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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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venerdì 17 giugno 2011

Marx contro Stirner

Fonte: jadawin.info/stirner.htm

Nella prima metà del secolo XIX°, dal '35 fino almeno alla fine degli anni Quaranta, la cultura filosofica (e politica) tedesca vive la crisi della "filosofia assoluta", cioè dell'hegelismo. Con "La vita di Gesù" di David Strauss tra i seguaci di Hegel - la cui filosofia era diventata la filosofia, in piena sintonia anche con le scelte politiche dello stato prussiano - comincia a operarsi una profonda frattura, che porta velocemente alla costituzione di una sinistra e di una destra hegeliane (vi è anche qualche esponente di un "centro"). Ciò che divide è l'interpretazione, meglio la prosecuzione della filosofia della religione di Hegel. Mentre la destra resta ferma all'ortodossia ufficialmente professata dal maestro la sinistra - sia pure in misura diversa, secondo i diversi esponenti, da Strauss a Bauer, da Feuerbach a Stirner - tende a sviluppare gli impliciti elementi eterodossi, giungendo in tal modo a posizioni sempre più radicalmente laiche e immanentistiche. Culmine di questo processo è il sistema di Feuerbach, che riconduce la teologia all'antropologia, cioè interpreta la religione cristiana e i suoi dogmi come funzionicreazioni dell'uomo e dei suoi bisogni. Morto il dio trascendente l'uomo diventa, in qualche misura, il dio di se stesso.
La sinistra hegeliana è condotta, proprio dalla critica religiosa, su posizione sempre più decisamente liberali. La sinistra hegeliana, soprattutto per quanto riguarda il gruppo dei cosiddetti "Liberi" di Berlino, concorre anzi alla formazione di un'ala radicale, che combatte il "riformismo" liberale.
Stirner, sia pure con un certo distacco, partecipa alle riunioni che i "Liberi" tengono a Berlino da Hippel, una birreria che è per qualche tempo il centro di una intensa attività intellettuale e, in qualche modo, politica. Se Stirner appartiene alla "cerchia interna" dei frequentatori di Hippel, a un "circolo più vasto" appartengono anche Engels e Marx, che peraltro se ne distaccano abbastanza velocemente, per l'insorgere di una profonda incompatibilità politica e filosofica.
A una "Nuova Atene" mirano sia Marx che Stirner, ognuno seguendo una strada che - pur partendo da presupposti parzialmente comuni - porta a risultati diversi. La polemica si sviluppa in una forma particolare. Mentre infatti Marx (e in subordine Engels) affronta direttamente lo scontro con le idee di Stirner, la controparte più significativa di Stirner è invece Feuerbach, nei confronti del quale - e sempre ne "L'ideologia tedesca" - anche Marx mette a punto la prima formulazione del materialismo storico. L'autore dell'Unico si colloca così - proprio a causa della stroncatura marxiana - al centro e all'ordine del momento filosofico o "tedesco" del marxismo. Leggere Stirner, perciò, oggi significa gettar luce su alcuni elementi del "socialismo scientifico" e, forse, anche su alcune sue conseguenze storiche.
Il problema fondamentale di Stirner è quello del rapporto tra i "valori" e l'individuo, tra la scelta o l'azione politica e i grandi sistemi filosofici, religiosi, ideologici. Questo problema Marx non lo coglie quasi per nulla, impegnato com'è nella sua confutazione storica e storico-filosofica. In altri termini Marx accusa Sirner di essere un "santo", cioè di prendere sul serio le interpretazioni del mondo, concentrando su di esse tutta la propria critica come se, dunque, fossero reali e non invece false. E però lo stesso Marx finisce, a propria volta, per prendere troppo sul serio la "santità" di Stirner, limitandosi a criticare appunto questa "santità" non vedendo ciò che, dietro di essa, Stirner tenta di esprimere.
Non si tratta, ora, di "rifiutare" Marx per "tornare" a Stirner. Si tratta invece - molto più laicamente - di "ripensare la parte di Stirner", dopo e oltre Marx. Oltre Marx, dunque, Stirner indica, oggi, un'esigenza di autonomia del singolo, che si oppone alla "sacralizzazione" e all'"ipostatizzazione" dell'autorità di una società di massa, sia essa neocapitalistica o comunista ("socialismo reale").

1 commento:

Carles Esquerra ha detto...

Dio cane, ho lasciato "L'Unico" a Sassari. E adesso? Me lo leggo in tedesco? Col cazzo!

Élisée Reclus

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« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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