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domenica 14 febbraio 2010

L'economia morale (etica)

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 118, 119, 120, 121.

La nuova società non può prescindere neppure da un radicale cambiamento economico, l'attuale economia capitalista deve infatti essere radicalmente trasformata in quanto non compatibile con l'etica comunitaria:

Una economia strutturata sul mercato si scontra con l'elemento più rilevante dell'etica comunitaria: il condividere. La gran massima "da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni" stride radicalmente con il concetto mercantile "acquista a poco, vendi a
caro prezzo" [105].


Non è possibile, secondo Bookchin, operare questo cambiamento sulla base di una scelta "tra alternative ugualmente insoddisfacenti: tra un concetto screditato di economia nazionalizzata e un sistema famelico di proprietà privata": la questione non è dunque scegliere se nazionalizzare o privatizzare l'economia dal momento che entrambe queste scelte sono fondamentalmente incompatibili con un autentico municipalismo libertario. La realizzazione di quest'ultimo è invece, secondo Bookchin, strettamente correlata con la municipalizzazione dell'economia, ovvero con il controllo dei mezzi di produzione da parte della comunità intera:

Il municipalismo libertario, proprio come ridefinisce la politica per includervi una democrazia municipale diretta che gradualmente evolve fino a livelli confederali, prevede anche un diverso approccio all'economia, il cui requisito minimo è appunto quello di proporre una municipalizzazione della struttura economica; cosa ben diversa da una sua centralizzazione in imprese "nazionalizzate", da una parte, o la sua riduzione a forme di capitalismo collettivista "controllato dai lavoratori", dall'altra.

Risulta dunque evidente come il municipalismo libertario si faccia portatore di "una forma di economia radicalmente differente in cui territorio e imprese vengono affidate alla gestione dei cittadini riuniti in libere assemblee e dei loro rappresentanti nei consigli confederali". Questo fa sì che si sviluppi una nuova forma di economia, profondamente diversa da quella di mercato in quanto fondata sui valori del mutuo appoggio, che Bookchin definisce economia morale [109]. Essa si basa sui valori della cura, della responsabilità e dell'impegno reciproco, così come Bookchin ben spiega in [i]Economia di mercato o economia morale?[/i] presente all'interno di The Modern Crisis/La crisi della modernità:

Una carota "biologica", un indumento tessuto in casa, un'asse di legno artigianale, o uno stivale di pelle fatto a mano, sono una semplice "cosa cui ci si rapporta impersonalmente in una cooperativa alimentare o in un laboratorio artigianale, come in un grande magazzino, se non portano con sé un messaggio etico che li rendano oggetti estranei ad un'economia immorale. Una "cosa" in se stessa non darà mai voce ad un messaggio etico, solo perché di qualità, con caratteristiche ecologiche e d'utilità. Per quanto possa esser sana, nutriente, bella e priva di additivi chimici per il corpo e il gusto, non diventa "buona" in senso morale solo per queste ragioni. La "bontà" morale può solo venire dal modo in cui le persone interagiscono tra loro, e dal senso di intento etico che danno alle loro attività produttive. È attraverso il modo in cui lo scambio è usato per distribuirli, che fa sì che "venditore" e "acquirente" cessino di essere polarizzati l'uno contro l'altro e facciano parte di una stessa comunità economica, uniti da un fraterno rapporto di complementarietà. Cura, responsabilità e impegno diventano autentiche "etichette" dell'economia morale perché distinti da interesse, costo, e profitto che entrano nel cartellino dell'economia di mercato.

Applicare la morale all'economia significa, per Bookchin, "trasformare l'economia in cultura" [111], sostituendo alla concorrenza e alla falsa indipendenza dell'economia di mercato, la reciprocità e l'interdipendenza che dà vita a un'autentica economia comunitaria basata sul principio "da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo i suoi bisogni":

Il secondo passo [dopo la decentralizzazione] è quello di sviluppare l'alternativa al demenziale sistema di competizione, di rivalità, a questa sistematica educazione all'antagonismo e all'egotismo, verso un nuovo mutualismo, una nuova reciprocità, un mutuo appoggio; dobbiamo sviluppare le cosiddette economie sotterranee: una economia morale [...] e non di mercato.

Così come è importante la confederazione tra le varie municipalità come principio dell'organizzazione sociale, è altresì importante che anche l'economia venga confederata, così da superare la scelta forzata tra l'autosufficienza ed il sistema mercantile in favore di un sistema redistributivo "capace di dare alle comunità secondo le loro necessità".
L'economia morale deve inoltre permettere che gli interessi particolari delle singole categorie lavorative siano superati in vista dell'interesse generale della comunità cosicché i lavoratori "cessino di essere lavoratori per agire in quanto cittadini":

In una tale economia municipale - confederale, interdipendente e razionale e basantesi su norme ecologiche e non unicamente tecnologiche - sarebbe possibile aspettarsi che gli interessi particolari che dividono al giorno d'oggi la gente in operai, professionisti, amministratori e altre categorie ancora, si fondino in un interesse generale nel quale la gente veda se stessa come cittadini che si attengono scrupolosamente ai bisogni della loro comunità e della loro regione, piuttosto che alle inclinazioni personali e alle preoccupazioni professionali. Qui la cittadinanza acquisterebbe pieno significato, e le interpretazioni razionali ed ecologiche del bene pubblico sostituirebbero gli interessi gerarchici e di classe.

Infine è importante ricordare come tale economia non abbia, per Bookchin, "precedenti storici sui quali modellarsi" ma come essa possa prendere spunto dalle comunità organiche e dal loro principio dell'usufrutto, e per il resto possa essere creata solo "dalla pratica e dall'esperienza".



109. Cfr. ID., Ecologia sociale e pacifismo, "A - Rivista Anarchica", n. 144, marzo 1987, p. 18 (Social Ecology and Pacifism, conferenza all' University of Quebec, Montreal, 16 ottobre 1986): "Un'economia morale fondata sull'aiuto reciproco e sui bisogni razionali, invece di una "economia politica" incentrata sull'uso `efficiente' delle `risorse naturali"'. Lucia Martini Scalzone sottolinea giustamente che "l'economia morale non è - ben inteso - un `modello' , ma una tendenza vivente" (M. L. SCALZONE, op. cit., p. 12). Per una critica dell'economia morale proposta da Bookchin in The Modern Crisis/La crisi della modernità cfr. S. VACCARO. Ancora Bookchin, "A - Rivista Anarchica-. n. 163, aprile 1989, pp. 30-31

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Élisée Reclus

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« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

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