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venerdì 12 novembre 2010

Il Dolore negli Animali

Giorgia della Rocca
Centro di Studio sul Dolore Animale

Con il progredire delle conoscenze scientifiche è stato appurato che tutti gli animali, dalla piovra agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofarmacologiche necessarie per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocivi. Ultimamente il controllo del dolore negli animali da affezione è pertanto diventato ampiamente riconosciuto quale componente essenziale delle cure veterinarie. Ciononostante, alcune ricerche hanno evidenziato come gli analgesici siano ancora molto poco utilizzati nella pratica veterinaria generale, principalmente a causa della difficoltà nel riconoscere la presenza di stati algici. Al momento la diagnosi di dolore negli animali può essere effettuata esclusivamente sulla base di una stima antropomorfa del potenziale livello di dolore percepito dall’animale e sull’osservazione del suo comportamento.

Gli animali, così come i pazienti umani non verbalizzanti, non sono in grado di esprimere a parole la presenza di dolore, ma, esattamente allo stesso modo degli uomini, lo percepiscono e ne subiscono tutte le conseguenze. Un dolore non controllato ha effetti sfavorevoli, potendo esitare in dolore cronico con evidente impatto sulla qualità della vita dell’animale. Saper riconoscere e trattare il dolore è una componente essenziale delle cure veterinarie.

La IASP (International Association for the Study of Pain) definisce il dolore “un’esperienza sgradevole, sensoriale ed emotiva, associata ad un danno tessutale in atto o potenziale, o descritto in termini di tale danno".
L’aver accertato che anche pazienti umani non verbalizzanti quali neonati, bambini piccoli, soggetti affetti da demenza, sono in grado di provare dolore, ha condotto la IASP ad affermare che “l’impossibilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che un individuo stia provando dolore”… Questa affermazione può riguardare un’altra categoria di pazienti non verbalizzanti: gli animali.

L’esperienza del dolore si compendia di tre componenti: 1) la nocicezione, che consiste nella attivazione di specifici recettori (nocicettori) in grado di essere attivati da stimoli nocivi (trasduzione) e nella progressione dello stimolo afferente lungo fibre nervose che lo convogliano al midollo spinale e poi ai centri soprasegmentali (trasmissione); 2) la processazione e l’interpretazione di tali segnali entranti dalla corteccia cerebrale, che dà luogo alla percezione cosciente del dolore e alle conseguenti risposte emozionali; 3) variazioni comportamentali in risposta al dolore. Con il progredire delle conoscenze scientifiche, è stato appurato che tutti gli animali, dai molluschi agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofisiologiche necessarie
per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocivi. E’anche stato stabilito che nell’uomo e negli animali nocicettori e fibre nervose sono virtualmente identici. In sostanza, non c’è ombra di dubbio che anche gli animali siano in grado di percepire il dolore a livello cosciente e non solo come stimolo riflesso. Stimoli dolorosi per l’uomo lo sono dunque anche per i nostri animali. [5]
La possibilità di provare dolore è peraltro suffragata dal fatto che, quando possono, gli animali sono istintivamente portati ad assumere composti dotati di azione analgesica. Studi condotti in ratti artritici e sani hanno dimostrato che, potendo scegliere tra
l’abbeverarsi con acqua dolcificata o acqua contenente suprafen, un oppioide, i primi optavano per questa seconda scelta, a differenza di ratti sani che invece preferivano l’acqua zuccherata. Inoltre il grado di auto-medicazione era perfettamente proporzionale alla severità del dolore. Lo stesso è stato osservato in studi condotti sui polli, animali non esattamente rinomati per la loro intelligenza, dove l’entità dell’assunzione di alimento medicato con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) è risultata direttamente correlata al grado di patologia articolare. In uno studio condotto sempre nelle specie aviarie, in cui i FANS erano sostituiti con farmaci oppioidi, l’automedicazione era tale da comportare l’insorgenza di stati comatosi…[6]
Nelle ultime due decadi si sono inoltre verificati numerosi cambiamenti circa il ruolo degli animali nella società. Lo sviluppo di forti legami emozionali tra l’uomo e i suoi animali da compagnia ha comportato una maggior attenzione al benessere animale, inclusa la prevenzione o la cura di un qualsivoglia stato algico. [5]

5. Grant D.: Concepts of pain management in animals. In: Debbie Grant: Pain
management in Small Animals. Elsevier, 2006, 1-19
6. Grant D.: Evidence that animals feel pain and its consequences. In: Debbie Grant:
Pain management in Small Animals. Elsevier, 2006, 21-38

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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