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domenica 20 giugno 2010

Il crollo delle società organiche ed il sorgere delle società gerarchiche

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 68, 69, 70, 71 [Capitolo 2.4.2, "Dalle società organiche alle società gerarchiche"].

Secondo Bookchin il crollo delle prime società organiche, che in Post-Scarcity Anarchism attribuisce ai problemi legati alla sopravvi­venza del genere umano causati soprattutto dalla scarsità dei mezzi materiali [94], è avvenuto in modo estremamente irregolare e lungo un ampio arco di tempo; proprio la graduale dissoluzione delle società organiche costituisce la base dell'emergere della gerarchia:

Gradualmente, le società organiche cominciarono a sviluppare forme meno tradizionali di differenziazione e stratificazione. La loro unità ori­ginaria cominciò a frantumarsi. La sfera socio-politica o "civile" della vita prese a espandersi, attribuendo un'importanza sempre maggiore agli anziani ed ai maschi della comunità [95].

Bookchin individua l'origine della disgregazione delle società organiche nel fatto che esse non costituiscono gruppi omogenei ma al contrario in esse "ogni membro della comunità è definito da certi ruoli quotidiani basati sul sesso, l'età" [96]. Tali ruoli, che nelle società organiche primitive hanno lo scopo di "definire le responsabilità indi­
individuali verso la comunità", si modificano nel tempo attraverso l'abbandono di relazioni di tipo egualitario e l'adozione di un sistema elitario basato sempre più sui rapporti di comando e obbedienza.
Risulta innegabile, secondo Bookchin, l'importanza che questi ruoli assumono nello sviluppo delle società organiche in società gerarchiche. In particolare sono gli anziani della comunità a svolgere il ruolo più importante nella creazione della gerarchia. Gli anziani infatti, all'interno della comunità, da un lato sono "le persone più deboli, dipendenti e anche più vulnerabili nei periodi difficili" e dall'altro lato sono "i depositari viventi delle tradizioni, delle conosccenze, dell'esperienza collettiva" [97]. Proprio a causa di questa posi­zione ambigua gli anziani cercano di migliorare il proprio status "cir­condandolo di un'aureola quasi religiosa, cioè di un potere sociale [...] capace di renderli più sicuri man mano che la forza fisica veniva loro a mancare" [98]. Secondo Bookchin quindi è la gerontocrazia a dar luogo per prima ad una mentalità gerarchica all'interno della società. Si tratta però di una gerarchia non ancora istituzionalizzata: essa infatti è "ancora inscritta in una matrice egualitaria" dal momento che "raggiungere un'età avanzata è il fatto che attende tutti coloro che non muoiono prematuramente" [99] e dunque ogni membro della comunità è erede di tali privilegi.

Per quanto riguarda invece i rapporti tra uomini e donne, i due sessi nella società organica primitiva svolgono, secondo Bookchin, un ruolo complementare ma, in seguito, "il primordiale equilibrio che assegnava funzioni economiche complementari ad entrambi i sessi su base paritaria, lentamente s'inclinò verso il maschio, favo­rendone la preminenza sociale" [100]. Questa inclinazione, che porta ad una preminenza della sfera "sociale" di competenza maschile sulla sfera "domestica" delle donne, è causata dall'aumentare dei conflitti tra le comunità:

Sembra più probabile, a mio modo di vedere, che la società civile co­minciò ad usurpare del proprio ruolo la società domestica, e a potenziare via via il ruolo del "mondo dell'uomo" sotto le pressioni dell'aumento di popolazione, dell'evoluzione della guerra [...], dei cambiamenti tec­nologici, e della lenta rielaborazione di società precedentemente egua­litarie operata dagli anziani delle comunità, dai suoi sciamani e, forse in modo ancor più decisivo dai suoi guerrieri [101].

Risulta dunque evidente, ancora una volta, come per Bookchin la gerarchia non compaia improvvisamente in un dato periodo storico come fase necessaria dello sviluppo umano, ma sia il frutto di un lento e graduale processo:

La gerarchia, nel suo tentativo di metter fuori la testa attraverso la ge­rontocrazia, non è comparsa da un momento all'altro, nella preistoria. Si è invece conquistata spazio lentamente, con cautela, senza farsi notare, crescendo in modo quasi metabolico man mano che i "grandi" domina­vano i "piccoli", i guerrieri e i loro compagni dominavano i loro se­guaci, i capi dominavano le comunità, e infine i nobili dominavano i contadini e i servi [102].

Si giunge così lentamente allo sviluppo delle società gerarchiche, le quali sono basate su sistemi di comando/obbedienza che non lasciano spazio all'espressione delle differenze riformulandole in termini di superiorità ed inferiorità. Si sviluppa così la logica della dominazione e della gerarchia che si manifesta non solo in ambito sociale ma anche all'interno dell'individuo stesso influenzando il suo modo di pensare e di affrontare la realtà. Di conseguenza secon­do Bookchin l'emergere della gerarchia non si esaurisce nella for­mazione di società classiste e politiche, ma invade, col tempo, anche "settori meno tangibili della vita" [103]:

La gerarchia s'instaura non solo, oggettivamente, nel mondo reale, quo­tidiano, ma anche, soggettivamente, nell'inconscio individuale. Infil­trandosi praticamente in tutti i campi dell'esperienza, ha assimilato a sé la sintassi del discorso quotidiano, la relazione stessa tra soggetto e oggetto, tra umanità e natura [104].

È dunque proprio in seguito al nascere del concetto di dominazio­ne che il rapporto tra gli esseri umani e la natura, un tempo armonico e complementare, si trasforma. In conseguenza a ciò anche il mondo naturale, così come il mondo umano, viene interpretato in termini gerarchici e attraverso sistemi di autorità e di obbedienza:

Al mondo naturale non era attribuita alcuna gerarchia, almeno fino a quando la comunità umana non ha cominciato a gerarchizzarsi essa stessa. Dopo questo, l'esperienza stessa divenne sempre più gerarchica, riflet­tendo le fratture che minavano l'unità organica delle primitive comunità umane. Questa visione venne completamente deteriorata dalla nascita del patriarcato, delle classi sociali, delle città (e il conseguente antagonismo tra città e campagna), dello Stato e, infine, delle differenze tra lavoro ma­nuale e lavoro intellettuale (che divideva internamente l'individuo) [105].


94. Cfr. ID., Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, cit., p. 7.
95. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 28.
96. Ivi, p. 125. Bookchin, oltre al sesso e all'età, parla anche di ruoli legati al "li­-aggio ancestrale", ma si sofferma ampiamente solo sui primi due ritenendo che "dei ::e ruoli citati, quelli legati al sesso e all'età, oltre ad essere i più importanti, sono in qualche modo intrecciati con lo sviluppo della gerarchia" (ibidem). '
97. ID., Per una società ecologica, cit., p. 53.
98. Ibidem. Anche gli sciamani si trovavano in una situazione simile, infatti "il ripetersi di insuccessi nell'uso delle tecniche magiche poteva risultare fatale, e non solo all'ammalato o alla comunità in crisi. Poteva essere pericoloso allo sciamano stesso, il quale poteva anche finire infilzato su di una lancia, invece che semplicemente cacciato .n esilio. Pertanto [...] le gilde scismatiche erano sempre alla ricerca di alleati influenti che ne proteggessero i membri dall'ira popolare o dall'incredulità"; è quindi evidente -ime "in queste prime società la gerarchia veniva anche rafforzata dagli sciamani"
pp. 59-60).
99. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 137
100. Ivi, p. 131.
101 . ID., The Modern Crisis/La crisi della modernità, cit., p. 33.
102. ID., Per una società ecologica, cit., p. 58.
103. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 31.
104. Ivi, p. 109.
105. ID., Spontaneità e organizzazione, cit., p. 26.

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« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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