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domenica 20 giugno 2010

Il concetto di gerarchia

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 71, 72, 73, 74 [Capitolo 2.4.3, "Dalle società organiche alle società gerarchiche"].

Bookchin presta grande attenzione all'analisi storica e concetuale dei concetti di gerarchia e di dominio [106], ritenendo tale operazione fondamentale per uscire dall'attuale crisi sia ecologica che sociali In particolare, con il termine gerarchia Bookchin intende:

I sistemi culturali tradizionali e psicologici di comando e obbedienza e non solamente quei sistemi politici ed economici ai quali, in maniera più appropriata, vengono riferiti i termini classe e Stato [...]. Mi riferisco al dominio del vecchio sul giovane, dell'uomo sulla donna, di un gruppo etnico su un altro, dei burocrati (che si pretendono portavoce dei "superiori interessi sociali" ) sulle "masse", della città sulla campagna, e in un senso psicologico più sottile, della mente sul corpo, di una piatta razionalità strumentale sullo spirito, della società e della tecnologia sulla natura.

Risulta evidente ed esplicita la volontà di Bookchin di contrapporre il termine gerarchia a quelli molto più usati di classe e Stato ritenendo che "un uso poco accurato di questi ultimi può produrre una pericolosa semplificazione della realtà sociale". Bookchin ritiene infatti che "la gerarchia e il dominio potrebbero facilmente continuare ad esistere in una società `senza classi' o `senza Stato"' dal momento che le forme gerarchiche sono molto più antiche dello sfruttamento economico e statale. In questo senso è possibile sottolineare come il punto di vista di Bookchin non coincida "né con il marxismo né con l'anarchismo" [110]. In particolare Bookchin evidenzia il suo differenziarsi provocatoriamente da Marx dalla lettura classista della società:

La gerarchia, pur includendo la definizione marxiana di classe e dando persino origine, storicamente, alla società classista, va oltre questo significato limitato, ascritto a una forma di stratificazione eminentemente economica.[...] Storicamente ed esistenzialmente la vedo come un complesso sistema di comando/obbedienza nel quale le élite godono di vari gradi di controllo sui propri subordinati, senza necessariamente sfruttarli. Queste élite possono essere assolutamente prive di ogni forma di ricchezza materiale; ne possono essere addirittura spogliate, come l'élite dei "guardiani" di Platone, ad esempio, che era socialmente potente ma materialmente povera [111].

Per Bookchin la gerarchia non è dunque presente solamente all'interno dello sfruttamento economico, ovvero "non è solamente una condizione sociale", ma "è anche un modo della coscienza, un tipo di sensibilità verso i fenomeni, ad ogni livello di esperienza sociale e personale" [112]. La costruzione di una società ecologica non deve quindi solo eliminare le strutture oppressive presenti nell'attuale sistema politico e sociale, ma deve necessariamente eliminare anche la dominazione sia esterna che in interiore homine:

Dobbiamo spezzare non soltanto i rapporti sociali imposti dalla società borghese, ma anche la dominazione, retaggio di una società gerarchica più che millenaria. Quello che dobbiamo creare per poter disciogliere i legami della società borghese non è soltanto una società priva di classi, come viene prospettata dal socialismo, ma l'utopia della non repressione, prospettata dall'anarchismo.[113].

È importante sottolineare come non esista nel pensiero di Bookchin il desiderio di un ritorno alle origini e come sia totalmente assente una volontà di recuperare le credenze e i valori tipici delle società precetterete:

Non c'è alcuna possibilità di ritornare all'egualitarismo del mondo preletterato [...]. Né è il caso di desiderarlo. Ogni illusione di atavismo, primitivismo, ogni tentativo di ricatturare un'epoca ormai lontana con tamburi, sonagli, rituali appositi e canti la cui ripetizione dovrebbe portare tra noi una qualche presenza sovrannaturale, tutto ciò, "innocente" o no che sia, ci distoglie dalla necessità di discussione razionale, di ricerca nel campo comunitario, di critica rigorosa dell'attuale sistema sociale [114].

Se infatti per Bookchin il crollo delle società organiche ha rappresentato da un lato una sorta di "caduta dall'Eden", esso ha però, dall'altro lato, segnato un grande passo verso l'Illuminismo e verso la consapevolezza del ruolo degli esseri umani nell'evoluzione naturale, indispensabile per la realizzazione di una società razionale ed ecologica [115].



106. E' importante sottolineare come per Bookchin i temrini di dominio e gerarchia abbiano entrambi un senso profondamente sociale, e non zoologico, tale per cui ad esempio, "ciò che normalmente viene definito come "dominio" in natura, non è che una proiezione dei nostri organizzatissimi sistemi di controllo sociale sulle forme comportamentali proprie delle comunità animali" (ivi, p. 30).
107. M.BOOKCHIN, L'ecologia della libertà, cit., p. 25.
108. Ibidem.
109. Ibidem.
110. Cfr. S. IOVINO, op. cit., p. 112: "Diversamente dal marxismo, per Bookchin la forma primaria di gerarchia sociale non è riconducibile a semplici fattori economici e alla conseguente divisione in classi; né, come sostengono le diverse correnti anarchiche, al moderno Stato-nazione". Cfr. Nico Berti che, in Un'idea esagerata di libertà, sottolinea il fatto che Bookchin "imprime una svolta non indifferente al pensare anarchico perché sbarazza il campo dalle categorie politologiche con un approccio interdisciplinare che supera i vecchi schemi culturali, per cui gli stessi termini come capitalismo, Stato, classe operaia sono assunti, assorbiti, trasfigurati e inquadrati in una realtà diversa". Franco Livorsi invece, ne Il mito della nuova terra, evidenzia la continuità, anche in questa interpretazione della gerarchia, tra il pensiero di Bookchin e l'anarchismo classico: "Viene perciò espressamente confermato e sviluppato il nesso di inversione tra struttura e sovrastruttura proprio degli anarchici" (F.LIVORSI, op. cit., pp. 246-247).
111. M. BOOKCHIN, L'ecologia della libertà, cit., pp. 26-27.
112. Ivi, p. 27.
113. ID., Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, cit., p. 10.
114. ID., Per una società ecologica, cit., pp. 74-75.
115. Cfr. J. BIEHL, The Murray Bookchin Reader, cit., p. 60.

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