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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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martedì 18 gennaio 2011

L'idea di libertà

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 86, 87, 88, 89, 90, 91 [Capitolo 3.2 "L'idea di libertà"].


Per dirla francamente, la libertà non ha "padri fondatori", ma solo liberi pensatori e liberi praticanti. Se avesse tali "padri", avrebbe bisogno anche di becchini che la seppelliscano, perché ciò che è "fondato" è inesorabilmente destinato a morire [17].



Dopo essersi lungamente soffermato sul retaggio del dominio che percorre tutta la storia umana, Bookchin approfondisce il retaggio della libertà [legacy of freedom] che, sviluppandosi parallelo e con­trapposto a quello del dominio, può fornire una base di partenza per la nascita di una nuova società:

Nonostante gli incidenti di percorso, i fallimenti e tutti i disastri che possono alterare il corso dell'evoluzione razionale della società e degli individui, esiste un "retaggio di libertà" [...] una tradizione che avvicina sempre più l'umanità alla libertà e alla consapevolezza di sé, nelle idee e nei valori morali, come nel terreno complessivo della vita sociale [18].

Per comprendere appieno cosa Bookchin intenda con il termine libertà è importante ricordare la distinzione, presente in diverse sue opere, tra l'idea di libertà e quella di giustizia, due termini che, seb­bene siano spesso utilizzati come sinonimi, implicano richieste poli­tiche profondamente diverse:

Voglio operare una distinzione che mi sembra importante: quella tra l'idea di libertà e l'idea di giustizia. I due termini sono stati usati tanto frequen­temente l'uno al posto dell'altro che sono praticamente diventati sinonimi. In realtà, però, la giustizia è qualcosa di profondamente diverso dalla li­bertà, ed è indispensabile che tale differenza venga qui sottolineata. Sul piano storico, le due idee hanno dato origine a conflitti assai diversificati ed hanno postulato opzioni radicalmente differenti, fino ai giorni nostri. La distinzione tra le semplici riforme e le modificazioni fondamentali dell'as­setto sociale corrisponde in gran parte a quella tra la richiesta di giustizia e la richiesta di libertà, nonostante le due richieste, in situazioni di parti­colare mobilità sociale, si siano spesso strettamente intrecciate [19].

Bookchin in particolare sottolinea come alla base dell'idea di libertà e di quella di giustizia vi siano due concezioni dell'ugua­glianza nettamente diverse. La richiesta di giustizia implica infatti la ricerca di un'uguaglianza formale caratterizzata dal "godimento dei benefici dell'esistenza in misura proporzionale al contributo di ciascuno" [20]; essa, basandosi quindi sul principio di equivalenza, non tiene in nessuna considerazione le differenze individuali:

Una pura uguaglianza formale, che ricompensa ognuno "in modo giusto" secondo il suo contributo alla società e che vede ognuno "uguale davanti alla legge" e "con uguali opportunità", occulta in maniera lampante il fatto che il giovane ed il vecchio, il debole ed il malato, l'individuo con poche e quello con molte responsabilità (per non parlare del ricco e del povero nella società contemporanea) non godono affatto di una vera uguaglianza in una società guidata dal principio di equivalenza [21].

L'idea di libertà si fonda invece sulla rivendicazione di un'ugua­glianza sostanziale che compensi le differenze individuali e che si basi quindi sulla ricerca dell'uguaglianza tra disuguali, ben espressa dalla nota massima "da ciascuno secondo le proprie capacità e a cia­scuno secondo i propri bisogni"; la libertà si concretizza dunque, per Bookchin, in una società caratterizzata dai valori della solidarietà, della cooperazione e del mutuo appoggio:

Il tentativo di ugualizzare disuguaglianze inevitabili, di compensare ad ogni livello esistenziale, o quasi, le deficienze frutto di circostanze che sfug­gono alle possibilità di controllo (impedimenti fisici di qualunque tipo o la mancanza di certi diritti per limitazioni dovute a fattori ineluttabili) costi­tuiscono il punto di partenza di una società libera. Alludo qui non soltanto agli ovvi meccanismi compensativi messi in atto per far fronte a situazioni di malattia o impedimento individuale. Parlo anche di atteggiamenti, di un modo di vedere le cose tale da produrre un senso di affetto, di responsabi­lità, di seria preoccupazione per gli esseri umani ed anche per quelli non umani, nella convinzione che le sofferenze, i guai e le difficoltà di questi e quelli possono essere alleviati o rimossi grazie al nostro intervento [22].

Ai fini della comprensione dell'agire umano e della progettazione della nuova società ecologica, Bookchin ritiene fondamentale espli­citare anche l'evidente contrapposizione tra il concetto di libertario e quello di autoritario. Entrambi questi termini, non riferendosi esclusivamente a contrapposte istituzioni sociali, ma indicando anche sensibilità e modi di vedere tra loro antagonisti, giungono a connotare l'intero arco dell'esperienza umana:

Debbo sottolineare che le parole "libertario" ed "autoritario" non si riferi­scono solo a forme antagonistiche istituzionali, tecniche e scientifiche, ma soprattutto a valori e sensibilità antagonistiche, insomma ad epistemologie antagonistiche. La definizione che dò del termine "libertario" è modellata sulla mia descrizione dell'ecosistema: unità nella diversità, spontaneità e rapporti di complementarità privi d'ogni forma di gerarchia e di dominio. Con il termine autoritario mi riferisco alla gerarchia ed al dominio nelle loro varie forme sociali: gerontocrazia, patriarcato, rapporti di classe, élite d'ogni genere ed infine lo Stato, compresa la sua forma socialmente più parassitaria: il capitalismo di Stato. Ma se non vi si includono anche le opposte sensibilità, scienze, tecniche, etiche e le opposte forme della ra­gione in esse implicite, i termini "libertario" ed "autoritario" restano puri termini istituzionali. Si debbono dunque esplicitare al massimo quelle im­plicazioni, così da coprire tutto l'arco esperienziale, se si vuole che la loro reciproca contrapposizione abbia un senso rivoluzionario [23].

Risulta quindi ancora una volta evidente come la nuova società, se vorrà essere ecologica, dovrà orientarsi in senso libertario ed essere caratterizzata da "l'abolizione della gerarchia, la riarmonizzazinne dell'umanità con la natura attraverso la riarmonizzazione degli esseri umani tra loro" [24]: essa dovrà cioè avere alla sua base tutte quelle caratteristiche e quei valori individuati come tipici delle società organiche. La futura società, per essere libertaria, dovrà inol­tre realizzare "il diritto di radunarsi autonomamente, di discutere spontaneamente, di decidere sovranamente" [25], e dovrà adottare i principi del mutualismo, dell'auto-organizzazione, della libertà, dell'azione diretta e del municipalismo libertario. Perché ciò si rea­lizzi, la società futura dovrà rendere possibile non solo la "libertà da" ma anche la "libertà per", non solo la libertà astratta ma anche quella concreta e pratica [26]:

Che la libertà debba essere concepita in termini umani, non animali - in termini di vita, non di sopravvivenza - è abbastanza chiaro. L'uomo non si libera dalle catene della schiavitù e non acquista una dimensione vera­mente umana semplicemente scrollandosi di dosso la dominazione sociale e conquistando una libertà astratta. Deve conquistare una libertà concreta: libertà dai bisogni materiali, dalla schiavitù del lavoro, dalla ne­cessità di dedicare la maggior parte del proprio tempo - cioè, della propria vita - alla lotta per la sopravvivenza. Il grande contributo di Karl Marx alla teoria rivoluzionaria moderna consiste nell'aver compreso che queste sono le premesse fondamentali per la libertà dell'uomo, e nell'aver indi­cato che la libertà presuppone la possibilità di godere del tempo libero, e quindi un benessere materiale tale da togliere al tempo libero il carattere di privilegio sociale. Alla stessa stregua, non bisogna confondere le pre­messe necessarie alla libertà con le condizioni della libertà. Se la libertà è possibile, ciò non significa che essa sia, di fatto, realizzata [27].

Tra i vari aspetti che definiscono in modo più concreto l'idea di libertà, Bookchin indica la libertà di scelta, ovvero la libertà per l'individuo di scegliere sia i prodotti che soprattutto i bisogni, in modo autonomo ed indipendente:

Alla luce della libertà di scegliere prodotti e bisogni, come produttori e come consumatori insieme, è possibile intravedere un più alto ideale di libertà, una libertà che rimuove la tara dell'economicismo e restauri il fondamento etico d'una volta, una libertà ricca delle opzioni aperte dalle conquiste tecniche. Per lo meno potenzialmente siamo di fronte al più ampio concetto di libertà sinora conosciuto: la libertà dell'individuo au­tonomo di modellare la vita materiale in una forma che non sia né asce­tica né edonistica, ma una miscela del meglio di entrambe le cose, unaforma ecologica, razionale ed artistica [...]. Nell'ambito materiale della vita questa è la forma più completa di autonomia umana che si possa mai sperare di raggiungere, come espressione sia di criteri razionali di scelta sia di competenza razionale degli individui a effettuare la scelta. Se crediamo nella competenza dei liberi individui a determinare la politica nell'ambito civile, possiamo ben credere anche nella competenza dei li­beri individui a determinare i loro bisogni nell'ambito materiale [28].

Perché la libertà di scelta sia effettivamente tale, è necessario presupporre che l'individuo abbia "l'autonomia, la capacità morale e la saggezza per scegliere razionalmente" [29], così come la scelta della democrazia diretta presupporrà che ognuno abbia la competenza per prendere decisioni fondamentali riguardanti la vita comunitaria [30].


17. ID., L'ecologia della libertà, cit., pp. 220-221.
18. ID., L'unico e l'umano, "Volontà", n. 2-3, settembre 1994, p. 77 (tit. orig. History, Civilization, and Progress. Outline for a Criticism of Modern Relativism, "Green Perspectives", n. 29, marzo 1994).
19. ID., Per una società ecologica, cit., p. 102.
20. Ibidem.
21. ID., L'ecologia della libertà, cit., pp. 32-33.
22. ID., Per una società ecologica, cit., pp. 105-106. Ovviamente questa "ugualizzazione" delle disuguaglianze non è compito di nessun apparato istituzionale ma deve essere compiuta dalla società intera, così come avveniva nelle società organiche primitive.
23. ID., L'ecologia della libertà, cit., pp. 514-515.
24. ID., Per una società ecologica, cit., p. 169.
25. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 491.
26. Non solo dunque la libertà negativa, ma anche quella positiva: cfr. I. BERLIN, Due concetti di libertà (1958), Milano, Feltrinelli, 2000.
27. M. BOOKCHIN, L'anarchismo nell'età dell'abbondanza, cit., p. 24.
28. Ivi, pp. 326-327.
29. Ivi, p. 119.
30. In questo riconoscimento dell'importanza dell'autonomia del singolo indivi­duo e del valore della libertà di scelta risulta evidente l'influenza del pensiero anarchico nell'elaborazione di Bookchin il quale, in L'ecologia della libertà, scrive: "Se fine del capitalismo o del socialismo è di espandere i bisogni, fine dell'anarchismo è di espan­dere la scelta. Per quanto possa essere tratto in inganno dalla credenza di scegliere li­beramente, il consumatore è eteronomo ed in balia di una necessità inventata; il sog­getto libero, invece, è autonomo e soddisfa spontaneamente i bisogni razionalmente concepiti" (ibidem).

1 commento:

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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