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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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lunedì 31 maggio 2010

Dal Blod di COMIDAD

Link originario:http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=353
Vi preghiamo di fare girare la notizia per una causa davvero importante.


COMMENTI ALLE NEWSCOMIDAD INTITOLATE "ALLA GRECIA AIUTI DI CARTA IN CAMBIO DI TERRITORIO" PUBBLICATE SUL SITO ADHOC-CRAZIA

Eduardo ha detto...

Vi sono veramente grato. Ho appreso di politica più da voi in pochi mesi di lettura dei vostri articoli che in cinquant'anni trascorsi a leggere tre quotidiani al giorno e un saggio alla settimana. Grazie.
13 maggio 2010 07.41

Anonimo ha detto...
Alla Grecia manganellate in cambio del dissenso:
mail di un ragazzo italiano che vive ad Atene, nel quartiere "anarchico" di Exarchia, da ormai due anni:
ragazzi qui la situazione precipita, ho provato a contattare anche l italia radio giornali, siamo lasciati da soli completamente. la polizia ha preso il quartiere anarchico e si sono lasciati andare a rappresaglie indiscriminate, la gente vive nella paura, io non accendo le luci in casa la sera cammino scalzo ascolto i rumori e tengo tutto pronto per scappare dal terrazzo. ogni volta che torno a casa, il che ormai avviene sempre piu di rado controllo che nessuno sia entrato in casa in mia assenza, mi muovo solo di giorno e vestito di colori. entrano nelle case, minacciano, distruggono esercizi commerciali, luoghi di ritrovo, fanno perquisizioni e purghe, e le poche prove che avevamo in internet sono state fatte sparire da misteriosi hackers. l impressione e che gli interessi che sono venuti a collidere in grecia siano un qualcosa che sovrasta di gran lunga il nostro allegro quartiere anarchico e essendo gli unici che tentano di denunciare i giochi sporchi che si stanno effettuando sopra la pelle dei greci qualcuno ha deciso che il fine giustifica i mezzi e la resistenza in exarchia deve essere rotta insieme a teste, nasi, denti, braccia, gambe, ginocchia e polmoni dei suo abitanti.
la grecia e solo l inizio, se lasciate permettere quello che sta avvenendo qui senza protestare, il prossimo quartiere a finire sotto assedio potrebbere essere il vostro. aiutateci a far sentire la nostra voce.
un abbraccio, pg
di seguito vi mando la lettera che ho inviato a katerpillar e radio popolare. sono rimasto un po deluso dal loro totale disinteresse visto che non chiedevo niente in particolare se non offrire la mia testimonianza riguardo ai fatti accaduti all oscuro della stampa internazionale in uno scenario come quello greco che e al momento sotto gli occhi del mondo..dico, dal punto di vista giornalistico, avere un "uomo oltre le linee" non dovrebbe essere quantomeno una opportunita, una fonte da contattare, da verificare?
Spiegare quello che succede ad Exarchia in poche righe ora e riduttivo, come si fa, e abbastanza violazione dei diritti umani? se conosci qualcuno che possa essere interessato a portare alla luce un lato sporco dell eurodemacrazia date pure il mio contatto ...
di seguito la mail:
ciao ragazzi
mi chiamo Pigi e vivo ad Atene nel famigerato quartiere anarchico di Exarchia. la situazione qui sta precipitando, e a mio modo di vedere gravissima e purtroppo gli organi della stampa internazionale in parte sono impediti a conoscere la verita di quanto sta accadendo al di fuori delle vetrine ufficiali come syntagma e un po ci stanno lasciando soli a conoscere la verita di un quartiere costretto a vivere sotto l assedio delle forze dell ordine. Per esempio nessuna notizia riguardo gli episodi di rappresaglia indiscriminata contro persone, attivita commerciali e luoghi di ritrovo di cui si e resa protagonista la polizia nel dopomanifestazione nella giornata di ieri.
mi viene da piangere a subire certe cose senza potere fare nulla. Non sono un ascoltatore ne un attivisto politico o tantomeno giornalista ma se in qualche modo la mia testimonianza vi puo interessare vi prego di non lasciarci soli, di dare una voce anche a noi.
grazie
saluti da Atene
21 maggio 2010 11.06

domenica 30 maggio 2010

Vizio e Potere

Scritto da Gianfranco "Avenge" (per motivi personali è semianonimo)

C'è un rapporto tra vizio e potere? Questa è una delle domande che alcuni filosofi e scrittori si sono posti nel corso dei secoli e la cui risposta può essere preziosissima per gli Anarchisti ai fini di inquadrare meglio il problema del Potere e la soluzione.
Una ipotesi a riguardo è per me molto interessante e credo di poterla ritenere, a fronte dell'analisi che segue, esatta.
Sciascia nel suo libro "Il Contesto" ebbe una brillante intuizione: solo i virtuosi possono fare la rivoluzione perchè è l'unica opposizione alla promozione del vizio effettuata dal potere.
Perchè il potere dovrebbe addirittura promuovere il vizio? E' semplice: perchè solo mantenendo questo diffusione del libetinaggio può giustificare la proprio ma sopratutto perchè se si realizzasse realmente un mondo di virtuosi finirebbe la sua natura di esistere.
In un mondo dove l'uomo regola con misura il proprio rapporto con gli altri, con sè stesso e col mondo che lo circonda (e questo può accadere come vedremo solo passando per l'abbandono dei vizi) che ruolo avrebbe piu' il Potere?
La gestione del territorio si snoderebbe limpida grazie all'assenza di interessi personalistici, le risorse sarebbero piu' che sufficenti per tutti gli esseri umani, la criminalità tenderebbe verso lo zero.
Solo così ci si spiega come mai tutto ruoti sempre piu' nel potere moderno attorno alla corruzione, che via via che accumula precedenti svela le fila del suo gioco, la corruzione sia incentivata e in America (paese del capitale) è addirittura sistemica e legale con le Lobby.
pensiamo a cosa potrebbero scatenare gli uomini golosi, che per inclinazione non si accontentano di quanto gli occorre per vivere ma consumano inutilmente risorse e di conseguenza aspirano al privilegio di mangiare più degli altri (togliendoglielo di bocca per forza di cose visto il numero finito di risorse per l'umanità).
Pensiamo a chi desidera la gloria e che di conseguenza cercherebbe di prendere l'ammirazione del mondo a discapito dell'equilibrio che si forma in una società bene organizzata dove si sà effettuare il proprio compito senza eccessi e per un fine comune.
Pensiamo ai lussuriosi che sconvolgono l'equilibrio riproduttivo e squalificano la persona umana come semplice oggetto di consumo nonchè possono sviluppare a lungo andare vere e proprie dipendenze o ossessioni portatrici dei piu' orrendi crimini. Per non parlare poi degli avari, che trovano piacere nell'avere più beni degli altri e per farlo sarebbero pronti a rubare o a mantenere il sistema iniquo in cui viviamo.
Citerei i sadici, o per dirla come Dante, i Violenti che godono dell'infliggere sofferenze agli innocenti e che tanto hanno rimpito le file di eserciti, nobili, re, regine, presidenti e chi più ne ha più ne metta. Gli iracondi invece generano conflitto ed è noto che dove esiste conflitto c'è la possibilità di istituire un Potere in forma di Autorità a scopo di "pacificazione" ma che in realtà si limita a effettuare un "taglione" secondo il proprio interesse.
Ma ci sono anche vizi meno chiaramente dannosi per la collettività come ad esempio il fumo, che facendo ammalare il fumatore infligge un peso per la sua cura sulla società e molte altre abitudini lesive per sè e gli altri.
Qualcuno potrebbe pensare che io stia dando di matto e che mi sia schierato con i fascisti che vogliono rigirare le cure dei fumatori per intero alla famiglia.
Non mi sognerei mai di dire questo per due precisi motivi che mi portano al prossimo punto: il fatto che attualmente molti di questi vizi distruttivi/autodistruttivi sono generati dall'infelicità, dal malcontento e quindi è la società responsabile di queste "malattie indotte". Ma ancora piu' importante è che ad ogni vizio corrisponde sistematica e simmetricamente uno svago innoquo.
Ma come differire col buonsenso da quelli che sono gli svaghi dell'uomo dai vizi? E' possibile la società annulli i vizi ma non abbandoni l'aspetto ricreativo che c'è dietro molti vizi e che perciò li rendono appetibili?
Anche in questo basta osservare la realtà per avere una risposta: la discrimina è l'eccesso, e la misura dell'eccesso è il danno che si sviluppa per la società.
Nessuno ovviamente fra i libertari, me compreso, vuole vietare di bere alcool, di fumare uno spinello, di sperimentare i piaceri del sesso a scopo ricreativo in maniera matura e consenzientemente.
Sono questi, dando ragione alla borghesia, vizi che perciò andrebbero sradicati?
Assolutamente no perchè, con la moderazione, queste abitudini non sono dannose nè per sè nè per gli altri ma è il loro abuso che porta le tristi conseguenze che deprechiamo.
Tengo a sottolineare che l'Aborto, sempre a differenza di quanto la borghesia afferma con i suoi ideali autoritari, non può essere ascritto ad una pratica lesiva per l'equilibrio riproduttivo per un semplice motivo: è da imputarsi al fallimento di una contraccezione e quindi alla base c'è già un rifiuto di maternità che renderebbe fallimentare quella esperienza familiare generando malcontento e distorcendo l'idea stessa di felicità familiare mettendola alla stregua di un "sacrificio", di fatto quindi sfavorendola.
La legittimità invece della contraccezione collima con quella del sesso non a scopo procreativo invece dove però in una società giusta e bene organizzata i motivi per non affrontarla affatto non ci sarebbero e quindi, con buon senso,nel rispetto della libertà di scelta e tenendo conto della capienza del pianeta si realizzerebbero condizioni perfette per la continuazione della specie ed il problema quindi non sussiste.
Oltretutto procreare è un bisogno umano per la propria realizzazione di individui e comunità che non si è estinto in circostanze sfavorevoli, figuriamoci in quelle favorevoli.
E' del tutto insussistente il problema di estinzione con abbandonanza e redistribuzione equa di risorse specie analizzandolo al fronte del fatto che questo problema non si è verificato in millenni di sofferenza ed ingiustizia umana.
Il Potere sarebbe solo la cima della montagna, il picco dove chi cerca di procurarsi il massimo della soddisfazione per sè stesso anche a scapito degli altri si realizza a pieno ma i suoi semi vengono messi dal potere stesso nella società dove senza una adeguata "pulizia etica" non può germogliare il fiore dell'Anarchia.
Anche senza potere resta quindi il corpus delle vergogne umane che costruiscono le classi, i privilegi, le disuguaglianze e che solo spianando la "cima" di questa montagna resterebbero più o meno come quando il movimento Anarchista, nella sua ingenua giovinezza, non capiva che uccidendo un Presidente ma lasciando governo, ministri e gerarchie di tutti i tipi ecc. al loro posto li faceva pronti e felici di sfruttare l'occasione per salire più in alto ed avere quindi più possibiltà di ascendere.
Le scalate più vertigionose infatti sono state spesso fatte dagli uomini più orrendi,dalle belve più scaltre e feroci che, per concepire lo sforzo di una salita dalla base alla punta, dovevano avere un appetito formidabile.
Ecco perchè proprio gli uomini più ignobili erano con reciproca soddifazione scelti da chi stava sopra per ascendere:solo con questa categoria potevano essere sicuri che il fine comune per loro fosse lo stesso e di vedere eseguiti con zelo i compiti infami che chi si incammina per quell'ascensione deve svolgere.
Sono quegli stessi uomini vergognosi che non vorrebbero mai che questo sistema mutasse ma, anzi, lo promuovono con forza.
A fronte di questa analisi mi si è offerto un importante dato per rispondere anche ad un altro grande quesito sulla cui soluzione ancora si dividono Anarchisti detti "comunisti" e "individualisti": E' possibile che il popolo sia pronto all'anarchia prima dell'abbattimento del potere, della Rivoluzione?
Ebbene il popolo deve essere necessariamente e, almeno in parte, preparato prima perchè come abbiamo visto se abbattiamo la "testa del mostro", se si scatena una rivoluzione che abbatta l'establishment ma lasciamo la società viziosa a quel punto per soddisfare questi bisogni distorti la società ricreerà automaticamente il potere e il capitale (fonti di soddisfazione per il vizio), conquistando magari prima gli apparati rivoluzionari dal suo interno (poichè questi apparati sono formati da esseri umani) come si è visto nella rivoluzione russa.
Tanto più vorremo sconfiggere i mali del mondo e tanto più il consesso anarchista sarà luogo di azioni e pensieri sempre più efficaci.

domenica 23 maggio 2010

Alle origini

da http://www.paleodieta.it/fruttariani.htm

Per l'uomo che si trovasse in uno stato di natura, senza apparecchi per cucinare, disponendo solo del suo corpo, senza attrezzi di nessun tipo, la frutta e la sola cosa che prenderebbe, rifiutando erbe, cereali, radici e tuberi; naturalmente rifiuterebbe, essendone incapace di catturare, uccidere e mangiare altri animali oppure di berne il latte.
La frutta, in sostanza, costituisce un alimento naturale, che, comparso quando comparve, l'uomo, fu chiaramente destinata dalla Natura, simbioticamente, a nutrire in modo ottimale l'uomo.

Ragioni di forza maggiore, pare, obbligarono i nostri progenitori a cambiare dieta. I paleoantropologi concordano nel ritenere che la Terra, durante la preistoria dell'uomo, soffrì enormi sconvolgimenti climatici e geologici, i quali trasformarono profondamente gli ecosistemi del pianeta. Glaciazioni, interglaciazioni, periodi di eccessivo inaridimento o di insolita piovosità alterarono i biomi vegetali da cui l'uomo traeva il proprio nutrimento.
Durante l'ultima glaciazione, avvenuta tra i 200.000 e i 120.000 anni fa nel periodo dell'Era Quaternaria chiamato Pleistocene, i ghiacci avanzarono tanto che gran parte delle foreste eurasiatiche furono distrutte. L'Africa, nel frattempo, veniva flagellata da intensissime precipitazioni, seguite poi da un periodo di eccessivo inaridimento del clima, che fece scomparire gran parte delle foreste. La savana, gialla, assolata, semiarida, prese in molte zone il posto dell'intricato e ombroso ammasso vegetale che aveva fino allora ospitato e nutrito l'uomo.

L'alimentazione granivora e carnivora rappresenta dunque una vera e propria deviazione non dettata da una scelta, ma da uno stato di pura necessita che non offriva alternative. Contravvenendo agli istinti alimentari biologicamente connaturati con la propria specie, 1'uomo dette inizio alla sua degradazione e degenerazione fisio-psichica, i cui disastrosi effetti sono, oggi più che mai, evidenti. Contrariamente a quanto si pensa, infatti, l'uomo non e diventato "più sano, più alto, più forte" da quando (circa 10.000 anni fa) ha cominciato a dedicarsi all'agricoltura. Tutt'altro. La paleopatologia, una disciplina relativamente nuova che studia le malattie di cui soffrivano i nostri antenati, sta sovvertendo molti luoghi comuni. Ad esempio quelli che riguardano la statura: gli scheletri degli uomini preistorici vissuti in Grecia e in Turchia verso la fine dell'era glaciale erano alti in media 175 centimetri, mentre 5.000 anni fa (dopo 1'adozione dell'agricoltura) la statura era scesa a 160 centimetri.
E inoltre ogni cultura ricorda i propri Matusalemme e i propri Noè, gli ultracentenari degli albori del mondo, cioè quando l'uomo era ancora fruttariano e crudista.
Oggigiorno, non più la necessita di procacciarsi il cibo, ma errate abitudini, pregiudizi dietetici e, soprattutto, la schiacciante pressione dell'industria alimentare, con tutti i suoi
condizionamenti pubblicitari, fanno si che l'uomo, non più guidato dall'istinto (ormai perduto), stenti a ritrovare razionalmente la strada della corretta alimentazione crudista.

venerdì 14 maggio 2010

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza

Privo di biglietto perché impossibilitato a farlo mostra i soldi al controllore. Ma viene costretto a scendere dalla polizia ferroviaria

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza
di SHULIM VOGELMANN

CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.

Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni.

Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap".

I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.

La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.
Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione.

Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...".

Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.

La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.

Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.

Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.

Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.
L'autore è scrittore ed editore

lunedì 10 maggio 2010

365 notti di passione per il compleanno

http://notizieincredibili.scuolazoo.com/incredibile/donna-regala-365-notti-di-passione-al-marito-per-il-compleanno

Non è facile scegliere i regali giusti, soprattutto quando si tratta di un pensero per la persona amata. L'americana Charla Muller ha avuto un'idea molto originale per il quarantesimo compleanno del marito Brad. Si è chiesta, innanzitutto, cosa potesse renderlo felice e ha presto trovato la risposta. Così, Charla ha donato al suo coniuge (da otto anni) 365 giorni di sesso. Neanche uno di pausa. Ancora più originale, è il modo in cui la donna ha avuto l'intuizione: il suggerimento le è stato dato dalla Bibbia. Difatti, nella lettera di Paolo ai Galati, questo il passo letto da Charla, si fa riferimento ai doveri coniugali che la donna e l’uomo devono scambiarsi vicendevolmente e tra questi, com’è ovvio, anche il sesso. La "trovata" ha ridato vitalità alla coppia e anche al suo conto in banca, visto che l'esperienza ha dato a Charla un'altra ispirazione, quella di scrivere il libro 365 Nights. A memoir of Intimacy. "Una storia di intimità e d'amore" spiega l'autrice. E racconta: "All'inizio, ho pensato che forse si sarebbe perso il senso di unicità e di straordinarietà delle occasioni in cui io e mio marito facevamo sesso". Pare non sia stato così: i due non hanno perso il desiderio per nessun giorno del loro anno di follia. "Fare l'amore frequentemente garantisce un senso di benessere e di relax che fa crescere la voglia di farlo ancora - rassicura Muller - e oltretutto mi ha dato la sensazione di sentirmi più giovane". Gli amici della coppia si sono dimostrati spesso scettici. "Una volta un'amica ci ha detto al ristorante:'Poveretti, voi ora dovete andare a fare sesso mentre io posso andare a casa a guardarmi in pace la televisione' - racconta la statunitense - Ma io le ho risposto: 'Nessun problema, la guarderemo anche noi, abbiamo già fatto una sveltina' ".
"Non c'è nulla di male - interviene sul Guardian la psicologa Linda Blair - Ormai pianifichiamo tutto, perché non dovremmo pianificare il sesso? Il fatto di prepararsi e di attendere il momento fa parte del piacere stesso. L'aspetto che più mi lascia più perplessa è piuttosto il ritmo, tutti i giorni mi sembra troppo e potrebbe stancare anche la persona più in forma". Charla non la pensa così: "Prima era tanto se si faceva sesso una volta al mese e io mi sentivo quasi in colpa quando ne avevo voglia. Ora Brad è completamente rivitalizzato, mi porta fuori a cena, fa programmi per il week-end"

Stretto da morire. Di Cancro. La relazione tra reggiseno e cancro al seno

di William Thomas
Pagina originale: http://willthomasonline.net/willthomasonline/A_Pinch_Of_Cancer.html
Traduzione a cura di Stefano Pravato

http://www.disinformazione.it/

Se non lo avete già bruciato negli anni ‘60, potreste volervelo togliere ora. "Il reggiseno causa il cancro al seno. E’ lampante," afferma il ricercatore medico Syd Singer.
I coniugi Singer si sono dedicati all’investigazione sul cancro al seno nel 1991. Il giorno in cui la moglie, Soma, scoprì un nodulo al proprio seno, il team di ricerca del marito stava esaminando gli effetti della medicina Occidentale fui Figiani. Sotto la doccia, Syd aveva notato che le spalle e i seni di Soma erano segnati da scanalature rosso scuro. A Syd ricordò la domanda posta alla moglie da una Figiana perplessa a proposito del suo reggiseno: "Non si sente stretta?"
"Devi farci l’abitudine," aveva risposto Soma.
Forse il reggiseno comprimeva il tessuto del seno, si chiese Syd, impedendo il drenaggio linfatico e provocando degenerazione?

Soma decise di smettere di indossare il suo reggiseno. Ma quando Syd cercò nella letteratura medica non trovò nessuna causa nota per il cancro al seno, condizione che nelle donne appare raramente prima dei 35 anni, più frequentemente dopo i 40. I tassi di mortalità più elevati sono in Nord America ed Europa settentrionale, col resto del mondo che si sta adeguando velocemente.
La World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) invoca le tossine chimiche quale causa primaria di cancro. Ma i veleni che si accumulano nei tessuti del seno sono normalmente spazzati dal chiaro fluido linfatico verso i grandi gruppi di linfonodi posti nelle ascelle e nella parte alta del torace. I Singer scoprirono che "essendo i dotti linfatici molto sottili, essi sono estremamente sensibili alla pressione e si possono comprimere con facilità." Una minima pressione cronica sui seni può provocare la chiusura delle valvole e dei dotti linfatici..

"Poco ossigeno e meno nutrienti sono trasportati alle cellule, mentre i prodotti di rifiuto non sono spazzati via," notarono i Singer. Dopo 15 o 20 anni di drenaggio linfatico ostacolato dal reggiseno, può apparire il cancro.
Considerando altri paesi, Soma e Syd rimasero colpiti dalla bassa incidenza di cancro al seno nelle nazioni più povere, pur inondate dai pesticidi ivi scaricati dalle altre nazioni. Non trovarono contadine che indossassero reggiseni push-up. Scoprirono invece che tra i Maori della Nuova Zelanda integrati nella cultura bianca vi è la stessa incidenza di cancro al seno, mentre gli aborigeni australiani non integrati non hanno praticamente cancro al seno. Lo stesso trend si applica ai giapponesi occidentalizzati, ai Figiani e ad altre colture convertite al reggiseno.

Nel loro libro Dressed To Kill: The Link Between Breast Cancer and Bras, (Vestite Da Morire: La Relazione Tra Cancro Al Seno e Reggiseno) i due ricercatori hanno anche osservato che proprio prima che una donna inizi il suo ciclo, gli estrogeni si innalzano, provocando un rigonfiamento del seno. Se la donna continua a indossare un reggiseno della stessa misura, i vasi linfatici salva vita saranno compressi in maniera ancor maggiore. Hanno forse scoperto qual è il vero collegamento tra cancro al seno ed estrogeni?
Le donne senza figli non sviluppano mai del tutto il proprio sistema linfatico pulisci-seno. E nemmeno donne che non abbiano mai allattato. Le donne che lavorano, che indossano il reggiseno quotidianamente e rimandano la gravidanza potrebbero essere quelle più a rischio, avvertono i Singer.

Ancora peggio, il divenire donna per una giovane è spesso "marcato" dal suo primo reggiseno. Come l’anziana pratica cinese del bendaggio dei piedi, il "bendaggio del seno " puberale può in ultima istanza condurre a severe complicazioni mediche.
Che il reggiseno sia l’ "anello mancante " che spiega la crescente epidemia di cancro al seno? A cominciare dal maggio del 1991, Soma e Syd Singer hanno condotto uno studio di 30 mesi, Bra and Breast Cancer (Reggiseno e Cancro al Seno) intervistando circa 4.000 donne di cinque grandi città degli Stai Uniti. Erano tutte di tipo caucasico per lo più di "reddito medio" in età compresa tra i 30 e i 79 anni. Metà di loro erano state diagnosticate di cancro al seno.

Quasi tutte le donne intervistate erano scontente della dimensione o della forma del proprio seno. Le donne che avevano scelto un reggiseno per l’aspetto, ignorando indolenzimenti e gonfiori, avevano il doppio di incidenza di cancro al seno di quelle che non l’avevano scelto per questo.
Ma la statistica più sorprendente riguardava le donne che indossavano il reggiseno anche per dormire e che avevano sviluppato il cancro. Così come una donna su sette costretta in un reggiseno per più di 12 ore al giorno. Le donne senza reggiseno hanno solo una probabilità su 168 di subire una diagnosi di cancro al seno, dicono i Singer. La stessa di un uomo senza reggiseno.

"Non dormite col reggiseno!" implora Syd Singer. "Le donne che intendono evitare il cancro al seno dovrebbero indossare un reggiseno per il periodo di tempo più limitato possibile – di sicuro per meno di 12 ore al giorno."
Syd inoltre spiega che quasi l’80% di chi indossa il reggiseno e soffre di noduli, cisti e indolenzimento vede quei sintomi svanire, "entro un mese dopo essersi liberate del reggiseno."
Non tutte sono pronte a liberarsi dal proprio capestro. Come una donna ha rivelato al team, "Le tette mi arriverebbero all’ombelico senza un reggiseno." Ma il chirurgo Christine Haycock del College of Medicine del New Jersey dice che sono le caratteristiche genetiche – non i legamenti o la dimensione del seno – la ragione per cui alcuni seni cedono alla gravità. Un petto che saltella aiuta a tener pulito il sistema linfatico.

Ben consci che i loro risultati erano "esplosivi," i Singer hanno inviato i risultati della loro ricerca ai capi delle più prestigiose organizzazioni e istituti anti-cancro americani. Nessuna risposta. Alla pari del business del cancro, il giro d’affari dei reggiseno è enorme. Moltiplicate il numero delle donne che, in tutto il mondo, comprano qualche reggiseno da 25$ ogni anno e otterrete una cifra vicina ai 6 miliardi di dollari all’anno.
Syd Singer afferma che la censura dell’establishment sulla relazione tra cancro al seno e reggiseno sta uccidendo le donne. Indicando la condizione maggiormente condivisa tra le pazienti di cancro al seno, egli enfatizza che si tratta di un sistema linfatico strizzato dal reggiseno.

Andando sempre senza reggiseno, Soma iniziò a indossare vestiti che non enfatizzassero i seni. Cominciò anche a massaggiare i seni con regolarità e ad andare in bicicletta, a prendere integratori vitaminici ed erboristici e a bere solo acqua pura.
Due mesi dopo, il suo nodulo era scomparso
Un grintoso Syd Singer dice che, al primo spaventevole segnale di un nodulo, “le donne dovrebbero togliersi il reggiseno prima di togliersi i seni." Cosa aspettare, se potete liberare il vostro sistema linfatico adesso?

RICORDATE: Una combinazione spettacolarmente controindicata è indossare un reggiseno e usare un telefono cellulare.

SE DOVETE INDOSSARE UN REGGISENO
Reggiseno push-up e quelli da sport sono da evitarsi. Scegliete reggiseno di cotone, non stretti. Assicuratevi di poter passare con due dita sotto le spalline e ai fianchi delle coppe. Quanto più sono alte le coppe, tanto più severa la compressione dei maggiori linfonodi. Non indossate assolutamente mai questo disastroso dispositivo per dormire. A casa toglietevelo. Massaggiate i vostri seni ogni volta che vi togliete il reggiseno.
Riportate in salute il vostro sistema linfatico, o almeno respirate a fondo liberamente.

Mangiate solo due pasti al giorno

http://www.disinformazione.it/

Il mangiare tre pasti al giorno è un’invenzione dell’uomo moderno che è venuta fuori soltanto negli scorsi cento anni. La moda degli intervalli a base di caffè, di spuntini e di pisolini sono venuti alla luce soltanto nelle ultime decadi.
Appetito significa “forte desiderio". Se abbiamo appetito per il cibo abbiamo anche un forte desiderio per il mangiare. Essere uno schiavo degli appetiti porta ad essere un ghiottone.
La televisione, il giornale e la radio ci bombardano costantemente con avvertimenti circa “le buone cose da mangiare". Praticamente qualsiasi nuovo libro di cucina immesso sul mercato ha un successo immediato. Tutto questo ci ha portato ad essere dipendenti dal cibo creando degli appetiti che non possiamo controllare.

Tuttavia TUTTE QUESTE INUTILITA'... possono essere fermate quando finalmente vi renderete conto che tutto questo non ha senso. La gente si sta arricchendo vendendo prodotti che ci riempiono la bocca. In effetti noi usiamo dei cibi come divertimento.
Quando consumiamo ciò che chiamiamo 'colazione', ed abitualmente dalle 6,00 A .M. alle 21,00 P.M. stiamo interrompendo il digiuno dalla cena nel corso della notte.

Se dovrai mangiare qualcosa presto al mattino, a dispetto di quanto leggi in basso, allora mangia un frutto alla volta quale il melone, l’arancia, l’uva, le prugne, le mele o altri frutti. Questo darà il minor shock possibile al tuo corpo e riceverai dal cibo il meglio.
Non sentirti colpevole se mangi solamente un frutto per colazione. Più tardi, potrai sviluppare le tue abitudini alimentari più pienamente rispetto a quanto richiede il tuo corpo.

Per capire "perchè" dovremmo soltanto mangiare due pasti al giorno dobbiamo capire 'l’orologio biologico del nostro corpo".
Durante la notte di riposo e di sonno, il vostro corpo sta assimilando il cibo del giorno precedente e si sta caricando di energia nervosa. Quando vi alzate al mattino il vostro corpo non ha alcun bisogno di cibo in quanto non c’è alcuna carenza di energia. E’ infatti, già caricato e pronto a partire.
In questo primo ciclo del giorno il cibo dovrebbe normalmente esserti repulsivo. Il vostro corpo dovrebbe sentirsi "ristabilito" dopo una buona notte di riposo e di sonno ed è ansioso di essere impegnato in alcune attività, a parte il mangiare. Dovreste aver interesse a “fare qualcosa".

Il corpo subisce tre distinte fasi in ciascun periodo delle 24 ore.

1) Appropriazione del cibo. Questa fase non inizia fino a che non hai fame. Questo abitualmente succede verso mezzogiorno quando hai cominciato a finire le tue risorse di glicogeno attraverso l'attività. Bisogna mangiare durante il mezzogiorno e la cena.

2) Assimilazione del cibo. Questa fase inizia tardi nel corso della serata e va avanti fino alle prime ore del mattino (circa le 4). Nel corso di questo tempo di riposo e di sonno, il corpo svolge il suo compito a casa.

3) Eliminazione degli scarti metabolici del corpo e delle materie tossiche ingerite. Questa fase inizia abitualmente nelle primissime ore del mattino e dura fino a mezzogiorno (dalle 4 alle 11-12). Il nostro appetito e sistema digestivo si abbassa durante queste ore. Psicologicamente potremo avere bisogno di cibo, ma non c’è alcuna domanda fisiologica per esso. Non avremo mai veramente fame. Se mangiamo durante questa fase, le energie dirette verso la pulizia il corpo dovranno essere di nuovo ri-dirette verso la digestione.

E’ sempre uno shock per il corpo interrompere la sua sveglia biologica. Quando mangiamo la colazione interferiamo con le normali operazioni del corpo.

Dottor Herbert M. Shelton

giovedì 6 maggio 2010

Il capitalismo è...

Preso dal testo che parla di Parecon, di Micheal Albert.

Il capitalismo è furto
Le fatiche dure e servili della maggior parte dei cittadini arricchiscono in maniera folle pochi altri che non devono lavorare affatto. In generale, coloro che lavorano più a lungo e più duramente ricevono meno. Quelli che lavorano meno ottengono di più.
In una zona di New York, l'upper West Side, a nemmeno un miglio di distanza, esistono due quartieri in cui il reddito medio pro-capite è di 5 mila dollari all'anno in quello più povero, e di 500 mila dollari all'anno in quello più ricco.
Gli uomini più ricchi degli Stati Uniti possiedono una ricchezza superiore a quella della popolazioni di intere nazioni. I più poveri negli Stati Uniti vivono sotto i ponti in incredibili rifugi di carton, o cessano di vivere addirittura.
Questo divario non è dovuto a maggiore industriosità o maggior talento. È dovuto alle relazioni sociali che costringono la maggioranza ad arricchire pochi.

Il capitalismo è alienazione e anti-socialità
All'interno del capitalismo, le motivazioni alla base delle decisioni sono di natura pecuniaria, non personale, egoistica e non sociale. Ciascuno di noi cerca il vantaggio individuale a spese degli altri.
Il risultato, prevedibilmente, è un ambiente antisociale in cui i "buoni" finiscono all'ultimo posto.
Negli ospedali americani, circa mezzo milione di persone muoiono ogni anno di malattie di cui non soffrivano nel momento in cui vi erano entrati. Si tratta di una questione di igiene e di altri problemi corregibili.
Eppure non si fa niente per salvare queste vite. Non sarebbe redditizio.
La fame nel mondo ha la stessa ragione fondamentale: sfamare i poveri non è redditizio quanto sfamare i ricchi.
Il grado di salute che raggiungiamo, il cibo che mangiamo, le case in cui viviamo, tutto ci giunge per la ricerca da parte di qualcuno non di salute, sostentamento o di un rifugio per tutti, ma del profitto personale.
La logica economica cerca il profitto piuttosto che il benessere sociale. I vantaggi per i deboli risultano soltanto in quanto prodotti collaterali, non intenzionali, e in realtà soltanto raramente.
Come disse Keynes, "il capitalismo è la stupefacente convizione che gli uomini con i minori scrupoli faranno le cose più sconsiderate per il maggior vantaggio di tutti".

Il capitalismo è autoritario
Nei luoghi di lavoro capitalistici, coloro che la eseguono le mansioni più routinarie e noiose non hanno praticamente nessuna possibilità di influire sulle condizioni di lavoro, su ciò che producono o sullo scopo dei loro sforzi.
Quelli che possiedono o monopolizzano le posizioni più responsabilizzanti hanno una facoltà di decisione pressoché completa.
Neppure Stalin controllava quando le persone possano riposare, mangiare o andare in bagno, ma i padroni esercitano questo potere come la cosa più normale.
Le grandi aziende annullano la democrazia.

Il capitalismo è inefficiente
Il capitalismo disperde le capacità produttive di circa l'80% della popolazione addestrandola principalmente a sopportare la sottomissione e gli ordini, non a dare espressione e sviluppo ai loro maggiori potenziali.
Spreca in maniera disordinata le risorse per produrre vendite che non sono di beneficio che a pochi, e per obbligare a mansioni lavoratiche che sono imposte e perciò oggetto di resistenza.

Il capitalismo è razzista e sessista
Ciò non è intrinseco alle relazioni di produzione, ma accade perché sotto la pressione della competizione di mercato i padroni sfruttano inevitabilmente le gerarchie razziali e di genere prodotte in altre parti della società.
Quando i fattori extra economici riducono il potere di contrattazione di alcuni attori e accrescono quello di altri o quando influiscono sulla percezione di chi debba comandare e chi obbedire, alla ricerca del profitto, i capitalisti sostengono ed amplificano addirittura le ingiustizie.

Il capitalismo è violento
La ricerca del dominio del mercato capitalista mette le nazioni le une contro le altre.
Quelli che possiedono armi a sufficienza sfruttano le risorse e le popolazioni di quelli che non hanno i mezzi per difendersi, magari scatenando delle guerre crudeli.

Il capitalismo è insostenibile
I mercati sollecitano i calcoli miopi di breve periodo e portano inevitabilmente alla scelta di far gravare sugli altri i costi dell'inquinamento nella loro corsa al profitto.
Il risultato di ciò è che i rastrellatori di denaro accumulano e accumulano, ignorando o nascondendo volontariamente l'impatto delle loro azioni non solo su lavoratori e consumatori, ma anche sull'ambiente in cui viviamo e sulle risorse per il futuro.
Vediamo il risultato nel cielo, nell'acqua, nel suolo, attenuato soltanto dai movimenti sociali che reclamano un comportamento più sensato.
Potrei continuare a descrivere gli errori viziosi del capitalismo, ma non credo sia necessario.
Nel 2004 soltanto poche persone sono rese tanto immorali dai loro vantaggi, o così profondamente ignoranti dalla loro istruzione superiore, o così confusi dai media che non riescono a vedere come il capitalismo sia ora un gigantesco olocausto di ingiustizia che è anti-umano in ogni suo aspetto.
Come diceva John Stuart Mill, "ammetto di non essere affascianto dall'ideale di vita sostenuto da coloro che credono che il normale stato di cose per gli uomini sia la lotta per la sopravvivenza; che calpestare, schiacciare, sgomitare e pestarsi i piedi a vicenda, cioè la modalità attuale di vita sociale, siano la cosa più desiderabile per il genere umano".

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

A caccia di cibo
L'uomo moderno come si procura il cibo?

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