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Blog senza nessuna periodicità, in cui appaiono pubblicazioni random, la maggior parte delle volte ripropongo ciò che già c'è in rete ma che non è stata data importanza. Anche diari di viaggi, musica e video e cose cattive.

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giovedì 30 dicembre 2010

Incidente nucleare in Africa, nessuno ne parla

Fonte: http://www.nocensura.com/

Gravissimo incidente nucleare in Africa, nessuno ne parla.

Lo scorso 11 dicembre presso la miniera d'uranio Somair in Niger oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell'ambiente. Una catastrofe radioattiva nel silenzio.
In Africa pochi giorni fa è accaduta una vera e propria catastrofe radioattiva nel disinteresse del mondo occidentale che pretende energia "pulita" dall'atomo (che è una contraddizione in termini). Secondo rapporti di ONG e di Greenpeace, proprio in questi giorni di grande spolvero di comunicazione del nucleare italiano, dove al Forum Nucleare Italiano arriva una notizia che fa venire ancora più dubbi sulle centrali nucleari, riprendendo il tema dello spot tv. Difatti, come riporta il blog di Greenpeace,
Il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair
. Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione. Per chi ha ancora dubbi che l'"energia nucleare" sia pulita (e non solo trerribilmente readioattiva). Il nucleare quindi dimostra ancora una volta di soffrire di una filiera "sporca" (dalla miniera al reattore sino allo smantellamento) che ne fa una sorgente di energia non sostenibile.

martedì 28 dicembre 2010

La società ecologica

Dal libro: La Rivoluzione Ecologica "Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (S. Varengo) cit., p. 82, 83, 84, 85, 86 [Capitolo 3.1 "La società ecologica"].

La società gerarchica non ha futuro e la nostra alternativa all'estinzione sociale è solamente l'utopia [2].

Bookchin, sostenendo che le cause della crisi ecologica sono di tipo sociale, afferma la necessità di una trasformazione radicale della società: l'unica soluzione possibile per evitare la catastrofe ambientale è, a suo parere, la creazione di una nuova società che egli definisce ecologica. A questo proposito è importante notare come Bookchin, da un lato, rivolga un'aspra critica a tutte le soluzioni che non prevedono tale radicalità e, dall'altro, critichi duramente tutti coloro che ritengono la società in generale e l'umanità in quanto tale colpevoli del disastro ecologico:

Gli ambientalisti progressisti e misantropi ci ammanniscono una dieta costante di rimbrotti circa il modo in cui "noi", in quanto specie, siamo responsabili del degrado ambientale. Non c'è bisogno di andare in California per trovare un'accozzaglia di mistici e di guru che hanno del problema ecologico e dei suoi fondamenti questa visione asociale e centrata sulla specie. New York va altrettanto bene. Non dimenticherò tanto facilmente la mostra "ambientalista" organizzata negli anni '70 dal Museo di Storia Naturale di quella città, con una lunga serie di scenografie che mostravano al pubblico esempi di inquinamento e distruzione ecologica. L'ultima di esse, quella che concludeva la mostra, portava l'incredibile titolo "L'animale più pericoloso della Terra", e consisteva unicamente in un grande specchio che rifletteva l'immagine del visitatore che si fosse trovato a sostare di fronte ad esso. Ho ancora in mente l'immagine di un bambinetto nero che guardava lo specchio, mentre il suo maestro bianco cercava di spiegargli il messaggio che l'arrogante scenografia tentava di comunicare. Non c'erano scenografie rappresentanti gli staff dirigenziali delle industrie che decidono di diboscare montagne intere o funzionari governativi che agiscono in collusione con essi. II messaggio della rappresentazione era uno solo, fondamentalmente antiumano: sono gli individui come tali, non la società rapace e coloro che ne beneficiano, ad essere responsabili degli squilibri ecologici [3].

Se si vuole risolvere la crisi ambientale è necessario, secondo Bookchin, prendere consapevolezza del fatto che il sistema capitalistico è incompatibile con il ristabilimento di un rapporto armonioso tra esseri umani e ambiente e deve dunque essere completamente smantellato e sostituito da rapporti sociali totalmente differenti:

Nessun tentativo di risolvere la crisi dell'ambiente all'interno delle strutture borghesi può avere successo. Il capitalismo è antiecologico per definizione. La sua esistenza è regolata dalle leggi di competitività e di accumulazione del capitale, legge che Marx riassume in questa frase: "la produzione fine a se stessa". Tutte le cose, per quanto rare e preziose "hanno un loro prezzo" e sono oggetto di mercato. In una società di questo tipo la natura è per forza di cose trattata come materia prima da saccheggiare e da sfruttare. La distruzione del mondo naturale, lungi dall'essere semplicemente il risultato di errori grossolani, discende inesorabilmente dalla logica della produzione capitalista [4].

Risulta perciò evidente la lontananza di Bookchin da ogni tipo di politica riformista che crede di poter risolvere i problemi ecologici attraverso riforme parziali della società senza operare nessun tipo di cambiamento radicale; secondo Bookchin limitarsi a effettuare piccoli cambiamenti non solo non è sufficiente per risolvere la crisi, ma impedisce anche la comprensione della vera origine del disastro eco logico:

Le "soluzioni" parziali, come dei cosmetici, servono solo a nascondere la natura profonda della crisi ecologica, sviando così l'attenzione pubblica e le analisi teoriche da una corretta comprensione della vastità e della portata dei cambiamenti necessari [5].

È dunque necessario non limitarsi a riformare l'attuale società ma agire per una profonda e radicale trasformazione sociale che renda possibile lo sviluppo di una società ecologica e razionale [6], l'unica in grado di riportare l'evoluzione sociale in seno all'evoluzione naturale:

Non si può pensare di trasformare la società presente un po' alla volta, con piccoli cambiamenti. Per lo più, questi piccoli cambiamenti non sono altro che colpi di freno che possono solo sperare di ridurre la folle velocità con cui la biosfera viene distrutta. Certo, possiamo guadagnare quanto più tempo possiamo, in questa corsa contro il biocidio. E dobbiamo fare tutto il possibile per non farci superare. Ma ciononostante il biocidio proseguirà, a meno che non si convinca la gente che è necessario un mutamento radicale e non ci si organizzi a tale scopo. Si deve accettare il fatto che l'attuale società capitalistica deve essere sostituita da quella che io chiamo "società ecologica", cioè da una società che implichi i radicali mutamenti sociali indispensabili per eliminare gli abusi ecologici [7].

Poiché il dominio degli esseri umani sulla natura deriva, come si è detto, dal dominio dell'uomo sull'uomo è evidente che la nuova società auspicata da Bookchin dovrà essere caratterizzata dall'assenza al suo interno di gerarchie e di forme di dominio, ovvero dovrà essere non-gerarchica e senza classi.
L'eliminazione del dominio dell'uomo sull'uomo, in tutte le forme in cui esso si presenta, e la cancellazione del principio stesso della dominazione, sia nei confronti degli esseri umani che nei confronti della natura, farà sì che la nuova società ecologica si orienti in senso libertario:

Una società ecologica deve essere una società libertaria, in cui la gente vive in confederazione ed in comunità con gli altri, il cui scopo non è il progresso nella competizione, progresso nell'egotismo, progresso nella dominazione della natura, progresso con la dominazione dell'uomo [...]. Deve essere progresso verso la cooperazione, attraverso il mutualismo, il reciproco aiuto nell'armonia [8].

La società ecologica dovrà, secondo Bookchin, basarsi sul concetto di humanitas universale riconoscendo che "l'animale uomo è strutturato biologicamente per vivere con i suoi simili, per prendersene cura e per amarli in seno ad un gruppo sociale ampiamente e liberamente definito" 9. Si dovranno quindi estendere a tutta l'umanità gli antichi valori di usufrutto, di complementarietà e di minimo irriducibile:

Il successo del progetto rivoluzionario, oggi, è legato all'emergere di un interesse umano generale che metta da parte qualunque interesse particolare di classe, di nazionalità, di etnia o di genere [10].

Affinché si realizzi la radicale trasformazione sociale auspicata da Bookchin è importante lo sviluppo di un interesse umano generale: ciò è possibile grazie all'emergere, in epoca contemporanea, di nuove tematiche transclassiste dettate dall'apparire all'orizzonte di una grave crisi ecologica. Per far sì che questa trasformazione radicale avvenga è importante ricorrere a nuove sensibilità e a nuovi *nodi di pensiero così da sviluppare, attraverso il pensiero utopico e l'immaginazione, l'idea di una nuova società:

In questa confluenza di crisi sociale e crisi ecologica non possiamo più permetterci una carenza d'immaginazione, non possiamo più fare a meno del pensiero utopico. Si tratta di crisi troppo gravi e di prospettive di portata troppo ampia perché si possa risolverle con gli abituali modi di pensiero ed in primo luogo con quella sensibilità che è stata proprio all'origine di queste crisi. Anni fa, gli studenti francesi del maggio '68 espressero mirabilmente questa netta contrapposizione d'alternative con lo slogan: "Siate realisti, chiedete l'impossibile!". A questa proposta la generazione che va incontro al prossimo secolo può aggiungere l'ingiunzione più solenne: "Se non faremo l'impossibile ci troveremo di fronte l'impensabile!" [11].

Bookchin dunque, facendo ampio riferimento all'utopismo di pensatori come Rabelais e Fourier [12], ritiene indispensabile lo sviluppo di un dialogo utopico che permetta di immaginare possibilità ed alternative totalmente nuove:

Forse mai è stato tanto importante come oggi risvegliare l'immaginazione per creare alternative radicalmente nuove per ogni aspetto della vita quotidiana [...]. In forma d'opera teatrale o di romanzo, di fantascienza o di poesia, di riscoperta di vecchie tradizioni o di fantasiosa sperimentazione, esso [il pensiero utopico] deve ritornare con tutta la sua forza per stimolare e per suggerire. Il dialogo utopico, in tutta la sua esistenzialisti deve impregnare le astrazioni della teoria sociale [13].

È importante ricordare qui la distinzione compiuta da Bookchin tra utopismo e futurismo che lo porta a sostenere che "di fatto, il futurismo è un utopismo fittizio: sta all'utopismo come l'ambientalismo sta alla logica destabilizzante dell'ecologia" 14
Pur delineando alcuni ideali guida della società ecologica, Bookchin evita volutamente di fornire una descrizione dettagliata della futura società ritenendo importante che essa nasca liberamente dal dialogo collettivo:

L'idea di avventurarsi in una descrizione utopica di come si presenterebbe e di come funzionerebbe una società ecologica è allettante, ma ho promesso di lasciare questo compito a quel dialogo utopico di cui oggi abbiamo assolutamente bisogno [15].

Per Bookchin in ogni caso la nuova società sarà radicalmente diversa da quella attuale e risulterà basata su nuovi valori che attualmente è possibile cogliere solo grazie alla "forza del pensiero utopico":

La forza del pensiero utopico, cioè di quella visione di una società nuova che critica tutti i presupposti su cui si fonda la società attuale, consiste nella sua capacità intrinseca di vedere il futuro in termini di forme e valori radicalmente nuovil [16].


2. ID., Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, cit., p. 15.
3. ID., Per una società ecologica, cit., pp. 18-19. Cfr. 4.1 per approfondire questa critica, rivolta in particolare alla deep ecology.
4. ID., Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, cit., p. 12.
5. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 24.
6. Bookchin negli ultimi anni parla sempre più spesso di società razionale: cfr. J.
BIEHL, The Murray Bookchin Reader, cit., p. 10.
7. M. BOOKCHIN, Prefazione all'edizione italiana di L'ecologia della libertà, cit., p. 10.
8. ID., La crisi ecologica: le sue radici nella società, cit., p. 5.
9. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 466.
10. ID., Per una società ecologica, cit., p. 184.
11. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 78.
12. Cfr. ID., Utopismo e futurismo, "Volontà", n. 3, 1981, p. 82 (tit. orig. Utopianism and Futurism, in Toward an Ecological Society, Montreal, Black Rose Books, 1980): "I grandi ideali utopici - quelli di Rabelais, di Fourier e di Morris - devono essere proiettati oltre la dimensione del loro tempo".
13. Ivi, p. 489.
14. ID., Utopismo e futurismo, cit., p. 76.
15. ID., L'ecologia della libertà, cit., p. 501.
16. ID., Utopismo e futurismo, cit., pp. 78-79.

mercoledì 8 dicembre 2010

Tante estinzioni, tante malattie

Fonte: newnotizie.it

L'impoverimento della biodiversità animale fa crescere il numero degli agenti patogeni responsabili dell’aumento delle malattie infettive. Così l’uomo stravolgendo l’ecosistema potrebbe causare danni ancor più peggiori per la sua salute. Questo il quadro delineato da una ricerca del Bard College di Annandale (New York), in collaborazione con National Science Foundation (NSF)-National Institutes of Health (NIH), Ecology of Infectious Diseases (EID) Program.

Lo scomparire di specie animali a causa dell'intervento dell'uomo sulla natura con deforestazione e caccia, spiegano i ricercatori, guidati dalla dottoressa Felicia Keesing , può essere pericoloso per la salute perché, è stato dimostrato, se diminuiscono le specie animali esistenti sulla terra aumenta la trasmissione di organismi patogeni come batteri, virus e funghi.
Dallo studio, pubblicato sulla rivista Nature, emerge che la biodiversità a livello mondiale è scesa a un ritmo senza precedenti dal 1950: con tassi di estinzione stimati dalle 100 alle 1000 volte di più rispetto alle epoche passate, si prevede che possa continuare ad aumentare drammaticamente nei prossimi 50 anni.

"Le specie che tendono a scomparire sono spesso quelle che bloccano la trasmissione delle malattie infettive", si legge nello studio. A rendere meglio l’idea del rischio di aumento delle patologie tra gli esseri umani, a causa dell’impoverimento della fauna globale è Sam Scheiner, direttore del programma Ecology of Infectious Diseases del National Science Foundation: "Il cambiamento globale sta accelerando, portando con sé una serie di conseguenze non volute. Questo documento dimostra che le estinzioni di diverse specie animali può portare ad aumenti dell'incidenza delle malattie per esseri umani, altri animali e piante".. Gli agenti patogeni, senza opposizione, raggiungono più facilmente, i loro bersagli che, come le piante possono anche essere barriere naturali, indebolendoli.

Gli scienziati ritengono pertanto che per mantenere le barriere contro le malattie sia ancor più necessario tutelare l'ambiente e gli esseri che lo popolano.

domenica 28 novembre 2010

Lettera del prigioniero Walter Bond, 03/11/2010

Traduzione italiana e fonte da: laboratorioantispecista.org/

Ne consigliamo la lettura soprattutto a chi ha già intrapreso un percorso che comprende l’essere vegano.

Walter Bond è stato arrestato il 23 luglio 2010 e accusato di essere “Lone Wolf”, attivista dell”ALF (Animal Liberation Front) accusato di incendio doloso della fabbrica di Montone in Colorado. E ’stato anche accusato nello Utah per il incendi dolosi della Tandy Leather Factory e Tiburon (un ristorante di dove si serve foie gras).

Attivista impegnato per i diritti degli animali e anti-capitalista per oltre 15 anni, Walter ha lottato per la liberazione animale ed è ad oggi prigioniero.


ABOLIZIONE

Sono un attivista abolizionista per la liberazione animale, e potresti esserlo anche tu. Quanti altri animali dovranno morire prima che la smettiamo di aderire al ‘Grande Disegno’? 100 miliardi? Un trilione? Quanto ancora della nostra Madre Terra deve essere decimato e deforestato prima che noi tracciamo un confine nella sabbia o nella foresta, se sarà il caso? Non sono un docente o un politico.
Io sono e sono sempre stato un attivista di strada. Sapete, la strada.
E’ lì che le vere battaglie vengono combattute, non nelle aule universitarie, dove molto tempo dopo che il fumo della battaglia si è diradato, si fingerà sempre di aver vinto ciò per cui altri hanno combattuto, sanguinato e sono morti. Ciò che vedo guardando al Movimento per i Diritti Animali qui in America è un sacco di codardia esaltata. Non che non vi siano altrettanti individui lodevoli ed altruisti che fanno tanto di indispensabile nell’interesse degli animali non umani. Ce ne sono eccome. Ad ogni modo, come il veganismo si è diffuso, così anche sono aumentati i buffoni e gli impostori convinti che siccome seguono un’alimentazione vegan allora possono permettersi di parlare di attivismo. Odio dire cose ovvie, ma il non far nulla rimane pur sempre un nulla di fatto.

Personalmente supporto il veganismo al 100% perché se tutti seguissero una dieta vegan ferrea, ciò rappresenterebbe la fine dell’uso ed abuso degli animali non umani. Questo è fondamentalmente vero, perché tutti potrebbero diventare vegan. Personalmente, che si sostenga che il veganismo abbia un profondo impatto o non ne abbia nessuno, io vi aderisco comunque perché non intendo prendere parte al peggiore, il più deliberato olocausto di vite innocenti nella storia del pianeta. Significa fare la cosa giusta semplicemente perché è la cosa giusta da fare. Detto questo, il mio veganismo non starà salvando che 90 vite animali o poco più ogni anno. La popolazione mondiale non è statica, aumenta e si ricambia. Nel momento stesso in cui io o voi diventiamo vegan, 100.000 bambini vengono educati a considerare pezzi di cadavere come cibo. Questo è il motivo per cui è ridicolo sederci in cerchio a mangiare biscotti vegan e pensare che questo stia salvando il mondo.

Il vero attivista abolizionista per la Liberazione Animale è colui il quale non solo si oppone alla schiavitù ed alla morte nei propri consumi quotidiani ma vi si oppone anche nel mondo che lo circonda. Per gli abolizionisti di ogni era passata, ciò si è tradotto nell’essere coraggiosi, resistere al sistema, e accettarne le conseguenze. Proviamo ora ad analizzare queste espressioni una alla volta.

Essere coraggiosi

Quando dico ‘coraggio’ intendo non soccombere alla paura se la situazione lo richiede. Il più semplice esempio in merito è dire ciò che un animale in gabbia vorrebbe tu dicessi. Troppo spesso ho visto ‘attivisti’ incorrere in questa scuola di pensiero del tipo “devi venire incontro alle persone”. No, non devi! Come la gente reagisce alla verità non è un tuo problema. Non puoi combattere lo status quo ed essere percepito come parte di esso, allo stesso tempo. La consapevolezza che gli animali esistono per sé stessi e non per gli interessi umani è diametralmente opposta alla società dei consumi nella quale viviamo. Un altro esempio più estremo di coraggio sarebbe mettersi sul piede di guerra per gli animali non umani fronteggiando i loro oppressori. Per esempio, durante un presidio dove è quasi certo lo scontro con le forze dell’ordine, preferirei avere al mio fianco un solo attivista coraggioso e motivato disposto a dare il massimo per i propri ideali piuttosto che 50 codardi che preferiscono giocare con le parole e parlare del ‘Grande Disegno’ o di ‘risultati a lungo termine del nostro Movimento’! Gli animali stanno soffrendo e morendo adesso. Quindi dovremmo combattere e salvare le loro vite ora; non è così difficile. Per essere impavidi ed audaci, è utile imparare ad interiorizzare il messaggio. Una caratteristica dei codardi è che la loro priorità assoluta è la loro incolumità e sicurezza. Qualsiasi tattica che comporti pericolo è immancabilmente vista come sbagliata, a prescindere da quanto sia evidentemente efficace. Guardatela sotto questo aspetto, se foste voi sotto la ghigliottina, vorreste avere qualcuno che agisce per voi oppure preferireste intrattenere un interessante dibattito filosofico riguardo la vostra imminente condanna a morte e di come ci stiamo attivando per riformarne le modalità entro il 2045? La codardia non è una virtù e il coraggio non è un vizio.

Resistere al Sistema ed accettarne le conseguenze

Quando combatti il Sistema, lui è già pronto a contrattaccare. A seconda di quanto sei efficace, l’oppressore determina il grado della sua reazione. Accettare le conseguenze, non significa accettare la repressione governativa. Quello che intendo è di aspettarsi una reazione. Non importa quanto sei ‘entro i tuoi diritti’, o quanto ‘contrario ad attività illecite’ tu possa essere, non sei tu a decidere la pena che ti verrà corrisposta. Lo fanno alcuni poliziotti, agenti federali o investigatori e loro non sono altro che tutori degli interessi di aziende private. In una società dei consumi tu hai il diritto di acquistare degli oggetti e di stare zitto. Al contrario, l’unico vero crimine è disobbedire a come le cose vanno solitamente. Quando sei preparato alla reazione del governo, dello Stato, agli imbrogli legali, sparisce l’elemento di sorpresa ed è uno strumento potente da togliere dalle loro mani. Per certi versi è un complimento. Se i tutori dello sfruttamento animale pensano bene di noi, allora dovremmo pensare il peggio di noi stessi.

Non possiamo smettere di opporci al Sistema. Finché non vediamo cambiamenti nella società, le azioni per la Liberazione Animale e della Terra dovranno non solo esserci, ma aumentare. Non c’è un solo approccio onnicomprensivo. Lo sfruttamento animale non è una tematica semplice, è complessa e ha molte facce. Comprende molte specie animali e la Terra, nostra casa comune. Quindi quando parlo di resistenza, non sto parlando di un’unica tattica o di un’unica strada da seguire. Sto parlando della rabbia che tiene vivo ed attivo il nostro Movimento, una vera minaccia alla schiavizzazione e all’oggettivazione delle specie animali. Che si sia scrittori, attivisti di strada, educatori, filosofi, o semplicemente vegani, é giusto e necessario percepire l’urgenza e l’impellenza della nostra lotta e del dolore e della sofferenza degli animali; senza passione, la resistenza è soltanto l’ennesima parola vuota. Mentre il veganismo ed i diritti animali cominciano a farsi spazio sul piano collettivo delle coscienze, è fondamentale che il messaggio non si perda nel vento.

Sono incredibilmente felice dei risultati ottenuti negli ultimi 10 anni. Anche come prigioniero, ho la possibilità di chiedere ed ottenere cibo vegan. Ma come l’aspetto pubblico del veganismo cresce, così deve essere anche per la base del movimento; altrimenti diventerà soltanto un altro settore di mercato, crescendo parallelamente alla tradizionale alimentazione cruenta ma senza ridurla significativamente.

Noi attivisti abolizionisti per la Liberazione Animale non possiamo lasciare che i pubblicitari trasformino il veganismo in un gruppo di ipocondriaci fissati con il cibo, o lasciare che i diritti animali siano semplicemente parte del dibattito filosofico sociale.
Le ragioni per cui ci battiamo sono questione di vita o di morte per noi e per moltissimi altri. Cominciamo a trattarle con la serietà che meritano e non come una dieta alla moda.

Liberazione Animale, ad ogni costo!

Walter Bond
dalla gabbia degli oppressori, Golden, Colorado.

Il sito di supporto al prigioniero Walter .Bond

giovedì 18 novembre 2010

Siamo tutti anarchici, sotto sotto.

Articolo del 15/11 dal blog italianimbecilli.blogspot.com

Nei vari luoghi dove esiste la presenza di persone, si trova sempre qualcuno capace di rinnegare persino la propria coscienza pur di non ammettere a se stesso che l'ideale anarchico è aderente al proprio pensiero, all'io più sincero. Lo diciamo con cognizione di causa e per esperienza. La cosa ci sembra grave, dal momento che proprio in questo autorifiuto si identifica una limitazione della libertà personale. Si tratta di un'autocensura che fa male sia a chi la esercita, sia a tutta la collettività.
Esiste davvero questa paura, in verità falsa, che rende le persone refrattarie a qualsiasi speculazione di natura libertaria. Si tratta di persone che hanno ricevuto informazioni distorte in merito all'anarchia e queste informazioni (imposte da chi non vuole che l'individuo prenda coscienza) formano una capsula coriacea che riveste la loro coscienza.
Scoprire la straordinaria efficacia dell'anarchismo rispetto ai problemi del singolo individuo e dell'umanità è davvero facile, è sufficiente documentarsi direttamente alle fonti originali -e non attraverso ciò che viene detto- per capire dove sta la verità, quindi anche dove sta la menzogna. Frasi come "nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto di comandare gli altri", di Denis Diderot, è davvero difficile da non condividere. Infatti, intimamente tutti la condividono, ma alcuni provano un senso di repulsione sapendo che ricalca l'ideale anarchico.
Si arriva ad assistere ad una contraddizione di coscienza, dove l'amore universale nei riguardi della fratellanza, predicato anche dalle persone paurose dell'anarchia, viene cortocircuitato o ignorato se quella stessa fratellanza viene predicata dagli anarchici. Sembra si voglia far finta di nulla e, in effetti, è proprio così, la reazione di queste persone, nel migliore dei casi, è quella dell'indifferenza. Di fronte alla scoperta del vero anarchismo (che non è caos e assenza di regole, non è neanche violenza), queste persone si scherniscono, adottano un atteggiamento di finta indifferenza. Perché finta? Perché la conoscenza non si può nascondere o ignorare. La conoscenza parla direttamente alle coscienze e allora possiamo affermare che queste persone hanno paura della loro stessa coscienza. Hanno paura di scoprirsi anarchici (l'uomo nasce anarchico, ma non lo sa, lo ignora o lo vuole ignorare).
Pur di non ammettere a se stessi la bontà dell'anarchia, un'altra reazione tipica di queste persone è quella di cercare disperatamente i pretesti più assurdi, i cavilli più nascosti e inesistenti o tentano -riuscendoci- di disseminare il percorso logico di improbabili 'se' o 'ma'. Come dire: se il muro è bianco e lo si afferma, queste persone cercano argomenti che rinneghino quel colore. Assurdo, ma è così. Nello stesso modo, quando noi anarchici spieghiamo con una logica lineare e trasparente il meccanismo violento dello Stato nei confronti dell'individuo, l'interlocutore pauroso comincia a cercare motivi o prove per dimostrare che noi abbiamo torto (e ce la mette davvero tutta). Ma questi tentativi, spesso goffi, insensati, contraddittori, non servono a convincere noi di avere torto, piuttosto servono a convincere loro stessi di aver ragione per non cadere nelle fauci terribili della loro stessa coscienza. E' un metodo di auto-dissuasione, una maniera per difendersi da chissà quale maleficio o sortilegio. Come se ammettere la validità della filosofia anarchica significasse condannarsi al sempiterno foco degl'inferi.
Questo è il risultato o l'effetto di una propaganda di Stato che da almeno cento anni denigra gli anarchici proprio per la loro carica contagiosa di verità e di libertà, una propaganda continua che accusa gli anarchici in ogni frangente, li insulta, li condanna in ogni modo possibile, sì da far apparire l'anarchia qualcosa di pericoloso, di terribile. In effetti l'anarchia è sì pericolosa, ma non certo per gli individui che sono l'essenza dell'umanità, quell'umanità che gli anarchici vogliono difendere e liberare da ogni oppressore, al fine di liberare se stessi e la Natura.
Così al bambino viene insegnato che l'anarchia è violenza (quando invece l'anarchia odia la violenza), che senza regole non si vive (quando invece l'anarchia vive di regole-altre), che è disordine (semmai è dis-ordine, inteso come sovvertimento dell'ordine costituito, statale, oppressivo). Allora il bambino cresce con l'idea che lo Stato è buono e guai, un domani, fargli scoprire la verità, le reazioni potrebbero essere anche violente o come quelle descritte fin ora. Canzoni sanguinarie e di rivolta? Benvengano, ma solo quelle dello Stato (inni nazionali), chi invece osa urlare in piazza 'alle armi' viene additato, se non addirittura condannato. Al di là della digressione che vale come esempio, c'è da riflettere davvero sulla paura indotta nei riguardi dell'anarchia.
Il problema è che questa paura nei confronti della propria coscienza tende ad alienare l'individuo, il quale non si sente libero di esplorare altri orizzonti (anche se egli sostiene di essere liberissimo), si sente intimorito e si autolesiona nello spirito. Queste persone, pur lamentandosi di molte cose storte e di vari soprusi subiti, sono quelle che dicono a se stesse: 'è vero, ma non voglio crederci', senza con questo concludere nulla, anzi ostacolando il processo di liberazione per tutta l'umanità.
Cosa succede quando il pauroso si convince lì per lì, anche parzialmente, della bontà dell'ideale anarchico? Pur di continuare a difendersi e a non accettare tale bontà, il pauroso si aggrappa a ciò che ha, a ciò che egli ritiene una 'sicurezza' e vuole da noi anarchici una dimostrazione scientifica, provata, testata dell'anarchia. Tra parentesi, sarebbe molto bello se tutti questi sistemi di autodifesa venissero applicati davvero contro lo Stato, allora sì non ci sarebbe bisogno di spiegare l'anarchia (tu, pauroso, prova a fare le pulci a chi ti opprime e anche a te stesso, fai domande, richiedi prove). Fine parentesi. Ebbene, esigere una prova dell'anarchia applicata è come pretendere dallo Stato la prova provata che la legge è uguale per tutti o che vi sia una vera giustizia sociale. Chi si aggrappa a queste sfide, sperando di mettere in difficoltà gli anarchici, cade male. Sono molti quelli che dicono: "ma l'anarchia è un'utopia, non si può realizzare", illudendosi di aver trovato in questi due luoghi comuni una propria salvezza, un salvacondotto per rimanere nella propria prigione. Ma dobbiamo disilluderli. Anzitutto diciamo che l'anarchia si è compiuta in varie parti del mondo, quindi la prova c'è, si può fare, ma, a prescindere da queste prove, bisogna dire che l'anarchia è una condotta, una filosofia che nasce dall'uomo per sua stessa esigenza, e per il solo fatto che l'uomo riesca a pensarla, essa è realizzabile. "Quando è una sola persona a sognare, non è altro che un sogno. Ma quando molte persone sognano insieme, è l'inizio di una realtà". (F. Hundertwasser)

Alcune citazioni di anarchici illustri
"Se il governo fosse davvero fondato sul consenso del popolo, questo governo non avrebbe alcun potere sull'individuo che rifiutasse tale consenso." (W. Godwin)

"I governi vivono, per la maggior parte, sull'ubriachezza dei popoli, come fingono di proteggere l'istruzione, mentre la loro forza è basata sull'ignoranza: simulano di proteggere la libertà e la costituzione, allorché il potere si mantiene per la mancanza di libertà." (L. Tolstoj)

"La legge non ha reso l'uomo nemmeno un tantino più giusto." (D. Thoreau)

"Se veramente la parola delitto avesse un significato, nessun delitto sarebbe maggiore di quello che la società compie col lasciar sussistere la miseria." (L. Molinari)

"La democrazia è menzogna, è oppressione, è in realtà oligarchia, cioè governo di pochi a benefizio di una classe privilegiata." (E. Malatesta)

"Il governo, la legge, la forza armata, mantengono il povero nella soggezione del ricco, l'operaio nella dipendenza del padrone." (M. Bakunin)

Altri aforismi
A chi non ha paura della propria coscienza e/o vuole scrollarsi di dosso un po' di luoghi comuni, consigliamo la lettura A come Anarchia(pdf). Nella colonna di destra ci sono altri banners informativi, tra cui anche il programma anarchico di Errico Malatesta.
Buona libertà a tutti.

martedì 16 novembre 2010

Evoluzione e Rivoluzione

Tratto da: "L’Évolution, la Révolution et l’idéal anarchique (Stock, Parigi 1898)" di Elisèe Reclus

[...] Sebbene non vi sia sempre un parallelismo evidente negli avvenimenti parziali di cui si compone il complesso della vita delle società, in realtà, come l’evoluzione abbraccia l’insieme delle cose umane, così anche la rivoluzione deve comprenderlo. Tutti i progressi sono solidali; noi li desideriamo tutti in base alle nostre conoscenze e alle nostre forze: progressi sociali e politici, morali e materiali, scientifici, artistici o industriali. In ogni contesto noi non siamo solo per l’evoluzione, ma allo stesso modo per la rivoluzione, giacché ci rendiamo conto che la storia stessa non è che una serie di tappe raggiunte in seguito ad una serie analoga di fasi preparatorie. La grande evoluzione intellettuale che emancipa le menti ha come logica conseguenza l’emancipazione degli individui in tutte le relazioni con glialtri. Si può quindi affermare che l’evoluzione e la rivoluzione sono i due atti successivi di uno stesso fenomeno: l’evoluzione precede la rivoluzione e questa precede una nuova evoluzione, generatrice di rivoluzioni future. Può prodursi un cambiamento senza provocare improvvisi spostamenti di equilibrio nella vita? La rivoluzione non deve necessariamente seguire l’evoluzione, come l’atto segue la volontà di agire? L’una e l’altro differiscono solo per il momento del loro apparire. Se una frana sbarra un fiume, le acque a poco a poco si ammassano a monte dell’ostacolo, un lago si forma per una lenta evoluzione, poi all’improvviso si produrrà un’infiltrazione nella diga a valle e la caduta di un sasso determinerà il cataclisma: la diga sarà spazzata via violentemente e il lago svuotato ritornerà fiume. Così si verificherà una piccola rivoluzione terrestre. Se la rivoluzione è sempre in ritardo rispetto all’evoluzione, la causa risale alla resistenza degli elementi: l’acqua di una corrente fruscia tra le sponde perché queste rallentano il suo corso; il fulmine saetta nel cielo perché l’atmosfera ha contrastato la scintilla scaturita dalle nubi. Ogni trasformazione della materia, ogni realizzazione di un’idea, nel momento stesso del cambiamento, è ostacolata dall’inerzia dell’ambiente; il nuovo fenomeno non può realizzarsi se non attraverso uno sforzo tanto più violento o una fatica tanto più intensa quanto maggiore è la resistenza. Herder lo ha già detto, parlando della Rivoluzione francese: «Il seme penetra nella terra e per molto tempo sembra morto; poi improvvisamente butta fuori il suo germoglio, sposta la dura terra che lo ricopre, fa violenza alla nemica argilla: eccolo diventare pianta, fiorire e maturare il suo frutto». E il bambino, come nasce? Dopo essere rimasto nove mesi nelle tenebre del ventre materno, anch’egli riesce con violenza ad uscire, lacerando il suo involucro e, talvolta, uccidendo perfino la madre. Così sono le rivoluzioni: necessarie conseguenze delle evoluzioni che le hanno precedute. [...]

venerdì 12 novembre 2010

Il Dolore negli Animali

Giorgia della Rocca
Centro di Studio sul Dolore Animale

Con il progredire delle conoscenze scientifiche è stato appurato che tutti gli animali, dalla piovra agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofarmacologiche necessarie per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocivi. Ultimamente il controllo del dolore negli animali da affezione è pertanto diventato ampiamente riconosciuto quale componente essenziale delle cure veterinarie. Ciononostante, alcune ricerche hanno evidenziato come gli analgesici siano ancora molto poco utilizzati nella pratica veterinaria generale, principalmente a causa della difficoltà nel riconoscere la presenza di stati algici. Al momento la diagnosi di dolore negli animali può essere effettuata esclusivamente sulla base di una stima antropomorfa del potenziale livello di dolore percepito dall’animale e sull’osservazione del suo comportamento.

Gli animali, così come i pazienti umani non verbalizzanti, non sono in grado di esprimere a parole la presenza di dolore, ma, esattamente allo stesso modo degli uomini, lo percepiscono e ne subiscono tutte le conseguenze. Un dolore non controllato ha effetti sfavorevoli, potendo esitare in dolore cronico con evidente impatto sulla qualità della vita dell’animale. Saper riconoscere e trattare il dolore è una componente essenziale delle cure veterinarie.

La IASP (International Association for the Study of Pain) definisce il dolore “un’esperienza sgradevole, sensoriale ed emotiva, associata ad un danno tessutale in atto o potenziale, o descritto in termini di tale danno".
L’aver accertato che anche pazienti umani non verbalizzanti quali neonati, bambini piccoli, soggetti affetti da demenza, sono in grado di provare dolore, ha condotto la IASP ad affermare che “l’impossibilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che un individuo stia provando dolore”… Questa affermazione può riguardare un’altra categoria di pazienti non verbalizzanti: gli animali.

L’esperienza del dolore si compendia di tre componenti: 1) la nocicezione, che consiste nella attivazione di specifici recettori (nocicettori) in grado di essere attivati da stimoli nocivi (trasduzione) e nella progressione dello stimolo afferente lungo fibre nervose che lo convogliano al midollo spinale e poi ai centri soprasegmentali (trasmissione); 2) la processazione e l’interpretazione di tali segnali entranti dalla corteccia cerebrale, che dà luogo alla percezione cosciente del dolore e alle conseguenti risposte emozionali; 3) variazioni comportamentali in risposta al dolore. Con il progredire delle conoscenze scientifiche, è stato appurato che tutti gli animali, dai molluschi agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofisiologiche necessarie
per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocivi. E’anche stato stabilito che nell’uomo e negli animali nocicettori e fibre nervose sono virtualmente identici. In sostanza, non c’è ombra di dubbio che anche gli animali siano in grado di percepire il dolore a livello cosciente e non solo come stimolo riflesso. Stimoli dolorosi per l’uomo lo sono dunque anche per i nostri animali. [5]
La possibilità di provare dolore è peraltro suffragata dal fatto che, quando possono, gli animali sono istintivamente portati ad assumere composti dotati di azione analgesica. Studi condotti in ratti artritici e sani hanno dimostrato che, potendo scegliere tra
l’abbeverarsi con acqua dolcificata o acqua contenente suprafen, un oppioide, i primi optavano per questa seconda scelta, a differenza di ratti sani che invece preferivano l’acqua zuccherata. Inoltre il grado di auto-medicazione era perfettamente proporzionale alla severità del dolore. Lo stesso è stato osservato in studi condotti sui polli, animali non esattamente rinomati per la loro intelligenza, dove l’entità dell’assunzione di alimento medicato con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) è risultata direttamente correlata al grado di patologia articolare. In uno studio condotto sempre nelle specie aviarie, in cui i FANS erano sostituiti con farmaci oppioidi, l’automedicazione era tale da comportare l’insorgenza di stati comatosi…[6]
Nelle ultime due decadi si sono inoltre verificati numerosi cambiamenti circa il ruolo degli animali nella società. Lo sviluppo di forti legami emozionali tra l’uomo e i suoi animali da compagnia ha comportato una maggior attenzione al benessere animale, inclusa la prevenzione o la cura di un qualsivoglia stato algico. [5]

5. Grant D.: Concepts of pain management in animals. In: Debbie Grant: Pain
management in Small Animals. Elsevier, 2006, 1-19
6. Grant D.: Evidence that animals feel pain and its consequences. In: Debbie Grant:
Pain management in Small Animals. Elsevier, 2006, 21-38

lunedì 18 ottobre 2010

Cibo S.P.A.

Riporto la pagina dal blog Sfrenzy Channel, dove viene pubblicato il documentario Cibo S.P.A..
Se, invece, siete più comodi a vederlo (suddiviso in 10 video) su YouTube, sono caricati dall'utente Rivoluzionamo (/RivoluzioniamoV3).
Ringraziamo ilporticodipinto.it. Se lo si vuole scaricare sul proprio pc per vederlo meglio o condividerlo (cosa migliore) con altre persone, cliccare qui.

Cibo S.p.A. è un documentario che descrive la trasformazione radicale dell'industria alimentare avvenuta negli USA negli ultimi decenni. Vedere da vicino ciò che è successo in America è sicuramente importante per capire quello che rischiamo di veder succedere anche da noi molto presto.




















10/10 - Cibo S.P.A.
Caricato da rivoluzioniamo. - Guarda gli ultimi video.

mercoledì 13 ottobre 2010

Lucy Parsons (1853-1942): By Carolyn Ashbaugh

Tradotto da Gianluca R.: http://www.lucyparsonsproject.org/aboutlucy/ashbaugh_parsons.html

Donna di colore e rivoluzionaria operaia, Lucy Parsons passò la sua vita a lottare per i diritti di poveri, disoccupati, senzatetto, donne, bambini e minoranze, per una società futura basata sulla libera associazione tra organizzazioni di lavoratori. Nata in Texas, forse una schiava, conobbe Albert Richard Parsons, militante sostenitore dei diritti degli schiavi liberati, intorno al 1870, e si trasferirono a Chicago nel 1873. Nel 1877 ad Albert fu proibito il commercio di stampe, e Lucy assunse le responsabilità del mantenimento della casa aprendo un negozio di vestiti. Cominciò a scrivere riguardo vagabondi, mutilati della Guerra Civile, e donne lavoratrici per giornali socialisti nel 1878. Poco dopo diede la luce a due bambini. Si unì all'Associazione Internazionale dei Lavoratori (filo-anarchica) nel 1883 e ai Knights Of Labor l'anno successivo. L'anno stesso l'Associazione iniziò a pubblicare il settimanale "Alarm" a Chicago, con Albert come editore e Lucy come collaboratrice frequente. Il suo articolo più famoso fu "Ai Vagabondi",
col quale si fece portavoce della propaganda "col fatto" contro i ricchi. Il 28 Aprile 1885 lei e Lizzie Holmes furono alla testa della marcia degli anarchici sulla nuova Camera del Commercio; nel Giorno del Ringraziamento guidò una marcia di poveri lungo la Prairie Avenue, suonando ai campanelli di casa dei più abbienti.

Con altri anarchici, iniziò ad organizzare per il 1° Maggio 1886 uno sciopero generale per ottenere la giornata lavorativa di 8 ore, concentrando i suoi sforzi sulle donne dell'industria tessile. Il 1° Maggio lei ed Albert guidarono 80.000 lavoratori e militanti su per Michigan Avenue. Tre giorni più tardi un raduno di lavoratori ad Haymarket fu l'occasione per un attacco terroristico con esplosivi: la polizia diede la colpa ad alcuni militanti radicali.

Mentre i suoi compagni venivano rastrellati dopo l'attacco del 4 Maggio, Lucy iniziò ad organizzare la difesa di Haymarket. Dopo che otto difensori - tra cui Albert - furono dichiarati colpevoli di omicidio, viaggiò in diversi stati, parlando a favore dell'innocenza dei suoi compagni nei confronti di quelle accuse, ma ribadendo i loro obiettivi rivoluzionari. Entro il Febbraio 1887, fece 43 discorsi in 17 differenti stati. Quando Albert fu giustiziato nel Novembre dello stesso anno, Lucy divenne una vedova con una causa ben precisa da portare avanti.

Editrice del giornale - di breve vita - "Freedom" (1892), che attaccò i linciaggi razzisti e l'asservimento dei neri,
e membro della Social-Democrazia di Eugene Debs, fu anche membro fondatore dell'Industrial Workers of the World ed editrice del "Liberator" (1905-06), al quale contribuì con una serie di articoli su donne famose della storia e non. Nel suo ruolo di oratrice itinerante, la Parsons riemerse agli occhi dell'opinione pubblica in una manifestazione di senzatetto di San Francisco nel 1914, e alla testa di una manifestazione del '15 di senzatetto e disoccupati di Chicago
(lì, Jane Addams pagò la sua cauzione). Prese in mano la causa di Tom Mooney e altri attivisti arrestati e nel 1927 f eletta al comitato esecutivo nazionale della Difesa Internazionale del Lavoro, un fronte CP* dedicato alla difesa dei
prigionieri politici. Nel 1941, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, guidò i lavoratori in sciopero della International Harvester (ex McCormick Reaper, fabbrica di attrezzature agricole), dove iniziarono gli eventi che portarono ad Haymarket. Lucy Parsons morì nell'incendio della sua casa il 7 Marzo 1942; le autorità sequestrarono
i suoi documenti personali e i suoi libri dalle rovine fumanti.

Su di Lucy Parsons

Tradotto da Me: http://www.lucyparsonsproject.org/about_lucyparsons.html

La vita di Lucy Parsons e le lotte per la pace e la giustizia hanno fornito informazioni notevoli sulla storia del movimento operaio americano e delle lotte anarchiche del tempo. Nata in Texas, nel 1853, probabilmente come schiava, Lucy Parsons era un afro- nativa-messicana-americana e attivista anarchica nel lavoro che ha combattuto contro le ingiustizie della povertà, il razzismo, il capitalismo e lo Stato nella sua intera vita. Dopo essersi trasferita a Chicago con il marito, Albert, nel 1873, iniziò a organizzare i lavoratori e migliaia di loro hanno scioperato protestando le cattive condizioni di lavoro, le lunghe ore e gli abusi del capitalismo. Dopo che Albert, insieme a sette altri anarchici, sono stati imprigionati o impiccati alla fine per il loro credo nell'anarchismo, Lucy Parsons raggiunse fama internazionale in loro difesa,come oratrice potente e attivista nel suo proprio diritto. L'impatto di Lucy Parsons sulla storia dei movimenti americani anarchici e del lavoro è servito come ispirazione, abbracciando ormai due secoli di movimenti sociali.

Mentre la maggior parte della gente ricorda Lucy Parsons in relazione agli eventi che circondano il marito, Albert Parsons, e le esecuzioni dei loro compagni (noto come l'affare Haymarket), l'eredità e le passioni di Lucy hanno una storia lunga e coraggiosa tutta loro. Lucy era conosciuta per i suoi scritti, il suo coraggio di donna dissidente di colore, il suo impegno intransigente per la giustizia sociale, e, soprattutto, la sua forza, accesi ai discorsi pubblici. Ella portò decine di migliaia di lavoratori nelle strade in protesta di massa, attirò folle enormi ovunque parlava e fu considerata una minaccia pericolosa , esplosiva e forte alle autorità di tutti gli Stati Uniti. Per oltre 30 anni le sue letture sono state censurate dalla polizia, spesso veniva arrestata prima che lei raggiungesse la fama. Ascoltare Lucy parlare, è stato per tutti una rara opportunità che ha scatenato la passione per la ribellione dal lavoro della povera gente dalla costa occidentale a quella orientale degli Stati Uniti. La polizia di Chicago etichettò Lucy Parsons come “più pericolosa di mille rivoltosi”.

Lucy si guadagnava da vivere come sarta, spendendo il resto del suo tempo per tirare su i suoi due figli e lavorando costantemente per conto di numerose cause sulla giustizia sociale. Molto del suo tempo è stato dedicato alla lotta per la libertà di espressione mancante, poichè la sua capacità di parlare, come il marito, è stata sempre in gioco. Si è anche dedicata alle lotte degli afro-americani, come nel caso di Scottsboro Eight in Alabama, e ha scritto articoli condannanti i linciaggi avvenuti nel sud. Come donna di colore si alza in piedi nei momenti di estremo razzismo e oppressione sessiste, ha ottenuto il marchio di un importante femminista e pioniere dei diritti civili. Il suo successivo lavoro consisteva nella difesa di altri anarchici e attivisti operai sotto processo per false accuse, come Sacco e Vanzetti,Tom Mooney e Billings Warren. Lucy passò i suoi anni più tardi a lavorare con l'Internazionale della Difesa del Lavoro -International Labor Defence- (a larga base, fondamentalmente comunista, gruppo di supporto ai prigionieri di classe e ciò ha lasciato un errore storico, ovvero che Lucy era un membro del Partito Comunista - cosa non vera) e parlando agli eventi e raduni del Primo Maggio.

Il più importante impegno di Lucy come attivista era sempre con il movimento operaio anarchico, giacchè trascorse gran parte della sua energia nell'impegnarsi nelle lotte anarco-sindacaliste contro il capitalismo e il padroni di lavoro. La sua prospettiva era ancorata saldamente all'analisi di classe, e credeva che questioni come il razzismo sono state principalmente il prodotto delle disuguaglianze di classe. Accanto agli operai, attivisti militanti anarchici ella credeva che le superficiali divisioni fra i lavoratori dovevano essere messe da parte e che tutti i lavoratori del mondo potevano unirsi e scioperare e rovesciare le imprese, compreso anche il governo. Lucy era un membro dei Cavalieri del Lavoro, una delle prime federazioni serie del lavoro nel paese, e una ricercatrice di membri dell'Associazione Internazionale della Gente Lavoratrice -International Working People's Association, IWPA-, inizialmente un'organizzazione alvorativa anarco-sindacalista. Nel 1905 ella contribuì a fondare l'Industrial Workers of the World -lavoratori Industriali del Mondo-, che evolse alcune delle idee di base del IWPA, espanse e guidò una massiccia ondata di scioperi e azioni del lavoro per decenni. L'impegno di Lucy Parsons per le sue cause, la sua fama che circonda la vicenda di Haymarket, e le sue potenti capacità orali ebbe un enorme influenza nella storia del mondo nella storia generale del lavoro e degli Stati Uniti in particolare. Mentre oggi si è appena ricordato e ignorato dalla tradizionale e convenzionale storia degli Stati Uniti, l'eredità della sua lotta e la sua influenza all'interno di questi movimenti hanno lasciato una scia di ispirazione e di passione che merita maggiore attenzione da parte di tutti coloro che sono interessati alla libertà umana, alla giustizia e all'uguaglianza sociale.

domenica 10 ottobre 2010

Nove anni, decine di migliaia di morti. Buon compleanno, guerra in Afghanistan

Link originale <- Con la metà di quanto l'Italia spende in un mese per contribuire al massacro di civili Emergency ha costruito tre centri chirurgici, un centro di maternità e 28 pronto soccorsi. E ha curato oltre due milioni e mezzo di afgani

Dopo nove anni, dopo decine di migliaia di civili morti (le cifre ufficiali dicono che sono circa 15 mila, ma letta da un ospedale di Emergency in Afghanistan questa cifra si smentisce da sola), dopo miliardi di euro spesi che non hanno lasciato traccia nella vita civile degli afgani, dopo tonnellate di nuova eroina afgana finite nelle vene dei giovani di tutto il mondo. Dopo tutto questo, ci ritroviamo un presidente fantoccio che più fantoccio non si può (era un dipendente della Cia, prima di essere presidente) che tratta con il nemico dell'occidente, quei talebani amici di Bin Laden e seguaci del terribile mullah Omar che quest'altra orrenda nostra guerra avrebbe dovuto sconfiggere nel giro di pochi mesi e senza "effetti collaterali".

Se i potenti del mondo in generale e il governo italiano avessero dell'intelletto da usare, non potrebbero che ammettere (ci accontenteremmo anche se non lo facessero pubblicamente) che hanno sbagliato e ne dovrebbero trarre le conseguenze: le truppe a casa e loro a zappare.

Ma chi governa l'Italia e in generale i paesi occidentali dimostra di avere in spregio la vita umana. Se così non fosse, l'aver scelto di fare e di continuare la guerra dimostrerebbe che sono cretini, visto che i morti civili e la distruzione di un paese sono l'unica conseguenza della loro scelta.

E invece no, di intelletto ne hanno, ma è talento maligno. Perché la guerra ha sempre fatto comodo al potere, soprattutto al potere in difficoltà, in crisi. E pur di rimanere in sella, i potenti del mondo non esitano a massacrare vite umane. Non c'è altro da dire, su questo nono anniversario di guerra. Di una guerra che è durata quanto la prima e la seconda guerra mondiale messe insieme. Più della guerra in Vietnam. Talmente insensata che tra i militari statunitensi sono più i morti suicidi di quelli in combattimento.

Invece no. Una cosa bisogna dirla, ossessivamente ripeterla, raccontarla agli amici e ai conoscenti: la guerra dev'essere abolita, messa al bando dall'umanità. Troppo alto è il prezzo da pagare al dio della guerra. In vite umane, che non sono le nostre ma non per questo valgono di meno. E in denaro, anche. Perché se si fossero spesi i miliardi che abbiamo speso in investimenti civili, il mondo sarebbe molto diverso, in meglio, da quello che conosciamo.

Gli Stati Uniti, solo loro, hanno speso 353 miliardi di dollari. Noi italiani oggi spendiamo 65 milioni di euro al mese. Con molto meno della metà di quanto l'Italia spende in un mese per contribuire al massacro di civili, per dirne una, Emergency ha costruito tre centri chirurgici, un centro di maternità e 28 ambulatori. E ha curato oltre due milioni e mezzo di afgani. Con quello che il ministro La Russa spende in due giorni si mantiene per un anno l'intero programma di Emergency in Afghanistan.

Un modo migliore e più economico per "sconfiggere al-Qaeda".

Maso Notarianni, PeaceReporter

domenica 26 settembre 2010

Scholastic Deth Live



Attenzione: Nel mio canale (/BruceEmAll) sono caricati le altre canzoni della band e altri video.

venerdì 17 settembre 2010

venerdì 3 settembre 2010

Un approccio antropologico

Preso da A rivista anarchica, scritto da Fabrizio Eva

Usare la geografia di Reclus per capire le dinamiche geopolitiche.

Ancora oggi geografi di nome dedicano tempo e attenzione alla rilettura degli scritti di Friedrich Ratzel, per cercare di dimostrare la sua attualità o il suo essere “anticipatore”. E invece è necessario “deratzelizzare” l’immaginario della geografia politica (e delle Relazioni Internazionali); per farlo bisogna sostenere una visione/interpretazione alternativa degli elementi che compongono la cosiddetta triade ratzeliana e cioè suolo/confini, popolo, struttura politica, che costituiscono i fattori dinamici dello stato come lo concepiva lui. Nella concezione di Ratzel i confini sono necessari per identificare con certezza (cioè ingabbiare) lo spazio (il suolo); però il concetto di popolo è ambiguo perché non chiarisce la questione centrale della sua omogeneità e la sovranità appare come il generico esercizio del potere su uno spazio determinato, senza precisione circa chi e come esercita il potere. La sovranità sembra molto simile, nei modi e nei principi, all’esercizio del potere negli spazi di proprietà privata. Il confine segna uno spazio occupato su cui si vantano diritti di proprietà.
Una visione alternativa c’è, proprio dai tempi di Ratzel. È stata elaborata da Elisée Reclus e non ha mai preteso di essere un metodo scientifico; probabilmente proprio per questo non ha avuto successo nell’accademia e tra gli uomini di potere.
I punti concettuali nodali del modo di essere geografo di Reclus sono i seguenti:

1. i confini devono essere concepiti come mobili perché sono solo temporaneamente funzionali. Quando cambia la funzione o cambiano le scelte dei gruppi umani, i confini si spostano per adeguarsi alle nuove funzionalità;
2. gli unici confini da considerare sono quelli che segnano le differenziazioni di abitudini, di comportamenti e di caratteristiche dei gruppi umani; “terra, clima, organizzazione del lavoro, tipo di alimentazione, razza, parentela, modi di raggruppamento sociale” costituiscono il genere di vita (genre de vie), che con storia e lingua ha, per Reclus, un ruolo molto rilevante nella formazione e nelle dinamiche dei gruppi umani;
3. bisogna rendere più libero possibile il movimento di idee e persone;
4. l’individuo deve essere libero, ma non è solo. Solidarietà e fratellanza (Egoismo, nota mia) sono i principi delle relazioni tra gli essere umani, che portano alla cooperazione e allo scambio;
5. la libera volontà dell’individuo è il motore primo delle dinamiche sociali.

Ne deriva la consapevolezza che le abitudini si formano e si cambiano, per cui bisogna contrastare la tendenza o la volontà di cristallizzarle in identità/etnie/popoli/valori, soprattutto se riferiti a storie mitiche del passato o a origini religiose.

Lascito metodologico rilevante

L’abbinamento della centralità dell’individuo con la concezione dello spazio derivante dall’identificazione dei gruppi umani secondo il loro genere di vita costituisce il lascito metodologico più rilevante di Reclus. Quelle che perfino lui era giunto a definire “leggi” (solo nel senso della loro alta frequenza di casi) erano:

1. la tendenza dei gruppi umani a strutturarsi secondo gerarchie (a causa delle diseguaglianze);
2. la spinta insopprimibile alla libertà da parte dell’individuo che non accetta l’ingiustizia;
3. il meccanismo di continua oscillazione/bilanciamento tra queste due tendenze contrastanti.

Bisogna considerare gli esseri umani come realmente sono e non immaginarli come esseri “teorici”. Una delle caratteristiche degli individui è che chiedono tempo per assimilare i cambiamenti, anche se ci si abitua velocemente alle novità comode o liberatorie. Un modo più contemporaneo di concepire la “rivoluzione” significa imprimere continue sollecitazioni al cambiamento nelle relazioni sociali piuttosto che puntare ad una insurrezione che solo in superficie le cambi rapidamente.
Le vicende storiche hanno mostrato che da parte dei gruppi umani il grado di sopportabilità di condizioni politiche ed economiche negative è generalmente alto e questo anche perché la resistenza psicologica al cambiamento è sempre elevata, soprattutto nei gruppi ad “identità forte” cui si può fare riferimento nei momenti difficili.
Le identità forti derivano da vicende storiche, da caratteri culturali casuali, ma anche dall’opera di sollecitazione o pacificazione delle emozioni esercitato da rappresentazioni e simboli che rispondono alle paure e/o alla psicologia degli esseri umani. Etnia e identità, nazionalismo, xenofobia, sono costruiti socialmente e sono fattori geopolitici forti e diffusi perché fanno riferimento alle caratteristiche della psicologia umana.
Una di queste è la paura del non conosciuto, e quindi del diverso.
Le motivazioni dei singoli in favore dei confini e delle identità derivano dal desiderio di non avere paura e da qui deriva la spinta:

1. a voler stare in un territorio conosciuto perché si pensa di poter vivere bene (o sopravvivere) solo lì. La non conoscenza di altri luoghi e di altre abitudini rafforza questo convincimento;
2. a voler stare con persone conosciute o che si immaginano solidali, perché si presume che chi parla lo stesso linguaggio o ha le stesse abitudini non sia pericoloso (o lo sia meno degli sconosciuti).

Queste dinamiche psicologiche vengono spesso usate da singoli e/o gruppi (intesi come soggetti politici e/o classi sociali) per conquistare o mantenere il potere. Affermare come un a priori il mito etnico-identitario favorisce la sensazione di protezione e “non paura” e fa accettare o dà senso alla disuguaglianza esistente.

Visioni decisamente diverse

Se si vuole essere geografi critici le sollecitazioni di Reclus indicano che bisogna “leggere” i gruppi umani senza una esclusiva appartenenza ai luoghi e quindi “leggere” i luoghi senza farsi ingannare dalle rappresentazioni e/o dalle sovrastrutture istituzionali.
Questo pur tenendo conto che le diverse culture si sviluppano e cambiano in riferimento a luoghi precisi e in base anche alle caratteristiche di tali luoghi.
L’attivismo politico deve puntare a comunità che non abbiano rivendicazioni di identità collettive rigide e riferite a spazi esclusivi, oppure a territori miticamente conquistati o “attribuiti” dal destino, o da dio.
Si deve puntare ad appartenenze senza rappresentazione collettiva e cioè intendere il collettivo come una dinamica e mutevole somma delle rappresentazioni individuali.
Questo significa moltiplicare i confini in senso funzionale, perché perdano qualunque significato sacrale e possano essere spostati per seguire i cambiamenti. Appartengono a questo ambito concettuale anche le appartenenze multiple e i piani decisionali sovrapposti.
I confini impermeabili possono servire temporaneamente o funzionalmente quando c’è incomprensione, e possono servire anche per poter vivere la propria diversità; però sono limiti difensivi e non espansivi, perché lo spazio dovrebbe essere prevalentemente “pubblico”, perché quello è lo spazio della libertà e della negoziazione, dell’incontro, dello scambio e della cooperazione.
Reclus considerava come prioritari i comportamenti degli individui (liberi) e quindi vedeva la “democrazia” come una/molte comunità che praticano relazioni egualitarie e che sono disponibili al cambiamento perché questo produce molte idee, molte novità e la collaborazione/negoziazione necessaria per… un reale progresso umano, qualunque forma esso possa prendere in futuro da queste condizioni di partenza.
Oggi l’approccio di Reclus verrebbe definito di tipo antropologico e “leggere” le attuali dinamiche geopolitiche mondiale con la sua ottica porta a visioni decisamente diverse da quella di chi si accontenta di una democrazia formale e la “esporta” con gli eserciti.

La geografia sociale

scritto da: Elisée Reclus
tratto da: Elisée Reclus, L’Homme. Geografia Sociale, a cura di Pier Luigi Errani, Franco Angeli Editore, Milano, 1984.

Per la nostra epoca di acuta crisi, in cui il vortice dell’evoluzione diviene talmente rapido che l’uomo, colto da vertigine, cerca nuovi punti d’appoggio per orientare la sua vita, per questa società profondamente scossa, lo studio della storia è tanto più prezioso quanto più il suo dominio, incessantemente accresciuto, offre una serie d’esempi sempre più ricchi e vari. Il susseguirsi delle età diviene per noi una grande scuola i cui insegnamenti, una volta classificati, finiscono per raggrupparsi in alcune leggi fondamentali.
Una prima categoria d’avvenimenti che lo studio della storia mette in evidenza ci mostra come, per effetto di uno sviluppo ineguale presso gli individui e le società, tutte le collettività umane – eccettuate le popolazioni rimaste al primitivo naturismo – si dividono al loro interno in classi e caste dagli interessi non solo differenti ma opposti, che risultano dichiaratamente nemiche in periodi di crisi. Questo è, sotto mille forme, l’insieme dei fatti che si osserva in tutte le regioni dell’universo, pur con la diversità infinita dettata dai luoghi e dai climi e dalla matassa sempre più intricata degli avvenimenti.
Il secondo fatto generale, conseguenza necessaria della divisione dei corpi sociali, è che l’equilibrio spezzato fra individuo e individuo, fra classe e classe, tende a bilanciarsi costantemente attorno al suo asse di riposo; la violazione della giustizia grida sempre vendetta. Da qui derivano incessanti oscillazioni: chi comanda cerca di rimanere padrone, mentre l’asservito prima compie ogni sforzo per conquistare la libertà poi, trascinato dall’energia dello slancio, tenta di ricostituire il potere a suo profitto.
Così guerre civili, complicate da guerre contro popoli stranieri, di annientamento e distruzione, si succedono in un groviglio continuo secondo la spinta dei rispettivi elementi in lotta. O gli oppressori si sottomettono, estinta la loro forza di resistenza, e muoiono lentamente spenta la forza vitale dell’iniziativa, o è la rivendicazione degli uomini liberi che vince. Possono così riconoscersi, nel caos degli eventi, reali rivoluzioni – cioè cambiamenti di regime politico, sociale ed economico – frutto di una comprensione più chiara delle condizioni dell’ambiente e di più energiche iniziative individuali.
Un terzo gruppo di fatti, infine, legato allo studio dell’uomo in tutti i tempi e in tutti i paesi, dimostra che nessuna evoluzione nell’esistenza dei popoli può compiersi se non grazie allo sforzo individuale. È nella persona umana, elemento primario della società, che bisogna cercare la spinta propulsiva dell’ambiente, destinata a tradursi in azioni volontarie volte a diffondere idee ed opere tali da modificare la vita delle nazioni, il cui equilibrio appare instabile solo per il disturbo arrecato dalle aperte manifestazioni degli individui.
La società libera si riconosce dallo sviluppo dato ad ogni persona umana – cellula prima fondamentale destinata poi ad aggregarsi ed associarsi a suo piacimento con le altre cellule di un’umanità in continua trasformazione.
È in proporzione diretta a questa libertà e a questo sviluppo iniziale dell’individuo che le società guadagnano in valore e nobiltà: è dall’uomo che nasce la volontà creatrice che costruisce e ricostruisce il mondo.
La «lotta di classe», la ricerca dell’equilibrio e la sovrana decisione dell’individuo, sono questi i tre ordini di fatti che ci rivela lo studio della geografia sociale e che, nel caos degli avvenimenti, si mostrano abbastanza costanti per poter prendere il nome di «leggi». È già molto riconoscerle e dirigere in base ad esse la condotta e la parte d’azione che spetta a ciascuno nella gestione comune della società, in armonia con le influenze dell’ambiente, note e ormai scrutate. È l’osservazione della Terra che ci spiega gli avvenimenti della Storia e questa a sua volta ci riporta verso uno studio più approfondito del pianeta, verso una solidarietà più cosciente del nostro individuo, così piccolo e cosi grande, con l’universo immenso.

martedì 31 agosto 2010

THRASHMANIAC DISTRO update

update SEPTEMBER 2010

INFO - ORDERS - TRADES: pulcethrash@gmail.com

NEWS FROM:

CREW FOR LIFE RECORDS(JAP)/CREW FOR LIFE EUROPE

TO LIVE A LIE RECORDS (usa)

GIVE PRAISE RECORDS (USA)


more stuff on the way from:

UNHOLY THRASH RECORDS (USA)

FUCK LIFE RECORDS (USA)


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LP/10"

- WAKING THE DEAD 10" (9euro)
(this french band deliver some thrash metal influenced hardcore!
think WHN?/DFC/POSSUIDO PELO CAO...
a fuckin good mix of brazilo and american sound! BOMBS!!!)


- DEATH BEFORE WORK! "messageboard punx on a rope + 3" (8euro)
(repress of their first cd on vinyl - one sided lp screenprinted on the flipside!
there are 3 more unreleased songs from the same recording session of the DBW!/COMRADES split 7")

- THE RATS "s/t" (8 euro)
(hardcore from sweden on Thrashbastard records - last copy!
Intense and mild fast hardcore with smart lyrics)

- EXTREME NOISE TERROR "PEEL SESSIONS 1987" (8 euro)
repress of this '80s hardcore monument - micky napalm on drums!!!

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CD

- THINK BRIGADE laugh it off CD (9 euro)
(from Japan noisy ultracore in the vein of UNSEEN TERROR/INTENSE DEGREE made by freaky japanese!
This is a must for all you no-compromise-thrash lovers)

- HUMMINGBIRD OF DEATH "show us the meaning of haste" (9 euro)
(22 tracks of no compromise powerviolence/grindcore on To Live A Lie records - possibily the new 625?)

- DEATH BEFORE WORK! "messageboard punx on a rope" (8 euro)
(first output on SOA records. Hardcore thrash with hints of grindcore, funny lyrics and a love for
bycicles...)

- BURST UP pure faster armageddon (5 euro)
(yes! the italian answer to Spazz. this cd smokes and you're crazy if you think you can live without it!)

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7"

- CRUCIAL SECTION against the wind 7" (4euro)
(japanese press of this killer 7" by the sacred monsters of fastcore thrash!
japcore at 1000 mph!)

- MAD MANIAX break out, black out ep 7" (4euro)
(japanese fastcore/thrash ala FLASH GORDON, LxIxEx, CRUCIAL SECTION...)

- GET DESTROYED! "burnt offerings" 7" (4 euro)
(do you remember Iron Lung? well, add them a guitar and some more powerviolence brutality and you'll have
GET DESTROYED! - 625/give praise/to live a lie records/vular records are the labels involved)

- DEATH BEFORE WORK/COMRADES split 7" (4euro)
(DBW! deliver you some speed metal thrash hardcore played at 1000 mph with funny lyrics about this crazy life in Italy.
Comrades offer 2 ongs of manic grindcore/crust insanity.GET THIS - LAST COPIES!!!)

- PIZZAHIFIVE/HOOKERSPIT WINDEX "i thought we were friends" split 7"
(YEEEEES DIOCANEEEEEE!!! uxsxax crushing monsters!
underground grindcore duo Pizzahifive - for lovers of Autopsy or Abscess - VS grindcore thrash unit called HOOKER SPIT WINDEX.)

- TERROR FIRMER/HUMUS "ipnosi collettiva" split 7"
(fuck yeah! two among the best new bands from Italy. Terror Firmer is a ultracore unit, with roots well planted in the 80's UK hardcore scene - Intense Degree, Heresy, Unseen Terrror, but also in love with japanese thrash units like SOB. Humus is more crustcore addicted, with a great love for the 80's as their counterparts. There is a new scene in Italy with bands like Minkions, Slaughter In The Vatican and Reanimaniacs among others, and both Terror Firmer and Humus perfectly fit in the picture.
T-H-R-A-S-H-W-I-T-H-N-O-R-E-M-O-R-S-E)

- APARTMENT 213/NOTHING IS OVER split 7" (4 euro)
(lo-fi powerviolence!!!
Apartment 213 is a long running powerviolence unit while Nothing Is Over is the new shit!
RAD!)

- YOU SUCK! "and you know it's true!" 7" (4euro)
(yessa!!! this skate thrash unit from Italy deliver 9 lightnings of oldschool skatethrash.
for lovers of Anti You! - Die! - JFA! - Bones Brigade...take off your board from the dust and thrash!!!)

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7 INCHES - 3 euro each
KOMMUNEN den svenska modellen
FORTY WINKS sweet sweet frenzy
AFRAID!
GARGANTHA/EVOLUTION SO FAR
ED/SUMO
KAFKA/DEFDUMP
AGATHA

special offer!!! 1 CD 5 euro - 3 CD 10 EURO
A FORA DE ARRASTU/FECCIA TRICOLORE
SED NON SATIATA le ciel de notre enfance
PHP/HAPPY NOISE/RIFIUTI/WENDIGO
xKOMBATx when silence makes you deaf
CAIN/COMIN' CORRECT/ONFALL
SAME DIRECTION fotografia di un'età
LA FALCE cd carbox
TSUNAMI l'ingrato
LAGHETTO pocapocalisse
INFERNO sci-fi grind'n'roll
SLEDGE HC strong in my hate
NASHWUAH/SOCIAL FREE FORCE/SMUT 3 WAY SPLIT
HOBOPHOBIC i sogni a naufragare
COREY sacroniente
REDBLOODHANDS in the space of seven breaths
DIRTY HARRY/KALASHNIKOV/FOREST YELL/SPACCIATORI DI... live csoa garibaldi
MIND THE GAP demo
COSTA'S CAKEHOUSE 555
AFRAID/A FLOWER KOLLAPSED 3"
TSUNAMI demo cd cardbox
MINNIE'S un'estate al freddo
AA.VV. quale futuro comp.
SILBATO cease upon the capitol 3"
CIBO ignorante
MITHRA demo
AGATHA getting dressed for a death metal party
CIBO appetibile
AA.VV. one last flight comp cardbox
BURST UP pure faster armageddon
UNTER GANGS MASCHINE WELT 3"
NAIAD hardcore emotion
FETCH music prevents you from...
AA.VV. bias illumination over...comp
ALZHEIMER demo
CANI SCIORRI' in parte V
THE JAM SESSION nar morkret...
FALLEN INTO ASHES solely dreaming...
END OF A SEASON/MANY MEN HAVE TRIED split cd
SLIGHT/PERALTA different landscapes...split cd
ENDSTAND/KAFKA split cd
AA.VV. think try 3 way split

martedì 24 agosto 2010

Deretanos - Wreck Irak



La stanza ovale è piena
le testate sono armate
puntano l'irak
c'è un popolo da salvare
salpano i soldati
obbligati ad ammazzare
obbediscono al texano
il rais americano

brucia la bandiera di chi viene a conquistare un paese la cui colpa è avere tanto petrolio sottoterra da far gola ai padroni dell'impero

lotta al terrorismo una storia già sentita
utile soltanto a chi non vuol capire
che l'unico interesse è il controllo del potere
invadi un altro Stato
imponi il tuo mercato.


Attenzione: Nel mio canale (/BruceEmAll) sono caricati le altre canzoni della band e altri video.

“Legge e Ordine” di Alexander Berkman

Da Now and After: The ABC of Communist Anarchism (New York:Vanguard Press), edizione italiana Che cos’è l’anarcocomunismo (Milano, 1977).


Come vive l’uomo comune oggigiorno? Quasi tutto il tuo tempo è speso per guadagnarsi da vivere. Sei così impegnato nel costruirti una vita che difficilmente ti rimane del tempo per vivere, per godere della vita. Non si ha né il tempo, né il denaro. Puoi ritenerti fortunato se hai qualche forma di sostentamento, un qualche lavoro. Ogni tanto si presenta un periodo di inattività: c’è disoccupazione e in migliaia vengono cacciati via dal lavoro, ogni anno, in ogni paese.
Quel periodo significa nessun guadagno, nessun salario. Si traduce in preoccupazione e privazione, in malattia, disperazione, e suicidio. Parla la lingua della povertà e del crimine. Per alleviare questa povertà costruiamo case di carità per i poveri, ospedali gratuiti, tutto ciò grazie alle tue tasse. Per prevenire il crimine e punire i criminali ancora una volta sei tu che sovvenzioni polizia, investigatori, forze di Stato, giudici, avvocati, prigioni, guardiani. Riesci a immaginare qualcosa di più assurdo e impraticabile? La legislatura produce le leggi, i giudici le interpretano, i vari pubblici ufficiali la applicano, la polizia ricerca e arresta i criminali, e finalmente la guardia carceraria li prende in custodia. Numerose persone e istituzioni sono impegnate a contenere la persona disoccupata dal rubare e lo punisce se ci prova. Di lì poi viene fornita degli scopi per esistere, la mancanza dei quali le hanno fatto inizialmente infrangere la legge. Dopo un periodo più o meno breve viene fatta diventare una persona fallita. Se fallisce nel procurarsi un lavoro comincia ancora una volta lo stesso giro di furti, arresti, processi e incarcerazioni.
Questa è una grezza ma tipica illustrazione dello stupido carattere del nostro sistema.
Non è singolare che la maggior parte delle persone immaginino indispensabile un governo, quando nei fatti la nostra vita reale non ha mai nessuna connessione con esso, non ne ha il bisogno, e vi interferisce solo quando la legge e il governo si infiltrano?
“Ma la sicurezza e l’ordine pubblico” obbietterete, “li possiamo avere senza un governo e una legge? Chi ci proteggerà contro i criminali?”
La verità è che ciò che chiamiamo “legge e ordine” è in realtà il peggior disordine, come abbiamo visto nei capitoli precedenti. Quel poco di ordine e pace che abbiamo lo dobbiamo al buon senso comune e all’iniziativa dati dal popolo, quasi tutto nonostante il governo. Avete bisogno del governo che vi dica di non camminare incontro a un’ automobile? Ne avete bisogno per ordinarvi di non saltare giù dal ponte di Brooklyn o dalla torre Eiffel?
L’uomo è un essere sociale: non può esistere da solo; vive in comunità o società. Il bisogno reciproco e gli interessi comuni sono prodotti in particolari modi per assicurarci sicurezza e benessere. Tale cooperazione è libera, volontaria; non necessita d’alcuna coercizione da parte di nessun governo. Aderisci a un club sportivo o a una società canora poiché le tue inclinazioni seguono quella strada, e cooperi con gli altri membri senza nessuno che ti costringa. L’uomo di scienza, lo scrittore, l’artista e l’inventore ricercano il proprio modo per ispirarsi e lavorare mutualmente. I loro impulsi e bisogni sono le loro migliori urgenze: l’interferenza di un qualche governo o di una qualche autorità può solo intralciare i loro sforzi.
Durante tutta la tua vita troverai che i bisogni e le inclinazioni delle persone avvengono per associazioni, per reciproca protezione e aiuto. Questa è la differenza tra l’amministrazione delle cose e il governo sugli uomini; tra fare qualcosa per libera scelta e esserne costretti. È la differenza tra libertà e costrizione, tra Anarchia e governo, perché l’Anarchismo significa cooperazione volontaria invece della partecipazione forzata. Significa armonia e ordine al posto di interferenza e disordine.
“Ma chi ci proteggerà dal crimine e dai criminali?” chiederete.
Chiedetevi piuttosto quale governo ci protegge veramente da loro. Non è lo stesso governo a crearli e a disporre le condizioni che permettono il crimine? Non sono le invasioni e le violenze sulle quali tutti i governi poggiano che coltivano lo spirito dell’intolleranza e della persecuzione, dell’odio e della crescita della violenza? Non è il crimine che aumenta in ordine dell’aumento della povertà e dell’ingiustizia favorite dal governo? Non è il governo stesso a essere la più grande ingiustizia e il più grande crimine?
Il crimine è il risultato delle condizioni economiche, delle ineguaglianze sociali, degli errori e malefatte dei quali il governo e il monopolio sono parenti. Il governo e la legge possono solo punire i criminali. Non curano né prevengono il crimine. L’unica vera cura per il crimine è abolirne le cause, e questo il governo non potrà mai farlo poiché esiste per preservare quelle vere cause. Il crimine può essere eliminato solo eliminando le condizioni che lo creano. Il governo non può farlo.
L’Anarchismo significa eliminare quelle condizioni. I crimini determinati dal governo, dalla sua ingiustizia e dalla sua oppressione, dalla diseguaglianza e dalla povertà, scompariranno con l’Anarchia. Questi fattori costituiscono di gran lunga la maggior percentuale di crimini.
Alcuni altri tipi di crimine persisteranno per qualche tempo, come quelli prodotti dalla gelosia, dalla passione, e dallo spirito di coercizione e violenza che dominano oggigiorno il mondo. Ma anche questi, i prodotti dell’autorità e del possesso, scompariranno gradualmente, sotto salutari condizioni, col passaggio dell’atmosfera che le coltivò.
L’Anarchia non sarà nemmeno fonte di crimine né offrirà alcun terreno per la sua fioritura.
Occasionali atti anti-sociali saranno considerati come residui delle precedenti condizioni e attitudini malate, e verranno trattati più come un insalubre stato mentale piuttosto che come un crimine.
L’Anarchia comincerebbe col sfamare il “criminale” e assicurandogli un lavoro invece di controllarlo, arrestarlo, processarlo e imprigionarlo, terminando poi con la fine dell’approvvigionamento suo e di tutti coloro che devono controllarlo e nutrirlo. Sicuramente anche questo esempio dimostra quanto più sensibile e semplice sarebbe la vita sotto l’Anarchismo di quanto non lo è oggi.

domenica 15 agosto 2010

Dimmi cosa mangi e ti dirò cosa provi

Link originario

UNO STUDIO DEI RICERCATORI DEL SAN RAFFAELE DI MILANO DIMOSTRA COME INDIVIDUI VEGETARIANI E VEGANI PER MOTIVI ETICI SIANO MAGGIORMENTE EMPATICI VERSO LA SOFFERENZA UMANA E ANIMALE RISPETTO AD INDIVIDUI ONNIVORI E COME TALE ASPETTO SI ASSOCI AD UN DIFFERENTE PATTERN DI ATTIVAZIONI ENCEFALICHE IN RISONANZA MAGNETICA FUNZIONALE.

Milano, 7 giugno 2010 – I ricercatori dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale – INSPE - Direttore: Prof. Giancarlo Comi) del San Raffaele di Milano in collaborazione con la Divisione di Neuroradiologia dello stesso Istituto e le Università di Ginevra e Maastricht, hanno scoperto che i vegetariani, coloro che non si cibano di carne e pesce, ma fanno uso di latte, uova e derivati e i vegani, coloro che non utilizzano alcun prodotto di origine animale, provano una diversa empatia verso la sofferenza umana ed animale rispetto ad individui onnivori.I vegani attivavano invece maggiormente il giro frontale inferiore, bilateralmente. Quest’area cerebrale si ritiene essere coinvolta non solo in processi inibitori durante stimolazioni cognitive ed emotive, ma anche in fenomeni di condivisione delle emozioni. Tale pattern di attivazione potrebbe indicare comunque una tendenza da parte di individui vegani ad identificarsi non solo con gli esseri umani, ma anche con gli animali, al fine di comprenderne le emozioni e di condividerle.


Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale PLoS One, condotto e coordinato dal Dott. Massimo Filippi e dalla Dott.ssa Mara Rocca, ha dimostrato che l’attività encefalica degli individui che hanno deciso di escludere dalla loro dieta – in parte o completamente – l’utilizzo di derivati animali per ragioni etiche, coinvolge differenti circuiti neurali in seguito all’osservazione di scene di sofferenza umana o animale rispetto a quanto accade in chi non ha compiuto tale scelta.

Gli autori della ricerca hanno studiato 20 soggetti onnivori, 19 vegetariani e 21 vegani durante la visione di immagini di esseri umani o animali in situazioni di sofferenza. Gli scienziati hanno evidenziato, tramite risonanza magnetica funzionale, che rispetto a soggetti onnivori, i vegetariani e i vegani presentano una maggiore attivazione di aree del lobo frontale del cervello associate allo sviluppo e alla percezione di sentimenti empatici, indipendentemente dal fatto che le scene di sofferenza prevedessero il coinvolgimento di umani o di animali.

Lo studio ha inoltre evidenziato alcune differenze fondamentali tra vegetariani e vegani. Durante l’esperimento, i vegetariani presentavano una maggiore attivazione del cingolo anteriore. Il cingolo anteriore è connesso con strutture del sistema limbico e prefrontali. La sua aumentata attivazione nei vegetariani potrebbe riflettere una maggiore attenzione verso gli stimoli presentati nel tentativo di controllarne l’impatto emotivo. I vegani attivavano invece maggiormente il giro frontale inferiore, bilateralmente. Quest’area cerebrale si ritiene essere coinvolta non solo in processi inibitori durante stimolazioni cognitive ed emotive, ma anche in fenomeni di condivisione delle emozioni. Tale pattern di attivazione potrebbe indicare comunque una tendenza da parte di individui vegani ad identificarsi non solo con gli esseri umani, ma anche con gli animali, al fine di comprenderne le emozioni e di condividerle.

Questi risultati dimostrano la presenza di una maggiore risposta empatica alla sofferenza intra- e inter-specifica in soggetti vegetariani e vegani rispetto a individui onnivori e suggeriscono che alle loro preferenze alimentari e alle loro attitudini morali corrispondano differenti livelli di attività di reti neurali encefaliche connesse con il processamento delle emozioni e dei sentimenti.

Afferma la Dott.ssa Mara Rocca, ricercatrice dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale - INSPE), Istituto Scientifico Universitario San Raffaele: “Globalmente, questi risultati rinforzano quelle visioni che considerano l’empatia come un mezzo di condivisione delle emozioni e delle sensazioni tra individui diversi, condizione che sta alla base del comportamento sociale. Una delle caratteristiche principali della vita di comunità è infatti la capacità di identificarsi con i propri con-specifici e di attribuire loro particolari stati d’animo.”

Conclude il Dott. Massimo Filippi responsabile dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale - INSPE), Istituto Scientifico Universitario San Raffaele: “Il presente studio dimostra inoltre che negli umani esistono circuiti neurali che si attivano nel momento in cui sentimenti empatici vengono estesi anche ad individui di altre specie che condividono con noi la capacità di soffrire.”


Studio pubblicato su PLoS ONE, Public Library of Science (USA) – 26 Maggio 2010

The Brain Functional Networks Associated to Human and Animal Suffering Differ among Omnivores, Vegetarians and Vegans
.

Massimo Filippi1,2*, Gianna Riccitelli1, Andrea Falini3, Francesco Di Salle4, Patrik Vuilleumier5, Giancarlo Comi2, Maria A. Rocca1,2.

1. Neuroimaging Research Unit, Institute of Experimental Neurology, Division of Neuroscience, Scientific Institute and University Hospital San Raffaele, Milan, Italy,
2. Department of Neurology, Scientific Institute and University Hospital San Raffaele, Milan, Italy,
3. Department of Neuroradiology, Scientific Institute and University Hospital San Raffaele, Milan, Italy,
4. Maastricht Brain Imaging Center, Department of Cognitive Neuroscience, University of Maastricht, Maastricht, The Netherlands,
5. University Medical Center of Geneva, University of Geneva, Geneva, Switzerland.

Super Size Me [ITA]

Credete veramente che il McDonald's e gli altri fast food non facciano male? Questo documentario e la controprova della vostra infondata opinione. Questo non solo dimostra come bisogna stare attenti alla propria dieta ma che moltissimi cibi che il Mercato ci offre sono dannosi per la salute, trattati con prodotti chimici e quindi innaturali, come la televisione, l'ondata di pubblicità che ci innonda (e i prodotti stessi) siano un mezzo per il controllo della nostra mente. Alle industrie dell'alimentazione non importa nulla della nostra salute, ma delle nostre tasche. Qui di seguito il film-documentario su Megavideo.



Link originale di Megavideo, CLICCA QUI.
Consiglio: dopo che il sito vi vieterà la visione, vi inviterà ad aspettare un'ora circa. Se non ne avete voglia potete spegnere e riaccendere il modem e ricaricare/aggiornare la pagina, per poi farlo partire da dove eravate rimasti.


Se non vi trovate comodi con Megavideo trovate il f/d anche su YouTube diviso in 10 video/parti. CLICCA QUI per la 1° Parte. Tra i correlati troverete anche le altre parti.

In vigore norme su soccorso stradale animali

Entreranno in vigore il 13 agosto le nuove disposizioni di Legge in materia di soccorso agli animali vittime di incidenti stradali, secondo quanto stabilito dalla Legge 29 luglio 2010, n.120 di riforma del Codice della strada, pubblicata in Gazzetta Ufficiale (n.75 del 29 luglio 2010 - Suppl. Ordinario n.171): lo rende noto la LAV pubblicando una Guida pratica con informazioni su “cosa fare” e “a chi rivolgersi” se un animale è coinvolto in un incidente stradale.

L’articolo 31 della Legge (Modifiche agli articoli 177 e 189 del decreto legislativo n. 285 del 1992, in materia di mezzi di soccorso per animali e di incidenti con danni ad animali) introduce l’importante principio che anche gli animali hanno diritto al soccorso in caso di incidenti stradali, grazie agli emendamenti proposti dalla LAV nel corso dell’iter parlamentare, sostenuti dai deputati e senatori dell’Intergruppo Parlamentare Animali.

Ecco le novità per gli animali e gli automobilisti:
• soccorrere gli animali feriti diventa un diritto-dovere, con l’obbligo di fermarsi e assicurare un pronto intervento in caso di incidente. Colui che, responsabile di un incidente, non si fermerà o non si adopererà per assicurare un tempestivo soccorso agli animali coinvolti, rischierà una sanzione amministrativa da 389 a 1559 euro. Se si è comunque coinvolti in un incidente e non si chiama aiuto per gli animali coinvolti si rischia la sanzione amministrativa da 78 a 311 euro.

• Lo “stato di necessità” per il trasporto di un animale in gravi condizioni, finora raramente riconosciuto nei contenziosi per violazione del Codice della strada, potrà trovare finalmente applicazione. Ciò significa che chi si occupa della loro cura urgente non può essere sanzionato se, per raggiungere un ambulatorio veterinario, viola il Codice della Strada.

• I mezzi di soccorso veterinari e di vigilanza zoofila sono equiparati a quelli di ambulanze, Vigili del Fuoco e Polizie: un significativo passo in avanti e il riconoscimento dell'importante lavoro svolto a tutela degli animali.

Ogni anno sono molte migliaia gli animali vittime di incidenti sulle nostre strade: basti pensare che circa l’80% degli animali domestici purtroppo ancora abbandonati ogni anno in Italia – stimati dalla LAV in circa 130.000 all’anno (50 mila cani e 80 mila gatti) – sono coinvolti in incidenti stradali anche mortali. E non è raro che anche molte altre specie animali subiscano gravi danni su strada.

"Questa riforma - sottolinea la LAV - finalmente riconosce il diritto-dovere al soccorso di così numerosi animali, perlopiù ignorati nelle statistiche nazionali relative agli incidenti stradali, e ci fa avanzare sul piano dell’educazione civica. Per la prima volta, il nostro Codice della strada riconosce gli animali come “esseri senzienti”, capaci cioè di provare dolore e gioia, importante principio in vigore dal gennaio scorso con il Trattato dell’Unione Europea."

In sintesi, ecco “a chi rivolgersi” per prestare soccorso a un animale ferito (cliccare sul titolo per accedere al sito internet indicato):

Corpo Forestale dello Stato - 1515

Carabinieri - 112

Polizia di Stato - 113

Guardia di Finanza - 117

Polizie Municipali-Locali-Provinciali - Centralini Comuni e Province

Vigili del Fuoco - 115

Capitanerie di Porto-Guardia Costiera - 1530

Servizi Veterinari Aziende USL (devono avere reperibilità anche notturna e festiva)

Uffici Veterinari del Ministero della Salute (Uvac e Pif)

Anagrafe canina nazionale

Centri di recupero fauna selvatica

Il numero 118 fornisce assistenza indiretta per cani o gatti feriti solamente in Veneto attraverso la figura del “cinovigile”, a livello comunale.

Il medico veterinario, anche libero professionista, ha il dovere di assistenza previsto dall’articolo 18 del Codice Deontologico della categoria: “Il Medico Veterinario ha l´obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”.

Le associazioni: non sostituiscono e non devono/possono sostituire i servizi pubblici e di pubblica utilità nonché le Forze di Polizia. Possono affiancare il cittadino nelle sue richieste e possono farle proprie. Alcune di esse hanno in alcune zone Guardie zoofile volontarie e servizi di intervento. Il contatto con loro è sempre consigliato.

Ufficio stampa LAV 06 4461325

Élisée Reclus

Élisée Reclus
« Non è una digressione menzionare gli orrori della guerra in connessione con il massacro delle bestie ed i banchetti di carne. La dieta degli individui è in stretta relazione con il loro modo di agire. Sangue chiama sangue. »

A caccia di cibo

A caccia di cibo
L'uomo moderno come si procura il cibo?

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