classi più povere che mangia gli avanzi di un pasto dopo aver servito il marito ed il figlio. La donna giustifica il suo gesto come un «dovere» di buona moglie e madre. «Fermai» grida una voce fuori campo, che chiede alla donna: «Cosa accadrà al figlio che porti in grembo? Vuoi che nasca debole, deforme, malato o, peggio, morto?». Lo spot elenca poi i cibi essenziali per una donna incinta. Per una donna, l'unico motivo legittimo per mangiare un pasto salutare e bilanciato è quello di essere incinta? Il matrimonio delle ragazze va ritardato solo perché i loro organi riproduttivi non sono ancora adulti? Un altro spot, infine difende l'uso della pillola contraccettiva e della spirale, senza spiegarne gli effetti collaterali e le conseguenze per la salute delle donne. Dopotutto, quel che conta è soprattutto che una fattrice di figli sappia quando fermarsi, nell'interesse della famiglia e della nazione.
[18] Nel distretto di Ratnagiri nel Maharashtra, per esempio, la forte ondata di emigrazione maschile ha aumentato la percentuale di donne. Queste donne hanno goduto di un innalzamento della loro condizione sociale? Quali sono le implicazioni del fatto che ora fanno lavori da uomo? In che modo le donne possono utilizzare la nuova situazione per avere potere? Come cambia la percezione che le donne hanno di se stesse, quando hanno voce in capitolo nel processo decisionale? Queste sono alcune domande alle quali i futuri studi sull'emigrazione dovrebbero dare una risposta.

Modalità economiche ed ecologiche dello spazio e del tempo

Scritto di Elmar Altvater
per la rivista Capitalism Nature Socialism
Edizione italiana: Capitalismo Natura Socialismo
Traduzioni di Giovanna Ricoveri, Ornella Cilona, Gloria Malaspina
Rivista internazionale di ecologia socialista, pubblicata a New York, Barcellona, Roma
CNS n. 1, marzo 1991

Versione ridotta del testo pubblicato su Prokla (Journal for Critical Social Science), n. 67, giugno 1987.

1. Introduzione 
Se l'attività fisica potesse essere ridotta in periodi di tempo infinitesimamente piccoli, il concetto di spazio fisico diventerebbe senza senso. Poiché invece le attività del mondo reale «richiedono tempo», le coordinate spaziali rappresentano il quadro di riferimen­to di tutte le attività materiali e sociali. Un'economia fuori dallo spazio e dal tempo, ad esempio, esiste soltanto nei modelli neoclassici della «economia pura», e la sua rilevanza teorica resta limitata proprio a causa del suo livello eroico di astrazione. È chiaro che nessuna attività può essere confinata entro un tempo eguale a zero, e purtuttavia questo è esattamente il fine del capitale. Ridurre il tempo di circolazione del capitale è un principio costitutivo dello sviluppo capitalistico. Grazie alle moderne tecnologie di trasporto e comunicazione, si è ridotto il significato dello spazio definito sia in senso quantitativo (e cioè come distanza) sia in senso qualitativo (caratteristiche concrete delle strutture sociali). Oggigiorno è possibile andare da Berlino a New York in meno di dieci ore e rnilioni di dollari possono essere spostati via fax da Singapore alle fiahamas, via Londra, pigiando un bottone, come se tra questi luoghi non vi fosse più nessuna distanza fisica. Con la separazione della moneta dalla sua forma materiale (metallo o carta che sia) e la sua trasformazione in moneta elettronica, o informatica, la spazialità della circolazione della moneta tende a scomparire. Lo tihazio è superato dalla velocità della luce. La riduzione del tempo, toglie significato anche allo spazio. E per converso, lo spazio fisico è condizionato in modo tale da ridurre ,tnche il tempo delle attività. Con l'accelerazione del trasporto fisico, il tempo si riduce ad un insieme di impedimenti: e gli impedimenti naturali, culturali e sociali alla circolazione del capitale devono essere rimossi. L'«usurpazione dello spazio» ha come fine la rimozione degli impedimenti all'accelerazione delle attività produttive e di trasporto: diventa dunque al tempo stesso «produzione di spazio» e costruzione di una «seconda natura».

2. La contraddizione tra economia ed ecologia

Lo spazio fisico deve essere governato in modo da ridurre il periodo di tempo dell'attività economica. La logica della riduzione del tempo dell'attività economica e la rimozione degli impedimenti quantitativi e qualitativi del tempo è il vero imperativo della valorizzazione del capitale, o - in termini weberiani - è la «razionalità della "dominazione mondiale dell'Occidente"». Que­sto significa adattare le coordinate di spazio e tempo ai principi di ottimizzazione dei mezzi e dei fini. La creazione di un sistema sociale di coordinate con una forma specifica spaziale e temporale, attraverso la produzione di strutture materiali e di norme immateriali, non fa parte delle coordinate tradizionali, originarie e «naturali» dello spazio e del tempo. Questa è la produzione di «socialità». «Una percezione unificata di tempo, spazio, causa numero, ecc.. La società non può abbandonare queste categorie all'arbitrio degli individui senza arrendersi. Per vivere, la società ha bisogno non solo di una certa conformità morale, ma anche di un minimo di conformità logica». Per dirla con le parole di Norbert Elias, il tempo ha il «carattere di una istituzione sociale, di regolatore degli eventi sociali, è una modalità dell'esperienza umana; e i cronometri sono parte integrale di un ordine sociale che non può funzionare senza di essi...». I cronometri, o strumenti di misurazione del tempo, sono stati inventati solo recentemente. Prima, l'attività era la misura del tempo. Ora è il tempo stesso ad essere la misura dell'attività. Spazio e tempo divengono così categorie sociali. Inoltre, le società sono definite dagli impegni normativi che esse stesse assumono. E ciò spiega il riemergere dell'interesse per i nessi tra «rapporti sociali e strutture spaziali», che ha determinato un più stretto rapporto tra ricercatori sociali e geografi demografici, in un periodo in cui nessuno dei due gruppi - con poche eccezioni, tra cui Lefebvre e Poulantzas - ha studiato in senso teorico lo spazio territoriale come matrice sociale. Tuttavia questo non è il tema centrale cui è dedicato il presente articolo. Il problema non è tanto quello della «socialità» dello spazio e del tempo in quanto tali, ma quello di un principio sociale che permetta di ridurre gli intervalli di tempo, assoggettando la quantità e la qualità dello spazio al principio dell'accelerazione. Naturalmen­te, non è possibile astrarre totalmente dallo spazio e dal tempo, poiché qualsiasi attività, come qualsiasi produzione e consumo, presuppone la trasformazione della materia e dell'energia dalle forme in cui esse sono date in natura alle altre forme di cui abbiamo bisogno come esseri umani. Nella produzione e nel consumo, non è possibile trascurare gli attributi quantitativi e qualitativi dello spazio e del tempo, né le specificità del valore d'uso dei diversi prodotti e processi produttivi. Persino la riduzione dei processi economici a pagamenti monetari, attraverso la teoria dei sistemi, non può sfuggire a questo fatto senza invalidare le sue stesse premesse. Anche la informazione comunicativa ha un sostrato materiale - la carta moneta, ad esempio - che è il risultato di processi voluti e guidati, di trasformazione dell'energia e della materia. Le sue conseguenze sui sistemi di comunicazione economica potrebbero essere isolate solo se la comunicazione si potesse realizzare senza informazione, ma ciò è chiaramente un'assurdità. Produzione significa produzione di spazio e produzione di natura. I risultati della produzione (e del consumo) si manifestano nello spazio come orizzonti culturali, edifici, città, strade, rovine di centrali nucleari, canali, fognature, smog, deserti, depositi di spazzatura, e via di seguito. Come ha osservato Marx, quel che fa di un posto un luogo di caccia, è il fatto che specifiche tribù vi vadano a caccia. Quel che fa di una regione una regione mineraria, è il fatto che il metallo venga estratto dalle società minerarie. Quello che rende una regione un'area industriale, è la realizzazione su quello spazio della decisione degli imprenditori o degli organi di pianificazione statale di insediarvi una regione industriale. Quel che fa di un particolare spazio un'area di ricreazione è l'impoveri­mento delle altre aree e il trasferimento delle occasioni di soddisfacimento del bisogno umano di tempo libero in un dato territorio, definito luogo di vacanza dal suo stesso uso. In breve, è il processo di produzione e di consumo socialmente organizzato, normativamente definito e politicamente influenzato (tagli esseri umani, che forma i diversi ambienti regionali. E ciò ha una duplice caratteristica, e cioè la produzione dello spazio è al tempo stesso anche la sua valorizzazione, e la sua produzione e il suo consumo hanno insieme aspetti materiali e di valore. Le loro coordinate spaziali e temporali hanno entrambe dimensioni economiche e dimensioni ecologiche. Le logiche delle diverse funzioni operano insieme, nella stessa area territoriale. Ciò risulta già chiaramente dal fatto che la trasformazione della materia e dell'energia nel processo di produzione e in quello di consumo è un processo fisico specifico, legato allo spazio e al tempo in modi specifici. Ma il processo di circolazione, con la sua logica di comprensione del tempo, e con la distruzione degli ostacoli spaziali quantitativi e qualitativi, trasforma la produzione in un momento di riproduzione capitalistica globale, e cioè il mercato mondiale. A questo punto, non si tratta più della trasformazione di risorse in un valore d'uso scambiabile - dal minerale di ferro al ferro semilavorato. Ora la materia prima, lavorata in particolari condizioni spaziali, diventa un elemento dell'ammontare totale del materiale di ferro nel mercato mondiale, e «si confronta» con la stessa materia prima estratta e lavorata in condizioni spaziali totalmente differenti. La concorrenza sul mercato mondiale costringe il capitale ad avvicinarsi alla media delle condizioni spaziali. Le specificità, individualità e particolarità della produzione e del consumo, dipendenti dallo spazio, sono così «livellate». Paesi e luoghi perdono le loro inconfondibili caratteristiche e si trasformano in segmenti della circolazione e della comunicazione globale del mercato mondiale. Le specificità locali, regionali e nazionali della comunicazione (il mangiare, le forme giuridiche, le regole del traffico, la lingua, e così di seguito) finiscono quasi sicuramente per essere considerate intrusive. I modelli di consumo, trasferiti dal processo di circolazione e dalla concorrenza nel mercato mondiale, esprimono una realtà spaziale specifica, così come i modelli di produzione. Le condizioni di produzione delle merci e le condizioni di valorizzazione del capitale devono adeguarsi le une alle altre per ragioni di «concorrenza». Il mercato mondiale si manifesta come pure oggettività. In questo processo, ambiente naturale e rapporti sociali sono entrambi trasformati secondo un «piano» che rispetta le compatibilità del mercato mondiale, e che astrae dalle differenti regioni e dalle condizioni naturali, culturali e sociali di riproduzio­ne, esistenti nelle diverse regioni. La competitività non esisterebbe se il profitto non fosse il fine della produzione e del commercio. Ma il profitto è il sovrappiù prodotto nel processo produttivo di merci specifiche, mentre gli inputs dei fattori sono misurati in termini monetari. L'attività economica, in particolare la produzione, è dunque definita in due modi. Da una parte, la produzione non è altro che la trasformazione della materia e dell'energia. Dall'altra parte, è la creazione di sovrappiù misurati in termini monetari (e perciò indipendentemen­te dalla quantità del valore d'uso). La trasformazione della materia e dell'energia, sul piano qualitativo, segue alcune leggi di natura, le cui coordinate sono definite in termini di tempo e di spazio fisico. Georgescu-Roegen ha diviso in due il concetto di tempo (ma la stessa distinzione potrebbe essere fatta per il concetto di spazio): il tempo «T», che può essere descritto come un «monologo interiore» o come una «sequela continua di momenti; e il tempo «t», che denota l'intervallo di tempo tra due attività usando un cronometro metallico. Nel tempo definito monologo interiore, è irrilevante quando si realizza un particolare processo fisico, come ad esempio l'oscillazione del pendolo. E possibile soltanto misurare gli intervalli. Tuttavia, la connessione tra tempo storico «T» e tempo dinamico «t» è impossibile. In altre parole, i fenomeni meccanici sono senza tempo («Zeitlos») ma non fuori del tempo («zeitlos»). In questo senso temporal-meccanicistico, è possibile prevedere i processi senza ambiguità, ma ciò richiede l'eliminazione di tutti gli elementi del tempo «T». Analogamente, la misurazione del tempo con cronometri sempre più perfezionati definisce il tempo come l'intervallo intercorrente tra due attività, indipendentemente dalle connotazioni storiche delle attività medesime. Anche nella vita sociale vi sono tendenze alla de-storicizzazione del tempo, ad esempio la misurazione di una volata o di una gara di sci non può essere pienamente realizzata. Indipendentemente da dove queste attività si realizzano, la sola misura rilevante è l'intervallo (distanza e tempo) tra il punto di inizio e quello finale. II tempo «t» è indipendente dall'attività umana; non è parte della coscienza ed è pertanto irrilevante per fissare le coordinate delle attività. Tuttavia, i processi fisici che si realizzano nello spazio e nel tempo producono risultati importanti sulla coscienza e sull'attività umana. Nell'intervallo tra due attività, e cioè durante il processo stesso, l'entropia aumenta, e si verifica qualcosa di irreversibile. La conseguenza temporale dell'attività modifica il mondo. Una logica specifica si sviluppa dunque nelle coordinate tempo e-spazio (come pure nelle coordinate sociali ed economiche): la produzione del sovrappiù economico è guidata dall'imperativo quantitativo della crescita, attraverso la riduzione degli spazi di tempo delle attività umane (in particolare di quelle di produzione e di consumo). E lo fa, accelerando e superando gli impedimenti quantitativi e qualitativi dello spazio, in modo da comprimere il tempo, inserendo «T» dentro «t». Esistono dunque due sistemi di coordinamento dello spazio e del tempo che, sotto forma di due modelli di «spazio funzionale», sono fissati su una realtà socio-territoriale. Questo è quel che si intende per «contraddizione economica ed ecologica». La definizione che Durkheim dà della società, come di una parte della natura, anche se nella sua forma più alta, è dunque sbagliata. Lui descrive la categoria del tempo semplicemente come scansione del ritmo della vita sociale. In realtà lo spazio e il tempo di una società, specie se capitalistica, e lo spazio e il tempo fisico della natura non sono affatto identici. La logica dei loro rispettivi spazi funzionali diverge.

3. Entropia e scarsità

L'energia non può essere prodotta, ma solo trasformata da una forma ad un'altra. Le due leggi della termodinamica definite da Claudius nel 1865 sono, primo, che l'energia dell'universo è costante e materiale e che gli inputs energetici sono sempre eguali agli outputs; secondo, che l'entropia del mondo lotta per massimizzare se stessa. Energia e materia usate passano dall'ordine della distribuzione ineguale al disordine della distribuzione eguale, non essendo così più di grande utilità. «Noi possiamo usare un dato ammontare di bassa entropia solo una volta». Dal punto di vista dei criteri dell'uso umano, nessuna trasformazione di energia o materia è perfettamente efficiente, in quanto una parte si perde sempre sotto forma di calore. Se il calore si diffonde in modo uniforme, il flusso di calore dal quale deriva l'energia si interrompe del tutto. Georgescu-Roegen ci offre un esempio assolutamente convincente: a confronto con l'ammontare di calore esistente nell'oceano, il calore di una caldaia di nave è infinitamente piccolo. Ciononostan­te, il calore dell'oceano non può essere usato, o si potrebbe solo con grande difficoltà, mentre invece il calore della caldaia può essere trasformato per spostare la nave. Come i processi di trasformazione della materia e dell'energia, anche la produzione e il consumo sono soggetti alla legge dell'entropia crescente. Ciò significa che il sistema economico e le tendenze in esso presenti non possono essere capiti concettualmente, se non si tiene presente la loro condizionalità, e cioè i modi in cui agiscono le leggi naturali. Un aumento dell'entropia è inevitabile nei sistemi chiusi. Nei sistemi aperti, invece, l'entropia può rimanere costante o diminuire per migrazione. Ciò spiega la crescita dirompente di certi biosistemi, che sono in grado di assorbire nutrimento ed energia da altri sistemi. Anche nei sistemi chiusi, l'efficienza della trasforma­zione della materia e dell'energia possono variare, e questa variabilità si misura in termini di inputs di materia e di energia rispetto alla parte di output, utile agli esseri umani (si sottolinea brevemente qui che, formulata in questi termini, la legge della termodinamica è ovviamente antropocentrica). Si può pertanto fare un uso di materia e di energia più o meno efficiente, parsimonioso, o sprecone, con intelligenza o senza. La velocità dell'inevitabile aumento di entropia può dunque crescere o diminuire. Nei sistemi biologici, ad esempio, sembra che il «tasso di produzione dell'entropia» dipenda dal grado di complessità e diversità del sistema. Sono esse a determinare la scala del riciclaggio nutritivo e la necessità di inputs di materia e di energia esterna, così come la reattività e la risposta agli shocca esterni. Nelle foreste tropicali, ad esempio, è possibile dimostrare che la transizione alle forme monoculturali fa pericolosamente aumentare il rischio di un sistema ecologico di fronte a shoks esterni, con possibilità di collasso totale del sistema. Nei sistemi sociali, tuttavia, il «tasso di produzione dell'entropia» dipende da quel che uno può chiamare «l'intelligenza del sistema». E questa intelligenza a decidere quanto è grande il saggio di sfruttamento delle risorse rinnovabili, se e come processi di sostituzione di risorse non rinnovabili possano essere portati avanti, e fino a che punto è possibile sviluppare l'uso del tempo e dello spazio in modo da ottimizzare la disponibilità di risorse e i cicli della loro riproduzione. Le condizioni sociali e i meccanismi di regolazione della società e della natura sono una risorsa immateriale e perciò, in linea di principio, rinnovabile - ovviamente decisiva per il saggio di produzione dell'entropia. Gli approcci economici-ecologici (ad esempio il riciclaggio dei rifiuti e il risparmio, gestito con il computer, dell'energia prodotta chimicamente) dipendono da scelte politiche e sociali, che possono sia far aumentare la crescita dell'entropia, oppure ridurre il ritmo di questo processo irreversibile e limitarne le dimensioni spaziali. A questo punto, il problema è di sapere se il potenziale dell'intelligenza di sistema incontra restrizioni intrinseche alla struttura e alla funzione del sistema socio-economico. Anche se il saggio di produzione dell'entropia può essere rallentato, non potrà mai essere ridotto a zero in un sistema chiuso, e ciò ci riporta al problema degli usi alternativi, poiché le risorse sono scarse. A questo punto, ci serve l'economia come scienza dell'uso razionale di risorse scarse. Senza scarsità non ci sarebbe bisogno dell'economia. Se l'aumento dell'entropia fosse eguale a zero, o addirittura negativo, non ci sarebbe scarsità, e l'economia perderebbe il suo scopo. Nella «bio-economia» di Georgescu-Roegen, orientata alla termodinamica, la scarsità viene inclusa in base alla Seconda Legge della termodinamica. Quest'ultima è l'econo­mia dei processi irreversibili, mentre l'economia imperante si basa sulla reversibilità dei cicli economici. L'economia imperante ignora dunque il fondamento della termodinamica e la sua categoria centrale, quella della scarsità.

4. Economia e tempo

A questo punto, la modalità del tempo e la connessione dei processi sociali e della materia presente, passata e futura stanno di nuovo davanti a noi. In economia, la modalità del tempo e la connessione con questi processi è stata sostanzialmente eliminata con l'introduzione del concetto di «interesse», e cioè con la discontinuità rispetto ai valori economici futuri. Al contrario, la «bio-economia» sottolinea che «occorre sapere che ogni nuova automobile - per non parlare degli strumenti di guerra - significa meno aratri per le future generazioni». Il giacimento minerario più grande del mondo, la miniera di Carajas nella regione orientale dell'Amazzonia (circa 18 miliardi di tonnellate di minerale, con un contenuto di ferro pari al 66 per cento) durerà circa 500 anni ad un saggio annuale di estrazione di 35 milioni di tonnellate, in base alle stime disponibili. 500 anni è un periodo di tempo lungo, ma finito. A confronto con i milioni di anni da quando il deposito si è formato, è una breve spanna di tempo. Il tempo della terra, quello delle risorse, e quello umano usano intervalli di tempo differenti per misurare la spanna di tempo tra il passato, il presente e il futuro. Da questo punto di vista, sono probabilmente corretti i calcoli del Club di Roma sulla disponibilità e sul consumo delle risorse. Danno decisamente l'impressione che la disponibilità di risorse non è infinita e che essa si esaurisce nel tempo, anche se il loro tasso di esaurimento - dal punto di vista delle generazioni attuali - è abbastanza lontano nel futuro. Le risorse sono mobilitate dal processo economico in un periodo di tempo relativamente breve, ma dopo sono disponibili solo in termini quantitativamente limitati e qualitativamente degradati. Oppure sono totalmente, irreversibilmente, consumate. In questo caso lasciano memoria di sé per la loro eredità: scorie radioattive, mari di fanghi rossi nel caso della produzione di alluminio, e così via. Su questa dimensione termodinamica della scarsità, è sovrappo­sta - si può dire - la maschera della scarsità economica, e infatti le risorse sono scarse dal punto di vista economico quando sul piano economico non vale la pena di ricercarle, svilupparle ed impiegarle, perché il rapporto costi-benefici è negativo. La scarsità è definita non solo dalla limitatezza delle risorse e dall'irreversibilità del loro consumo, ma anche - dal punto di vista economico - dal principio di razionalità che proviene dallo spazio funzionale dell'economia, e cioè dal mercato mondiale. Paradossalmente, la scarsità di spazio funzionale economico può persino portare alla abbondanza nell'offerta di risorse. Ciò si verifica quando «risorse scarse» diventano care, e gli alti prezzi favoriscono un incremento dello sfruttamento delle stesse risorse. Esempi recenti sono lo sfrutta­mento dei giacimenti di petrolio nel Mare del Nord, l'apertura di nuovi campi petroliferi in Texas, e lo sviluppo dei surrogati del petrolio, come quello estratto dalla canna da zucchero nel programma Proalcool, in Brasile. Per converso, il nuovo giacimen­to o il programma di sostituzione può diventare antieconomico quando i prezzi della materia prima cadono. Nello spazio funzionale dell'economia, i prezzi indicano la variazione delle scarsità. Questa è la sola spiegazione fornita dagli economisti per la mobilitazione delle disponibilità di risorse (e per la fine di tale mobilitazione) a seconda di quel che impone la profittabilità. Usando questo concetto di scarsità e la razionalità dei calcoli basati su di esso, l'economia sostiene di riuscire a risolvere qualsiasi problema, o comunque di tenere qualsiasi problema sotto controllo. Ma i problemi sono più complicati, e non solo perché i prezzi (e i saggi di interesse) sono determinati da variazioni imprevedibili del mercato mondiale. Ancora più importante, la scala temporale dei calcoli economici e dei movimenti di prezzo derivanti da tali calcoli divergono considerevolmente dai tempi delle risorse. L'orizzonte pianificatorio delle compagnie nucleari, ad esempio, è al massimo di diverse decine di anni. Mentre la vita media delle scorie radioattive è di circa 100 mila anni. In sostanza, l'economia è una scienza «antidiluviana». Sulla sua bandiera, si potrebbe scrivere, «après moi, le deluge».

5. La termodinamica e i sovrappiù economici
Secondo le leggi dalla termodinamica, la produzione non è altro che la trasformazione della materia e dell'energia - un processo nel corso del quale un input disponibile è trasformato in un output necessario. Ne deriva una nuova merce, i cui effetti esterni vanno oltre l'orizzonte temporale e spaziale degli agenti economici. Ma questi agenti economici (capitalisti, imprenditori) non si acconten­tano della semplice trasformazione della materia e dell'energia. In realtà, essi sono indifferenti a tali trasformazioni, fino a quando non si crea un sovrappiù di capitale, che mette in moto il processo di , trasformazione. Nel concetto di sovrappiù, è possibile vedere la circolarità del processo economico, e cioè il riflesso dei risultati in rapporto alle loro precondizioni: in altri termini, l'eguaglianza tra input e output nella termodinamica (o ecologia) e nella produzione del sovrappiù in economia. Questa contraddizione definisce il rapporto tra economia ed ecologia nel modo di produzione capitalistico. La contraddizione ha una sua dinamica sociale. Come Marx ha indicato, il processo di produzione è insieme un processo di lavoro, nel quale la trasformazione della materia e dell'energia è realizzata secondo le leggi di natura, e un processo di valorizzazione, nel corso del quale un aumento del valore del lavoro si somma al capitale monetario, che il capitalista aveva anticipato. Tale duplice carattere della produzione e della riproduzione è possibile grazie alla forma in cui il processo si realizza. La precondizione è che il lavoro sia trasformato in lavoro salariato e che i lavoratori salariati realizzino un sovrappiù di lavoro, e cioè che essi vengano sfruttati. Senza questa specifica forma sociale del lavoro, non ci sarebbe alcuna differenza tra la trasformazione ecologica della materia e dell'ener­gia e la produzione del sovrappiù economico. Solo entro la forma salariata del lavoro diventa possibile che materia ed energia siano trasformate secondo un piano intelligente e, al tempo stesso, che si verifichi una redistribuzione qualitativa dei flussi di materia e di energia tra le classi sociali, e cioè dal lavoro al capitale. Nello spazio funzionale dell'economia, dunque, i processi sono attraversati da una modifica della misura, in cui sono valutate le unità di materia e di energia. I materiali che sono stati trasformati in valori d'uso, hanno anche valore di scambio. Essi sono sussunti sotto la forma del valore e quindi sotto la forma della moneta. Questa è la precondizione per realizzare la «logica» dello spazio economico funzionale che, in linea di principio, è duplice. Ogni conversione di materia ed energia è ridotta ad unità qualitativamente eguali, come se si trattasse di flussi di moneta, e pertanto la conversione può essere diversificata solo in senso quantitativo. Questo processo è ovviamente assai diverso dalla percezione delle trasformazioni di materia ed energia in rapporto alla loro varietà qualitativa, su cui si basa la percezione reale del cambiamento; rimane indietro, o cade al di sotto, di quella varietà qualitativa che rende storicamente possibile un orientamento verso l'espansione spaziale dell'accumu­lazione quantitativa. È questo aspetto della forma specifica dei processi economici che viene trascurata nella maggior parte delle analisi economiche, anche quando l'analisi si occupa della spazialità e della temporalità (ed è così in grado di afferrare la contraddizione tra ecologia ed economia). Tuttavia, la contraddizione è totalmente ignorata quando il valore è attribuito alla natura, senza specificare la forma del valore della natura. Il lavoro produce valore solo in quanto lavoro salariato. Quale forma deve dunque prendere la natura, in modo da produrre valore? Di fronte a tale domanda, Georgescu­Roegen si è arreso. Per lui, l'origine del valore discende dal «godimento della vista stessa»; egli trascura pertanto la forma specifica del valore nel capitalismo (per lui il valore resta una categoria soggettiva). In un'antologia sul tema «dei rapporti sociali e delle strutture spaziali», nessuno degli autori si "preoccupa" di affrontare il problema della forma del valore. Lo spazio è concepito soltanto come sostrato reale di «Vergellschaftung» e non nel suo rapporto con la natura, dove i processi sono iniziati attraverso l'azione sociale, basata sulle leggi della termodinamica. Dopo Chernobyl', questa è chiaramente una inammissibile semplificazio­ne: le scienze sociali hanno un gran bisogno di dilatare l'ambito della loro analisi. La forma sociale (o del valore) rende possibili due cose: primo, la logica quantitativa della valorizzazione del capitale astrae dal limite qualitativo del valore d'uso. In realtà, il capitale trova soddisfacimento nel trascendere tecnologicamente, esternalizzare economicamente, marginalizzare socialmente e reprimere politica­mente qualsiasi impedimento alla crescita del valore quantitativo (o produzione di profitto e accumulazione). La possibilità di produrre cm sovrappiù e l'accumulazione del capitale creano la tendenza sociale a svincolare il processo economico da qualsiasi limite qualitativo. La trasformazione di tutte le specificità qualitative ad un comune denominatore, che può essere espresso nella forma monetaria, ha reso possibile un enorme avanzamento della civilizzazione euro-centrica negli ultimi secoli, distruggendo al tempo stesso tutte le altre formazioni sociali e modi di produzione. In questo processo, inoltre, l'ambiente naturale è stato fortemente e aggressivamente modificato, spesso degradato o distrutto. Sono state spianate vere e proprie montagne; gli oceani sono stati svuotati dei pesci; molte specie sono state sterminate; le foreste equatoriali distrutte; immense aree sono state trasformate in discariche; mari, laghi e fiumi sono stati avvelenati. Tutto questo è stato fatto nel nome della valorizzazione e della crescita. Secondo, la pressione espansionistica inerente alla logica economica della produzione del sovrappiù ha una dimensione territoriale (così come la produzione si realizza sempre nello spazio). La produzione del sovrappiù è dunque identica alla conquista economica - esplorazione, sviluppo, penetrazione e sfruttamento - dello spazio, e cioè «produzione di spazio». All'inizio, lo spazio è conquistato in senso estensivo; successiva­mente, è capitalizzato in senso intensivo. La «tendenza propagandi­stica del mercato mondiale» (Marx) deriva dalla logica della valorizzazione del capitale. Il risultato è la globalizzazione del principio della contraddittorietà funzionale tra gli spazi dell'econo­mia e dell'ecologia - che niente risparmia nel mondo intero.

6. Frontiere e confini

Il processo di crescita capitalistica e di espansione spaziale non ha confini impliciti, ma è sostanzialmente delimitato da fattori esterni. Quando «l'ultimo albero sarà stato tagliato, ci si renderà conto che non si può mangiare il denaro», come dicono gli ecologisti della Germania occidentale. I confini ecologici che incontra il capitale nel tentativo di allargare le sue frontiere esistono invece, ma sono lontani nel tempo. Fino ad ora, le aree distrutte nei centri industriali sono state trasformate in parchi artificiali dall'industria del tempo libero, o messe da parte grazie all'offerta di viaggi nel «mondo incontaminato» della natura che ancora resta. La precondizione è, naturalmente, la monetizzazione del danno, un meccanismo che ancora funziona (per lo meno nei paesi industriali ricchi). Tuttavia, prima o poi anche questi santuari saranno distrutti. Che accadrà allora? Ciò significa che bisogna definire dei confini in anticipo - non solo confini ecologici ma anche confini sociali. Come questo articolo ha cercato di dimostrare, è la forma o valore sociale che non solo produce e cela la contraddizione tra economia e sociologia, ma la porta anche ad uno sbocco. Confini stabili possono essere fissati, dunque, solo se si modificano le forme della riproduzione sociale. Le contraddizioni tra modalità fisiche e sociali del regime temporale storico e della spazialità storica del capitale possono essere ridotte (mai eliminate, a causa della legge dell'entropia) soltanto con un aumento di intelligenza del sistema, e con la rimozione degli ostacoli ad uno scambio consapevole ed accorto con la natura, che sono oggi inerenti alla forma o valore sociale: il principio della produzione del sovrappiù, o profitto, e dell'espansione, o dell'accumulazione. Dobbiamo costruire delle linee di demarcazione sociale e politica, prima che la frontiera dell'espansione capitalistica raggiunga l'ultimo confine ecologico, che sarebbe fatale alle condizioni di sopravvivenza della razza umana. A questo punto potrebbe cominciare la discussione per una riforma ecologica, e questa discussione ci riporterebbe ai ben noti dibattiti sul riformismo e sulla scienza sociale.

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

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