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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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giovedì 6 maggio 2010

Il capitalismo è...

Preso dal testo che parla di Parecon, di Micheal Albert.

Il capitalismo è furto
Le fatiche dure e servili della maggior parte dei cittadini arricchiscono in maniera folle pochi altri che non devono lavorare affatto. In generale, coloro che lavorano più a lungo e più duramente ricevono meno. Quelli che lavorano meno ottengono di più.
In una zona di New York, l'upper West Side, a nemmeno un miglio di distanza, esistono due quartieri in cui il reddito medio pro-capite è di 5 mila dollari all'anno in quello più povero, e di 500 mila dollari all'anno in quello più ricco.
Gli uomini più ricchi degli Stati Uniti possiedono una ricchezza superiore a quella della popolazioni di intere nazioni. I più poveri negli Stati Uniti vivono sotto i ponti in incredibili rifugi di carton, o cessano di vivere addirittura.
Questo divario non è dovuto a maggiore industriosità o maggior talento. È dovuto alle relazioni sociali che costringono la maggioranza ad arricchire pochi.

Il capitalismo è alienazione e anti-socialità
All'interno del capitalismo, le motivazioni alla base delle decisioni sono di natura pecuniaria, non personale, egoistica e non sociale. Ciascuno di noi cerca il vantaggio individuale a spese degli altri.
Il risultato, prevedibilmente, è un ambiente antisociale in cui i "buoni" finiscono all'ultimo posto.
Negli ospedali americani, circa mezzo milione di persone muoiono ogni anno di malattie di cui non soffrivano nel momento in cui vi erano entrati. Si tratta di una questione di igiene e di altri problemi corregibili.
Eppure non si fa niente per salvare queste vite. Non sarebbe redditizio.
La fame nel mondo ha la stessa ragione fondamentale: sfamare i poveri non è redditizio quanto sfamare i ricchi.
Il grado di salute che raggiungiamo, il cibo che mangiamo, le case in cui viviamo, tutto ci giunge per la ricerca da parte di qualcuno non di salute, sostentamento o di un rifugio per tutti, ma del profitto personale.
La logica economica cerca il profitto piuttosto che il benessere sociale. I vantaggi per i deboli risultano soltanto in quanto prodotti collaterali, non intenzionali, e in realtà soltanto raramente.
Come disse Keynes, "il capitalismo è la stupefacente convizione che gli uomini con i minori scrupoli faranno le cose più sconsiderate per il maggior vantaggio di tutti".

Il capitalismo è autoritario
Nei luoghi di lavoro capitalistici, coloro che la eseguono le mansioni più routinarie e noiose non hanno praticamente nessuna possibilità di influire sulle condizioni di lavoro, su ciò che producono o sullo scopo dei loro sforzi.
Quelli che possiedono o monopolizzano le posizioni più responsabilizzanti hanno una facoltà di decisione pressoché completa.
Neppure Stalin controllava quando le persone possano riposare, mangiare o andare in bagno, ma i padroni esercitano questo potere come la cosa più normale.
Le grandi aziende annullano la democrazia.

Il capitalismo è inefficiente
Il capitalismo disperde le capacità produttive di circa l'80% della popolazione addestrandola principalmente a sopportare la sottomissione e gli ordini, non a dare espressione e sviluppo ai loro maggiori potenziali.
Spreca in maniera disordinata le risorse per produrre vendite che non sono di beneficio che a pochi, e per obbligare a mansioni lavoratiche che sono imposte e perciò oggetto di resistenza.

Il capitalismo è razzista e sessista
Ciò non è intrinseco alle relazioni di produzione, ma accade perché sotto la pressione della competizione di mercato i padroni sfruttano inevitabilmente le gerarchie razziali e di genere prodotte in altre parti della società.
Quando i fattori extra economici riducono il potere di contrattazione di alcuni attori e accrescono quello di altri o quando influiscono sulla percezione di chi debba comandare e chi obbedire, alla ricerca del profitto, i capitalisti sostengono ed amplificano addirittura le ingiustizie.

Il capitalismo è violento
La ricerca del dominio del mercato capitalista mette le nazioni le une contro le altre.
Quelli che possiedono armi a sufficienza sfruttano le risorse e le popolazioni di quelli che non hanno i mezzi per difendersi, magari scatenando delle guerre crudeli.

Il capitalismo è insostenibile
I mercati sollecitano i calcoli miopi di breve periodo e portano inevitabilmente alla scelta di far gravare sugli altri i costi dell'inquinamento nella loro corsa al profitto.
Il risultato di ciò è che i rastrellatori di denaro accumulano e accumulano, ignorando o nascondendo volontariamente l'impatto delle loro azioni non solo su lavoratori e consumatori, ma anche sull'ambiente in cui viviamo e sulle risorse per il futuro.
Vediamo il risultato nel cielo, nell'acqua, nel suolo, attenuato soltanto dai movimenti sociali che reclamano un comportamento più sensato.
Potrei continuare a descrivere gli errori viziosi del capitalismo, ma non credo sia necessario.
Nel 2004 soltanto poche persone sono rese tanto immorali dai loro vantaggi, o così profondamente ignoranti dalla loro istruzione superiore, o così confusi dai media che non riescono a vedere come il capitalismo sia ora un gigantesco olocausto di ingiustizia che è anti-umano in ogni suo aspetto.
Come diceva John Stuart Mill, "ammetto di non essere affascianto dall'ideale di vita sostenuto da coloro che credono che il normale stato di cose per gli uomini sia la lotta per la sopravvivenza; che calpestare, schiacciare, sgomitare e pestarsi i piedi a vicenda, cioè la modalità attuale di vita sociale, siano la cosa più desiderabile per il genere umano".

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Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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