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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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venerdì 9 settembre 2011

Sull'anarchismo epistemologico

Scritto da Paul K. Fereabend
Fonte: ecologiasociale.org/



l contrassegno dell'anarchismo politico è la sua opposizione all'ordine delle cose costituito: allo stato, alle sue istituzioni, alle ideologie che sostengono e glorificano tali istituzioni. L'ordine costituito dev'essere distrutto, così che la spontaneità umana possa emergere ed esercitare il suo diritto di iniziare liberamente un'azione, di scegliere liberamente quel che crede meglio. Di tanto in tanto si desidera andar oltre non solo alcune circostanze sociali ma oltre l'intero mondo fisico, che ci appare corrotto, irreale, effimero e di nessuna importanza. Questo anarchismo religioso o esactologico nega non soltanto leggi sociali, ma anche leggi morali, fisiche e percettuali, e considera un modo di esistenza che non è più legato al corpo, alle sue reazioni e ai suoi bisogni. La violenza, sia essa politica o spirituale, svolge un ruolo importante in quasi tutte le forme di anarchismo. La violenza è necessaria per superare gli impedimenti eretti da una società ben organizzata, o dai propri modi di comportamento (percezione, pensiero ecc.) ed è benefica per l'individuo, in quanto libera le sue energie e gli consente di rendersi conto delle forze di cui dispone. Libere associazioni, nelle quali ciascuno fa ciò che è più adatto alle sue capacità, sostituiscono le istituzioni fossilizzate del perioro e non si deve consentire ad alcuna funzione di fissarsi: "il comandante di ieri può diventare un subordinato di domani". L'insegnamento deve fondarsi sulla curiosità e non sul comando e il docente è chiamato a stimolare questa curiosità e non a fondarsi su un metodo fisso. La spontaneità regna suprema, nel pensiero (percezione) oltre che nell'azione.

Uno fra i caratteri notevoli dell'anarchismo politico postilluministico è la sua fede nella "ragione naturale" della specie umana e il suo rispetto per la scienza. Questo rispetto è solo raramente un atteggiamento dettato dall'opportunismo: si riconosce un alleato e ci si congratula con lui per renderlo felice. Per lo più esso si fonda sulla convinzione genuina che la scienza pura non adulterata fornisca un'immagine genuina dell'uomo e del mondo e produca potenti armi ideologiche nella lotta contro l'ordine solo apparente del tempo.

Oggi questa fede ingenua e quasi infantile nella scienza è messa in pericolo da due sviluppi.

Il primo sviluppo consiste nell'avvento di nuovi genere di istituzioni scientifiche. Contrariamente alla sua antecedente immediata, la scienza del tardo XX secolo ha rinunciato a tutte le sue pretese filosofiche ed è diventata un'attività economicamente importante, che plasma la mentalità di coloro che la praticano. Un buon stipendio, una buona posizione rispetto al capo e ai colleghi nella propria "unità" solo le principali ambizioni di queste formiche umane, le quali eccellono nella soluzione di piccoli problemi ma non riescono a dare un senso a tutto ciò che va oltre il loro ambito di competenza. Le considerazioni umanitarie sono pressochè ignorate e lo stesso vale per ogni forma di progressismo che vada oltre i miglioramenti locali. I risultati più gloriosi ottenuti dalla scienza del passato sono usati non come strumenti di illuminazione ma come mezzi di intimidazione, come è emerso in alcune discussioni recenti concernenti la teoria dell'evoluzione. Se qualcuno riesce a far compiere alla scienza un grande passo avanti, gli specialisti saranno pronti a trasformare la scoperta in una clava con la quale constringere tutti gli altri a sottomettersi.

Il secondo sviluppo concerne la presunta autorità dei prodotti di questa impresa sempre mutevole. Un tempo si pensava che le leggi scientifiche fossera ben stabilite e irrevocabili. Lo scienziato scopre fatti e leggi e aumenta costantemente la quantità delle conoscenze sicure e indubitabili. Oggi abbiamo riconosciuto, principalmente in conseguenza dell'opera di Mill, Mach, Boltzmann, Duhem e altri, che la scienza non può dare alcuna garanzia del genere. Le leggi scientifiche possono essere rivedute, spesso risulta che esse sono non solo localmente scorrette ma interamente sbagliate, facendo asserzioni su entità che non sono mai esistite. Ci sono rivoluzioni che non lasciano intatta una pietra, che non lasciano incontestato alcun principio. Sgradevole all'aspetto, infida nei suoi risultati, la scienza ha cessato di essere un'alleata dell'anarchico ed è diventata un problema. L'anarchico dovrebbe forse abbandonarla? Dovrebbe usarla? Che cosa dvrebbe farne? Questo è il problema. L'anarchismo epistemologico dà un risposta a questo problema. Questa risposta è in accordo con gli altri princìpi dell'anarchismo e rimuove gli ultimi elementi fossilizzati.

L'anarchismo epistemologico differisce sia dallo scetticismo sia dall'anarchismo politico (religioso). Mentre lo scettico considera ogni opinione ugualmente buona, o ugualmente cattiva, o desiste completamente dal dare giudizi, l'anarchico epistemoloogico non ha alcuno scupolo a difendere anche l'asserzione più trita o più mostruosa. Mentre l'anarchico politico o religioso vuole abolire una certa forma di vita, l'anarchico epistemologico può desiderare di defenderla, poichè egli non ha alcun sentimento eterno di fedeltà, o di avversione, nei confronti di alcuna istituzione o ideologia. Come il dadaista, al quale assomiglia assai più che non somigli all'anarchico politico, egli "non soltanto non ha un programma, ma è contro tutti i programmi", anche se in qualche occasione sarà il più rumoroso fra i difensori dello status quo o fra i suoi oppositori: "per essere veri dadaisti, si dev'essere antidadaisti". I suoi obiettivi rimangono stabili, o mutano solo in conseguenza del ragionamento, o della noia, o di un'esperienza di conversione, o del desiderio di far impressione a un'amante e così via. Una volta che si sia proposto un qualche obiettivo, può cercare di accostarsi ad esso con l'aiuto di gruppi organizzati o da solo; può usare la ragione, l'emozione, il ridicolo, un "atteggiamento di seria preoccupazione" e qualsiasi altro mezzo sia stato inventato dall'uomo per ottenere il meglio dai suoi simili. Il suo passatempo favorito consiste nel confondere i razionalisti inventando ragioni convincenti a sostegno di dottrine irragionevoli. Non c'è alcuna opinione, per quanto "assurda" o "immorale", che egli si rifiuti di prendere in considerazione o in comformità con la quale si rifuiti di agire, e nessun metodo è considerato indispensabile. L'unica cosa alla quale egli si opponga fermamente e assolutamente sono gli standard universali, le leggi universali, le idee universali come "Verità", "Ragione", "Giustizia", "Amore" e il comportamento che esse implicano, anche se egli non nega spesso sia una buona politica agire come se tali leggi (tali standard, tali idee) esistessero e se egli credesse in esse. Egli può avvicinarsi all'anarchico religioso nella sua opposizione alla scienza e al mondo materiale e può superare qualsiasi premio Nobel nella sua vigorosa difesa della purezza scientifica. Non ha obiezioni a considerare la fabrica mundi, qual è descrtta dalla scienza e quale gli è rivelata dai sensi, come una chimera che o nasconde una realtà più profonda e, forse, spirituale, o un mero tessuto di sogni che non rivela e non nasconde nulla. Egli concepisce un grande interesse per procedimenti, fenomeni ed esperienze come quelli riferiti da Carlos Castaneda, i quali indicano che le percezioni possono essere organizzate in modi molto insoliti e che la scelta di una disposizione particolare considerata come "corrispondente alla realtà", pur non essendo arbitraria (essa dipende quasi sempre da tradizioni), non è certamente più "razionale" o più "obiettiva" della scelta di un'altra disposizione: Rabbi Akiba, che nel suo stato di trance estatico ascende da una sfera celeste alla successiva e sale ancora più in alto pervenendo infine di fronte a Dio in tutto il suo Splendore, compie osservazioni genuine una volta che noi decidiamo di accettare il suo modo di vita come una misura della realtà e la sua mente è indipendente dal suo corpo esattamente come gli dicono le osservazioni da lui scelte. Applicando questo punto di vista a un soggetto specifico come la scienza, l'anarchico epistemologico trova che lo sviluppo accettato di questa (per esempio dal mondo chiuso all'universo infinito") ha avuto luogo solo perchè gli scienziati hanno usato inconsapevolmente nell'ambito della loro attività la sua filosofia: essi hanno avuto successo perchè non hanno permesso a se stessi di lasciarsi vincolare da "leggi della ragione", da "norme di razionalità" o da "leggi di natura immutabili". Al di sotto di tutte le sue violazioni c'è la convinzione che l'uomo cesserà di essere uno schiavo e che conseguirà una dignità che sarà qualcosa di più di un prudente conformismo solo quando diventerà capace di uscire dalle categorie e convinzioni più fondamentali, comprese quelle che si presume lo rendano più umano. "La presa di coscienza del fatto che ragione e anti-ragione, senso e non senso, intenzionalità e caso, coscienza e inconscio [e, aggiungerei umanitarismo e non umanitarismo] formano tutt'uno, come parte necessaria di un tutto": questo fu il messaggio centrale del dadaismo, scrive Hans Richter. L'anarchismo epistemologico è d'accordo, anche se non si esprimerebbe in una forma così recisa.

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Élisée Reclus

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« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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