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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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domenica 19 giugno 2011

Resoconto del corteo a L'Aquila del 18 giugno '11

Sulla Manifestazione contro il 41bis

Un articolo (link) riporta la cronaca di quest'iniziativa mentendo spudoratamente, dicendo che i manifestanti avrebbero mandato all'ospedale addirittura 2 carabinieri.


Resoconto di un compagno manifestante
Parte il corteo da Piazza della Fontana Luminosa per le 11 di mattina, in non più di un centinaio di persone, più tardi il numero si ingrandirà e arriveranno a toccare i 150-160 elementi.
Nonostante i cartelli e striscioni di stampo comunista, i partecipanti sono delle più diverse estrazioni ideologiche tra cui anarchici e autonomi dei centri sociali.
Slogan e cori che abbracciano diversi temi oltre quello su cui era stata basata l'iniziativa, ovvero il carcere duro, incitano alla Palestina, ricordano ironicamente Nassyriah, provocano la polizia e si susseguono sul percorso che la questura ha deciso di concedergli, negandogli quello da loro scelto. I manifestanti ripetono anche il coro "La fabrica ci uccide, lo Stato ci imprigiona, che cazzo ce ne frega di Biaggi e di D'Antona"  che costò 2 anni di carcere ad alcuni loro compagni tempo fa.
Alle 13 occupano la strada per un pò, per poi entrare nei loro pulman e dirigersi verso il carcere delle Costarelle  Nonostante il divieto della digos di avvicinarsi a più di 500 metri dal carcere, provano ad arrivare comunque con i loro Bus e si ritrovano la strada sbarrata ben 2 volte dalla Polizia, Carabinieri e Gaurdia di finanza. Scendono, provano ad andare nel campo vicino al carcere ma vengono caricati dalla polizia in antisommossa, che li respinge ferendo alla testa uno di loro, e addirittura uno dei poliziotti ruba gli occhiali da sole a uno dei manifestanti. Tranquillizzata la situazione, i manifestanti inscenano il presidio nel campo prima sbarrato, ora accerchiato da una schiera di sbirri. Il tutto finirà 2 orette più tardi dopo cori e lanci di petardi vari, per ribadire la solidarietà verso tutti coloro rinchiusi in quella discarica sociale che qualcuno chiama giustizia. Alla fine del corteo uno dei manifestanti si aggiunge al cordone della digos e se ne va con loro, chiaramente un infiltrato, subbito sommerso di insulti e minacce. 

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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