Mini-presentazione

Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

Cerca nel blog

venerdì 16 settembre 2011

END:CIV - La sistematica distruzione della Terra


Documentario diretto da Franklin Lopez.


END: CIV esamina la nostra cultura di violenza sistematica allo sfruttamento ambientale, sonda l'epidemia risultante dei paesaggi avvelenati e delle nazioni traumatizzate. Basata in parte su Finale di partita, il libro best-seller di Derrick Jensen,
END: CIV chiede: "Se la vostra patria è stata invasa dagli stranieri che
tagliano le foreste, avvelenano l'acqua e l'aria, e contaminano l'approvvigionamento di cibo, resisterete? "
Le cause alla base del crollo della civiltà sono generalmente riconducibili a un uso eccessivo di risorse. Mentre scriviamo questo, il mondo è avvolto dal caos economico, picco del petrolio, cambiamenti climatici, degrado ambientale, e disordini politici. Ogni giorno, il re-hash titola storie di scandalo e di tradimento della fiducia pubblica.
Ma gli atti di coraggio, compassione e altruismo abbondano, anche nei luoghi più danneggiati. Documentando la resistenza delle persone più colpite dalla guerra e dalla repressione, e l'eroismo di quelli a venire in avanti per affrontare la crisi a testa alta,
END: CIV illumina una via d'uscita da questa follia che tutto consuma in un futuro più sano.
Sostenuto dal racconto di Jensen, il film ci invita a comportarsi come se si ama veramente questa terra. Il film girato a ritmo serrato, utilizzando la musica, filmati d'archivio, motion graphics, animazione, farsa e satira a decostruire il sistema economico globale, anche perché implode attorno a noi.
END: CIV illustra le storie in prima persona di sacrificio e di eroismo con aromi intensi, immagini emozionante con un approccio poetico e intuitivo di Jensen. Scene girate nei paesi che forniscono intermezzi di bellezza naturale mozzafiato accanto ad elementi di prova chiara di distruzione terribili.
END: CIV presenta interviste con Paul Watson, Waziyatawin, Gord Hill, Michael Becker, Peter Gelderloos, Lierre Keith, James Howard Kunstler, Stephanie McMillan, Qwatsinas, Rod Coronado, John Zerzan e altro ancora.
"Una critica feroce della violenza sistematica e della civiltà industriale, di scadenza: Civ non è previsto per gli ambientalisti di giardino-varietà. Se sei ovunque al di sotto, diciamo, un 8 su quella scala mobile di incazzato, allora questo film sta per spaventare voi. -- Il che significa che si dovrebbe guardare
http://endciv.com
Docu-Film con Sottotitoli italiano:
http://vimeo.com/23341662




martedì 13 settembre 2011

La sinistra e la sua dittat... democrazia


Dalla mailing list di un gruppo della mia zona che sto cercando di conoscere, copiano-incollano una mail che viene inoltrata ad uno di loro e chiedono un parare.


Si tratta di un iniziativa sociale nazionale portata avanti da certi promotori (qui le firme di questi), finalizzata a creare una nuova democrazia.

Da quel che ho capito, l'iniziativa parte dall' Assemblea nazionale indetta da Roma Bene comune il 10 settembre, la quale propone una nuova assemblea per 1° ottobre riguardante un appello: “dobbiamo fermarli”.

Ho esternato la mia prima impressione con una breve critica ai loro 5 punti fondamentali (cliccare il link precedente).


Analizziamo le 5 proposte:

1) Che significa non pagare il debito? In che modo? "Vanno nazionalizzate le principali banche, senza costi per i cittadini, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie." Si, e poi andiamo in corteo con fascisti e complottisti. Qui ancora crediamo nei valori dello Stato democratico. Bella storia! "Bisogna lottare a fondo contro l’evasione fiscale [...]" venite a dirlo a quell'operaio edile quale è mio padre. Non c'è più bisogno di riforme economiche, ma di rivoltare l'intera società. "Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali." E chi glielo impone? Mago Merlino? Le multinazionali sono gli effettivi padroni, gli Stati sono dei semplici burattini.

2) Ottimo punto, ma quindi ogni altra spesa va bene e la lasciamo stare? No. Inoltre come facciamo a tagliare le spese e far ritirare ogni truppa? Bisognerebbe per forza di cose CHIEDERE ai rappresentanti nazionali di fare A NOI questo bellissimo piacere. E sinceramente dubito molto che questo avvenga. Non si pensa, tra l'altro, che le forze militare che rientreranno, dovranno pur sopravvivere e verrà mantenuto il loro stipendio (seppur misero, ma questo poco ci importa): sono, ad ogni modo, soldi buttati/regalati. Ragionando in senso riformista, sarebbe comunque più utile eliminare la classe delle truppe da guerra.
"Una nuova politica estera che favorisca democrazia e sviluppo civile e sociale." Io la vedo come una dichiarazione di guerra.

3) La giustizia si fa da se, non la fanno gli organi statali e capitalisti. I discorsi sui diritti poi non sarebbero neanche da fare: gli uomini sono legati prevalentemente da rapporti di sudditanza, creati grazie al concetto del diritto e dello Stato, questi ultimi sono cause estranee a noi individui e ci rendono schiavi. Bisogna distruggere i rapporti esistenti che conosciamo. Cito: "Il diritto, come volontà della società, regola i rapporti tra gli uomini in quanto volontà del dominatore; tramite la legge e quindi il diritto, lo stato, sotto la maschera di mediatore, imprime la sua stessa volontà, e il suo dominare è un tenere sotto controllo, per cui il suo nemico più pericoloso è la volontà personale"
Torno a riprendere dal testo: "Blocco delle delocalizzazioni e dei licenziamenti, intervento pubblico nelle aziende in crisi, anche per favorire esperienze di autogestione dei lavoratori." Che senso ha? Tanto vale autogestirsi ora! Il resto sono tutto un risultato di masturbazioni mentali fatte con la mano sinistra.

4) Ok, tutte cose bellissime, ma perchè non fare senza l'inutile istituzione di uno Stato democratico? ...

5) La corruzione esisterà finchè ci sarà un sistema economico che divide le persone e crea delle disuguaglianze sociali. "Tutti i beni provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere incamerati dallo Stato e gestiti socialmente." Ma stiamo riesumando quale dittatore? "Dovranno essere abbattuti [..] alti burocrati." D'accordissimo. Iniziamo a distruggere lo Stato. Ecco la fregatura! "Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei parlamentari." Questi arrivano a proporre una sottospecie becera forma di democrazia diretta... "E’ indispensabile una legge sulla democrazia sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28 giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli accordi." Così i lavoratori potranno scegliere come tornare a casa amamzzati, bhè, almeno c'è il diritto di voto! "Sviluppo dell’autorganizzazione democratica e popolare in ogni ambito della vita pubblica" BLABLABLA. Quante parole che in verità nascondo qualcosa di superfluo.
"La solidarietà con quel movimento si esercita lottando qui e ora, da noi, contro il comune avversario." Il loro comune avversario non è altro che un entità morale. E nulla di concreto.

venerdì 9 settembre 2011

Sull'anarchismo epistemologico

Scritto da Paul K. Fereabend
Fonte: ecologiasociale.org/



l contrassegno dell'anarchismo politico è la sua opposizione all'ordine delle cose costituito: allo stato, alle sue istituzioni, alle ideologie che sostengono e glorificano tali istituzioni. L'ordine costituito dev'essere distrutto, così che la spontaneità umana possa emergere ed esercitare il suo diritto di iniziare liberamente un'azione, di scegliere liberamente quel che crede meglio. Di tanto in tanto si desidera andar oltre non solo alcune circostanze sociali ma oltre l'intero mondo fisico, che ci appare corrotto, irreale, effimero e di nessuna importanza. Questo anarchismo religioso o esactologico nega non soltanto leggi sociali, ma anche leggi morali, fisiche e percettuali, e considera un modo di esistenza che non è più legato al corpo, alle sue reazioni e ai suoi bisogni. La violenza, sia essa politica o spirituale, svolge un ruolo importante in quasi tutte le forme di anarchismo. La violenza è necessaria per superare gli impedimenti eretti da una società ben organizzata, o dai propri modi di comportamento (percezione, pensiero ecc.) ed è benefica per l'individuo, in quanto libera le sue energie e gli consente di rendersi conto delle forze di cui dispone. Libere associazioni, nelle quali ciascuno fa ciò che è più adatto alle sue capacità, sostituiscono le istituzioni fossilizzate del perioro e non si deve consentire ad alcuna funzione di fissarsi: "il comandante di ieri può diventare un subordinato di domani". L'insegnamento deve fondarsi sulla curiosità e non sul comando e il docente è chiamato a stimolare questa curiosità e non a fondarsi su un metodo fisso. La spontaneità regna suprema, nel pensiero (percezione) oltre che nell'azione.

Uno fra i caratteri notevoli dell'anarchismo politico postilluministico è la sua fede nella "ragione naturale" della specie umana e il suo rispetto per la scienza. Questo rispetto è solo raramente un atteggiamento dettato dall'opportunismo: si riconosce un alleato e ci si congratula con lui per renderlo felice. Per lo più esso si fonda sulla convinzione genuina che la scienza pura non adulterata fornisca un'immagine genuina dell'uomo e del mondo e produca potenti armi ideologiche nella lotta contro l'ordine solo apparente del tempo.

Oggi questa fede ingenua e quasi infantile nella scienza è messa in pericolo da due sviluppi.

Il primo sviluppo consiste nell'avvento di nuovi genere di istituzioni scientifiche. Contrariamente alla sua antecedente immediata, la scienza del tardo XX secolo ha rinunciato a tutte le sue pretese filosofiche ed è diventata un'attività economicamente importante, che plasma la mentalità di coloro che la praticano. Un buon stipendio, una buona posizione rispetto al capo e ai colleghi nella propria "unità" solo le principali ambizioni di queste formiche umane, le quali eccellono nella soluzione di piccoli problemi ma non riescono a dare un senso a tutto ciò che va oltre il loro ambito di competenza. Le considerazioni umanitarie sono pressochè ignorate e lo stesso vale per ogni forma di progressismo che vada oltre i miglioramenti locali. I risultati più gloriosi ottenuti dalla scienza del passato sono usati non come strumenti di illuminazione ma come mezzi di intimidazione, come è emerso in alcune discussioni recenti concernenti la teoria dell'evoluzione. Se qualcuno riesce a far compiere alla scienza un grande passo avanti, gli specialisti saranno pronti a trasformare la scoperta in una clava con la quale constringere tutti gli altri a sottomettersi.

Il secondo sviluppo concerne la presunta autorità dei prodotti di questa impresa sempre mutevole. Un tempo si pensava che le leggi scientifiche fossera ben stabilite e irrevocabili. Lo scienziato scopre fatti e leggi e aumenta costantemente la quantità delle conoscenze sicure e indubitabili. Oggi abbiamo riconosciuto, principalmente in conseguenza dell'opera di Mill, Mach, Boltzmann, Duhem e altri, che la scienza non può dare alcuna garanzia del genere. Le leggi scientifiche possono essere rivedute, spesso risulta che esse sono non solo localmente scorrette ma interamente sbagliate, facendo asserzioni su entità che non sono mai esistite. Ci sono rivoluzioni che non lasciano intatta una pietra, che non lasciano incontestato alcun principio. Sgradevole all'aspetto, infida nei suoi risultati, la scienza ha cessato di essere un'alleata dell'anarchico ed è diventata un problema. L'anarchico dovrebbe forse abbandonarla? Dovrebbe usarla? Che cosa dvrebbe farne? Questo è il problema. L'anarchismo epistemologico dà un risposta a questo problema. Questa risposta è in accordo con gli altri princìpi dell'anarchismo e rimuove gli ultimi elementi fossilizzati.

L'anarchismo epistemologico differisce sia dallo scetticismo sia dall'anarchismo politico (religioso). Mentre lo scettico considera ogni opinione ugualmente buona, o ugualmente cattiva, o desiste completamente dal dare giudizi, l'anarchico epistemoloogico non ha alcuno scupolo a difendere anche l'asserzione più trita o più mostruosa. Mentre l'anarchico politico o religioso vuole abolire una certa forma di vita, l'anarchico epistemologico può desiderare di defenderla, poichè egli non ha alcun sentimento eterno di fedeltà, o di avversione, nei confronti di alcuna istituzione o ideologia. Come il dadaista, al quale assomiglia assai più che non somigli all'anarchico politico, egli "non soltanto non ha un programma, ma è contro tutti i programmi", anche se in qualche occasione sarà il più rumoroso fra i difensori dello status quo o fra i suoi oppositori: "per essere veri dadaisti, si dev'essere antidadaisti". I suoi obiettivi rimangono stabili, o mutano solo in conseguenza del ragionamento, o della noia, o di un'esperienza di conversione, o del desiderio di far impressione a un'amante e così via. Una volta che si sia proposto un qualche obiettivo, può cercare di accostarsi ad esso con l'aiuto di gruppi organizzati o da solo; può usare la ragione, l'emozione, il ridicolo, un "atteggiamento di seria preoccupazione" e qualsiasi altro mezzo sia stato inventato dall'uomo per ottenere il meglio dai suoi simili. Il suo passatempo favorito consiste nel confondere i razionalisti inventando ragioni convincenti a sostegno di dottrine irragionevoli. Non c'è alcuna opinione, per quanto "assurda" o "immorale", che egli si rifiuti di prendere in considerazione o in comformità con la quale si rifuiti di agire, e nessun metodo è considerato indispensabile. L'unica cosa alla quale egli si opponga fermamente e assolutamente sono gli standard universali, le leggi universali, le idee universali come "Verità", "Ragione", "Giustizia", "Amore" e il comportamento che esse implicano, anche se egli non nega spesso sia una buona politica agire come se tali leggi (tali standard, tali idee) esistessero e se egli credesse in esse. Egli può avvicinarsi all'anarchico religioso nella sua opposizione alla scienza e al mondo materiale e può superare qualsiasi premio Nobel nella sua vigorosa difesa della purezza scientifica. Non ha obiezioni a considerare la fabrica mundi, qual è descrtta dalla scienza e quale gli è rivelata dai sensi, come una chimera che o nasconde una realtà più profonda e, forse, spirituale, o un mero tessuto di sogni che non rivela e non nasconde nulla. Egli concepisce un grande interesse per procedimenti, fenomeni ed esperienze come quelli riferiti da Carlos Castaneda, i quali indicano che le percezioni possono essere organizzate in modi molto insoliti e che la scelta di una disposizione particolare considerata come "corrispondente alla realtà", pur non essendo arbitraria (essa dipende quasi sempre da tradizioni), non è certamente più "razionale" o più "obiettiva" della scelta di un'altra disposizione: Rabbi Akiba, che nel suo stato di trance estatico ascende da una sfera celeste alla successiva e sale ancora più in alto pervenendo infine di fronte a Dio in tutto il suo Splendore, compie osservazioni genuine una volta che noi decidiamo di accettare il suo modo di vita come una misura della realtà e la sua mente è indipendente dal suo corpo esattamente come gli dicono le osservazioni da lui scelte. Applicando questo punto di vista a un soggetto specifico come la scienza, l'anarchico epistemologico trova che lo sviluppo accettato di questa (per esempio dal mondo chiuso all'universo infinito") ha avuto luogo solo perchè gli scienziati hanno usato inconsapevolmente nell'ambito della loro attività la sua filosofia: essi hanno avuto successo perchè non hanno permesso a se stessi di lasciarsi vincolare da "leggi della ragione", da "norme di razionalità" o da "leggi di natura immutabili". Al di sotto di tutte le sue violazioni c'è la convinzione che l'uomo cesserà di essere uno schiavo e che conseguirà una dignità che sarà qualcosa di più di un prudente conformismo solo quando diventerà capace di uscire dalle categorie e convinzioni più fondamentali, comprese quelle che si presume lo rendano più umano. "La presa di coscienza del fatto che ragione e anti-ragione, senso e non senso, intenzionalità e caso, coscienza e inconscio [e, aggiungerei umanitarismo e non umanitarismo] formano tutt'uno, come parte necessaria di un tutto": questo fu il messaggio centrale del dadaismo, scrive Hans Richter. L'anarchismo epistemologico è d'accordo, anche se non si esprimerebbe in una forma così recisa.

sabato 3 settembre 2011

Veganesimo ed Economia

In tanti hanno detto e dicono che la politica si fa andando al supermercato quando si scelgono i prodotti e se credete a ciò... be siamo nei guai perché significa che il modo di pensare del sistema è entrato in voi e si farà più difficile da estirpare.

Introduzione/Premessa
Quest'opuscolo l'avevo scritto un anno fa abbastanza velocemente, dopo una discussione del nostro collettivo sul "mondo dei vegani" e su come era vista la questione da tutti quei vegani che però hanno un approccio alla vita diverso dal nostro.
E' "un qualcosa" quindi, per chi magari è già vegano ma non conosce gli approcci più radicali a questa visione del mondo.
Ma anche per chi non sa ancora molto di veganesimo ma ha già di per se un'attitudine più radicale e attiva in questioni come il razzismo, il sessismo, e tutte le altre forme di dominio.
E' stato ristampato ora in questa forma più "opuscolo" (prima era scarno come lo scheletro di tutte quelle modelle anoressiche) e aggiunto di qualche piccola correzione e aggiunta.
E' dedicato a tutte le persone che amo e con cui condivido la mia quotidianità e a tutte le persone che hanno perso la vita o la libertà per la lotta di liberazione animale, della terra e umana.

Apri ogni gabbia
Inizia dalle tue

Perché vegan?
Sarà capitato spesso a chiunque ha fatto della scelta Vegan una.
scelta di vita di dover rispondere alla. domanda: "Perché sei vegan?" E' la prima cosa che viene chiesta ogniqualvolta si conoscono persone
nuove, soprattutto se Vegan non lo sono, appena si incrocia l'argomento. E' una domanda, anche se molto semplice, molto importante, ovviamente perché è la risposta ad esserlo. Col passare del tempo ho imparato ad affinare questa risposta cercando di rendere ben chiare e ben delineate quali sono le motivazioni che possono portare a questa scelta definita dai più "radicale". La risposta che mi piace sempre dare riassume pressappoco questo concetto:
"Ho compreso che ci sono cose nella vita che non si devono assolutamente fare e sto imparando a lasciarle andare tutte, ho compreso che esiste un altro modo di vivere al di fuori degli schemi precostituiti del sistema e ho realizzato che l'esistenza di questo modo di vivere dipende esclusivamente dalla propria voglia di realizzarlo, ad ogni costo, perché questo è il solo modo per sentirsi umani. All'interno di questo ragionamento la scelta vegana è divenuta da subito una cosa del tutto naturale" 
Questo per dire che se si vuole realmente cambiare il corso delle cose, se si vuole cambiare la propria vita mettendo in primo piano le nostre persone e i nostri veri bisogni, la scelta vegan da sola non 1 basta per portare una critica completa ed efficace al sistema. Questo perché il sistema ha imparato, e riesce a farlo sempre meglio, a prendere alcune istanze radicali, nate magari anche al di fuori di esso, e a farle sue, come per gli hippy, per il punk, il vegetarianesimo appunto e molto altro.
Questo meccanismo, alquanto spregevole, ma aimè altrettamto info efficace ai fini del sistema, funziona incanalando queste idee, questi modi di vivere alternativi, in mercato, rendendo ciò che magari era nato come detonatore per l'esplosione dell'esistente in qualcosa che può essere inserito nell'economia di tutti i giorni, qualcosa che può essere comprato e quindi essere controllato. Non sorprende quindi che anche il veganesimo possa rientrare in questo meccanismo.



La trappola economica
Cerchiamo di rendere a livello pratico questo concetto.
Fino a non molti anni fa, soprattutto in Italia, i vegetariani e i vegani erano ben' pochi e al grosso del mercato magari il problema non si poneva molto, ma soprattutto nell'ultima decade il numero è cresciuto parecchio fino ad oggi dove sembra che la cifra si aggiri addirittura oltre il 10%, più di 6 milioni d'italiani [1]. (Secondo dei dati del 2007 sembra che l'Italia sia il primo paese per numero di vegetariani dopo l'India ovviamente [2], anche se le statistiche lasciano sempre il tempo che trovano). 
Quindi per il mercato e per il sistema questa cifra non può sfuggire dal controllo e quindi ecco che anche i vegetariani/vegani diventano mercato, in una parola diventano soldi e quindi affari. Ed ecco che spuntano nei supermercati alimenti appositi senza carne e derivati con il suo bel marchio con la V sopra e molti sono felici e contenti perché si-sentono meno esclusi e si sentono nel loro piccolo di aver vinto la propria battaglia. E' quello che è successo anche per il biologico, la richiesta è aumentata e quindi le grandi aziende agricole si sono adattate e nella contraddizione più assoluta hanno una linea di prodotti bio e altri no. Certo è vero che ci sono anche aziende che fanno solo ed esclusivamente biologico (come ci sono quelle solo vegan ma basta dare un occhiata a cosa succede nei paesi anglosassoni dove anche grandi multinazionale hanno i loro prodotti vegan) e hanno per cosi dire un etica maggiore, ma in termini di cambiamenti che si vogliono imprimere al sistema tutto ciò non sposta niente di una virgola.
In tanti hanno detto e dicono che la politica si fa andando al supermercato quando si scelgono i prodotti e se credete a ciò... bè siamo nei guai perché significa che il modo di pensare del sistema è entrato in voi e si farà più difficile da estirpare.
Per rendere l'idea si possono prendere come esempio altri paesi come gli States o il Regno Unito o altri paesi del nord Europa dove soprattutto nelle grandi città si possono trovare diversi posti che vendono o dove si possono mangiare prodotti vegan (con cose aberranti come il pollo o il gambero vegan, prodotti cioè del tutto simili a quelli animali sia come forma e presentazione sia come sapore ma interamente vegetali fatti chissà con quali diavolerie industriali). Se andate a Londra e siete Vegan non avrete molti problemi a mangiare fuori perché troverete parecchi ristoranti o anche fast food interamente vegan e persino in quelli tradizionali in ogni menu ci sarà sicuramente qualche piatto vegetariano e vegano. Ora, non voglio dire che tutto ciò è una cosa assolutamente negativa, perché come accennato anche prima ci sono situazioni, ci sono persone che prendono la cosa seriamente e quindi offrono non solo da mangiare ma anche informazioni sul veganesimo affiancate da iniziative culturali e quant'altro, anche se è vero che molti altri lo fanno solo esclusivamente per scelte di mercato.
Il problema non è quanti luoghi dove poter magiare vegan ci sono nella mia città se poi la mia vita di ogni giorno è sempre la stessa, passata a scuola in giovinezza e al lavoro poi, ristretta entro quegli schemi che sembrano cosi indistruttibili, schemi che portano nelle nostre vite sofferenze, sopraffazione, competitività, violenza, guerre, depressione, solitudine e chi più ne ha...

Una volta ebbi una conversazione con uno studente di economia il quale mi ha illustrato la sua visione liberai per quel che concerne il risolvimento di molti problemi dell'attuale società.
Il suo discorso s'incentrava sul fatto che se vuoi rendere qualsiasi cosa "efficiente" devi renderla mercato, per esempio se vuoi energia più economica ci devono essere molte aziende che fanno la loro proposta e, competendo le une con le altre, sceglierai quella migliore e risparmierai, per avere case a buon mercato bisogna espandere il mercato dell'edilizia privata in modo che, sempre in base al concetto di competitività, si avranno prezzi più bassi e cosi via per moltissime altre circostanze. Ora non che questa conversazione mi abbia illuminato sulla visione liberale dell'economia in quanto sapevo già bene come funzionano certi meccanismi ma ho preso questa chiacchierata come esempio per porre come basilare il tipo di approccio più adeguato a tali argomentazioni. 
Se fossi stata una persona di sinistra e magari pure con una visione un po' marxista delle cose avrei potuto dibattere ore sulla dicotomia pubblico/privato, su come gestire meglio l'economia in generale in un ottica più etica e solidale nei confronti delle persone, ecc... Ma tutto ciò non mi interessava, in primo luogo perché non sono ne di sinistra ne tanto meno marxista e in secondo luogo perché il giovane studente di economia aveva perfettamente ragione. Infatti se vogliamo mantenere la nostra società cosi com'è ma renderla più efficiente e più funzionale e magari in tante cose anche più "etica" la strada della competitività e del libero mercato e del liberalismo in genere è la strada più adatta.
La città vegana
Inseriamo' ora, la:,tematica veganesimo in questo contesto e vediamo come potrebbe svilupparsi. Immaginiamo uno scenario, che potrebbe essere realtà tra non molti anni, dove nella nostra bella città troveremo numerosi ristoranti vegan, dai più cari e chic a quelli più economici, scaffali dei supermercati assortiti di confezioni di seitan, tofu e derivati di svariate aziende, dalle più etiche alle multinazionali (magari un bel tofu aromatizzato della Nestle fatto con soia transgenica) negozi di abbigliamento, con scarpe e vestiti cruelty free, sia nel negozietto vegan sia in altri tradizionali, insieme magari alle scarpe e borsette in pelle (ferse la Nike avrà le sue belle scarpe in ecopelle tutte colorate fatte però sempre da bambini del terzo mondo). Anche a livello culturale le cose miglioreranno sicuramente, in molti sapranno del mondo vegan, quanto meno nel senso che sapranno di cosa stiamo parlando, anche la fobia verso il vegetariano migliorerà essendoci appunto più informazione e più diffusione di queste tematiche e vedendo la propria città riempirsi pian piano di luoghi vegan friendly, anche i più scettici magari impareranno a rispettare le scelte di chi
non la pensa come loro.
Le storie della storia
Queste cose che sono state qui ipotizzate sono già accadute in' altri ambiti vediamo quali.
Dalla metà del secolo scorso in poi esplode negli. Stati Uniti la questione razziale dei neri, i quali, cominciano, a, prendere coscienza del loro stato di emarginati, 'e cominciano uria serie -di;,` battaglie per uscire dal loro isolamento. Storie di disobbedienza civile, picchetti, manifestazioni e, aimè, molti morti scaturiti dalla repressione dello stato attraverso le forze dell'ordine, hanno
portato all'inserimento, morale e giuridico dei neri nella società americana e di conseguenza un po' in tutti i paesi occidentali. Da li in poi i neri sono potuti diventare, seppur in un percorso graduale, cittadini a tutti gli effetti, hanno ottenuto i1 diritto di voto, la possibilità di studiare in qualsiasi scuola la possibilità di fare carriera in ogni ambito lavorativo nel privato e nel pubblico e ce n'é addirittura uno che è riuscito a diventare presidente! Un altro esempio sono le battaglie delle donne per la loro emancipazione. Storie simili a quelle dei neri se vogliamo, manifestazioni, picchetti, repressione e quant'altro e alla fine di tutto ciò anche le donne hanno ottenuto il riconoscimento voluto e sono diventate parte integrante della società senza` molti dei tabù che le hanno soppresse per secoli, possono fare i lavori che fanno gli uomini, possono sposarsi e divorziare possono essere indipendenti in ogni ambito dalla presenza maschile e possono diventare anche loro personalità importanti e rispettabili ricoprendo anche alte cariche pubbliche e ruoli primari nell'imprenditoria.
Anche qui non si vuole demonizzare e dare un accezione totalmente negativa a queste lotte, anzi per fortuna i repressi e i dominati della terra di tanto in tanto alzano la testa per mordere un po' le chiappe dei loro oppressori, ma quello che si vuole dimostrare è che non sempre viene la quiete dopo la tempesta.
La dimostrazione di ciò la troviamo nella vita di tutti i giorni. E' vero, i neri ora sono riconosciuti esseri umani uguali ai bianchi e la, parola razzismo è finita nel libro nero della società, ma direi che siamo ben lontani dall'aver sradicato il razzismo dalle nostre vite.
Infatti mentre molti neri hanno fatto carriera e successo la maggior parte di loro vive ancora in ghetti sprofondati nella criminalità e nel degrado, se sei nero (o comunque hai la pelle diversa da quella bianca) e
non sei un manager o una rock star sarai comunque ancora visto con sospetto dalle altre persone che continueranno a puntare il dito su di te accaparrandoti il ruolo di problema principale e di pericolo delle loro patetiche esistenze. Nelle conversazioni da bar siamo passati dal "sono comunque esseri inferiori e diversi da noi" al "non sono razzista! (perché fa brutto dirlo) ma certa gente la manderei tutta al proprio paese".
Per la serie cambia la forma ma non la sostanza. Anche le donne, come detto, hanno vinto la loro battaglia, non sono più succubi degli uomini per quel che riguarda il pensiero ma lo sono rimaste nella pratica. Certo ora sono molto più libere, ci mancherebbe, hanno raggiunto un sacco di diritti fino a qualche secolo fa impensabili, hanno diritto di parola e di voto, possono fare i politici, divorziare dai propri mariti, fare carriera e quant'altro, tutto come gli uomini ma anche qui siamo lontani dall'aver scacciato il sessismo che continua a reprimere la donna nella nostra società. Sono gli uomini che continuano ad avere in mano il mondo e il nostro destino, e la donna è sempre relegata al suo ruolo di sottomessa a meno che essa non si comporti come un uomo ovviamente. Ed è un peccato vedere questo potenziale cosi immenso della donna sprecato spesso in ruoli che essa stessa si sceglie.
Quindi analizzando queste due questioni, razzismo e sessismo, ci si accorge che se non si pongono dei punti di cambiamento radicale delle nostre vite finisce che le nostre lotte, per quanto cariche di significati e buone prospettive, volgano al perpetuare del sistema esistente che si rimodellerà ogni volta secondo quanto le lotte popolari chiedono. Per semplificare si potrebbe dire che i neri non dovrebbero lottare per poter diventare come i bianchi, dovrebbero lottare per distruggere i bianchi stessi, come le donne non dovrebbero mobilitarsi per poter fare le cose che fanno gli uomini e per diventare come loro ma, anche qui dovrebbero lottare per distruggere il sesso maschile e tutta la società patriarcale che ne consegue. Ovviamente si parla di distruggere i concetti non le persone fisiche, destroy power not people [3].

Diritto ≠ Liberazione
"Diritti" e rovescio
Quindi anche il veganesimo può avere un rovescio della medaglia alquanto spiacevole simile a quelli scaturiti dall'antirazzismo e dall'antisessismo per non parlare dell'antifascismo ma qui bisognerebbe aprire una parentesi che è meglio rinviare ad altro contesto. Diventa quindi importante e fondamentale separare la questione veganesimo dalla questione economica altrimenti finiremo risucchiati per forza di cosa dalla macchina del sistema dominante attraverso il principio di risucchio definito qualche riga fà.

In generale sarà meglio separare la questione economica da qualsiasi ambito della nostra vita, certo magari sarà un percorso graduale ma ponendoci in quest'ottica quantomeno avremo sempre la lucidità per analizzare bene tutte le questioni che ci si porranno di fronte a noi di volta in volta. Servi una critica che tagli perpendicolarmente i fili che reggono l'esistente non basta costruire una strada parallela che fa il verso al sistema pur ponendo argomentazioni e situazioni alternative ad esso. Per questo motivo non bisogna lottare perché uomini e animali abbiano i loro "diritti" ma lottare perché uomini e animali siano liberi, che è diverso, perché i diritti sono concessioni che la società concede di volta in volta ai suoi sottomessi per alleggerire le tensioni che si formano dalle lotte per la ricerca di una vita migliore, ma se si "chiede" una vita migliore, al posto di "volere" una vita migliore il nostro viaggio sarà breve e doloroso. I neri, le donne, e tutti gli altri sottomessi del mondo sono riusciti ad ottenere dei diritti, e in questo modo il sistema si è lavato la coscienza di fronte alle loro lotte, ma tutti coloro son ben lontani dall'essere liberi come forse pochi lo sono, perché la libertà è qualcosa che nasce dentro di noi non la puoi trovare in una forma di movimento collettiva se prima non l'hai individuata nella tua dimensione individuale. E difficilmente gli animali saranno liberi se prima non decideremo anche noi di esserlo. Per questo motivo ha più senso aprire una gabbia e liberare un animale piuttosto che chiedere al governo un disegno legge per la loro salvaguardia perché aprendo quella gabbia esprimeremo anche la nostra di libertà, quella libertà che ci pone allo stesso livello di quei poveri animali torturati e uccisi, le loro grida e le loro sofferenze sono come le nostre e poter correre fianco a fianco con loro all'aria aperta ci fa respirare finalmente il profumo di questa tanto ricercata libertà. Al contrario chiedere concessioni, leggi, diritti o quant'altro ai nostri sfruttatori istituzionali non porterà mai alla nostra completa liberazione e di conseguenza a quella degli animali, perché il sistema non può perdurare senza il dominio e quindi scordatevi che esso rinuncerà mai a dominare gli uomini gli animali e la natura in generale. 
Gli uomini non hanno mai pensato di dominare la natura se non dopo aver cominciato a dominare le donne, i giovani, e gli altri uomini E finche non elimineremo la dominazione in tutte le sue forme non potremo realmente creare una società razionale ed ecologica.[4]
E siccome il domino della società attuale si esprime principalmente attraverso l'economia ecco che di nuovo risulta indispensabile separarci una volta per tutte da tale giogo.
Risulta altrettanto chiaro che non è certo una cosa semplice lasciarsi alle spalle in modo totale e definitivo l'economia, il denaro e l'attuale modo di vivere a cui siamo abituati ma se ci poniamo nell'ottíca di volerne uscire a tutti i costi troveremo di sicuro il modo di fare anche piccoli passi verso la nostra liberazione.

Ogni passo verso un mondo senza gabbie è un passo in più verso la liberazione
Quello che si può fare per, esempio, è comprare il meno possibile, l'indispensabile, materie prime con cui preparare tutte quelle cose che vi vengono vendute già pronte all'uso. Riciclare e riutilizzare oggetti destinati alla distruzione dal ciclo consumista, recuperare cibo che viene buttato via ogni giorno dalla disgraziata macchina dell'industria alimentare, riscoprire cose decadute come lo scambio, il dono, la solidarietà, per usare una metafora guardare crescere un filo d'erba tra le crepe del cemento.
Bisogna inventarsi un nuovo modo di vivere, diventare una sorta di "raccoglitori-cacciatori urbani", ricavare la nostra sopravvivenza, e in generale la nostra vita, dai "bug" del sistema, recuperare e sfruttare tutto ciò che il sistema lascia scoperto e fuori controllo, perché finche esisterà e persisterà la nostra voglia di libertà esso non potrà mai controllare tutto. Ma questo dipende da noi e dalle nostre scelte e consapevolezze individuali.
Nel frattempo piuttosto che praticare il veganesimo pratico il "freeganesimo*". So che più a lungo partecipo all'economia dominate, sia che compri prodotti vegan che no, sto supportando le aziende che rappresentano il capitalismo. [5]
Di conseguenza, assodato che per forza di cose la nostra libertà andrà ricercata al di fuori del capitalismo, sarà di conseguenza chiaro che bisognerà re-inventare i nostri "rapporti" con la nostra stessa esistenza essendo quest'ultima nata e cresciuta secondo gli schemi della cultura dominante. Partendo appunto dai raccoglitori-cacciatori urbani per arrivare magari a rivivere posti più immersi nella natura dove poter veramente costruirsi un mondo di auto-sussistenza, rapportandosi e creando reti con realtà simili e affini, cosa che è già una realtà in un po' tutte le parti della terra, e nel frattempo senza dimenticarci che dovremo sempre lottare e difendere tutto quello che man mano ci riprenderemo. Leva l'economia dal tuo piatto, dai tuoi divertimenti, dalla tua vita di tutti i giorni e sicuramente ti capiterà di riuscire a vedere il mondo e tutte le altre cose con una sensibilità cosi sviluppata, che ti verrà naturale considerare gli altri esseri viventi di questo pianeta come parte di te, come parte di un equilibrio. Non sarà solo la compassione a guidarci ma la consapevolezza naturale di non voler riprodurre più nessuna forma di dominio.

______________________________________________________________________
[1] Corriere della Sera, 12 febbraio 2009
[2] Unione Vegetariana Europe, www.euroveg.eu
[3] Citazione dei Crass, gruppo anarcho punk inglese della prima metà degli anni '80
[4] Murray Bookchin, Per una società ecologica - Per quanto sul fatto che sia nato prima il dominio sugli altri uomini piuttosto che sulla natura ci possano essere dei dubbi, ritengo che l'eliminazione di ogni forma di domino sia indispensabile per ritrovare una reale coscienza ecologica.
[5] www.crimethinc.com/texts/atoz/veganism.php * il termine "freeganesimo" è un adattamento dell'inglese "freganism"

No Copyright. Riproduci, utilizza parti del testo con o senza citazione. Ad uso libero per tutti i puri di cuore.

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

A caccia di cibo
L'uomo moderno come si procura il cibo?

Lettori fissi (o quasi)

Visualizzazioni totali

Visitatori (Dal 29/Giugno/2010)

free counters

Video (non scelti da me)

Loading...
Si è verificato un errore nel gadget