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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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domenica 20 giugno 2010

Prima e seconda natura

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 74, 75, 76, 77 [Capitolo 2.5.1 "Il naturalismo dialettico"].

Bookchin interpreta la natura come un "sinonimo di evoluzione naturale" [1] inquadrando sia lo sviluppo umano che quello non umano nel contesto della scienza dell'evoluzione, in un ininterrotto continuum evolutivo. L'emergere della società umana non è dunque visto come un punto di frattura rispetto al mondo naturale ma, al contrario, esso è inserito appieno all'interno del processo evolutivo naturale:

L'ecologia sociale dice chiaramente che la società non è un' "eruzione" improvvisa nel mondo. La vita sociale non si contrappone necessaria­mente alla natura come un avversario, in una guerra senza quartiere: l'emergere della società è un fatto naturale che trae la sua origine dalla biologia della socializzazione umana [2].


Proprio per sottolineare la continuità esistente tra natura e società, ristabilendo il fatto che la vita sociale ha sempre una sua dimensione naturale, Bookchin definisce la società umana come una seconda natura emersa dalla prima natura:

L'evoluzione naturale ha dato agli esseri umani la capacità di formare dalla natura "prima", o primeva, una natura "seconda", o culturale. Anzi, l'evoluzione naturale ha dato agli umani non soltanto la capacità, ma anche la necessità di intervenire finalisticamente nella "prima na­tura", di cambiare consapevolmente la "prima natura" per mezzo di una forma altamente istituzionalizzata di comunità, che chiamiamo "so­cietà". All'evoluzione naturale non è estraneo il fatto che nel corso di miliardi di anni si sia sviluppata una specie detta umana, capace di pen­sare in modo sofisticato. E a questa specie non è estraneo il fatto di ela­borare una forma di comunicazione simbolica estremamente sofisticata, che ha consentito lo sviluppo di un nuovo tipo di comunità - istituzio­nalizzata, guidata dal pensiero e non più soltanto dall'istinto, perenne­mente mutevole - chiamata "società" [3].

Bookchin da un lato considera gli esseri umani come un prodotto dell'evoluzione al pari degli altri esseri viventi, dall'altro ritiene che la specie umana si distingua nettamente dalle altre specie per alcune caratteristiche peculiari tra cui spiccano il pensiero e il linguaggio concettuale, anch'essi frutto di un lungo processo evolutivo, grazie ai quali gli esseri umani sono gli unici potenzialmente in grado di imprimere una svolta creativa allo sviluppo evolutivo:

Gli esseri umani [...] sono esseri che, perlomeno potenzialmente, po­trebbero rendere l'evoluzione biotica autocosciente e consapevolmente auto-direzionata [...] quello che veramente ci fa unici, singolari nello schema ecologico delle cose è che possiamo intervenire in natura con un grado d'autocoscienza e 'di flessibilità sconosciuto a tutte le altre spiecie [4].

Gli esseri umani, dal momento che non si limitano ad adattarsi ai mutamenti ambientali ma "creano e modificano coscientemente il proprio ambiente" [5], possono "incarnare la creatività della natura" [6] e rappresentano quindi per Bookchin l'apice dell'evoluzione naturale. Affermare che l'umanità è"l'unica forma di vita in grado di trasformare consapevolmente l'intero ambito della `prima natura'" [7] non significa però per Bookchin adottare una visione antropocentrica che conferisca agli esseri umani il diritto di sfruttare la natura, e non significa neanche sostenere una posizione biocentrista che, a suo parere, "nega o degrada l'unicità degli esseri umani" [8].
Nel graduale passaggio evolutivo dalla prima alla seconda natura, ovvero dal biologico al sociale, l'evoluzione è stata deviata verso forme gerarchiche che hanno portato alla contrapposizione tra natura e società; risulta dunque evidente l'importanza, per Bookchin, di ricomporre tale frattura:

Non si tratta quindi di stabilire se l'evoluzione sociale sia, o meno, in contrasto con l'evoluzione naturale. Si tratta invece di stabilire come l'evoluzione sociale possa inserirsi nell'evoluzione naturale, e perché sia invece stata (senza motivo, vorrei dire) contrapposta all'evoluzione naturale a scapito della vita nel suo complesso [...]. Se l'evoluzione so­ciale viene vista come l'occasione potenziale di aprire l'orizzonte dell'evoluzione naturale ad una creatività mai sperimentata prima, e se gli esseri umani vengono considerati come la via attraverso cui può realizzarsi la potenzialità della natura di essere libera e cosciente di sé, ciò che dobbiamo stabilire è perché tali potenzialità siano state tarpate e come possano essere nuovamente messe in atto. L'ecologia sociale ha fede [...] che tali potenzialità siano reali e possano essere realizzate [9].

Attribuire all'umanità la responsabilità di "promuovere l'evolu­zione organica in maniera intelligente" [10], portando la natura all'autoconsapevolezza, comporta il riconoscimento di uno straordi­nario valore intrinseco agli esseri umani:

Dobbiamo comprendere che, se tutte le forme di vita hanno un valore in­trinseco da rispettare, una simile attribuzione è esclusivamente il pro­dotto delle qualità intellettuali, morali, estetiche dell'umanità, qualità che nessun'altra forma di vita possiede. Il valore intrinseco degli esseri umani è così palesemente eccezionale, anzi straordinario. Sono sola­mente gli esseri umani che possono anche formulare il concetto di va­lore intrinseco dotandolo di un senso di responsabilità morale che nes­sun'altra forma di vita è in grado di compiere [11].

Bookchin, ritenendo che la natura possa conseguire "un senso etico oggettivamente radicato", adotta una prospettiva sostanzial­mente giusnaturalista lontana, come ben nota Francesco Berti nella sua prefazione a L'idea dell'ecologia sociale, da una prospettiva libertaria fondamentalmente giuspositivista [12].



[1]. M. BOOKCHIN, Sociale, non profonda, "A - Rivista Anarchica", n. 153, marzo 1988, p. 37 (tit. orig. Social Ecology versus 'Deep Ecology': A Challenge for the Ecology Movement, "Green Perspectives", n. 4-5, estate 1987).

[2]. ID., Per una società ecologica, cit., pp. 21-22.

[3]. ID., Sociale, non profonda, cit., p. 35. Cfr. anche ID., Pensare in Modo Eco­logico in L'idea dell'ecologia sociale, cit., p. 71 (tit. orig. Thinking Ecologically, "Our Generation", vol. 18, n. 2, primavera estate 1987): "È fondamentalmente naturale che l'umanità crei una seconda natura a partire dalla propria evoluzione nella prima natura. Per seconda natura intendo lo sviluppo, da parte dell'umanità, di una cultura tipi­camente umana, di una vasta gamma di comunità umane istituzionalizzate, di tecniche umane efficaci, di un linguaggio ricco di simboli, di una fonte di nutrimento gestita con attenzione".

[4]. ID., L'ecologia della libertà, cit., pp. 11-12.

[5]. ID., Per una società ecologica, cit., p. 33.

[6]. Ibidem.

[7]. ID., Un Naturalismo Filosofico, cit., p. 41.

[8]. ID., Sociale, non profonda, cit., p. 36.

[9]. ID., Per una società ecologica, cit., p. 36.

[10]. ID., Un Naturalismo Filosofico, cit., p. 43.

[11]. Ivi, pp. 43-44.

[12]. Cfr. F. BERTI, Prefazione in M. BOOKCHIN, L'idea dell'ecologia sociale, cit., pp. 11-12: "La dimensione filosofica dell'ecologia sociale [...] è difficilmente inqua­drabile in una prospettiva libertaria, filosoficamente parlando, in quanto sostanzialmente giusnaturalista; Bookchin, sulle orme del protoecologismo di Kropotkin, ritiene infatti che la morale debba essere fondata sulla natura, e che l'etica umana sia oggettivamente iscritta nella libertà naturale. Certamente nel pensiero di Bookchin mancano quei pesanti condizionamenti culturali positivisti, quella fede nella scienza che aveva fatto ritenere a Kropotkin che l'evoluzione umana avrebbe necessariamente portato all'anarchia [...]. Anche nel pensiero di Bookchin, del resto, possiamo rinvenire un certo determinismo, per quanto indiretto. Infatti secondo il pensatore americano la morale è oggettiva in il quanto fondata sulla verità naturale, e perciò o l'uomo si rende conto di essere l'agente morale della natura e si adatta, per così dire, al suo codice genetico, oppure andrà in­contro alla catastrofe, alla distruzione delle specie animali e della propria. II pensiero anarchico, invece, è fondamentalmente giuspositivista, in quanto, come faceva notare Malatesta in una polemica di molti anni fa con lo stesso Kropotkin, non si fonda su nessuna vera o presunta oggettività naturale, ma è un'aspirazione umana la cui "necessità" è semmai storico-politica. per l'anarchismo, in sostanza, le morali e le norme sono una creazione ex nihilo, che rispondono alla storia, alla politica e alla società".

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Élisée Reclus

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« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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