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domenica 20 giugno 2010

L'ecologia sociale

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 59, 60, 61, 62, 63 [Capitolo 2.3].

II punto di partenza dell'ecologia sociale consiste dunque nella con­statazione che il ripristino dell'equilibrio tra gli esseri umani e la natu­ra, necessario per la sopravvivenza del genere umano, deve per forza passare attraverso un cambiamento delle relazioni sociali che porti all'eliminazione della gerarchia e del dominio. Per l'ecologia sociale quindi "i problemi fondamentali che pongono la società contro la natu­ra nascono all'interno dello sviluppo sociale stesso, e non tra la società e la natura" [55]. Ponendo l'attenzione sugli aspetti sociali dell'attuale crisi ecologica, l'ecologia sociale si distingue in questo modo sia dall'ecologia "umana" che da quella "profonda": in particolare il termi­ne sociale "vuole sottolineare che non possiamo più separare la società dalla natura così come non possiamo separare la mente dal corpo" [56] Schroeder e Benso presentando l'ecologia sociale sottolineano:

Al fine di formulare una critica coerente ed incisiva delle tendenze antiecologiche presenti nelle società contemporanee orientate alla produ­zione, l'ecologia sociale ricorre ad un approccio interdisciplinare, ed at­tinge ad aree del sapere umano così diversificate come le scienze umane e naturali, la filosofia, il femminismo, l'antropologia, la psicologia. Il tentativo è quello di produrre una "sintesi di idee" avente come punto di partenza una riflessione storica sui temi dell'evoluzione delle relazioni sociali, delle istituzioni, delle tecnologie e delle forme politiche [57].

Il primo saggio in cui la necessità di un pensiero ecologico viene affermata esplicitamente da Murray Bookchin è Ecologia e pensiero rivoluzionario del 1964 in cui egli, sostenendo l'attuale asservimen­to delle conoscenze scientifiche agli interessi economici e politici dell'ordine costituito, afferma:

C'è, tuttavia, una scienza che potrebbe ancora ripristinare e addirittura superare il carattere liberatorio delle scienze e delle filosofie tradizionali. Viene definita, piuttosto genericamente, con il nome di "ecologia" [58].


L'ecologia svolge, secondo Bookchin, un ruolo fondamentale nell'analisi della situazione contemporanea rendendo possibile la comprensione dei rapporti esistenti tra il mondo naturale e gli esseri umani; egli infatti scrive:

L'ecologia tratta dell'equilibrio della natura. Poiché la natura comprende anche l'uomo, possiamo concludere che questa scienza si occupa, fon­damentalmente, di salvaguardare l'armonia tra l'uomo e la natura [59].

Bookchin riconosce dunque all'ecologia non solo un compito libera­torio e critico, rivelato dal suo porre l'inevitabile domanda circa le "capacità distruttrici dell'uomo" [60], ma anche un "carattere integrativo e ricostruttivo dell'ecologia [che], portato alle sue estreme conseguenze, confluisce direttamente nel campo del pensiero sociale anarchico" [61].
Egli afferma quindi con forza non solo la desiderabilità della rea­lizzazione degli ideali anarchici, ma anche la loro necessità per la sopravvivenza umana, proponendo in questo modo per la prima volta un'originale sintesi tra anarchismo ed ecologia che Victor Ferkiss, in The Future of Technological Civilization, definirà ecoanarchismo [62] e che Biehl chiamerà "una sintesi dialettica [...] senza eguali nel panorama della sinistra internazionale del dopoguerra" [63].
La fondamentale importanza dell'ecologia per elaborare una nuova società, capace di permettere la realizzazione di un'armonia tra mondo naturale e mondo umano, è evidenziata anche nell'Intro­duzione a Post-Scarcity Anarchism nella quale Bookchin scrive:

Se l'umanità deve vivere in equilibrio con la natura, dobbiamo rivol­gerci all'ecologia per poter avere le linee essenziali dell'organizzazione della società futura [...]. I problemi ecologici della vecchia società indi­cano i metodi con cui costruirne una nuova [64].

È importante sottolineare come l'ecologia sociale, secondo Book­chin, renda possibile la comprensione della natura in termini non gerarchici grazie all'adozione di un naturalismo dialettico proprio del pensiero ecologico [65]; tale convinzione risulta evidente già nel 1971 in Spontaneità e organizzazione:

Quello che è più importante è che il punto di vista ecologico conduce ad interpretare ogni relazione sociale, psicologica, naturale, in termini non gerarchici. Per l'ecologia non si può comprendere la natura se ci si pone da un punto di vista gerarchico. Inoltre, essa afferma che la diversità e lo sviluppo spontaneo, costituiscono dei fini in sé, che devono essere ri­spettati per se stessi [66].

L'ecologia sociale è dunque importante proprio per la sua capa­cità di non fornire "alcun supporto alla struttura gerarchica né in natura né nella società; al contrario essa mette in discussione la fun­zione stessa della gerarchia come principio di stabilità o d'ordine in entrambi i regni" [67]. Per Bookchin questa capacità, specificamente liberatoria, di mettere in discussione la gerarchia e la dominazione [68] costituisce in realtà una caratteristica implicita dell'ecologia che necessita di essere esplicitata; egli infatti, in L'ecologia della libertà scrive:

Mi sia consentito di sottolineare, tuttavia, che si tratta di una caratteri­stica implicita, la cui esplicitazione richiede uno sforzo di consapevo­lezza, a causa dei pregiudizi scientifici convenzionali di cui è impre­gnata la disciplina ecologica. Gli ecologisti sono raramente consapevoli del fatto che la loro scienza può fornire una base filosofica ad una con­cezione non gerarchica della realtà. Come è comune tra gli studiosi di scienze naturali, essi tendono a rifiutare le generalizzazioni filosofiche come estranee alle loro ricerche ed ai loro risultati: si tratta d'un pre­giudizio che è esso stesso una filosofia, saldamente radicata nella tradi­zione empirica anglo-americana [69]

Tra i compiti dell'ecologia sociale vi è quindi quello di rendere consapevoli che non esiste corrispondenza diretta tra ecocomunità vegetali-animali e comunità umane, evitando così il ragionamento analogico tale per cui le differenze naturali vengono interpretate in termini gerarchici tipicamente umani. Secondo Bookchin l'ecologia deve porre dunque "questioni concrete" di tipo ecologico, sociale, politico e comportamentale, di cui è impossibile trascurare la "rela­zione diretta con la possibilità di sopravvivenza dell'umanità nel
pianeta" [70].
E dunque importante, per Bookchin, non dimenticare mai l'aspet­to liberatorio e libertario dell'ecologia sociale senza il quale vi è il pericolo, come scrive nell'articolo Cara ecologia del 1980, del "diffondersi di una mentalità tecnocratica e di un opportunismo politico che minacciano di sostituire all'ecologia sociale una nuova forma di ingegneria sociale" [71]. A proposito di ciò in The Modero Crisis/La crisi della modernità nel 1986 scrive:

In un momento in cui l'ecologia sociale, termine una volta raramente usato, [...] viene ripresa qua e là in un sempre maggior numero di pub­blicazioni, converrebbe tener bene a mente il suo specifico significato. Spogliare questo termine del suo contenuto liberatorio, processuale ed etico, significa ibridare completamente concetti altamente antitetici [72].

Per comprendere appieno il significato di tale ecologia risulta fondamentale sottolineare la distinzione semantica, proposta da Bookchin, tra ambientalismo ed ecologia, due termini spesso ritenuti inter­cambiabili. Mentre l'ambientalismo secondo Bookchin designa "una grezza forma di ingegneria ambientale", "una concezione meccanici­stica e strumentale" tesa a "ridurre la natura ad un deposito di `riserve naturali"' attraverso l'adozione di una politica di riduzione del danno che non prevede la messa in discussione de "la premessa basilare della
,società presente e cioè che l'uomo deve dominare la natura"; il termi­ne ecologia invece "si occupa dell'equilibrio dinamico della natura, dell'interdipendenza degli esseri viventi e delle cose non viventi" e, poiché "la natura include anche gli esseri umani", si interroga necessa­riamente anche sul ruolo svolto dall'umanità nel mondo naturale dive­nendo così oltre che ecologia naturale anche ecologia sociale [73].
Biehl evidenzia [74] come questa importante distinzione tra ambien­talismo ed ecologia sia erroneamente attribuita, dalla maggior parte delle storie del movimento ecologico, al fondatore della deep ecology, Arne Naess, che l'avrebbe teorizzata nell'importante discorso The Shallow and the Deep, Long-Range Ecology Movement presentato ad una conferenza del 1972; Bookchin propone invece questa distinzione nel novembre del 1971, dunque prima di Naess, nel sag­gio Spontaneità e organizzazione nel quale scrive:

Sto parlando di ecologia, non di ambientalismo. Quello che interessa l'ambientalismo è mettere al servizio dell'uomo il suo habitat, quello che è conosciuto come un insieme passivo di "risorse naturali" e "risorse urbane" che la gente utilizza. [...] L'ecologia è invece, nel suo aspetto migliore, una scienza artistica - o un'arte scientifica - è una forma di poesia che riunisce scienza ed arte in un'unica sintesi [75].


55. ID., Per una società ecologica, cit., p. 29.
56. ID., Ripensando l'etica, la natura e la società in The Modern Crisis/La crisi
della modernità, cit., p. 29.
57. B. SCHROEDER e S. BENSO, op. cit., pp. 76-77.
58. M. BOOKCHIN, Ecologia e pensiero rivoluzionario, cit., p. 38.
59. Ivi, p. 39.
60. Ivi, p. 41.
61.Ivi, p. 39.
62. V. FERKISS, The Future of Technological Civilization, New York, George
Braziller, 1974, p. 75. Bookchin ritiene la definizione di Ferkiss appropriata; cfr.. M. BOOKCHIN, L'ecologia della libertà, cit., p. 23. Antonio Donne preferisce invece parlare di anarco-ecologismo; cfr. A. DONNO, Il radicalismo negli stati Uniti degli anni '80: l'anarco-ecologismo di Murray Bookchin, "Il Protagora", n. 9-10, anno
XXVI, gennaio/dicembre 1986, p. 52.
63. J. BIEHL, The Murray Bookchin Reader, cit., p. 6.
64. M. BOOKCHIN, Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, cit., p. 18.
65. Si parlerà della natura dialettica del pensiero ecologico di Bookchin nel para­
grafo 2.5 di questo lavoro.
66. M. BOOKCHIN, Spontaneità e organizzazione, Torino, Edizioni del Centro Documentazione Anarchica, 1977, p. 28 (tit. orig. On Spontaneity and Organization, "Anarchos", n. 4, 1972).
67. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 72.
68. Per l'analisi del concetto di gerarchia cfr. il paragrafo 2.4.3 di questo lavoro.
69. M. BOOKCHIN, L'ecologia della libertà, cit., p. 55.
70. Ivi, p.77.
71. ID., Cara Ecologia, cit., p.38
72. ID., Ripensando l'etica, la natura e la società, in The Modern Crisis/La crisi della modernità, cit., p. 29.
73. ID., L'ecologia della libertà, cit., pp. 49-50.
74. Cfr. J. BIEHL, The Murray Bookchin Reader, cit., p. 8.
75. M. BOOKCHIN, Spontaneità e organizzazione, cit., pp. 27-28.

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