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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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venerdì 30 dicembre 2011

Green - L'olio di palma

Agghiacciante e silenzioso documentario che ricalca il percorso di produzione di una materia prima: l'olio di palma.
L'estrazione di quest'olio comporta gravi e grossi danni ambientali, pesante modifica (e morte) di un ecosistema, in cui ovviamente vengono anche messi a rischio gli animali. Il documentario non è solo una critica a tutto ciò che deriva dalla produzione di quest'olio, ma anche alla società moderna e consumista in generale. L'uomo pensa a produrre e a consumare, senza porsi alcuna domanda su ciò che sta facendo.
Cosa fare nel proprio piccolo e quotidiano: boicottare semplicemente.
L'olio di palma può essere ovunque. Controllate sull'etichetta gli ingredienti o chiedeteli al venditore direttamente. Diffidate della dicitura "olio vegetale" perché è troppo generica e può significare che quell'ingrediente può comprendere diversi olii tra cui anche quello di palma. Quindi in sostanza preferite i prodotti che tra gli ingredienti contengano olii di qualità ben specificata (es. olio d'oliva, di girasole, di soia, di lino ecc...).
Ma non bisogna guardare solo ai prodotti alimentari, ma a molte cose che ci circondano. Il legno è sempre un problema, dato che implica deforestazione selvaggia; i 'biocarburanti' e gli alimenti 'biologici'(e ritornando ai prodotti biologici, anche su quelli bisogna tenere l'occhio ben aperto) possono contenere questi prodotti di morte, ingannando il consumatore.
Tutto è finalizzato al profitto monetario, a discapito del pianeta Terra e de* nostr* fratelli e sorelle animali.

Il video è visibile per intero su YuoTube: http://www.youtube.com/watch?v=CFEn5rBOddY

mercoledì 28 dicembre 2011

Noi siamo l'1%

fonte: http://www.finimondo.org/node/522

Vi abbiamo visti. Vi abbiamo sentiti. Oramai siete dappertutto. Sappiamo chi siete. Siete quel 99% che protesta contro gli eccessi del capitalismo e gli abusi dello Stato. Siete il 99% che pretende riforme elettorali, alternative sociali, sussidi economici e misure politiche. Siete il 99% angosciato di perdere il proprio futuro, di non essere più in grado di vivere come ha fatto finora: un posto di lavoro, uno stipendio, un mutuo per la casa, una pensione. Tirare a campare, come minimo. Fare carriera, come massimo. È questo che chiedete. Non volete pagare la "crisi", volete che tutto torni come prima. Che nessuno spenga gli schermi che giorno dopo giorno hanno prosciugato la vostra vita di ogni significato ed emozione, condannandola alla tristezza della sopravvivenza. E tutto questo lo chiedete ai governi e alle banche. Perché la democrazia è: governanti che non siano interessati al potere ma al bene comune, banchieri che non siano interessati al profitto ma alla felicità della popolazione. Come nelle favole, come nei film.
In attesa di un lieto fine che tarda ad arrivare, non tollerate che qualcuno non condivida la vostra allucinata rassegnazione. Da Madrid ad Atene, da Roma a Portland, siete pronti a fermare, denunciare e bastonare quegli arrabbiati che nelle istituzioni non vedono le garanti della libertà ma le cause della miseria e dell'oppressione. La vendetta l'apprezzate solo nella finzione cinematografica, tolta la maschera le preferite la sottomissione. Davanti ad una società odiosa quanto putrefatta vi battete in favore di una protesta civile, misurata, educata. Una protesta che rimanga sempre alla vostra altezza: in ginocchio.
Adesso sappiamo chi è quell'1% che tanto odiate. Con i vostri cordoni, con i vostri servizi d'ordine, con le vostre delazioni, avete fatto capire a tutti chi è il vostro vero nemico. Non è certo la classe dirigente, a cui vi rivolgete con rispetto. Siamo noi. Noi, che non abbiamo uno Stato da difendere né da migliorare. Noi, che non abbiamo un mercato da proteggere né da sfruttare. Noi, che non vogliamo esercitare né subire alcuna autorità. Noi, per cui la vita non è riducibile ad un cartellino da timbrare o ad un conto corrente da salvaguardare. Noi, per cui la crisi non è nata con le recenti speculazioni in Borsa, o con l'incapacità di chi siede oggi in Parlamento, ma col vivere in questo stesso ordine sociale in tutti i suoi aspetti. Noi, per cui tutti i giorni sono precari in questo mondo che non abbiamo voluto, in cui non ci siamo mai riconosciuti, e che ci soffoca.
Non vogliamo avere nulla a che fare con il vostro 99%. Con la vostra rivendicazione di un capitalismo moderato e di uno Stato corretto. Con il vostro incedere politico che riduce il potere e il privilegio alle dimensioni di una carta di credito. Con il vostro campeggio urbano da nostalgici boyscout. Con la vostra identificazione di un avversario, l'origine della "ingiustizia", sempre più sfumato, immateriale e lontano dalla nostra portata. Con le vostre braccia sempre più accoglienti nei confronti di politici, industriali e guardiani, e sempre più vigorose contro i ribelli. Con le vostre azioni sempre più deboli che sono diventate solo un tiepido intervallo allo status quo. No, non vogliamo le vostre riforme, il vostro collaborazionismo, i vostri lavori alienanti, le vostre sinistre rivendicazioni riscaldate talmente tante volte da essere vomitevoli.
Noi sappiamo quali sono le cause reali delle sofferenze che subiamo: la sete di potere, il culto del denaro, ma anche l'obbedienza che pretendono e ottengono. Queste cause vengono perpetuate nelle vite quotidiane degli esseri umani, dalle azioni, dai gesti, dai rapporti che si intrecciano all'interno di una società in cui ci sentiamo stranieri ovunque. E queste cause – che devono essere rifiutate, disertate, demolite – hanno trovato albergo nel vostro movimento. Non ci siamo mai sentiti a nostro agio nel 99% della nostra vita moderna, trascorsa a fare la fila per elemosinare briciole, eppure voi insistete nel difendere il 99% del problema. Ci prenderemo le nostre possibilità altrove. Attraverso le speranze, i sogni e le azioni che hanno guadagnato la vostra condanna.
Voi, continuate pure la vostra attraversata nell'oceano dell'indignazione universale. Alzate le vostre vele passando le funi a burocrati e poliziotti. Condividete lo spazio e l'aria con la feccia che ha reso la vita su questo pianeta così invivibile. Andate dritti verso un nuovo domani, con la stiva ancora piena della merda di ieri. Non saliremo sulla vostra nave, caso mai ne discenderemo. E rimarremo sulle nostre zattere da voi così disprezzate, perché troppo piccole e leggere.
Ma fate attenzione. Un vascello che viaggia con a bordo i nostri nemici è un'occasione troppo bella per farsela sfuggire. Ridete? Non ci temete perché non abbiamo la forza per darvi l'arrembaggio? Ci avete frainteso. Noi non siamo interessati al vostro oro, non vogliamo affatto conquistarvi. Noi vogliamo farvi affondare con tutto il vostro carico di morte. Per riuscirvi non occorre una flotta maestosa, basta un brulotto. Piccolo e leggero.

domenica 4 dicembre 2011

Resoconto di un'assemblea con compagno greco, più considerazioni‏

Vi proponiamo un resoconto scritto di un'assemblea all'incontro organizzato dalla FAI con un compagno comunista libertario greco.

Intendo fare un resoconto, non proprio striminzito, di quel che ha detto il compagno, seguito da una o più mie riflessioni.
Detto questo non pretendo certo di essere oggettivo, in quanto è decisamente impossibile, ma cercherò comunque di essere il più fedele possibile a quel che ha detto o comunque a quello che IO ho recepito e percepito dell'incontro.
Se l'argomento o il resoconto non vi interessa, quindi, cancellate pure la mail che fate anche prima.

Detto questo a fine lettura se pensate che possa interessare a qualcun altro, giratela senza problemi, magari togliendo la mail e mettendo il classico "ricevo e diffondo", non per altro, ma perché mi sta semplicemente sul cazzo che la mail giri al di fuori di quelli che conosco.

Premetto che l'incontro si è svolto in una modalità che non ho trovato particolarmente funzionale e consona, in quanto il compagno greco era a parlare (in inglese) da una cattedra con una ragazza che faceva da interprete e traduceva. Il tutto creava quindi un senso di divisione dovuto all'apparente dicotomia professore-studenti, quindi alla fine di tutto molte possibilità di interventi sono stati tagliati dall'atmosfera non tra pari, ma quasi di lezioni.
Ma questa è una mia impressione e l'ho messa come precisazione all'inizio.

Passiamo quindi al resoconto vero e proprio.
Il compagno greco ha premesso che tutto quel che dirà si riferisce ad Atene, in quanto la sua esperienza è quella, che vale per tutta la Grecia, anche, ma che non può parlare per tutto il resto della Grecia in quanto magari tempi, modalità e dati sono diversi, sia per quanto riguarda la situazione sociale, sia politica.
Ha quindi iniziato descrivendo la situazione greca attuale, che non è assolutamente come ce la descrivono giornali telegiornali e merde varie (che novità), ma molto più critica.
Alcuni stipendi sono infatti stati bloccati sin dalla crisi delle banche del 2010. Metà degli edifici, ad Atene, non ha il riscaldamento, e il 5/10% delle famiglie, non riesce a pagare bollette di 100/200 euro a bimestre. I salari e le pensioni sono stati tagliati in alcuni casi fino al 40%, sono stati aboliti i contratti collettivi, e si è diffuso in maniera molto significativa il lavoro precario a discapito di quello a tempo indeterminato. In alcune zone di Atene sono stati chiusi tutti gli asili nido e le scuole musicali per mancanze di fondi. La qualità della vita sta peggiorando sensibilmente.

Ha quindi fatto un resoconto della storia recente del movimento anarchico greco, da metà anni '90 ad oggi, per comprendere meglio i fatti.
Nel 1996/1997 vi fu un grosso cambiamento nel movimento anarchico (tuttavia purtroppo non ricordo di preciso in cosa consiste dato che non sono riuscito a prendere appunti sull'argomento).
Nel 1997/1998 le attività anarchiche, fino ad allora concentrate nel centro città, iniziano a spostarsi da lì ai quartieri in cui vivono e lavorano, quelli periferici.
L' attenzione viene focalizzata sulle questioni territoriali, in particolare questioni ecologiche e ambientali, in particolare sono importanti e significative alcune lotte come quelle contro la privatizzazione dei parchi (volevano in qualche caso addirittura recintare un parco e far pagare un pedaggio a chi entrava manco fosse un cazzo di museo o una cazzo di autostrada) e contro la costruzione di alcune grosse centrali elettriche. Per avere situazioni vittoriose gli anarchici iniziano quindi a rapportarsi con e a stabilire assemblee nei vari quartieri.
Gli anarchici continuano comunque la loro attività di anarchici al di fuori di queste assemblee, nei rispettivi gruppi. Portano avanti quindi le due attività in parallelo.
Queste assemblee erano caratterizzate dalla rifiuta dei leader, delle istituzioni, e dal fatto che le decisioni venivano prese tramite democrazia diretta.
Per meglio tener fede a queste caratteristiche, quindi, ogni singolo componente delle assemblee vi partecipava in quanto singolo, in quanto individuo, non come facente parte di un gruppo o di un partito e via così, anche se gli era riconosciuta l'appartenenza a questo o a quello, il tutto per rispecchiare il più possibile il reale pensiero di chi ne fa parte, senza che ci siano delle manipolazioni da parte di qualcuno. Gli argomenti infatti venivano discussi solamente in assemblea, e non venivano discussi precedentemente, in modo da far emergere realmente il proprio pensiero e non avere una posizione unitaria in quanto gruppo.
Le lotte, che iniziano a prendere sempre più piede, vengono represse sempre più duramente, e in qualche occasione finiscono anche in scontro fisico.
Nel 2003/2004 vi sono varie vittorie di queste lotte, e quindi viene riconosciuta la validità del metodo dell'azione diretta, della validità di queste assemblee, ma non solo, viene riconosciuta anche la "pericolosità" (per la "società civile") di queste assemblee, proprio per la società stessa. Le lotte si fanno quindi sempre più radicali e si spostano sempre di più dal piano istituzionale al piano locale e diretto.
Il compagno greco fa quindi una breve digressione sulle situazioni organizzate in Grecia. Precisa che il movimento libertario greco che non è mai stato un movimento sociale, storicamente parlando. In seguito precisa che il partito comunista greco, fin dalla nascita, negli anni '20, è sempre stato stalinista, e ha sempre e continua ad avere un ruolo di pacificatore sociale e di livellatore delle lotte (i nostri disobbedienti, sindacati, pacifinti e feccia varia, insomma). Per quanto riguarda le situazioni organizzate della "sinistra" più o meno antagonista, quindi, ci sono o gli anarchici, o gli stalinisti (partito comunista e tutta la galassia di partitini gruppuscoli sindacati ecc ecc che gli gira attorno). Vi sono poi i gruppi più piccoli, che però poco incidono o fanno nel territorio, e i vari "cani sciolti".
Data la validità dimostrata dalle recenti lotte del metodo assembleare e dell'azione diretta, queste assemblee sono sempre più frequenti e tutte o quasi le questioni locali vengono trattate tramite le assemblee locali.
L'unico movimento, in quanto tale, che partecipa è presente e lavora sul territorio era quindi quello anarchico.
Un altro carattere molto interessante di queste assemblee che viene sottolineato è la loro temporaneità: le assemblee trattano infatti solamente un tema, e quando lo scopo di questa assemblea viene a mancare l'assemblea si scioglie.
Una svolta significativa si ha nel 2008, quando il 6 dicembre viene ucciso dalla polizia con un colpo di pistola Alexis Grigoropoulos, ne scaturiscono violente rivolte in tutta Atene e anche in altre città della Grecia. Gli anarchici hanno fin da subito un ruolo fondamentale in tutto ciò.
Durante queste rivolte, tutti gli obiettivi sensibili, come le stazioni di polizia, le banche ecc. ecc. vengono attaccati duramente. Proprio per questo motivo si è pensato di allargare la lotta fino ai proprio luoghi, quindi ai quartieri più periferici.
Vengono quindi occupati vari edifici istituzionali e municipali in varie zone ateniesi. Queste occupazioni sono aperte a tutti e iniziano ad ospitare anche le assemblee locali.
Si cerca quindi di spiegare a chi partecipa alle occupazioni e di dare un senso politico alle rivolte che molti di questi hanno visto solamente tramite le televisioni o i giornali.
Nascono di conseguenza le prime assemblee che trattano di più temi, proprio in questi luoghi. Si evolvono quindi le assemblee e da temporanee e monotematiche diventano periodiche e si interessano di vari temi.
Pochi giorni dopo, il 22 dicembre sempre del 2008, succede un altro grave fatto, Konstantina Kuneva, rappresentante sindacale, viene sfigurata con dell'acido solforico durante una rivendicazione sindacale dal proprio datore di lavoro. L'aggressione è molto sentita, tanto che le rivolte e le azioni anarchiche (ma non solo) successive, sono tutte incentrate su due temi, questo attacco e la repressione sistemica.
Per questo e per altri motivi (tra cui la qualità della vita sempre peggiore) l'attenzione delle assemblee e delle lotte si spostano spontaneamente sempre più dall'interesse locale fino all'interesse di classe.
I partecipanti delle assemblee sono quindi legati tutti assieme e accomunati dall'essere persone oppresse, sfruttate, precarie ecc. ecc. (il compagno racconta allora un aneddoto avvenuto nella sua assemblea di quando un partecipante chiese di discutere sul perché durante le rivolte erano stati distrutti dei negozi, gli venne chiesto perché voleva che se ne discutesse ancora, lui spiegò che aveva due negozi e durante le rivolte vennero distrutti, gli venne quindi detto che se aveva due negozi non era nella stessa condizioni degli altri quindi poteva anche andarsene dall'assemblea, e se ne andò).
Dal 2009 le assemblee locali iniziano quindi a partecipare agli scioperi generali indetti dai sindacati, non per un effettiva adesione allo sciopero, ma come occasione per fare qualcosa, per portare i propri argomenti in piazza.
Fino ad oggi almeno 5 o 6 assemblee locali, solo ad Atene, partecipano regolarmente anche ad eventi e lotte non locali.
Oggi si possono contare almeno 35/40 assemblee locali in tutta Atene. E le assemblee locali, possono essere paragonabili, in quanto a forza e a diffusione, ai sindacati.
Le assemblee iniziano quindi ad aprirsi anche a persone non politicizzate.
In giugno, durante uno sciopero generale, le assemblee si organizzano autonomamente e cercano di isolare il parlamento. Il successo è alto, ma la repressione è molto elevata e la polizia carica brutalmente.
Per questo il movimento, che fino ad allora aveva ancora alcune caratteristiche non violente, cambia sensibilmente il punto di vista e si radicalizza e organizza sempre di più.
La risposta del governo alla crisi economica si fa sentire con manovre non proprio leggere (si propone per esempio di pagare varie bollette tutte insieme e famiglie che quindi non riescono a pagare bollette di 80/100 euro dovrebbero pagarne di 500). Alcune assemblee decidono quindi di non pagare più le bollette (il tutto indipendentemente dai partiti).
Il compagno a questo punto da una piccola digressione per precisare che l'attività degli anarchici è molto elevata, ma che molto spesso agli occhi esterni non si vede, un turista che va ad Atene infatti può notare che gli unici manifesti con la A cerchiata che trova per la strada riguardano solamente gli argomenti da sempre cari agli anarchici quali l'antifascismo, la repressione, i prigionieri politici e gli "attacchi notturni". Tutto quel che riguarda la crisi infatti, viene trattato dalle assemblee locali, di cui gli anarchici fanno parte.
Le assemblee, fino ad allora sempre incentrate su un discorso di resistenza, iniziano a pensare anche a modi di "attacco".
Si cerca quindi si portare le assemblee ad un livello altro, ad un livello alternativo alle istituzioni, ad un livello controistituzionali e contrapposte alle municipalità.
Alcune assemblee cercano quindi di avere un riconoscimento controistituzionale, come alternativa ad esse.
Dato il peggiorare continuo della qualità della vita si inizia a pensare anche a modi alternativi di vita, se per un certo punto di visto pratiche come l'occupare case a scopo abitativo era già diffusa si comincia a pensare a come avere l'energia senza riuscire a pagare le bollette, a come procurarsi il cibo senza dover andare ai supermercati (aggiungo io che gli espropri ultimamente si fanno sempre più frequenti quindi direi che un metodo l'hanno trovato) e via così.
Gli viene quindi chiesto di spiegare cos'è successo il 20 ottobre.
Premettendo che è necessariamente un resoconto soggettivo e non oggettivo parte quindi con lo spiegare un attimo la situazione generale.
La situazione della popolazione, per quanto riguarda la quantità di quelli che lottano, non è tanto diversa dalla nostra. La società infatti si divide in due categorie, quelli che lottano socialmente, che lottano in strada ecc. ecc., e quelli che invece non credono nelle lotte sociali.
Al contrario la situazione è molto diversa qualitativamente. Infatti lo Stato, tramite i Media, cerca di scoraggiare alla lotta e identifica tutti quelli che partecipano alle lotte come i nemici, di conseguenza chi lotta è sempre più radicale.
I partiti, come al solito, basano la loro strategia sulle elezioni, sulla rappresentatività, sulla delega, quindi le persone per strada li vedono come parte del sistema, come parte del problema. Chi lotta vede quindi gli anarchici come gli unici con una prospettiva seria. I partiti sono quindi ormai senza partecipazione e sono usciti dalla lotta in prima persona, dalla lotta "di strada".
I partiti, fino ad ottobre, avevano sempre organizzato le loro cose di piazza in luoghi e tempi diversi rispetto al resto alle assemblee.
I membri stessi dei partiti infatti arrabbiati pure loro per la situazione critica, iniziano a perdere fiducia nel partito.
Visto il successo della partecipazione del giugno quando si tentò di isolare il parlamento, i sindacati e i partiti decidono quindi di dichiarare sciopero generale e di isolare anche loro il parlamento.
Tuttavia un parlamentare del partito comunista dice, quando intervistato, che intendono lasciar entrare i parlamentari in parlamento, e lasciare che vengano persuasi dalla forza e dal numero delle persone in piazza.
Per fare ciò si mettono quindi tra la piazza e il parlamento, schierati con caschi e bastoni, e non lasciano passare nessuno, anzi alcuni dicono che addirittura colpivano e consegnavano agli sbirri chi provava a passare (ricorda qualcosa?).
Le assemblee e gli altri cercano quindi di andare dal parlamento ma si trovano questo blocco creato dal partito comunista e dalla galassia che gli gira attorno. Gli anarchici non sono pronti allo scontro, dato che non sono andati organizzati, ma assieme alle assemblee. Si decide quindi di rimanere ad oltranza in piazza finché il partito comunista non se ne va. Tuttavia il partito comunista rimane, anche dopo che gli fu chiesto di andarsene. Nasce di conseguenza uno scontro tra alcuni anarchici (ma non solo) e i "poliziotti rossi" (termine usato dal greco), inizialmente lo scontro è quindi decisamente impari e sembra perso in partenza, tuttavia vista la situazione tutti gli altri della piazza intervengono in favore degli anarchici e tutto quello che era stato preparato per la polizia, comprese alcune molotov, fu lanciato ai "red cops". Il partito comunista perde pesantemente lo scontro quindi, e la polizia interviene per salvarli.
Un giornale comunista e un gruppo trockijsta si schierano a favore del partito comunista e attaccano con dichiarazioni pesanti gli anarchici (anarcofascisti ecc ecc, anche qua nulla di nuovo per noi).
Questa è un ottima dimostrazione del fatto che il partito comunista sia decisamente un nemico dei cambiamenti sociali.
Il compagno precisa quindi che l'attività sindacale sta calando sempre di più, il tutto dovuto anche al fatto che nei posti di lavoro ci può essere solo un sindacato, e quindi, anche per la forte precarietà del lavoro, non si è legati molto a un sindacato, ma piuttosto alle assemblee, appunto.
Inoltre l'importanza delle assemblee è elevata, dato che focalizzano la propria attenzione su problematiche reali e non sui falsi problemi dei nazi o dei partiti di estrema destra (ma non solo di estrema destra, aggiungo io). Chi partecipa alle assemblee infatti è perché ha bisogno di questo, perché si trova in difficoltà.
A seguito di ciò il compagno precisa che in Grecia non ci sono anarchici "non violenti", perché sanno che per ottenere dei risultati in alcuni casi è necessaria la violenza con tutto ciò che ne consegue, attacchi notturni molotov e quant'altro.

Questo è il resoconto più o meno preciso.
Dopodiché faccio una precisazione mia, prevedibile contando che l'incontro è stato organizzato dalla FAI, ma che mi ha fatto girare un po' i coglioni.
Alla fine il compagno ha precisato che l'organizzazione delle assemblee è attualmente informale, nel senso che non è riconosciuta, alle volte temporanea, che non è federata, che si basa su gruppi di affinità (e fin qui tutto bene, dato che è tutto parecchio funzionale direi) ma poi ha specificato a seguito dei brusii scaturiti dal termine "informale" che non è per Bonanno.
Questo mi ha fatto girare un po' i coglioni non tanto perché sia un fan di Bonanno (dato che non lo sono, anche se è innegabile che abbia detto parecchie cose interessanti, condivisibili o meno che siano), quanto più che altro perché questo mi ha fatto capire quanto anche in certi ambienti anarchici ci si lasci parecchio manipolare dai media vari e tendano a dividere e discriminare altre aree fossilizzandosi solamente (o quasi) sul discorso propagandistico (che brutta, bruttissima parola) tralasciando completamente o in parte l'azione. Inoltra mi ha fatto girare i coglioni anche perché questo odio verso Bonanno non è dovuto all'averlo letto e a non condividere ciò che ha scritto (perché in effetti quel che è stato fatto ha moltissimi punti di contatto con ciò che è stato fatto li, basti vedere i gruppi di affinità, le assemblee locali, la non federazione ecc ecc) quanto più per un pregiudizio precedente e per una contrapposizione "anarchici buoni"/"anarchici cattivi" che porta a mio avviso a un' immobilità di fondo.

Preciso anche che molto di quel che ha precisato il compagno per quanto riguarda l'evoluzione e il modus operandi sia dei compagni che assembleare che della repressione precedentemente descritto mi ha molto ricordato la situazione in Valle per la lotta contro il TAV.

Detto questo a voi le riflessioni.

Saluti.

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

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L'uomo moderno come si procura il cibo?

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