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domenica 20 giugno 2010

Ecologizzare la dialettica

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 78, 79, 80 [Capitolo 2.5.3 "Il naturalismo dialettico"].

Bookchin afferma la necessità di rendere ecologica la dialettica [128], ritenendo che solamente un pensiero dialettico sia in grado di comprendere l'evoluzione naturale e quindi, di conseguenza, anche l'evoluzione sociale. Egli, criticando duramente sia il dualismo che contrappone inevitabilmente natura e società in maniera antagonisti­ca, sia il riduzionismo, o monismo, che le dissolve l'una nell'altra, sostiene l'importanza di comprendere come avviene lo sviluppo della seconda natura a partire dalla prima. Tale comprensione è pos­sibile solo attraverso il pensiero dialettico che, in quanto visione dinamica, risulta essere intrinsecamente ecologico:

La dialettica 'spiega' (con una forza che nessuna altra forma convenzio­nale di sapere possiede) come il flusso organico della prima natura nella seconda non sia che una rielaborazione della realtà biologica in realtà sociale [129].

Dopo aver riconosciuto il fondamentale contributo di filosofi come Aristotele, Hegel e Marx allo sviluppo del pensiero dialettico, Bookchin afferma l'originalità della sua dialettica ecologica, che risulta arricchita dalla teoria evolutiva, e la necessità di "recidere questa forma di razionalità - la ragione dialettica - sia dell'ideali­smo che del materialismo, rendendola naturalistica ed ecologica" [130]: per questo motivo egli si fa sostenitore del concetto filosofico di naturalismo dialettico.
In particolare con il termine "naturalismo" Bookchin, oltre a distinguersi da interpretazioni di tipo idealistico o materialistico, sot­tolinea come il pensiero dialettico arricchisca l'interpretazione della natura e dell'umanità:

Un naturalismo dialettico è in grado di rispondere ad interrogativi quali cosa è la natura, qual è il posto dell'umano nella natura, quale è la spinta dell'evoluzione naturale, quale è il rapporto tra società e mondo naturale [131].

La dialettica diviene così anche una risorsa di senso, non solo etico ma anche razionale, per l'evoluzione naturale permettendo la creazione di una società ecologica in cui si sviluppi una natura libe­ra, sintesi della natura prima e seconda:

La seconda natura sarebbe la realizzazione della potenzialità della prima natura al fine di acquisire intelletto e verità. Così in una società ecolo­gica, l'intellettualizzazione umana riabbraccerebbe la continuità evolu­tiva che esiste nella prima natura. In tal senso, e soltanto in questo senso, la seconda natura 'diverrebbe' la prima natura resa auto-riflessiva, una natura pensante che conosce se stessa e sa dirigere la propria evolu­zione [...]. Di fatto, una società ecologica sarebbe veramente una 'tra­scendenza di entrambe le nature' nella nuova sfera di natura 'libera', una natura capace di elevarsi al livello del pensiero concettuale. In breve: una natura che farebbe fronte con decisione e sapienza a conflitti, emer­genze, sprechi, costrizioni. In questa nuova sintesi, costituita dalla fu­sione della prima e della seconda natura in un'unica natura libera, ra­zionale ed etica, nessuna delle due perderebbe la propria specificità e integrità. Lungi dal ridurne l'integrità, l'umanità aggiungerebbe alla prima natura la dimensione della libertà, della ragione e dell'etica, ed eleverebbe l'evoluzione a quel grado di auto-riflessività che è sempre stato latente nella stessa emergenza del mondo della natura [132].

Il naturalismo dialettico, da un punto di vista ontologico, adotta una concezione organica del tutto basata sul principio fondamentale che "la totalità ecologica non è omogeneità immutabile ma semmai proprio il suo contrario: una dinamica unità nella diversità" [133]. A partire da un'analisi dell'applicazione di tale principio della diversi­ficazione in biologia, ed in particolare in agricoltura, esso viene poi esteso da Bookchin fino ad evidenziare l'importanza di concepire le differenze senza istituire gerarchie e senza riduzionismi "che porti­no, per usare le parole di Hegel, alla `notte in cui tutte le vacche sono nere' "[134]. Il principio ecologico dell'unità nella diversità, pog­giando "su di una globalità che viene esaltata dalla varietà dei costituenti" [135], è in grado di portare, attraverso lo sviluppo di una società ecologica, all'armonia sia nella natura che nella società.
In Non mitizziamo Bookchin Salvo Vaccaro considera inaccettabile "la visione olistica e organicistica" del pensiero di Bookchin che, a suo parere, "privilegia" con il concetto di unità-nella-diversità "il momento ontologico di ricomposizione e di allineamento". [136] Tale critica non mi appare pienamente giustificata dalla lettura delle opere di Bookchin nelle quali da un lato viene esplicitato lo stretto legame esistente tra il concetto di unità-nella-diversità e l'Aufhebung hegeliano, con il suo duplice significato di "conservare" e insieme di "toglier via", dall'altro risulta evidente, in particolare nell'aspra cri­tica ad ogni forma di riduzionismo, la volontà di sottolineare la non cancellazione delle differenze ma al contrario l'importanza della loro persistenza vista come ricchezza per la futura società ecologica.

128. Cfr. M. BOOKCHIN, Pensare in Modo Ecologico, cit., p. 71.
129. ID., Pensare in Modo Ecologico, cit., p. 82.
130. ID., Un Naturalismo Filosofico, cit., p. 27.
131. Ivi, p. 20.
132. ID., Pensare in Modo Ecologico, cit., p. 88.
133. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 53. Il termine "unità-nella-diversità" viene da Bookchin esplicitamente ripreso da Hegel.
134. ID., The Modern Crisis/La crisi della modernità, cit., p. 26.
135. ID., Per una società ecologica, cit., p. 187.
136. S. VACCARO, Non mitizziamo Bookchin, "Volontà", n. 2, aprile-giugno 1986, p.117.

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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